22/02/2022
La microeconomia fa parte di una disciplina più vasta, l’Economia politica, che
comprende anche la macroeconomia.
L’economia politica studia il comportamento dei singoli agenti economici,
tipicamente consumatori, imprese, e anche altri enti economici, ma lo studia
considerando l’ambiente economico più largo in cui operano. Studia il
funzionamento dei mercati e, più complessivamente, del sistema economico.
Sia la microeconomia che la macroeconomia – sebbene con ottiche diverse – si
propongono di studiare il funzionamento dei sistemi economici moderni e i
principali fenomeni che in essi si verificano costruendo teorie.
ELEMENTI COSTITUTIVI DI UN SISTEMA ECONOMICO:
1. BENI ECONOMICI
- Materiali
- immateriali/servizi
2. AGENTI ECONOMICI: consumatori, imprese.
I consumatori utilizzano beni economici per soddisfare i propri bisogni.
Si dice anche che utilizzano beni economici per consumo finale.
Acquistano beni per consumo finale sui mercati. Più precisamente diremo
che domandano beni economici sui mercati.
Le imprese utilizzano alcuni beni economici per produrre altri beni
economici. Si dice che trasformano input in output. Più precisamente
domandano input sui mercati, offrano output sui mercati.
3. MERCATI: per ciascun bene esiste un mercato. Un mercato è il luogo in
cui avvengono tutti gli scambi del bene considerato (luogo astratto non
fisico).
4. PREZZI DI MERCATO. Sul mercato di ciascun bene vige un prezzo, al
quale gli agenti possono acquistare o vendere (domandare o offrire) il
bene considerato.
Sia la microeconomia che la macroeconomia funzionamento economie
moderne con ottiche diverse.
MICROECONOMIA spiega il funzionamento dei sistemi economici a partire da
un’analisi dei comportamenti dei singoli agenti e spiega i fenomeni economici
come il risultato dell’interazione tra i singoli agenti sui vari mercati.
MACROECONOMIA si focalizza sull’andamento del sistema economico
considerato nel suo insieme.
Si occupa principalmente sull’andamento di variabili aggregate, come il reddito
nazionale, il consumo e gli investimenti totali, i tassi di disoccupazione e di
inflazione, la bilancia dei pagamenti, i tassi di cambio …
Trascura i dettagli, quali il comportamento delle singole unità economiche o la
determinazione in singoli mercati particolari.
SINGOLI CONSUMATORI SINGOLA IMPRESA
TEORIA DEI E DALLA TEORIA DELLA
Singolo consumatore ci si chiede in che modo egli scelga le quantità di beni
che intende consumare per soddisfare i propri bisogni e formuli le sue domande
sui mercati.
La singola impresa ci si chiede in che modo essa compia le proprie scelte di
produzione (quanto dei vari input utilizzare, quanto degli output produrre) e in
che modo esprima le sue domande di input e offerte di output sui mercati.
La teoria economica (sia microeconomica che macroeconomica) studia i
fenomeni che rientrano nel suo campo di indagine costruendo modelli teorici.
riassumono, in termini matematici (o logici), le relazioni che intercorrono fra le
variabili economiche.
I modelli sono rappresentazioni semplificate della realtà economica. Non si
propongono di descrivere ogni aspetto della realtà. Essi sono utili proprio
perché ci aiutano a tralasciare i dettagli irrilevanti e a focalizzare più
chiaramente le determinanti fondamentali dei fenomeni che intendiamo
comprendere.
Ogni modello matematico è costituito da 3 insiemi di elementi.
1) Variabili esogene: Sono i dati della teoria, svolgono il ruolo di parametri, i
loro valori sono forniti dall’esterno della teoria; sono determinati da fattori che
non sono spiegati dal modello considerato.
2) Variabili endogene. I loro valori vengono determinati all’interno della
teoria, da forze descritte dal modello.
3) Ipotesi del modello, sul comportamento degli agenti o sul funzionamento
dei mercati o altre parti del sistema. Descrivono le relazioni fra le variabili –
esogene e endogene – del modello.
Dai dati e dalle ipotesi del modello ricaviamo risultati circa la dipendenza
delle variabili endogene dalle variabili esogene.
SCOPO di un modello è mostrare come l’andamento delle variabili esogene
influisce sull’andamento delle variabili endogene.
Le relazioni fra variabili sono espresse in forma di funzione o equazione.
TEORIA DEL CONSUMATORE= il consumatore opera in un sistema in cui
esistono diversi beni economici che egli può utilizzare per soddisfare i propri
bisogni o per consumo finale.
Si ipotizza che nel sistema economico esistono solo 2 beni di consumo: bene 1
e bene 2.
