Vivamus, cultura e letteratura latina
Quale periodo?
La civiltà latina abbraccia un arco temporale che va dall’VIII sec. a.C. al V sec. d.C. In questo periodo si succedono tre forme di governo, che definiscono storicamente tre età:
- Età monarchica, VIII-VI sec. a.C.
- Età repubblicana, V-I sec. a.C.
- Età imperiale, I-V sec. d.C.
→ Prime testimonianze della presenza di un insediamento urbano nell’area dei colli romani 754/753 a.C. → Deposizione dell’ultimo imperatore romano d’Occidente 476 d.C.
Ma la data di fine dell’impero è una data convenzionale, la civiltà romana non ha un’interruzione netta, ma va incontro ad una lenta trasformazione: invasioni barbariche, diffusione del cristianesimo, crisi della tarda antichità che si protrae fino al primo millennio d.C., feudalesimo, realtà linguistiche e culturali diversificate. Il latino continua ad essere la lingua scritta fino alle soglie dell’età contemporanea. La cultura latina non tramonta: dominio esteso dalla penisola iberica all’Armenia, dalla Britannia all’Africa settentrionale.
Come sono giunti fino a noi i testi antichi?
Molti testi antichi ci sono giunti grazie al lavoro di trascrizione svolto nei monasteri durante il Medioevo e alla riscoperta in età umanistica di opere dimenticate. Altrettanti sono andati perduti per ragioni materiali, come il deterioramento dei supporti scrittori, o culturali, come l’incompatibilità con la cultura cristiana o la mancata pratica scolastica.
- Tradizione manoscritta: conservazione attraverso una tradizione diretta e una indiretta
- Cambiamenti dei materiali e dei tipi di scrittura: nel II sec. d.C. il passaggio dall’uso del papiro a quello della pergamena, molti testi che non furono trasferiti dal rotolo di papiro al codice membranaceo furono definitivamente perduti.
- Invenzione in età carolingia di un nuovo tipo di scrittura minuscola “carolina”, che sostituì quella maiuscola.
- Età umanistica (XV sec.): in Occidente riprese lo studio sistematico dei testi antichi attraverso copie e commenti.
Perché si studiano la lingua e la cultura latina?
Lo studio del latino affina le competenze linguistiche, facilita la comprensione dei linguaggi settoriali di molte discipline e permette di approfondire la conoscenza delle letterature europee, che si sviluppano all’ombra di quella latina, da cui derivano, rielaborandoli, generi, forme e motivi. Il latino è stato lingua della Chiesa e della cultura fino alla fine dell’età moderna, inoltre è la lingua delle lettere, delle scienze, della filosofia e del diritto. Ancora oggi i linguaggi settoriali di molte discipline sono condizionati dalla matrice latina. Il lessico giuridico è quello maggiormente influenzato dal retaggio della civiltà romana.
Unità 1. Dalle origini alla conquista del Mediterraneo
L’Italia preistorica era un mosaico di genti di diversa origine giunte nel territorio italico nel II millennio a.C.:
- Etruschi, tra Arno e Tevere, I millennio a.C.
- Greci, coste dell’Italia meridionale e Sicilia, VIII sec. a.C.
- Latini, Lazio a sud del Tevere.
→ Età monarchica:
- VIII sec. a.C.
- 754-3: fondazione di Roma, secondo la leggenda, da parte di Romolo.
- Colonizzazione greca in Occidente
- VII sec. a.C.
- Introduzione dell’alfabeto
- VI sec. a.C.
- Re etruschi e riforme severiane
- 509 a.C. Istituzione della res publica: l’aristocrazia romana espulse l’ultimo re etrusco e istituì una nuova forma di governo: magistrature elettive, collegiali e temporanee, in un primo tempo riservate solo ai patrizi.
→ Età repubblicana:
- V sec. a.C.
- Conflitti tra plebei e patrizi: forme di protesta da parte della plebe che ottenne il riconoscimento di alcuni diritti, verso una progressiva democratizzazione dello Stato (pubblicazione di leggi scritte e possibilità per i plebei di accedere al consolato).
- Espansione nel Lazio
- IV sec. a.C.
- Espansione in Italia: guerre contro i Sanniti e contro Taranto
- III sec. a.C.
- 240 a.C. nascita della letteratura latina
- Espansione in Occidente
- 264-202 a.C. Prima e seconda guerra punica: Roma ridusse a province la Sicilia e la Spagna
- II sec. a.C.
