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Economia e gestione delle imprese internazionali

CAP1

Cosa è un’impresa? insieme di attività organizzate per raggiungere un

determinato scopo che solitamente ha natura economica. Se pensiamo anche

alle imprese statali è chiaro che lì il fine principale non è il beneficio economico

ma è quello di rispondere a un bisogno sociale; può essere la sanità, il trasporto,

la sicurezza ecc. Questa attività si basa sulla necessità di mettere insieme delle

risorse e delle persone.

Il valore di un’impresa è la somma delle componenti dell'impresa e cioè tutti i

macchinari, i

materiali, il locale in cui l'impresa svolge la propria attività, è inferiore rispetto al

valore dell'impresa nel suo complesso proprio perché c'è questa perfetta

Pensate a un punto vendita Foot Locker rispetto al valore

organizzazione dietro.

degli arredi interni, delle scarpe che ci sono in magazzino e di tutto quello che

c'è nel punto vendita, è chiaro che dire punto vendita Foot Locker ci sta dando

già il senso di un'impresa che è attiva, che è conosciuta e che ha un brand .

Questi tre aspetti (l'essere attività, l'essere conosciuta e l'avere un brand) non

sono tutti misurabili economicamente, ma certamente quel punto vendita vale di

più proprio perché è organizzato. “organizzato” ci spiega proprio perché nella

definizione di impresa è così sottolineata fortemente; il valore si genera per

quell'impresa proprio perché c'è un'organizzazione, non è soltanto una semplice

forma di risorse.

Gestire un’impresa significa organizzarne le risorse e le attività in una maniera

che possa essere al contempo efficace (che riesca a raggiungere un determinato

risultato, gli sforzi di un'azienda sono efficaci se riescono a conseguire l'obiettivo

prefissato; quindi vendere un prodotto, avere i clienti soddisfatti) ed efficiente

(che riesca a farlo nel miglior modo possibile in termini di risorse utilizzate).

Quindi chi gestisce un'impresa deve far sì che un insieme di risorse e persone

venga utilizzato nel miglior modo possibile per raggiungere i risultati che

l'impresa stessa si è prefissata.

Un’impresa può essere definita internazionale: perché svolge un'attività in un

mercato internazionale, perché realizza degli acquisti in quel mercato, perché

vende in quel mercato, produce in quel mercato oppure ha un partner di

produzione o commerciale in quel mercato. In tutti questi casi parliamo di

impresa internazionale, quindi non pensiamo all'impresa internazionale soltanto

come impresa che vende in un mercato estero, certamente anche quell'impresa

è un'impresa internazionale però è una delle diverse modalità con cui possiamo

individuare un'impresa internazionale.

Il contesto in cui si muove un’impresa internazionale viene aggettivato come

competitivo perché nel momento in cui un'impresa inizia ad operare su un

mercato internazionale, il primo fattore da considerare è la competizione, cioè la

presenza di altre aziende che svolgono la stessa attività in concorrenza con

l'impresa che stiamo considerando.

1. Dinamiche internazionali rilevanti per l'impresa

La gestione di un’impresa oggi richiede una comprensione approfondita delle

dinamiche internazionali, in quanto molteplici fattori globali possono

rappresentare sia opportunità di crescita che criticità. La dimensione

internazionale, pur con intensità variabile a seconda del tipo di business, è

fondamentale per diverse aree: i mercati, la concorrenza, l’organizzazione delle

attività produttive e lo sviluppo del capitale umano e delle risorse immateriali.

- mercati

Per quanto riguarda i mercati, il fenomeno internazionale si manifesta attraverso

due aspetti principali. Da un lato, c’è l’espansione rapida e significativa di nuovi

mercati geografici in regioni che, fino a pochi decenni fa, erano considerate

marginali dal punto di vista commerciale, Pensiamo al boom che la Cina ha

registrato negli ultimi decenni; per esempio tutti i porti che si trovano sulla costa

orientale cinese hanno rappresentato un grande trampolino per le imprese cinesi

e per le imprese che si sono internazionalizzate verso la Cina perché avere a

disposizione dei porti avanzati ed efficienti hanno reso quel territorio appetibile,

se non ci fossero modalità di collegamento e di trasporto non possiamo pensare

a un nuovo mercato se quel mercato non è raggiungibile.

