Gli attrezzi del giurista
Capitolo primo: Le parole (cioè le cose) del diritto
1. Il significato di un titolo, anzi di due
ars = latino che significa attività nonché sapere, inteso come disciplina o branca dello scibile. Del
termine ars si servirono i due giuristi romani, Celso nel secondo secolo d.C. e Ulpiano agli inizi del
successivo, per coniare una delle definizioni di diritto (ius).
Ius = (Celso e Ulpiano) l'attività umana in grado di garantire una disciplina congrua e
proporzionalmente uguale delle varie situazioni della vita sociale. Il diritto come sapere non solo
teorico ma concreto che ha i suoi attrezzi e tecniche rigorose, per usarli nelle debite forme.
Giurista = non registra componenti o relazioni della realtà empirica ma ne suscita di un'ulteriori.
2. Il laboratorio del giurista
Le parole e il giurista = le parole rispetto al giurista costituiscono, allo stesso tempo, la sostanza e
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gli strumenti su cui e grazie ai quali egli opera, è il luogo ideale in cui il suo impegno si colloca.
4. Un lessico rigoroso e specialistico
Giurisprudenza = nell'antica Roma iuris prudentia, ossia scienza del diritto.
Capitolo secondo: Nel segno della concretezza (ma non della banalità)
2. A ridosso delle cose: fornire esempi
Esempio = dal latino exemplum, composto da ex (che esprime la provenienza) ed emere (prendere),
quindi unito alla particella è “scegliere (qualcosa) da…”. Ne consegue anche la definizione che
possiamo formulare: esso, fra le varie operazioni copulative si caratterizza per enunciare, della
classe x, un singolo elemento, oppure una sottoclasse (y).
L'insieme degli esempi = può essere distinto in più sottoinsiemi, a seconda della specie di oggetti
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che vengono scelti affinché l'ascoltatore, o il lettore, possa farsi un'idea.
1 Marx = la terra quale autentico laboratorio dell'uomo antico: “l'arsenale che fornisce sia il
mezzo di lavoro, sia il materiale di lavoro, sia la sede, la base della comunità”.
2 Andando nello specifico: nella prima tipologia di esempi indicherò un singolo oggetto
afferente alla classe (un sigaro è quello che sto fumando in questo momento), nella seconda
una sua sottoclasse (un sigaro è il toscano extravecchio).
Operazioni copulative = quasi tutte si prestano ad essere oggetto di altre operazioni della medesima
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natura. Tutti i nostri attrezzi interagiscono fra loro e si prestano a impieghi reciproci e spesso
fecondi, che giova saper riconoscere e distinguere.
Relazione tra esempio e qualificazione = sono l’inverso, in quanto, se esemplifico informo circa una
classe richiamandone un elemento; mentre, se qualifico, tramite indicazione del genere identitario,
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forniscono notizie su un elemento riconducendolo a una classe.
Relazione tra definizione ed esempio = la distanza è netta. Chi esemplifica produce solo
informazioni sommarie e parziali, talora persino fuorvianti; chi definisce è tenuto a tracciare con
estrema precisione i confini della nozione su cui sta lavorando.
Elenco e classificazione = il primo consiste nell’enumerazione di tutti (se completo) o di un
cospicuo numero di elementi (se parziale). La seconda intrattiene un’analoga relazione con
l'esempio di sottoclassi ma con l'ulteriore requisito della completezza.
3. Vantaggi e limiti dell’esemplificazione
L'esempio non stanca (o stanca meno di altre pratiche discorsive) = alleggerisce la teoria e avvicina
emittente e destinatario.
Deve = essere efficace a livello comunicativo, ossia in grado di fornire notizie significative e meno
equivoche possibili. L'esempio funziona se si completa e arricchisce.
4. Un'attività frequentissima: la qualificazione
Qualificazione = consiste in un'operazione che enuncia di “x” (qualificando) una o più
caratteristiche, senza giungere però a un complesso tale di qualità da fornirne una definizione.
Informazione fornita dalla qualificazione = si compie a ridosso delle cose. Non ambisce a
distinguere da altro e non vuole coglierne l'essenza. L'informazione trasmessa è generalmente
scarna e generica ma, in determinati contesti come il diritto, può bastare e rivelarsi molto utile.
Ruolo significativo della qualificazione = occorre che la qualità predicata (y) sia non solo vera ma
anche tale da veicolare notizie di qualche interesse. Ogni entità può essere ricondotta entro una
vasta gamma di classi identitarie. Il punto è di selezionare, con accortezza, quella più consona al
contesto e capace di trasmettere informazioni interessanti/efficaci in una determinata prospettiva.