- Espansione in Oriente: guerre macedoniche, guerra siriaca, conflitto con le città della Lega achea
- 168-167 a.C. sottomissione della Macedonia
- 146 a.C. Terza guerra punica e distruzione di Cartagine e Corinto
- Tensioni sociali e conseguenze dell’evoluzione politica: problema della distribuzione dei terreni di proprietà dello stato, rapporti con gli alleati italici, tensione tra i ceti sociali (aristocrazia senatoria, classe degli equites, contadini, braccianti, schiavi).
La lingua, l’alfabeto, i rapporti culturali con la civiltà greca
Latino: lingua del ceppo occidentale delle lingue indoeuropee, venne in contatto con altre lingue indoeuropee (greco e lingue italiche) e non indoeuropee (etrusco). Ma anche nel periodo di dominazione dei re etruschi la lingua ufficiale restò sempre il latino.
Già dal VII sec a.C. si usava un sistema di scrittura usato nelle colonie greche dell’Italia meridionale: l’alfabeto latino deriva dall’alfabeto greco di Cuma, introdotto a Roma attraverso la mediazione degli Etruschi. I rapporti con la civiltà greca sono testimoniati anche da scavi archeologici, che ci raccontano di scambi commerciali e anche della diffusione dei culti di divinità. Inoltre, sono numerose le parole greche entrate nel latino fin dall’età preletteraria, soprattutto nei campi del commercio e negli affari, nella navigazione, tecniche artigianali, costume, sport, oggetti d’uso comune.
Ellenizzazione della cultura romana e nascita della letteratura latina
I romani assimilano il patrimonio culturale delle popolazioni greche sottomesse e questo processo di acculturazione è alla base della nascita delle prime scuole aperte al pubblico e della letteratura latina. Intorno al III sec a.C., momento dell’estensione di Roma nel sud Italia, diventarono più strette le relazioni del mondo romano con l’ellenismo: cominciarono ad affluire a Roma numerosi Greci, giunti come prigionieri di guerra o immigrati in cerca di fortuna; tra essi molti erano letterati e artisti, insegnanti di lingue e di letteratura. Da un certo momento in poi tutti i romani di media cultura furono bilingui e si diffuse il costume tra i ceti più elevati, di apprendere il greco da precettori privati o nelle scuole pubbliche. Le prime scuole pubbliche sorsero a Roma verso la metà del III sec. a.C.: pubbliche perché erano aperte a tutti coloro che volessero inviare i propri figli, pagando all’insegnante un compenso.
Il primo scrittore latino è un grammatico, Livio Andronìco, insegnante di scuola superiore, professore di lingua e letteratura. Inaugurò la letteratura latina con la messa in scena, nel 240 a.C. di una fabula: opera teatrale di autore greco volta in latino. La letteratura romana nacque all’insegna dell’imitazione di quella greca: all’interno di un processo di acculturazione che avviene quando una civiltà meno evoluta, venendo a contatto con una più matura e raffinata, ne importa la cultura, il pensiero e il patrimonio artistico, appropriandosene.
La difesa dell’identità
Il processo di ellenizzazione avviene con l’opposizione dei settori tradizionalisti romani, diffidenti nei confronti di alcuni aspetti della civiltà greca, come il relativismo indotto dalla filosofia, ritenuto destabilizzante a livello sociale. Filellenisti: rappresentati dal circolo degli Scipioni, si aprirono con entusiasmo alla cultura greca. Antiellenisti: tradizionalisti che videro nell’assimilazione del modello culturale ellenico un fattore di corruzione morale e una minaccia per il mos maiorum, l’insieme dei valori su cui si fondava la res publica romana. Il portavoce fu Catone il Censore.
I romani ebbero un atteggiamento ambivalente nei confronti della civiltà greca: vivo interesse e ammirazione ma anche diffidenza e sospetto, dovuti al timore di perdere la propria fisionomia culturale di fronte ad un modello diverso. A suscitare sospetto soprattutto la filosofia greca che appariva come una minaccia per la formazione dei giovani e un pericolo per la società e lo stato.