Questi nuovi mercati geografici, tra cui la Cina che rappresenta l'esempio più

lampante di questo cambiamento che si è verificato, rappresentano una

domanda crescente ma anche un territorio in cui si possono realizzare degli

investimenti.

Nel tempo si è diffuso un acronimo, "BRICS" che racchiude i nomi di 5 Paesi che

maggiormente rispecchiano questo concetto di nuovi mercati geografici ->

Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Proprio questi 5 Paesi perché sono paesi

in via di sviluppo, ottime opportunità per una produzione a costi vantaggiosi,

disponibilità di risorse anche naturali che non sono presenti altrove e si tratta in

tutti e 5 i casi di mercati tendenzialmente grandi (questo si rifà soprattutto

all'aspetto precedentemente espresso, ossia l'espansione della domanda).

Brasile -> pensiamo per esempio al caucciù che è la base per realizzare tutti i

prodotti in gomma, ad esempio la cover del cellulare, i gusci protettivi dei

telecomandi, tutto quello che riguarda l'industria che lavora appunto il

caucciù.Sud africa -> produzione dei diamanti

Dall’altro, si sta verificando una certa omogeneizzazione delle esigenze e dei

comportamenti della domanda su scala globale. Questi cambiamenti hanno

portato a una crescente liberalizzazione degli scambi commerciali e degli

investimenti produttivi tra Paesi diversi.

Tuttavia, per le imprese, l’internazionalizzazione dei mercati presenta un aspetto

ambivalente: da una parte comporta una maggiore concorrenza e la perdita di

"protezione" a livello locale: parliamo di minore protezione del mercato perché

tanti sono gli accordi internazionali tra i Paesi che hanno cambiato le dinamiche

del mercato. Pensiamo all'unione europea (prima c'era la CECA poi è diventata

comunità europea poi unione europea), nel trattato di Maastricht c'è un articolo

che dice della libera circolazione di merci, di persone, di servizi e anche di

capitali, che ha ampiamente esteso il mercato. Per esempio per valicare la

frontiera tra Italia e Austria non abbiamo più bisogno di mostrare il passaporto,

allo stesso modo questo discorso vale per le imprese.

I dazi doganali (tasse alle imprese che vendevano dei prodotti all'estero) non

sono più dovuti in unione europea e la caduta delle barriere doganali ha

rappresentato una grossa opportunità commerciale. Ci sono tanti accordi nel

mondo che hanno questa natura di liberalizzazione del commercio oltre l'unione

europea come la "CONVENZIONE DI BARCELLONA", un accordo che regola gli

scambi senza l'aggravio dei dazi doganali nell'area mediterranea,non solo tra

Paesi del Sud Europa ma anche tra paesi del nord africa, come "L'ACCORDO

NAFTA (North American Free Trade Agreement)", un l'accordo che mette a

disposizione degli stati d'america la possibilità di scambiarsi le merci senza dover

sottostare a dazi doganali, come il MERCOSUR (mercato del sud america) l'area

di libero scambio tra i Paesi del sud america, e come ASEAN che è il libero

scambio nell'area dell'est asiatico.

Allo stesso tempo l’internazionalizzazione offre opportunità di espandere

rapidamente il proprio business e acquisire una posizione internazionale.

Con riguardo invece all’omogeneizzazione della domanda il fenomeno si è

rivelato meno lineare e per un’impresa che opera in diversi mercati geografici: è

essenziale comprendere i fattori che favoriscono un’offerta internazionale di

prodotti/servizi sostanzialmente simili e quelli che richiedono invece la sua

differenziazione in relazione alle specificità dei mercati geografici.

(omogeneizzazione Significa: la tendenza dei consumatori in diversi Paesi ad

avere gusti e preferenze simili Ma questo processo non è lineare: non tutti i

mercati reagiscono allo stesso modo e non tutti i consumatori cercano le stesse

cose. Quindi: un’impresa internazionale deve capire quando può offrire lo stesso

prodotto ovunque (es. Coca-Cola) e quando invece deve adattarlo ai gusti locali

(es. McDonald’s che cambia menu da Paese a Paese). È un’omogeneizzazione

solo tendenziale e non totale perché ci sono dei modelli che si diffondono in tutto

il mondo ma poi localmente vengono adattati, vengono mantenute le diversità

culturali il che vuol dire valorizzarle ma anche tener conto di quello che il

consumatore vuole.