3 Possiamo definire l'esempio, classificare gli elenchi, qualificare la definizione, fornire esempi
di classificazioni, e così via.
4 La distinzione si fa assai incerta in proposizioni come “la Golden è un esempio di mela”: nella
forma una qualificazione, nella sostanza un esempio.
Peculiarità della qualificazione = la pluralità di possibili qualificazioni concorrenti, tutte valide sul
piano logico, rispetto a uno stesso oggetto, materiale o teorico. Questo la distingue dalla definizione
e dall'elenco, almeno se è completo.
“questo
Qualificazioni composte = pallone da calcio è un bene mobile”, ci dice non solo che si
tratta di una cosa idonea ad essere oggetto di diritti (un bene, appunto) ma anche che ha un’ulteriore
qualità: quella di essere, fra le varie tipologie di beni, un bene mobile.
Qualificazioni semplici = tramite le quali viene designata una sola caratteristica, “questo pallone da
calcio è una sfera”.
Qualificazioni identitarie = contrapposte a quelle attributive. La caratteristica indicata è costituita
dalla classe di cui esso è elemento. La qualificazione in tal modo è più esplicita e trasparente di
quella attributiva. La qualificazione identitaria si connota quale primo segmento di una possibile
definizione “per genere e differenza”.
Capitolo terzo: un’operazione più ambiziosa e complessa, la
definizione
1. Un’etimologia rivelatrice
Definizione = la più impegnativa fra le operazioni copulative.
Etimologia = finis in latino significa il limite, la linea che demarca e separa. De-finire evoca la
fissazione di un confine: consiste nel marcare il perimetro ideale che circoscrive una nozione,
escludendo con esattezza tutto ciò che a essa non sia inerente.
Le difficoltà = sono di ordine teorico e operativo.
Teorico = è stata al centro di una lunga tradizione di pensiero, sfociata in molteplici e differenti
concezioni.
Operativo = è tutt’altro che rapido creare una “buona” definizione, spesso si formulano enunciati
che non hanno un’effettiva attitudine definitoria.
2. Uno snodo del pensiero occidentale
Definizione e tipologie dell’operazione = non vi è un orientamento unanime su cosa debba
intendersi per definizione, né su quali ne siano le tipologie possibili o salienti.
Due diverse concezioni = una realistica, l’altra nominalistica.
Realistica = la definizione consisterà nell’operazione copulativa che di un certo oggetto enunci tutte
le caratteristiche necessarie e sufficienti alla sua identificazione.
Nominalistico = per definizione possiamo intendere come la proposizione che enuncia del
significante “x” il significato “y”.
Definizione parola-parola = una definizione di questo tipo è carente a livello intensionale. Appare
inadeguata dal punto di vista teorico, sebbene sia innegabile la sua ricorrenza operativa anche
all’interno del discorso giuridico. Permane il rischio di ingenerare fraintendimenti/eludere la
richiesta, ‘ove il destinatario abbia un’idea imprecisa/non ne abbia alcuna sul sinonimo utilizzato.
Definizione ostensiva = si realizza tramite l’indicazione di una concreta figura che renda con
immediatezza il significato di un segno linguistico. Il pericolo di fraintendimenti è alto.
Definizione per partizione = non costituisce, nella maggior parte dei contesti, la soluzione ottimale.
Definizione per antitesi = lavora sull’opposizione. Operare per antitesi rischia di innescare uno dei
difetti più frequenti, infatti, le definizioni di questo tipo, se compiute in modo sbrigativo, in
autentiche tautologie.
3. Le figure principali (e alcune raccomandazioni operative)
Definizione tramite regola d’uso = quando e riguardo a cosa sia appropriato impiegare un termine.
Tramite tale impiego linguistico viene stabilita la regola che si esprime attraverso l’enunciazione di
un rapporto tra fatti, per cui al verificarsi dell’uno si determina il realizzarsi dell’altro: “se x, allora
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y”. Detta operazione porta a maggior ricchezza sul piano intensionale. La prima parte
dell’enunciato condizionale (protasi) contempla, oltre a un fatto positivo, la necessaria insussistenza
di uno negativo. Più idonea ad affrontare nozioni astratte.
Definizione tramite elenco componenziale = l’importante è che trovi spazio, tramite un elenco
esaustivo, gli elementi dalla cui sussistenza (nessuno escluso) consegue l’esistenza della cosa che si
intende definire. Si rivela la tipologia più efficacie per esaminare un evento concreto e valutarne la
riconducibilità a questo o a quel modello normativo.