Ciascuno dei 2 beni può essere acquistato sul proprio mercato ad un dato
prezzo.
Il consumatore deve scegliere la quantità di beni che intende consumare le
sue domande sui mercati sono le variabili endogene della teoria del singolo
consumatore
X= (x1 x2) COMBINAZIONE DI CONSUMO/ PANIERE DI CONSUMO/ PIANO
combinazione dei due beni che il consumatore intende
DI CONSUMO
consumare.
x1= quantità di bene 1 che il consumatore intende consumare
x2= quantità di bene 2 che il consumatore intende consumare
Il consumatore sceglie, fra i panieri di consumo a lui disponibili, il paniere che
considera migliore, quello che preferisce. Si dice anche che il consumatore
segue un criterio di ottimizzazione: la combinazione dei due beni scelta sarà
quella per lui ottimale.
Criteri di OTTIMIZZAZIONE, chiamata anche “ipotesi del PIU’ È MEGLIO”.
Ogni punto sul piano rappresenta un PANIERE. L’insieme delle combinazioni di
consumo è rappresentata da tutti i punti.
Capitolo 2: paragrafi 2.1,2.2, 2.3, 2.4, 2.5
VINCOLI DI BILANCIO (capitolo 2)
Il consumatore, nel compiere la propria scelta, è soggetto a dei vincoli.
Il consumatore deve tener conto delle risorse di cui dispone per acquistare i
due beni.
m= quantità di moneta a disposizione del consumatore, chiamato REDDITO
DEL CONSUMATORE va suddivisa nella spesa per il bene 1 e bene 2.
p= prezzo p1 e p2. Il consumatore assume i prezzi come un dato, su cui
valori non può SINGOLARMENTE incidere. Il consumatore è “price-taker”.
Data la quantità di moneta m e i prezzi dei due beni è possibile definire il
VINCOLO DI BILANCIO
Esprime un’ipotesi sul comportamento del consumatore.
P1x1=rappresenta la quantità di moneta che il consumatore spende per il bene
1
Il vincolo di bilancio del consumatore richiede che la quantità di moneta spesa
per l’acquisto dei due beni non superi la quantità complessiva di moneta che
egli ha a disposizione.
Le combinazioni di consumo (la scelta della combinazione X da parte del
consumatore) che il consumatore può acquistare sono quelle che non costano
più di “m”.
INSIEME DI BILANCIO DEL CONSUMATORE= L’insieme delle combinazioni
di consumo (x1, x2) che soddisfano il vincolo di bilancio, ossia l’insieme delle
combinazioni di consumo che il consumatore può acquistare, in corrispondenza
dei prezzi (p1,p2) e del reddito m.
Bene composito = bene 2= ogni altra cosa il consumatore desideri consumare
oltre al bene 1 23/02/2022
RETTA DI BILANCIO
Si tratta dell’equazione di una retta che esprime l’insieme delle combinazioni
(x1, x2), dei panieri di beni, il cui costo è esattamente uguale a “m”.
(spesa complessiva)
P1 x 1+ p 2 x 2=m
Queste sono le combinazioni di beni per il cui acquisto il consumatore spende
tutto il suo reddito.
L’insieme di bilancio= è formato da tutti i panieri acquistabili,
dati prezzi e reddito.
I panieri che giacciono al di sotto della retta di bilancio sono
quelli il cui costo è strettamente inferiore a m.
Dall’equazione della retta di bilancio possiamo ottenere: (Esplicitiamo x2 in
funzione di x1).
Rappresenta una retta con intercetta verticale m/p2 e inclinazione -p1/p2 —>
esprime il numero di unità del bene 2 che il consumatore deve consumare per
soddisfare esattamente il vincolo di bilancio, se egli consuma x1 unità del bene
1.
Le intercette orrizzontale e verticale della retta di bilancio rappresentano la
quantità che il consumatore potrebbe acquistare se spendesse tutto il suo
reddito rispettivamente per i beni 1 e 2.
INCLINAZIONE RETTA DI BILANCIO = saggio al quale il consumatore può in
base alle condizioni di mercato sostituire il bene 1 (x1) con il bene 2 (x2),
mantenendo invariata la spesa complessiva a livello m (cioè muovendosi
dentro la retta).
Dimostriamo questo punto:
ES. Supponiamo che il consumatore voglia aumentare il suo consumo del bene
1 di
Δ= Rappresenta una variazione della quantità del bene 1.
Di quanto dovrà variare il suo consumo del bene 2 per soddisfare il vincolo di
bilancio (per lasciare la spesa inalterata al livello m)?