La tecnologia è uno degli aspetti più uniformati nel mondo, ma non possiamo

pensare di proporre alcuni avanzamenti tecnologici allo stesso modo nel mondo o

anche nello stesso contesto a persone diverse. Immaginate se dovessero esserci

solo carta di credito e non bonifico o contrassegno, quella impresa starebbe

tagliando fuori tanti consumatori.

La tecnologia per quanto possa essere un elemento di maggiore

omogeneizzazione, poi nella realtà deve comunque tener conto delle differenze

che esistono tra persone.

Un esempio significativo di questo processo di globalizzazione è rappresentato

da eventi come Wimbledon. Pur avendo un forte legame con la cultura

britannica, il torneo ha acquisito una risonanza mondiale. Ciò dimostra che la

globalizzazione permette a eventi (e prodotti) locali di diventare globali,

superando le barriere culturali e nazionali. Oggi l’economia è diventata la

principale forza che guida i rapporti tra Stati, più della politica o dei conflitti

armati. Il concetto di "patriottismo economico" (cioè sostenere solo i prodotti del

proprio Paese) è sempre meno realistico, perché il mercato è ormai

interconnesso e globale. I vecchi modelli economici basati sull’autarchia o

autosufficienza nazionale non funzionano più in un mondo in cui tutto è

collegato.

- concorrenza

Nel contesto internazionale, uno dei principali fattori di cambiamento è la

crescente competizione, favorita dall’internazionalizzazione delle relazioni

economiche. A partire dagli anni ’90, si è registrato un notevole aumento dei

gruppi "transnazionali", cioè con attività produttive fuori dal proprio Paese di

origine. Se nel 1992 questi gruppi erano solo l’8% del totale, nel 2008 erano saliti

al 28%, con una crescente presenza di imprese provenienti dalle economie

emergenti. Un dato interessante è che, tra i primi 500 gruppi mondiali nel 2014,

un numero crescente proveniva da Paesi come la Cina, l’India e il Brasile. Questa

espansione ha ridotto il predominio delle grandi imprese occidentali, soprattutto

statunitensi.

Le imprese originarie delle economie emergenti, come quelle cinesi, hanno

saputo approfittare di alcune caratteristiche uniche dei loro Paesi, come il grande

mercato interno e i bassi costi di produzione, soprattutto del lavoro. Questi

vantaggi hanno permesso alle aziende di crescere rapidamente, sviluppando

competenze che le hanno rese più competitive a livello internazionale. Inoltre, la

concorrenza con le imprese occidentali ha spinto queste aziende a espandersi

anche al di fuori dei propri confini, rafforzando così la loro capacità di generare

valore economico.

Le imprese emergenti, infatti, non si limitano a coprire nuovi mercati, ma

riorganizzano le proprie attività su scala globale, sfruttando le interconnessioni

tra diversi territori. Questa strategia comporta un cambiamento culturale e

organizzativo profondo, che si riflette in approcci strategici innovativi.

Nella fase iniziale di internazionalizzazione, queste aziende si sono concentrate

principalmente su crescita interna o joint venture, ma negli ultimi anni stanno

diventando sempre più frequenti acquisizioni di gruppi occidentali, invece di

costruire da zero, acquisiscono direttamente aziende occidentali già consolidate,

un segnale di come la competizione internazionale si stia intensificando.

Le aziende dei Paesi emergenti tendono ad adottare strategie diverse per

competere al di fuori dei propri mercati rispetto a quelle che hanno avuto in

origine le imprese occidentali. Quando parliamo di startegia facciamo riferimento

all’insieme di scelte e decisioni con cui l’impresa individua appunto il modo di

operare in un mercato (locale o internazionale) per raggiungere obiettivi

prefissati. Si individuano 5 approcci:

- sviluppare globalmente i prodotti e i marchi consolidati nel mercato locale.

sfruttando le economie di scala e i bassi costi di produzione, l’impresa

propone prodotti che erano già forti sul mercato nazionale anche nei

mercati esteri. Sostanzialmente si tratta di replicare quello che l’impresa

sa già fare ma per posizionarsi su una scala più ampia.

