PREMESSA
La leggenda del Graal e dei cavalieri della Tavola Rotonda è tramandata dal ciclo del
Lancelot-Graal, del quale sopravvive un numero cospicuo di manoscritti. Conosciuto anche
come Vulgata o ciclo di Walter Map, il ciclo comprende cinque romanzi in prosa databili alla
prima metà del Duecento, composti in francese medievale e appartenenti alla materia
arturiana. Nati dalla confluenza di due filoni narrativi (la storia del Graal e le avventure e gli
amori di Lancillotto) i romanzi sono il primo esperimento di prosa elaborato in una lingua
romanza europea.
CAPITOLO 1
UNO SFONDO MITICO.
ARTÙ TRA STORIA E LEGGENDA
“Materia di Bretagna” (o “materia arturiana” o “della Tavola Rotonda”): crea un mondo
narrativo che i lettori del XII e XIII secolo dovevano avvertire come familiare-straniante:
familiare—>castelli, abiti, cibi, idee e usi, abituali per l’uomo del medioevo
straniante—>I fatti narrati sono misteriosi, fantastici e spaventosi + coprono un arco di
tempo che va dall’epoca di Cristo alla metà del VI secolo + ambientati in territori
d’invenzione che vanno dal vicino Oriente all’Europa centro-settentrionale.
Storia di Artù, più antica ed è il centro.
Meno antica è il ciclo del Lancillotto-Graal.
Nel 1191 i monaci dell’abbazia di Glastonbury (Inghilterra) fanno una scoperta
sensazionale: scavando nel cimitero della chiesa rinvengono due corpi che secondo
un’iscrizione sono quelli di re Artù e di sua moglie Ginevra.
La notizia degli scavi c’è riportata da un’opera latina di uno storiografo gallese, Giraldus
Cambrensis, che scrive:
“il corpo era sepolto in profondità, dentro un tronco di quercia scavato, tra due piramidi di
pietra. Sotto di esso (e non sopra come dovrebbe essere) c’era una lastra di pietra con una
croce di piombo fissata al lato inferiore. L’iscrizione intagliata sul lato rivolto verso la pietra, e
non verso l’esterno per essere visibile a tutti, riportava quanto segue: “Qui, sull’isola di
Avalon, giace il corpo dell’insigne Re Artù, insieme alla sua seconda moglie Ginevra”
Giraldus poi ci dà ulteriori informazioni sul ritrovamento: le ossa di Artù sono enormi, messa
verticalmente la tibia supera il ginocchio di un uomo molto alto + cranio gigantesco tanto da
lasciare tra le sopracciglia lo spazio di un palmo + sul teschio ci sono una decina di ferite,
tutte rimarginate, tranne una che gli ha provocato la morte.
Le ossa di Ginevra si trovano invece in uno scomparto separato, ai piedi del marito + una
treccia di capelli ancora intatti e perfettamente biondi. Quando un monaco irrispettoso la
afferra per rimuoverla dalla tomba, la treccia si riduce miracolosamente in polvere.
L’idea di effettuare gli scavi fu del re Enrico II, che riferì ai monaci (per sentito dire) che il
corpo di Artù giaceva ad almeno 16 piedi di profondità per non essere scoperto dai Sassoni,
suoi acerrimi nemici (ecco perché iscrizione ben nascosta sotto la lapide).
Quanto all’isola di Avalon (tradotta “isola delle mele”), si tratta di Glastonbury (“castello di
vetro” nome cambiato dai sassoni), località che, circondata dalle paludi, sembra proprio
un’isola.
Secondo la leggenda Morgana condusse Artù ad Avalon dopo la battaglia di Camlann, nella
quale il re fu ferito a morte. I Bretoni erano convinti che fosse sopravvissuto e che, prima o
poi, avrebbe fatto ritorno. “Speranza bretone”: metafora di un’attesa d’amore snervante e
certamente infruttuosa.
Sono numerosi i tentativi che volevano dimostrare l’esistenza effettiva di Artù (tentativi anche
Novecenteschi) però per ora tutti inutili. Rimane ancora un mito.
Ripercorriamo i documenti in senso cronologico.
1 menzione di Artù: Storia dei Bretoni, di Nennius, cronaca latina composta 830.
Nennius vuole riabilitare la memoria bretone-gallese e lo fa sfruttando Artù come
personaggio storico—>infatti la tradizione ci narra della decadenza del popolo Bretone per
via della loro inefficienza militare e della loro condotta peccaminosa. Nennius invece ci parla
dei loro successi militari e della loro fede. Ci parla infatti di Artù: straordinario capo guerriero
di origine bretone, del quale ricorda 12 famose battaglie (8: Artù portò sulle spalle l’immagine
della Vergine e, grazie alla sua protezione, massacrò i nemici pagani; 12: Artù sbaragliò da
solo, in un’unica carica quasi mille nemici). Le battaglie sono già menzionate anche altrove,
ma la presenza di Artù+gli elementi leggendari sono stati aggiunti da Nennius—>altri
elementi: in una determinata regione si trova una pila di pietre sulla cima delle quali se ne
trova una con l’impronta del cane da caccia di Artù; se qualcuno la rimuove, la pietra torna
da sola sulla pila.