Osserviamo che se, il vincolo di bilancio è soddisfatto prima e dopo la
variazione, deve essere:
Il segno è negativo perché Δx1 e Δx2 devono essere sempre di segno opposto:
quando aumenta il consumo del bene 1, il consumo del bene 2 deve diminuire,
e viceversa, se il vincolo di bilancio continua a essere soddisfatto.
Gli economisti talvolta dicono che l’inclinazione della retta di bilancio
rappresenta il costo opportunità del consumo del bene 1.
Per aumentare il consumo del bene 1 è infatti necessario rinunciare in parte al
consumo del bene 2. Il costo economico vero e proprio dell’incremento del
consumo del bene 1 è rappresentato dalla rinuncia all’opportunità di
consumare il bene 2: tale costo è misurato dall’inclinazione della retta di
bilancio.
2.4 COME VARIA LA RETTA DI BILANCIO
Se variano i prezzi e il reddito, si modifica anche l’insieme dei beni che il
consumatore può acquistare.
1. Variazione del REDDITO. Si passa da m a m’ (a parità di p1 e p2); m’>m
Un aumento del reddito determinerà un valore
dell’intercetta verticale + elevato senza
modificare l’inclinazione della retta.
Aumento del reddito—> spostamento verso destra
della retta di bilancio che non ne modifica l’inclinazione.
Una diminuzione del reddito si traduce in uno
spostamento verso sinistra.
2. Variazione dei PREZZI. Consideriamo l’aumento dei prezzo 1,
mantenendo fissi il prezzo 2 e il reddito (m).
Secondo l’equazione (2.4) aumentando p1 non
si modificherà l’intercetta verticale, ma la retta
di bilancio diventerà + ripida perché p1/p2
avrà un valore + elevato.
Se aumenta il prezzo del bene 2–> l’intercetta
verticale (asse x2) diminuisce, e l’intercetta orrizzontale (x1) resta invariata: la
retta di bilancio diventa quindi + piatta.
Se il consumatore spende tutto il suo reddito per l’acquisto del bene 2,
l’aumento del prezzo del bene 1 non modifica la quantità massima del bene 2
che il consumatore può acquistare, quindi il valore dell’intercetta verticale della
retta di bilancio non cambia.
Ma se il consumatore spende il suo reddito per acquistare il bene 1 e il prezzo
del bene 1 aumenta, allora il suo consumo del bene 1 dovrà diminuire.
3. I PREZZI variano nella STESSA PROPORZIONE (i prezzi del bene 1 e 2
variano contemporaneamente).
Se si raddoppiano i prezzi del bene 1 e 2, i valori delle intercette orizzontali
e verticali si dimezzano, e corrispondentemente, si sposta anche la retta di
bilancio. Raddoppiare entrambi i prezzi equivale esattamente a dimezzare il
reddito. Moltiplicare entrambi i
prezzi per una costante t
equivale a dividere il
reddito per quella stessa
costante. Ne deriva che,
se moltiplichiamo per t
entrambi i prezzi e il reddito, la retta di bilancio non si sposta.
4. Variazioni dei PREZZI e del REDDITO
Se prezzi e reddito variano nella stessa proporzione: p1’=tp1, p2’=tp2,
m’=tm.
Una situazione inflazionistica in cui tutti i prezzi e il reddito aumentino
esattamente allo stesso tasso non modifica gli insiemi di bilancio e pertanto
non ha alcun effetto sulle scelte ottimali.
Se aumentano i prezzi e diminuisce il reddito—> se m diminuisce e p1 e p2
aumentano, i valori delle due intercette m/p1 e m/p2 devono diminuire. Ciò
significa che la retta di bilancio si sposterà verso sinistra.
Per quanto riguarda la sua inclinazione, se l’aumento del prezzo 2 è
superiore a quello del prezzo 1, in modo tale che -p1/p2 diminuisca (in
valore assoluto), la retta di bilancio sarà + piatta.
Se l’aumento del prezzo 2 è inferiore a quello del prezzo 1, la retta di
bilancio sarà + ripida.
Se il reddito aumenta e i prezzi rimangono invariati
NUMERARIO
Dal momento che la seconda retta di bilancio si ottiene dividendo la prima
per p2 e la terza dividendola per m.
Nel primo caso abbiamo posto p2=1 e nel secondo m=1.
Se poniamo uguale a 1 il prezzo di uno dei beni o il reddito e modifichiamo
l’altro prezzo e il reddito in modo appropriato, l’insieme di bilancio non
subirà nessuna variazione.
Quando assegniamo valore a 1 a uno dei prezzi ci riferiamo spesso a quel
numerario prezzo in base al quale misuriamo l’altro prezzo
prezzo come =
e il reddito.
Un bene il cui prezzo sia stato fissato a 1. Il prezzo di tutti gli altri beni sono
misurati in termini del bene numerario.