Lo stesso discorso può essere applicato oltre che a livello di prodotto

anche a livello di marchi, per quanto riguarda la politica di portafoglio-

marchi, ovvero la strategia con cui un’azienda gestisce più marchi (brand)

all’interno del proprio gruppo, si osservano esperienze diverse e quindi

non esiste una sola strategia, ma le imprese adottano approcci diversi a

seconda degli obiettivi e dei contesti: In alcuni casi l’impresa acquisisce

marchi consolidati in altri Paesi emergenti per rafforzare la posizione di

mercato nella propria macroarea geografica, (es. Significa che un’azienda,

ad esempio cinese, può comprare un marchio forte in India o Brasile per

rafforzarsi nella regione asiatica o sudamericana), oppure Acquisto di

marchi nei Paesi avanzati, In questo caso l’azienda compra marchi di Paesi

più sviluppati (es. USA, Germania, Italia) per espandersi nei mercati più

ricchi o in segmenti specifici (es. lusso, tecnologia, salute, ecc.) ed infine

rendere globali marchi nazionali di successo quindi l’impresa cerca di

portare all’estero un marchio che ha avuto successo nel proprio mercato

interno, cercando di trasformarlo in un marchio globale (presente in tutto il

mondo).

- investimenti in ricerca e sviluppo per garantire un’innovazione continua

Alcuni di questi nuovi paesi che si presentano sulla scena internazionale,

tra cui la Cina, sono particolarmente avanzati in termini di ricerca. Grazie

alla ricerca e allo sviluppo le imprese innovano i prodotti , di conseguenza

quando si presentano sui mercati cosiddetti “tradizionali” (fermi a vecchie

versioni di un certo prodotto) è chiaro che il prodotto innovativo riesce a

sbaragliare in breve tempo la concorrenza.

- specializzazione in nicchie di mercato dove possono ottenere una

leadership globale.

Una nicchia di mercato è un piccolo o ristretto spazio di mercato. Scegliere

una nicchia di mercato vuol dire concentrarsi su un solo gruppo ristretto di

clienti che ha un bisogno specifico. Un esempio è il mercato del lusso. Un

mercato di lusso non è presentato a tutti i consumatori perché non tutti

saranno interessati. Si immaginino i top brand della moda oppure le auto

che sono di fascia altissima, è chiaro che è un mercato riservato a pochi.

Pur essendo ristretto però ha un grande potenziale perché anche se poche

unità vendute, consentono grandi risultati. Il consumatore attento al lusso

e interessato ad esso, rappresenta quello che si chiama segmento

trasnazionale perché un gruppo di consumatori che ovunque nel mondo si

comporta allo stesso modo (ad esempio una donna che compra una borsa

di Louis Vuitton o l’uomo che vuole comprare una Rolls Royce avrà lo

stesso comportamento, che sia cinese, belga o svedese).

- l’uso delle risorse naturali locali

La disponibilità di risorse non solo per quantità ma anche per le

caratteristiche qualitative di quelle risorse. Se una risorsa naturale è presente in

una specifica area del mondo, è chiaro che la produzione si svolge. In questo ci

aiuta pensare ad altri sfidanti globali rispetto a quelli citati finora, ad esempio il

mercato dell’estrazione petrolifera che avviene prevalentemente nella penisola

araba (Qatar), Russia, America (Mid-West, Texas), Sud America (Venezuela) e

anche nel mar del nord, quindi la Norvegia. Tutti questi esempi sono casi di

risorse naturali disponibili.

- il modello di business sviluppato nel proprio mercato geografico con

adattamento alle specificità di altri contesti, anche attraverso acquisizioni

per accelerare l’ingresso in nuovi mercati.

- Organizzazione delle attività produttive

La dimensione internazionale influisce profondamente sull’organizzazione delle

attività produttive, in particolare attraverso la gestione della catena del valore,

l'acquisizione di risorse e lo sviluppo del capitale umano.

Le imprese non si internazionalizzano esclusivamente per accedere a nuovi

mercati, ma anche per ottimizzare la gestione della catena del valore, sfruttando

le differenze tra i contesti geografici in termini di:

● costi di realizzazione dell’attività, spostando la produzione in Paesi con

minori oneri;

Ci sono tanti esempi positivi ma anche in negativo. Molti di voi

ricorderanno il tentativo di boicottaggio nei confronti di Nike perché

realizzavano la propria produzione in aree del mondo in cui la manodopera

non era soltanto più economica ma era semplicemente sfruttata, siccome

c’era il lavoro minorile, condizioni disumane, ambienti insalubri, nessun

sindacato, orari di lavoro.

