Estratto del documento

Economia delle aziende e dei mercati internazionali

Prof. Alberto Mingardi

Introduzione

“Tutti siamo ignoranti, solo su argomenti diversi.” - Will Rogers

Noi riusciamo a concentrarci solo su poche cose, il gioco della società è fatto in larga misura proprio su questo: il lusso di potersi affidare “all’altro”. La nostra società si fonda sul fatto che possiamo essere tutti ignoranti, solo su argomenti diversi (basti pensare agli esempi fatti in aula sulle conoscenze dei nostri nonni/bisnonni rispetto alle nostre). Noi cerchiamo di imparare delle cose, sia per dovere che per piacere, ma questo non è il motore del progresso sociale. Non è questo che crea nuove opportunità poiché abbiamo sempre qualcuno su cui fare affidamento e che possiamo in un certo senso “sfruttare”. Il miglioramento dello stile di vita inizia quando possiamo sfruttare le nostre conoscenze reciproche, questo porta allo sviluppo di conoscenze specifiche e alla nascita di diverse professioni.

Che cos'è un'economia?

E quali sono le condizioni per cui ragioniamo sui sistemi economici?

La premessa fondamentale è: “l’esistenza della scarsità”.

“Un sistema economico è un sistema per razionare beni e servizi che sono inadeguati a fornire tutto ciò che le persone desiderano”

Se le risorse non sono scarse, le possibilità di conflitto sono poche e in qualche modo, se le risorse non sono ridotte, non c’è bisogno di scegliere. La nostra vita in realtà è un continuo succedersi di scelte che implicano la rinuncia di qualcosa. I nostri desideri sono potenzialmente infiniti, ragione per la quale non possono essere tutti soddisfatti. Da qui sorgono due problemi: il primo riguarda la scelta delle nostre priorità (se le risorse sono scarse, dobbiamo scegliere come impiegarle), il secondo, invece, riguarda i desideri altrui e quindi il coordinamento (far sì che le poche risorse a disposizione possano soddisfare persone diverse). Le scelte di produzione devono tener presente le “nostre” priorità e quelle “altrui”.

Ciò che più conta in tutti i sistemi economici, e li caratterizza, sono le procedure che utilizzano per prevenire la possibilità che le persone abbiano accesso a certi beni e servizi e negare loro l’accesso a certe risorse, strumenti o beni di produzione. La scarsità, dunque, è un dato “naturale”. Le istituzioni economiche servono per aiutarci a gestire in modo razionale questa scarsità.

“L’economia è quella scienza che studia il comportamento umano come relazione tra fini e mezzi scarsi che possono essere destinati ad usi alternativi.” - Lionel Robbins

Fallace del Nirvana

Uno degli errori più comuni è quello che si definisce la “fallace del Nirvana”, questo capita quando paragoniamo un’idea avulsa da una realizzazione e dall’altra una realizzazione concreta. Altro errore è quello di confondere i problemi economici con quelli tecnologici. Se noi abbiamo risorse scarse ma un unico fine, il problema è legato solamente all’efficienza nell’uso di quelle risorse poiché il fine è uno solo. “Il problema economico nasce non appena scopi diversi entrano in concorrenza l’uno con l’altro per assicurarsi l’uso delle risorse alternative”.

I due perimetri sono: la scarsità delle risorse e la concorrenza degli scopi. Altro piccolo problema è che i fini delle persone e gli usi cambiano. Ci sono consumi che una volta erano ritenuti qualcosa di bello e che oggi non lo sono più. Gli atteggiamenti culturali cambiano così come cambiano i mezzi (insieme ad abitudini e consumi). Il cambiamento della tecnologia e degli usi si riflette sui comportamenti culturali.

Chi decide gli scopi, gli usi e i fini?

La conoscenza utile a decidere: ciò che conta è la conoscenza che viene effettivamente usata nel momento in cui vengono prese le decisioni. Non necessariamente la conoscenza “disponibile” in quel momento nella società. Bisogna ragionare sul fatto che tutto quello che viene deciso al centro sia adeguato alla realtà della produzione che invece si compie sempre in nodi decentrati e distaccati nei quali contano le conoscenze ai fini di quella specifica produzione.

I prezzi delle materie prime segnalano una congettura, mi aiutano a capire non solo di cosa ha bisogno l’altra persona ma anche a quali condizioni. C’è sempre un prezzo al quale si compiono gli scambi ma questo non vuole per forza dire che il suo valore lo corrisponda. I prezzi sono l’esito dell’interazione tra una domanda e un’offerta. Se il tempo in cui si passa dalla decisione di produzione alla produzione effettiva è così lungo, le correzioni sono molto più difficili (ex passare dal corso di tango a Zumba è facile, cambiare invece il corso universitario è molto più costoso poiché gli effetti sono più importanti).

Tipi di conoscenze

  • Conoscenza tacita o Noau: è qualcosa che si apprende “facendo”/praticando in momenti di apprendistato/affiancamento a persone che già professano.
  • Conoscenza delle circostanze di tempo e di luogo: la diversità di queste circostanze modifica le decisioni di produzione.

Tutte le nostre scelte sono basate su un principio di “sostituzione”. Possedere le conoscenze che ci consentono di orientare la produzione soddisfacenti le domande, non è banale.

Tre considerazioni di vantaggio

  1. Il vantaggio che unità decisionali “che stanno in alto” e “che stanno in basso” hanno nell’acquisire un certo tipo di consulenza, deriva dalle caratteristiche di quel tipo di conoscenza.
  2. La stragrande maggioranza delle decisioni incide, richiede un’interazione fra tipi di conoscenza “diversi” e fra “livelli” decisionali diversi.
  3. L’efficacia della subordinazione gerarchica varia a seconda del vantaggio che le unità decisionali “che stanno più in basso” hanno rispetto a quelle “che stanno più in alto” nell’acquisire conoscenze.

