Domande economia e gestione delle imprese
Capitolo 1. L'impresa e l'ambiente competitivo: un'analisi evolutiva
Si possono comprendere i modelli di business delle aziende in stretta connessione con il contesto tecnologico-produttivo di riferimento e adottando una prospettiva evolutiva. Durante la seconda rivoluzione industriale della cosiddetta produzione di massa prevale il modello della grande impresa fordista. La terza rivoluzione industriale, dominata dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione vede il successo dell'impresa snella e flessibile che ha a riferimento il modello giapponese e la piccola e media impresa dei contesti distrettuali. La quarta rivoluzione industriale, caratterizzata dalle tecnologie digitali, amplifica dei trend avviatisi con la terza rivoluzione industriale. Prevalgono l’automazione flessibile e la mass customization, la centralità del cliente, l’economia dell’immateriale e la servizzazione, l’agire dell’impresa in reti del valore globale.
Domande e risposte
1. Quali sono i presupposti tecnologici che hanno caratterizzato le diverse rivoluzioni industriali?
I presupposti tecnologici delle diverse rivoluzioni industriali sono lo sviluppo della tecnologia e l’elettricità da impiegare nella produzione, infatti, l’elettricità è energia e l’energia era una risorsa localizzata e le lavorazioni si adattavano alla geografia. Il primo passaggio fu la macchina alimentata a carbone-vapore, poi con il passaggio all’elettricità le lavorazioni diventano interconnesse con la parcellizzazione dei compiti e la meccanizzazione. L’utilizzo dell’energia elettrica ha reso indipendente nel suo movimento ogni macchina consentendo una produzione flessibile e con più cicli.
2. Come si caratterizza il modello organizzativo e produttivo dell’impresa della seconda rivoluzione industriale?
Si caratterizza per la produzione di massa, cioè sistema di produzione basato su grandi imprese che realizzano produzioni standardizzate con prodotti destinati al consumo di massa. Infatti, i prodotti erano sviluppati in modo da costare il meno possibile. La produzione di massa costituì un’importante evoluzione della produzione a macchina con il fordismo, emerge l’uso diffuso delle forme organizzative e sociali coerenti con le esigenze della produzione di massa quali grandi imprese, welfare state.
3. Quali sono i principali insegnamenti della terza rivoluzione industriale dal punto di vista della strategia d’impresa?
La terza rivoluzione industriale è basata sull’uso dell’elettronica e delle tecnologie di informazione per automatizzare la produzione. Dal punto di vista della strategia d’impresa si ha una diffusione della conoscenza all’interno dell’azienda, un maggior dialogo e interazione con il cliente. La strategia non è più orientata alla crescita interna ma con il decentramento della produzione si dedica alla selezione delle attività da controllare, la strategia ha una struttura meno rigida.
4. Quali nuove tecnologie hanno dettato il passaggio alla quarta rivoluzione industriale e cosa si intende per trasformazione digitale?
Il passaggio alla quarta rivoluzione industriale è stato dettato dall’automazione flessibile e la mass customization, la centralità al cliente e della relazione con lo stesso, la nuova economia dell’immateriale e la servitizzazione dell’offerta. Le nuove tecnologie sono basate su quella che oggi è chiamata economia digitale e si riferisce a un'economia basata su nuove tecnologie chiamata anche new economy o internet economy e si riferisce agli scambi di info in tempo reale tra utenti, macchine e sistemi di controllo. Le tecnologie digitali più comuni sono tecnologia mobile, social media, cloud computing, machine to machine e big data analytics. Per trasformazione digitale si intende una forma di trasformazione dell’impresa la quale traendo vantaggio in varie forme dalle nuove tecnologie trasforma la sua strategia, struttura, cultura e processi.