Episodio di Carnèade, 155 a.C. gli ateniesi inviarono a Roma come ambasciatori tre filosofi, abili oratori che tennero pubbliche conferenze. L’esibizione di Carnèade riscosse particolare successo il quale per due giorni tenne due interventi sul tema della giustizia: nel primo discorso sostenne la tesi a favore dell’esistenza del diritto naturale, nel secondo sostenne la tesi contraria, attraverso il metodo dell’oratio in utramque partem, del pro e contro della medesima tesi. Catone vedeva in tale relativismo una minaccia alla disciplina e all’obbedienza, all’educazione e all’etica che i giovani romani dovevano accettare e discutere. La reazione fu quella dell’espulsione dei filosofi: diversi episodi di espulsione da Roma avvennero nel corso del II sec a.C.
Il “circolo scipionico” è una formula coniata dai filologi tedeschi intorno alla metà dell’Ottocento per indicare il gruppo di uomini politici e letterati romani e greci, vissuti nel II sec a.C, che si raccoglieva intorno a Scipione Emiliano, figlio di Lucio Emilio Paolo. Scipione si circondò di importanti intellettuali come lo storico greco Polibio o il filosofo stoico Panezio di Rodi. Questo circolo di uomini di cultura fu un momento decisivo del processo di ellenizzazione della cultura romana: si creò una sintesi tra le due tendenze, conservatrice e innovatrice, con la consapevolezza della necessità di arricchire il mondo spirituale romano con la cultura greca, pur nel rispetto dei valori tradizionali.
Dall’incontro tra lo spirito romano e la filosofia ellenica (Panezio) nacque l’ideale dell’humanitas: solidarietà che lega gli uomini tra loro, si esprime nella cordialità, benevolenza, tolleranza. Indica anche la conoscenza che l’uomo ha di se stesso e dei suoi simili e che rappresenta lo spirito di fratellanza fondamento della civiltà. Questa interpretazione del circolo scipionico è stata messa in discussione di recente: il suo limite è che essa si basa quasi esclusivamente su due dialoghi filosofici di Cicerone, il De republica e il Laelius de amicitia del I sec a.C. di cui sono protagonisti Scipione Emiliano e i suoi amici. La rappresentazione ciceroniana dell’ambiente scipionico è una ricostruzione letteraria, ed è probabile che l’autore abbia fatto esprimere ai personaggi le sue idee, testimonianza di una fase più matura della cultura romana. Il circolo costituì sicuramente un momento importante del processo di ellenizzazione, ma non costituì un ruolo esclusivo, il processo durò per un tempo molto esteso.
I generi della letteratura latina delle origini
La nascita della letteratura scritta in latino si pone in relazione alla dipendenza dai generi codificati della letteratura greca, con la sola eccezione della satira, genere totalmente latino.
- Poesia: epica, tragedia, commedia
- Prosa: oratoria, storiografia, trattatistica
Nessuno dei primi scrittori fu originario della città di Roma e nessuno fu di condizione sociale elevata. Solo i generi della prosa, essendo direttamente collegati alla vita politica, furono coltivati dagli stessi uomini politici. L’attività poetica invece era ritenuta poco confacente alla dignità e all’autorevolezza del cittadino eminente e veniva lasciata ai letterati professionisti, espressione della mentalità pratica e utilitaristica dei Romani.
La classe dirigente romana praticava quei generi letterari che erano strettamente collegati alla politica, tralasciando invece la poesia, a cui si dedicavano dei professionisti, solitamente di origine straniera e di bassa condizione sociale.
- Controllo indiretto: i poeti, di umile condizione, sono spesso protetti da esponenti della classe dirigente
- Controllo diretto dei testi teatrali (commedia e tragedia): i magistrati che organizzano gli spettacoli scelgono le opere da mandare in scena (censura preventiva).
- Controllo diretto di oratoria e storiografia: gli autori stessi sono esponenti della classe dirigente.
Tra i generi della prosa fiorenti in Grecia e importati a Roma, manca quasi del tutto nell’età arcaica la letteratura filosofica, rappresentata solo dal trattatello Evèmero di Ennio. I romani tradizionalisti erano contrari a cercare modelli di comportamento fuori dalla tradizione, a mettere in discussione gli schemi concettuali e i valori morali comunemente accettati, considerati perenni.
Unità 2. Le forme preletterarie orali e i primi documenti scritti
Nei cinque secoli di storia che precedono la nascita della letteratura latina, Roma ebbe una cultura orale di cui abbiamo una conoscenza limitata a quei pochi testi che furono in seguito messi per iscritto e che ci sono pervenuti. Inoltre, ci sono scarsi documenti che attestano l’uso della scrittura a partire dal VII sec a.C.