● la disponibilità di risorse rilevanti;

Nei mercati del sud-est asiatico e anche del Nord Africa ci sono delle

condizioni di grosse disponibilità di risorse per le imprese quindi per le

imprese è un vantaggio spostarsi nel mondo per realizzare la propria

produzione perché le risorse sono disponibili in quelle aree del mondo e in

quantità ingenti.

● migliorare l’efficienza logistica, ottimizzando la distribuzione;

I cambiamenti che ci sono stati nel mondo dei trasporti poi in quella della

logistica hanno

consentito un ampliamento del bacino in cui l’impresa può muoversi e può

soprattutto movimentare le risorse e le proprie merci perché ci sono stati

avanzamenti tecnologici (ad esempio i porti della Cina con il tempo sono

diventati imprese in senso stretto, perché prima erano un servizio pubblico

solo per le operazioni di trasporto, adesso si sono innovati con altre

tecniche produttive: conservazione dei prodotti ad alcune piccole

trasformazioni come imballaggio e sdoganamento) o basti pensare anche

al cosiddetto “abbattimento della temperatura”. Una risorsa naturale

utilizzata per produrre un alimento può essere trasportata da un capo

all’altro del mondo abbassando o quasi azzerando il rischio di deperimento

perché la logistica, con il dettaglio del freddo, consente di abbassare la

temperatura e preservare le caratteristiche di quella risorsa. Questa è una

condizione necessaria affinché si raggiunga una opportunità di mercato

estero.

● avvicinarsi al mercato finale, aumentando la reattività alla domanda

locale.

Questa organizzazione non solo migliora l’efficienza economica, ma favorisce

anche la collaborazione con governi locali e altri attori economici, rafforzando il

radicamento delle imprese nei contesti esteri. Gestire un’impresa internazionale,

non

vuol dire replicare ciò che l’azienda faceva nel proprio territorio d’origine, bensì

gestire le attività che un’impresa conosce in un contesto diverso, tenendo conto

delle caratteristiche del contesto in cui l’impresa opera e del governo, rifacendosi

ai costumi, alle abitudini e ai modi di lavorare in queste imprese locali. Lo stesso

vale anche per i consumatori, che in giro per il mondo, sono diversi, di

conseguenza, anche l’impresa dovrà capire come gestire i rapporti con i

consumatori.

Tuttavia, negli ultimi anni, si è osservato un rallentamento di questo processo,

accentuato dalla pandemia di Covid-19, che ha portato le aziende a riconsiderare

la necessità di accorciare le catene di approvvigionamento per aumentare la

resilienza.

Il livello di internazionalizzazione (proiezione internazionale dell’impresa) delle

attività produttive viene misurato attraverso indicatori specifici, come l’indice di

transnazionalità. Con l’indice di trasnazionalità si misura il rapporto tra le attività

svolte all’estero e quelle svolte complessivamente in patria.

Es: se l'indice di transnazionalità dovesse essere 65% vuol dire che il 65% delle

attività dell'impresa è svolta all'estero. Basti immaginare un'impresa che opera

in più paesi del mondo che ha 80 dipendenti all’estero mentre

complessivamente 300 dipendenti. L’indice di trasnazionalità fa semplicemente

80/300 (80 fratto trecento) se ovviamente l’oggetto della misurazione sono i

dipendenti. Per calcolare questo indice facciamo riferimento a 3 fattori: gli asset

(che sono le risorse di cui dispone un'impresa), le attività (e quindi soprattutto le

vendite svolte da questa impresa) e il personale. Per calcolare l'indice di

transnazionalità basta fare il rapporto tra asset oppure numero di dipendenti

oppure il valore aggiunto prodotto all'estero, fratto le stesse grandezze nel loro

complesso dell'impresa.

In alternativa, il network spread index valuta la diffusione geografica delle

imprese, considerando il numero di Paesi in cui un’impresa ha società controllate

(non quanto produce ma quanto è diffusa)

La gestione delle risorse si è evoluta significativamente, spingendo le imprese a

gestire gli approvvigionamenti su scala internazionale. Viene costituita infatti

un’unità organizzativa dedicata al procurement a livelli internazionale. Queste

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher denisebozza6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof De Chiara Alessandra.
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