In un’altra regione dove si trova la tomba del figlio di Artù, ogni volta che si misura la lapide,
il risultato è diverso (alcune volte 6 piedi, altre volte 9,12,15).
2 menzione di Artù: Annali del Galles (Cambriae), un secolo dopo, 950. Una cronaca
annalistica sull’antico Galles: in corrispondenza all’anno 516 si legge la notizia della 12
battaglia di Artù (descritta con le stesse identiche parole utilizzate nella Storia dei Bretoni, ci
suggerisce che quest’ultima sia la fonte degli Annali), e qualche anno dopo la battaglia di
Camlann nella quale Artù avrebbe trovato la morte.
3 menzione di Artù: Storia dei re di Britannia di Geoffrey di Monmouth, storia “nazionale”
dell’antica Gran Bretagna. Di enorme successo e diffusione nel Medioevo, il testo sopravvive
oggi in ben 215 manoscritti.
Problema di fonti: Geoffrey, gallese, dichiara di aver ricevuto da un arcidiacono di Oxford, un
antichissimo libro in lingua bretone. Di questo libro, però, non resta traccia e, mentre alcuni
spunti deriverebbero dalla Storia dei Bretoni + Annali del Galles, altri elementi del mito
arturiano (l’infedeltà di Ginevra, Merlino come profeta, mago e consigliere) compaiono
nell’opera di Geoffrey per la prima volta.
L’opera si sviluppa in ben 12 libri, la parte arturiana è nei 9-10-11 libri (narra fino alla
battaglia di Camlann).
Nella sua cronaca, Geoffrey, ha cura di rappresentare i Normanni, conquistatori
dell’Inghilterra intorno al 1000, come i successori naturali di un albero genealogico che risale
a te Artù.
Tra le opere influenzate o derivanti dalla Storia dei re di Britannia, occorre ricordare almeno
il Romanzo di Bruto di Wace, in antico francese che arricchisce la cronaca di Geoffrey di
Monmouth con dettagli originali attinti dal folklore—>Tavola Rotonda che sarebbe stata
istituita da Artù per evitare dispute tra i baroni: “Nessuno di loro poteva vantarsi di sedere più
in alto di un suo pari”.
Ritornando alla scoperta dei corpi…
…da un lato il mito arturiano legittimava la dominazione normanna per la continuità dinastica
enfatizzata da Geoffrey; dall’altro la speranza bretone costituiva una seria minaccia per il
controllo sui Gallesi, che oltretutto coltivavano un desiderio di rivalsa contro i dominatori
normanni—>ribadire di aver trovato i corpi=spezzare via ogni appiglio al mito arturiano per
sollevarsi.
CAPITOLO 2
LANCILLOTTO E IL GRAAL PRIMA DEI ROMANZI IN PROSA
Nessuno dei testi precedenti menziona il più importante cavaliere della Tavola Rotonda,
Lancillotto, né il Graal, la santa reliquia.
Lancillotto e il Graal compaiono per la prima volta nel romanzo di Chrétien de Troyes.
Problema con l’identificazione delle fonti: origina dalla narrativa celtica (gallese), ma
quest’ultima non dispone di documentazione.
Lancillotto e il Graal si incrociano insieme solo più tardi quando viene composto il ciclo in
prosa Lancillotto-Graal, prima di allora le narrazioni avevano percorsi indipendenti, quali?
L. Le origini di Lancillotto sono ancora dubbie: non sappiamo se sia un personaggio
indoeuropeo, delle leggende locali o del folklore celtico.
Non sappiamo nulla nemmeno dei materiali narrativi che sono stati affidati a Chrétien dalla
contessa Marie di Champagne per comporre il Cavaliere della Carretta (le avventure di
Lancillotto).
Un altro racconto sopravvissuto diverso da quello di Chrétien, è quello tramandato dal
chierico Ulrich che compone il Lanzelet: traduzione in tedesco antico di un libro gallese—
>poema in anglo-normanno. La fonte? Ulrich dichiara di averne preso visione da un ostaggio
di guerra trattenuto in territorio germanico, un cavaliere anglo-normanno e assassino
dell’arcivescovo di Canterbury. Il racconto di Ulrich si sviluppa lungo tutta la vita di
Lancillotto: nascita, rapimento da parte di una fata, incoronazione, morte; vs
Chrétien si sofferma su una ristretta serie di avventure da adulto: Ginevra rapita, Lancillotto
intraprende alcune prove per riscattare la regina (Il cavaliere della carretta). All’inizio della
ricerca, un nano incontrato sul cammino offre a Lancillotto informazioni sulla regina
scomparsa, a patto che il cavaliere monti sulla carretta—>patto scellerato: all’epoca le
carrette=gogne su cui si esponevano ladri e assassini.
Elementi presenti nella fonte perduta di Chrétien: il “rapimento” (caratteristica tradizionale
della narrativa celtica) + amore adultero di Lancillotto e Ginevra (il silenzio di Chrétien
sull’inizio e sullo sviluppo dell’amore ci testimonia che era già noto ai lettori).
Elementi nuovi rispetto alla fonte perduta e attributi a Chrétien: rielaborazione in chiave
cortese del personaggio di Lancillotto=un cavaliere-amante (tipico della po
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