Capitolo 2. La varietà dei contesti nazionali e settoriali
Le imprese sono collocate all’interno di un ecosistema dove maturano e si sviluppano diversi tipi di relazioni (formali vs informali, unilaterali vs multilaterali, cooperative vs competitive). La natura, le caratteristiche e l’intensità di queste relazioni impattano, in modo significativo, sulla competitività delle singole imprese. Di conseguenza si ha una varietà delle imprese in funzione di questi fattori esogeni del contesto di riferimento. Ci sono due importanti livelli di analisi del contesto di riferimento: il contesto spaziale e quello settoriale. Nell’ambito del contesto spaziale, si rileva una diversità strutturale dei capitalismi nazionali nei quali le imprese sono collocate, in particolare quello anglosassone, quello tedesco, quello francese e quello italiano. Nell’ambito del contesto settoriale esiste una diversità strutturale delle imprese a seconda delle caratteristiche innovative del settore in cui operano.
Domande e risposte
1. Qual è il significato dell’approccio strutturalista nell’analisi del comportamento delle imprese?
L’insieme di relazioni di un’impresa contribuisce in maniera significativa a configurare e modellare la competitività dell’impresa, il paradigma teorico che tende a spiegare la competitività in funzione dell’‘ecosistema’ in cui è collegata è detto strutturalismo. Con il paradigma strutturalista l’impresa ha una propria progettualità strategica e conseguentemente propri comportamenti e proprie performance, è fortemente influenzata e condizionata dal contesto esterno, essa perciò ha limitata libertà. Il comportamento deriva dalla struttura e la performance deriva dal comportamento, il paradigma vincola il comportamento e la performance alla struttura cioè l’impresa reale è assente.
2. Quali sono le principali caratteristiche del capitalismo anglosassone?
Le principali caratteristiche sono la presenza del ruolo della borsa valori (il mercato azionario con le sue regole e le sue istituzioni finanziarie costituisce un perno fondamentale del modello capitalistico anglosassone), la flessibilità del mercato lavoro (le imprese e istituzioni sono libere di assumere e licenziare senza particolari oneri ed in tempi rapidi), il ruolo della concorrenza tra le imprese e il ruolo della R&S militare (finanziata dal governo federale nel campo dell’industria per la difesa).
3. Illustrare le principali funzioni della borsa valori nel capitalismo anglosassone
Le principali funzioni della borsa valori sono di finanziamento con capitale di rischio delle imprese, monitoraggio sul loro comportamento e sulle prestazioni (funzione di controllo dell’efficienza manageriale), e il trasferimento della proprietà dell’impresa. Inoltre, la borsa valori è un importante strumento per favorire lo start up e la crescita di nuove imprese che in questo modo possono accedere ai fondi di finanziamento.
4. Quali sono le principali caratteristiche del capitalismo tedesco?
Il capitalismo tedesco ha le seguenti caratteristiche: importanti settori manifatturieri quali automobilistico, chimica, meccanica e metallurgia con grandi imprese, la centralità della ricerca scientifica applicata alle imprese industrie manufatturiere, la rilevanza negli organi decisionali delle grandi imprese delle rappresentanze dei lavoratori (i lavoratori possono partecipare alle decisioni aziendali e diminuisce la conflittualità tra lavoratore e datore), la presenza di banche miste cioè istituti capaci di erogare credito alle aziende ma di essere anche loro azionisti.
5. Quali sono le principali caratteristiche del capitalismo francese?
Ha proprie specificità soprattutto in relazione al ruolo dirigista che lo stato assume nell’economia, le caratteristiche sono: il ruolo dello stato nel perseguimento di progetti nazionali di sviluppo industriale, il ruolo dello stato nell’economia tramite la proprietà parziale o totale di molte imprese in settori strategici quali settori di utilities, trasporti o comunicazione, il ruolo dello stato nel proteggere gli assetti proprietari nazionali. Si hanno grandi imprese in ambito manifatturiero e nei servizi finanziari e nella distribuzione alimentare (AXA, BNP Paribas, Auchan, Chanel, Dior, Citroen).
6. Quali sono le principali caratteristiche del capitalismo italiano?
Presenta peculiarità che lo rendono diverso dai capitalismi precedenti. Le principali caratteristiche sono: una specializzazione manifatturiera nei settori tradizionali quali alimentare, tessile, abbigliamento, orafo, ceramiche. Una dimensione medio-piccola delle imprese, circa il 95% hanno meno di 10 addetti, un soggetto proprietario d’impresa molto concentrato e in genere riconducibile ad un nucleo familiare. Infine, il capitalismo nazionale vede istituti di credito non avere partecipazioni azionarie rilevanti e diffuse nelle imprese manifatturiere, contrariamente al tedesco. Si ha anche un agglomerato di piccole e medie imprese industriali nei distretti industriali e un basso livello di ricerca e sviluppo al fine di favorire innovazioni tecnologiche e di prodotto.