Difetti di queste due tipologie = il carattere un po’ macchinoso della formulazione: per certi versi
troppo schematica, per altri ridondante. Difetta anche l’indicazione del genere identitario.
Definizione per genere e differenza = capace di soddisfare una duplice esigenza teorica: sistematica
e identitaria.
5 Ad es. “se ho sete allora bevo”; “se hai assunto un debito allora devi onorarlo”; ma anche “il venerdì mangio il
baccalà”, ossia “se è venerdì allora mangio il baccalà”.
Requisiti delle definizioni = la “giustezza”, ossia di non essere né troppo larga né troppo stretta;
priva di eccedenze o carenze. Ove manchi detto requisito si avrà una pessima definizione, o
dovremmo escludere di averne una. Occorre far sì che non sia circolare, ossia non riproponga nella
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seconda parte (definiens) uno o più termini propri del definiendum.
Dono della sintesi = nel definire è una conquista.
4. “Ogni definizione è nel diritto (civile) pericolosa”
I giuristi romani = affrontavano un sostantivo/verbo delimitandone il significato per differentiam =
illustravano la diversità semantica rispetto ad altri vocaboli che nel linguaggio non tecnico potevano
esservi assimilati.
Possiamo distinguere tra varie tipologie di definizione, a seconda della finalità per cui sono
compiute (c.d. funzione perlocutoria).
Definizione interpretative = a cui ricorrono molteplici soggetti che devono misurarsi con questo
compito e studenti/insegnanti alle prese con la comprensione o spiegazione di un testo normativo.
Definizioni teoriche scientifiche = utilizzate dal giurista che mette a punto le sue dottrine, in chiave
più o meno sistematica.
Definizioni qualificatorie.
Definizioni descrittive o stipulative = le prime illustrano con precisione il significato di un termine
di uso consolidato. Le seconde sono destinate a impegnare il soggetto che le realizza, e talvolta i
destinatari, a impiegare un vocabolo secondo la regola d'uso sancita con la definizione. =
definizioni precisanti = costituiscono la combinazione delle due, in quanto rivolte a un termine di
comune utilizzo ma per delimitare la sua accezione entro un preciso contesto.
Capitolo quarto: governare la pluralità, elenco e classificazione
1. Una mappa della realtà (non solo giuridica)
Mappare la realtà = non significa riprodurla pedissequamente. Comporta uno sforzo teso a
interpretarla, creando ordine e gerarchie.
Il pericolo della vacuità sostanziale = si colloca, nell'elenco, a livello di individuazione dell'insieme
(elencando) di cui si intende indicare gli elementi. Con la classificazione risiede nella scelta del
criterio in base al quale è compiuta.
6 Ad es. “l’accordo delle parti è il momento in cui esse si accordano”.
2. Enumerare gli elementi
L'elenco = l'operazione che di una classe enuncia tutti gli elementi (o un n. significativo di essi),
costituiti da sottoclassi oppure individualità, che in tale classe siano contenuti. = deve essere vero. =
in un elenco è da raccomandare la completezza ma le lacune sono tollerabili solo se ridotte sul
piano quantitativo e poco significative su quello qualitativo.
Mutare l’ordine dell’elencazione = sarà il parametro di volta in volta adottato, il più adeguato a
contesto e scopi dell’operazione.
Elenchi repertoriali = con lo scopo di consentire al destinatario di rinvenire gli elementi che li
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compongono . L’elenco non informa solo sulle individualità contenute in una classe (come con gli
elenchi “ricognitivi”), ma agevola il loro reperimento.
3. Scomporre in sottoclassi
La classificazione = una peculiare e più ambiziosa tipologia di elenco: quello di sottoclassi. È
l’operazione che, di una classe, enuncia due o più sottoclassi in cui essa è scomponibile senza
1 2 3
residui (x è comprensivo di .
¿
y , y , y
Confondere l’atto del classificare con le sottoclassi = fraintendimento dell’operazione. Si elude il
requisito della completezza e disatteso l’obbiettivo che si vuole perseguire, richiedendo una
pluralità di classificazioni dedicate al medesimo oggetto.
classificazioni con criterio semplice e classificazioni con criterio composto.
Classificazioni che si articolano su un solo livello = si arrestano alla divisione di una classe in
sottoclassi.
Classificazioni che si articolano su più livelli = si scompongono anche le sottoclassi.