Qualsiasi comunità per sentirsi tale crea una propria identità, garantita dalla memoria e dalla cultura: l’insieme di conoscenze che si trasmettono di generazione in generazione che si ritengono essenziali per la sopravvivenza. I saperi pratici, come le arti o i mestieri, si trasmettono sul campo, mentre la memoria storica, i saperi legati all’immaginario, le credenze e le pratiche religiose, i valori etici, passano grazie al ripetersi di occasioni nelle quali essi sono ribaditi (favole, miti, preghiere, riti).
La letteratura è uno dei luoghi privilegiati in cui è depositata la memoria di una comunità. Le civiltà antiche nella fase della loro preistoria affidavano i saperi all’oralità. Così le prime manifestazioni culturali della civiltà romana precedono di secoli la nascita della letteratura scritta, in forme preletterarie, concepite per essere recitate e tramandate oralmente.
Le caratteristiche dell’oralità: testi nati per la pubblicazione orale e la ricezione aurale
- Ripetititività: la ripetizione rende il testo più facilmente memorizzabile, per questo il testo deve avere una struttura tipica, espressioni prevedibili, ritmi, suoni e strutture sintattiche ripetitive.
- Occasionalità: testi orali destinati alla pubblicazione in precise occasioni della vita sociale, come feste o cerimonie religiose.
- Anonimato: le forme preletterarie non sorgono come prodotti di singoli individui, ma come espressioni dell’intera comunità.
Alcune caratteristiche dell’oralità perdurarono nella produzione letteraria latina, anche perché la letteratura greca, cui quella latina si ispirava, conservava i segni dell’oralità, e alcuni tipi di testi (orazioni, commedie, tragedie) per loro natura erano concepiti per essere recitati in occasioni pubbliche piuttosto che per la lettura individuale.
Le forme preletterarie orali
- I carmina religiosi: tra le forme preletterarie orali vi sono le formule e le preghiere che accompagnano le diverse pratiche religiose, finalizzate a propiziare le divinità e caratterizzate da uno stile peculiare che ebbe notevole influsso sulla letteratura arcaica, soprattutto in contesti elevati e solenni (epica e tragedia), ma non solo: anche il linguaggio comico di Plauto è ricchissimo di figure della ripetizione. Di questa vasta produzione conosciamo solo alcuni testi messi per iscritti in età più tarda. Essi si inquadrano in una concezione pragmatica e utilitaristica del rapporto con gli dèi: la religione romana primitiva concepiva il divino come una forza misteriosa e incontrollabile, potenzialmente ostile e minacciosa, che l’uomo doveva cercare di placare e di propiziarsi per mezzo della pietas e l’osservanza ai rituali: preghiere, atti di culto e sacrifici. Carmina è il nome di questi testi sacri arcaici, formulati per pregare, per celebrare un sacrificio o per accompagnare atti politici. Carmen nel latino dell’età classica indica in generale una composizione in versi nei quali si alternano sillabe brevi e lunghe secondo schemi precisi che si definiscono “metri”. Nei primi secoli di civiltà romana invece il termine non implica una struttura metrica. La particolarità del linguaggio rituale è proprio quella di impedire una netta distinzione tra poesia e prosa.
- Laudationes funebres: forma preletteraria espressa in prosa, parte integrante del rituale funebre in uso nelle grandi famiglie aristocratiche. Durante il funerale il parente più stretto del defunto teneva nel Foro un discorso (laudatio funebris) per celebrarne le virtù e le imprese e con lui di tutta la gens a cui apparteneva. L’elogio funebre è stato una delle forme più antiche di eloquenza in Roma (affinità con l’oratoria).
- Carmina convivalia: composizioni in versi di ambito privato e profano, destinate all’esecuzione nel corso di riunioni conviviali delle famiglie aristocratiche. Destinate all’oralità, di cui nulla si è conservato. Il momento del convito era un importante momento di aggregazione in cui le classi elevate affermavano la propria identità politica e sociale. Il canto era mezzo d’intrattenimento, ma anche strumento per esibire e ribadire gli ideali aristocratici attraverso la celebrazione delle glorie e le virtù degli antenati. Necessario supporto per il futuro sviluppo dell’epica latina.
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