7. Quali sono le caratteristiche di un distretto industriale?
Un distretto industriale è una tipologia di modello locale di sviluppo. Il modello del distretto industriale presenta numerose piccole e medie imprese complementari tra loro. Vi è poi un’esistenza di filiera manifatturiera su scala locale, un’agglomerazione di piccole imprese in un’area territorialmente ristretta, esistenza di cooperazione tra imprese, presenza di istituzioni pubbliche deputate a rafforzare la competitività tra imprese, presenza di banche locali a supporto di queste imprese. Nei distretti non vi è un’impresa locale dominante ma la presenza di numerose imprese che favoriscono forme di concorrenza e di cooperazione tra reti più o meno strutturate di imprese. Tale suddivisione del lavoro consente di raggiungere livelli elevati di efficienza e produttività. Infine, una caratteristica distintiva dei distretti industriali è la capacità di adattamento al mutare delle condizioni di contesto.
11. Quali sono i vantaggi competitivi per un’impresa localizzata in un distretto industriale?
Il fenomeno delle PMI localizzate nei distretti industriali è interpretato come la manifestazione di una diversa organizzazione della produzione, caratterizzata dalla specializzazione flessibile, dalla ricerca di economie esterne tali da annullare i costi dalle basse economie di scala, dalla diffusione territoriale di attività industriali. I distretti servono anche a sviluppare grandi centri produttivi che risultano in grado di affrontare meglio la competizione globale, al fine di realizzare un consolidamento, che attraverso fusioni o acquisizioni, possano accorpare pezzi oggi troppo sparsi del Made in Italy, facendo sistema e dando ulteriore slancio ad imprese dal valore aggiunto. I vantaggi competitivi dei distretti per le PMI italiane sono specifici e riguardano l’inarrestabile capacità di riorganizzarsi, riposizionarsi, rispetto a mutamenti di mercato e produrre anticorpi tali da mantenerli sulla scena produttiva, quasi fossero una sfida permanente, un modo originale di generare sviluppo e di integrarsi nei mercati, nei cicli espansivi, come in quelli di bassa congiuntura. Grazie ai distretti, difatti, la produzione è assicurata dall’interazione e dalla cooperazione tra imprese di piccole dimensioni molto spesso localizzate in aree territoriali circoscritte. Uno dei vantaggi competitivi dei distretti industriali italiani è rappresentato ancora dall’accentuata divisione del lavoro tra piccole e medie imprese indipendenti, variamente collegate ad altre imprese, che condividono uno stesso processo produttivo. La specializzazione delle fasi produttive permette, difatti, il conseguimento di economie di scala e di apprendimento che riducono i costi unitari.
12. Quali sono le principali tassonomie settoriali?
Per tassonomia settoriale si intende la suddivisione formale del sistema economico complessivo sulla base di caratteristiche delle attività svolte. Il termine settoriale è utilizzato per indicare un mercato, prodotto, macrocategorie produttive. Secondo una tradizionale classificazione i settori produttivi sono 4: settore primario, settore secondario, settore terziario e settore quaternario. Pavitt ha proposto una tassonomia dei settori industriali sulla base delle loro caratteristiche innovative identificando 4 categorie: settori supplier-dominated, settori scale intensive, settori specialized suppliers, e settori science-based. Un’altra tassonomia settoriale rilevante è quella proposta dall’OECD si basa sulla intensità della R&S in rapporto al fatturato si divide anch’essa in 4 settori: settori ad alta tecnologia, a medio-alta tecnologia, a medio-bassa tecnologia e bassa tecnologia.