Classificazioni positive ovvero con una sottoclasse negativa = si tratta di isolare a seconda della
natura in positivo o in negativo delle sottoclassi. Prima tipologia: le classificazioni in cui (due o più)
sono composte tutte da elementi accomunabili per avere, rispetto al parametro assunto, determinati
requisiti. La seconda: sono indicate due sottoclassi (non di più), una delle quali contenente gli
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elementi per i quali non sussistono i requisiti di cui al parametro .
7 Ad es. la rubrica dei numeri telefonici, attivata nel nostro cellulare.
8 Ad es. distinguere i fumatori in fumatori di sigarette, fumatori di sigari, fumatori di pipa o fumatori di altro
costituisce dunque una classificazione positiva; mentre dividere i propri conoscenti in fumatori e non fumatori
costituisce una classificazione con sottoclasse negativa.
Classificazioni omogenee = le sottoclassi sono composte da elementi accomunati da una
caratteristica esprimibile in positivo.
Classificazioni con una sottoclasse residuale = almeno tre sottoclassi, una delle quali (solitamente
l’ultima) ospita elementi che condividono esclusivamente la propria estraneità alle altre sottoclassi.
Rigore logico e fecondità comunicativa
Caratteristiche necessarie di una classificazione = esaustività e distintività, cioè ogni elemento del
classificando deve essere inserito in una sola delle sottoclassi.
Capitolo quinto: Astrazione, pensiero sistematico e metodo topico
1. Un’ontologia sociale
Ontologia = un’investigazione sull’essere di ciò che è (nel nostro caso concetti giuridici), cui
risultano vincolati il pensiero e l’azione. Per il suo consistere in essenze ci si richiama al diritto
come una “ontologia”, dispiegata e rivolta verso il sociale.
2. Le modalità dell’inferenza: deduzione, induzione, abduzione
Deduzione: ragionamento che muove da una o più premesse di carattere universale, per giungere a
una conclusione di tipo particolare. Accertando la validità delle premesse anche la conclusione sarà
valida.
Il sillogismo = esemplare tipologia della deduzione. Può accadere che in un sillogismo non siano
esplicite né una delle premesse né la conclusione.
Entimema =Aristotele impiegava questo termine per indicare un sillogismo costruito su premesse
non certe in modo assoluto ma plausibili. Si giunge alla formulazione di un enunciato plausibile con
l’induzione = muoviamo dal particolare per giungere al generale.
Pierce = in ogni inferenza vi sono 3 elementi: caso, risultato e regola. La deduzione parte dalla
regola, affronta il caso e perviene al risultato; l’induzione procede dal caso, passa al risultato e ne
trae la regola. L’abduzione esamina il risultato, enuncia la regola e procede a ritroso: verso il caso.
L’abduzione = non trasmette conoscenze sicure (come la deduzione) né astrae dal caso una
regola/implicazione di più vasta portata (come l’induzione), ma ricostruisce un fatto ignoto e
antecedente in base a uno noto e conseguente, valutato alla stregua di una implicazione
comprovata/ammessa.
Capitolo sesto: al di là del primo significato
1. La via della metafora e la via della metonimia
Regola e Norma = i corrispondenti vocaboli latini designavano, rispettivamente, il righello e la
squadra. 9
Metafora = trasferimento semantico, in forza del quale una parola passa da un significato già
acquisito a uno diverso che ha col primo una o più connessioni di somiglianza. Lavora sull’asse
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della somiglianza .
Metonimia = in forza della quale una parola passa, da un significato già acquisito, a un altro diverso
ma che ha col primo una o più connessioni di contiguità. Contiguità che può disporsi secondo un
rapporto spaziale, temporale, causale o quantitativo. In quest’ultimo caso si parla più
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specificamente di sineddoche .
Capitolo settimo: nel mondo (sconfinato) dell'interpretazione
1.Un'attività onnipresente (e sempre fisiologica)
Interpretazione = attribuzione di significato rispetto a un artefatto comunicativo. Interpres, dal
latino, “mediatore”: chi mette in relazione (d’affari) due soggetti.
2. Interpretatio, interpretazione, esegesi
L’interpretazione = non è solo esegesi e tanto meno lo era l’interpretatio = contemplava anche lo
sforzo di precisare, secondo gli usi linguistici consolidati, il significato delle parole impiegate dal
testo normativo e si dilatava alla ricerca della volontà che vi era sottesa e poteva non essersi
fedelmente riversata, in quella sua man
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