VARIAZIONI DELLA RETTA DI BILANCIO
Poiché l'insieme di bilancio non subisce variazioni quando si moltiplichino tutti
prezzi e reddito per un qualche numero positivo, non varierà neppure la scelta
ottimale del consumatore all'interno dell'insieme di bilancio
________________________________________________________________________________
_______PREFERENZE (cap 3)
Date 2 qualsiasi combinazioni di consumo (x1,x2) e (y1,y2) il consumatore può
ordinarli secondo la loro desiderabilità; è sempre in grado di dire se preferisce x
a y; y a x o s è indifferente.
L’ipotesi di razionalità (che il consumatore scelga il paniere preferito)
presuppone che egli sia in grado di ordinare tutte le alternative disponibili a
seconda di quanto sono per lui desiderabili), presuppone che il consumatore sia
dotato di un ordinamento di preferenze.
Ordinamento di preferenze del consumatore.
1) X>Y
Se il consumatore preferisce decisamente, inequivocabilmente x a y diremo
che il consumatore preferisce strettamente (x1,x2) a (y1,y2). Scriveremo:
X>Y
2) Y>X
Se il consumatore preferisce decisamente, inequivocabilmente Y a X—> diremo
che il consumatore preferisce strettamente Y a X. Scriveremo: Y>X
~
3) INDIFFERENTE
Se il consumatore è indifferente tra X e Y—> nel consumare x o y, il
consumatore ottiene la stessa soddisfazione—> scriveremo: x~y
Effettuando questo confronto per ogni coppia di panieri X e Y, il consumatore
ordina tutti i panieri disponibili in base alla soddisfazione che gli procurano.
Questo ordinamento esprime le sue preferenze.
Se, dati 2 panieri, il consumatore preferisce sempre strettamente un paniere
ad un altro—>diremo che il consumatore è dotato di una relazione di
preferenza stretta (esclude l’indifferenza tra panieri)
Se, dati due panieri (x,y) è possibile che il consumatore preferisca l’uno
all’altro oppure sia indifferente tra i due (è ammessa l’indifferenza)—>
diremo che il consumatore è dotato di una relazione di preferenza
debole vi è indifferenza tra i due panieri.
In questo caso diremo, per esempio, che X è altrettanto buono quanto Y e
scriveremo
La relazione di preferenza debole è la più generale.
L’ordinamento di preferenze del consumatore è un dato della teoria del
consumatore.
Le relazioni di preferenza stretta, preferenza debole e indifferenza sono
connesse tra loro:
- Se
(Se il consumatore ritiene che X sia desiderabile almeno quanto Y e che Y sia
desiderabile almeno tanto quanto X, allora il consumatore deve essere
indifferente tra i due panieri di beni
- Analogamente, se
(Se il consumatore ritiene che X sia desiderabile almeno tanto quanto Y e non è
indifferente tra i panieri, ne segue necessariamente che egli ritiene che X sia
strettamente migliore di Y).
ASSUNZIONI SULLE PREFERENZE—> ASSIOMI della teoria del consumatore
I. Assioma di COMPLETEZZA: dati due panieri qualsiasi (x1,x2) e (y1,y2),
assumiamo che (x1,x2) ≥ (y1,y2) oppure y≥x, oppure entrambi, nel qual
caso il consumatore è indifferente tra i due panieri.
L’ordinamento è completo, non vi sono alternative di consumo che il
consumatore non è in grado di collocare nel suo ordinamento
II. Assioma di RIFLESSIVITÀ: assumiamo che ogni paniere sia desiderabile
almeno quanto sé stesso (o è almeno altrettanto buono di un paniere
uguale) in termini formali:
III. Assioma di TRANSITIVITA’: ∀x,y,z se X≥Y e Y≥Z —> X≥Z
(Se il consumatore ritiene che x sia desiderabile almeno tanto quanto y e
che y sia desiderabile almeno tanto quanto z, allora per il consuamtore x
è desiderabile almeno tanto quanto z).
Si tratta di una restrizione che introduciamo sulle preferenze del consumatore.
Tuttavia, non è una restrizione forte. È un’ipotesi ragionevole, che riflette un
comportamento generale, diffuso. L’ipotesi non è scontata, possono esistere
preferenze, che non sono transitive.
(La teoria si propone di determinare il paniere ottimo per il consumatore, vuole
arrivare a una scelta definita, e per assicurare che questo accada bisogna
escludere casi in cui le preferenze non sono transitive. Se per esempio, si
verificasse: X>Y>Z>X, non sarebbe possibile determinare un paniere ottimo.
Per ogni paniere ce ne sarebbe sempre uno preferito. Si genera
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