Capitolo 3. La varietà delle imprese indotta da fattori endogeni
La varietà delle imprese indotta da fattori endogeni può essere ricondotta ai suoi modelli proprietari e di governance e alle risorse e competenze possedute. Si distinguono 5 modelli proprietari e di governance delle imprese: 1. Capitalistico-imprenditoriale. 2. Manageriale. 3. Pubblico. 4. Cooperativo. 5. Non profit. La diversità dei modelli d’impresa dipende dalle finalità economiche da esse perseguite. Il paradigma della resource-based theory stabilisce un nesso tra risorse e competenze possedute e maturate dall’impresa e suoi comportamenti strategici e definisce le fonti di unicità delle imprese. Le imprese variano anche a seconda della loro dimensione definita sia a livello quantitativo che qualitativo.
Domande e risposte
1. Quali sono i fattori endogeni che incidono sulla varietà delle imprese?
I fattori endogeni che incidono sulla varietà d’impresa sono fattori interni ad essa che influenzano il livello dimensionale conseguito e i comportamenti strategici da essa perseguiti. È possibile identificare due approcci teorici al tema della varietà delle imprese indotta da fattori endogeni: il paradigma dei modelli proprietari e di governance e il paradigma della resource-based theory.
2. In cosa si caratterizzano e distinguono i 5 modelli proprietari e di governance prevalenti nelle imprese?
I 5 modelli proprietari e di governance delle imprese adottano e perseguono strategie diverse in funzione delle caratteristiche proprietarie e di governance. Ciascuno dei modelli presenta proprie caratteristiche tali da poter esprimere alcuni vantaggi competitivi, si hanno differenziazioni dei processi decisionali e sulle condotte strategiche. La diversità dei modelli d’impresa dipende dalle finalità economiche da essi perseguite. L’impresa capitalistico-imprenditoriale si caratterizza per il nucleo composto di soggetti che conferiscono capitale di rischio e capacità organizzative e la finalità economica è la massimizzazione del profitto tramite la massima efficienza dell’impresa. L’impresa manageriale ha uno sdoppiamento tra la proprietà (azionisti) e il governo (manager), perseguono la finalità di massimizzare l’utilità dei manager con il vincolo di soddisfare le aspettative economiche dei propri azionisti. L’impresa pubblica ha nel suo nucleo proprietario soggetti istituzionali di natura pubblica, spesso persegue finalità di benessere sociale. L’impresa cooperativa invece può assumere varie articolazioni giuridiche da quelle di lavoro a quelle di conferimenti di beni e servizi, la finalità economica è spesso di tipo mutualistico cioè offre migliori condizioni di lavoro ai propri soci lavoratori e vi è nelle decisioni il principio una testa un voto a prescindere dalle quote di capitale sociale. Le organizzazioni non profit sono composte da diverse tipologie quali fondazioni, associazioni e organizzazioni non governative che svolgono attività economiche nei settori sportivi, culturali ricreativi. La finalità è di erogare beni e servizi dai quali traggono specifici ricavi destinati a coprire i costi e generare un benessere sociale e collettivo diversamente dalla mutualistica dove i beneficiari sono solo i soci.
3. Quali sono i principi alla base della resource-based theory?
La varietà delle imprese è anche indotta dalla natura delle risorse e delle competenze distintive e non che le caratterizzano e che possono rappresentare una fonte unica di vantaggio competitivo, l’attenzione alle risorse e competenze possedute dalle imprese è stata elaborata dal paradigma della resource-based theory che istituisce un nesso tra le risorse, le conoscenze, la capacità e le competenze maturate dall’impresa e i suoi comportamenti strategici. Contribuisce pertanto a delineare un’unicità organizzativa e strategica di un’impresa, all’interno di un settore e quindi a comprendere le ragioni dell’esistenza di una varietà strategica delle imprese.
4. Che cosa distingue i concetti di risorse, capacità e competenze?
Le risorse sono composte da beni tangibili e intangibili, nei beni intangibili specialmente la conoscenza organizzativa è rilevante per la specificità della singola impresa. La conoscenza è creata da soli individui e può divenire parte dell’intera organizzazione, infatti, esiste la conoscenza individuale e organizzativa dove la prima alimenta la seconda. Le capacità si connettono all’abilità dell’impresa nell’impiegare risorse, sono sviluppate in modo coerente con il modello organizzativo adottato. Le competenze sono invece combinazioni complesse di risorse tangibili e intangibili, conoscenze e capacità al fine di conseguire determinati obiettivi.
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