Alcuni cambiamenti sono prevedibili ma altri no e si comprendono solo in funzione delle conseguenze che portano. L’evoluzione dei prodotti dipende in larga misura da chi li produce e in grandissima misura dal feedback di chi li consuma. La reazione del consumatore retroagisce sul processo di produzione.

(Comparazione tra due fotografie: un ristorante stellato e un supermercato molto popolare.)

La domanda è: “perché alcuni fattori produttivi finiscono nel ristorante stellato mentre altri nel supermercato.” La base è che sia in un luogo che nell’altro avvengono degli scambi, la differenza sta nel fatto che la stessa azione può avere forme diverse a seconda di svariati fattori.

Il prezzo, da questo punto di vista, che cosa riflette? Cosa sta dietro al prezzo? I prezzi riflettono tutta una serie di decisioni di produzione differenti. Rispetto a un piatto pronto disponibile al supermercato a quello disponibile in un ristorante, cambia la qualità della materia prima. Quando vediamo un prezzo alto, possiamo fare tutta una serie di considerazioni. L’elevazione del prezzo esclude una parte di acquirenti. Il mondo però non si divide in modo netto, i consumi variano a seconda del momento e delle esigenze (esempio del quotidiano che sono disposto a pagare anche 2 euro la mattina ma non la sera). Allo stesso tempo però non bisogna assumere che prezzi e idee definiscano categorie fisse di esseri umani. La sintesi dello strumento paradossalmente è sia suggestiva che sufficiente a sé stessa per quelle che sono le decisioni che noi dobbiamo prendere.

Costo-opportunità

L’idea fondamentale è che il costo di qualche cosa è tutto ciò a cui noi rinunciamo per averla in relazione con ciò che di alternativo abbiamo scartato.

Robert Frost - The road not taken (1916)

Frost era all’epoca un poeta molto conosciuto, le tematiche su cui scrive sono apparentemente molto banali. Questa poesia è stata interpretata molte volte come un testo che ha a che fare con scelte fondamentali della vita; tuttavia, l’autore ha sempre smentito queste interpretazioni “filosofiche” sostenendo che la poesia parla di semplici sentieri nei boschi.

Capita molto spesso che delle due opzioni che abbiamo davanti, sembri, a noi per primi, che si equivalgono. Non sempre protendiamo nettamente per una scelta o per un’altra. Ovviamente ci sono questioni di fondo inscalfibili ma ce ne sono altrettanti sulle quali il dubbio si fa strada.

Nonostante a primo impatto la poesia sembri parlarci di scelte di vita esistenziali, il modo corretto in cui interpretarla si limita alla superficie e quindi, al fatto che anche le scelte piccole sono importanti, come quella di prendere un sentiero piuttosto che un altro. Noi non scegliamo diversamente se si tratta di cose più banali, l’unica differenza può stare nel tempo che impieghiamo nel prendere la scelta ma non certo nel meccanismo che si innesca. Noi siamo “animali che scelgono”, semplicemente ponderiamo in modo diverso le nostre scelte in termini temporali.

Divisione del lavoro

La divisione del lavoro potrebbe essere intesa come una catena di montaggio. Secondo Smith, se noi lasciamo un artigiano da solo a produrre spilli, la quantità di produzione di quest’ultimi sarà minima. In uno stabilimento specializzato nella produzione di spilli invece, la produzione è spalmata su più persone. Il progresso consiste nel passare dalla produzione di un singolo ad un collettivo. In questo modo, si allungano gli stadi di produzione perché si trae vantaggio nell’aumento del prodotto e quindi nel guadagno. La divisione del lavoro è limitata dall’estensione del mercato. Un numero elevato di persone corrisponde a maggiori possibilità di specializzazione in un determinato settore e maggiori desideri che ciascuna di queste possiede. L’arretratezza economica, nella maggior parte dei casi, si spiega con l’isolamento. Il numero di partecipanti al gioco dello scambio, influenza anche ciò che possiamo scambiare. I beni e i servizi non esistono in modo indipendente da chi ne usufruisce.

Il concetto del “made in”

Gli italiani, all’estero, sono conosciuti per il senso del gusto. Nel mondo di oggi però, non esiste un prodotto che venga realizzato al 100% in un determinato paese. Spesso, ad avere una diversa provenienza sono le componenti di quest’ultimo. Un esempio lampante può essere la Barbie, apparentemente sembra un prodotto di semplice produzione, in realtà, dietro, si nasconde un processo molto lungo e complesso. Ciascun componente della bambola ha una provenienza diversa.

L’ambiguità di parlare di divisione del lavoro all’interno e all’esterno dell’impresa significa anche ragionare su come questi due mondi si incontrano. La divisione del lavoro in fabbrica è diverso tra quello di imprese e persone.

I due significati della divisione del lavoro

All’interno della singola impresa

  • Problema organizzativo: la divisione del lavoro nelle sue linee fondamentali corrisponde ad un disegno di tipo organizzativo. C’è l’assegnazione di un compito e si stabilisce il modo in cui questo dev’essere eseguito.
  • Necessità di una governance adeguata come si struttura una determinata impresa.

Fuori dalla singola impresa

Il fatto di comprare un prodotto, anziché produrlo internamente possiede un vantaggio, ovvero, quello di poter mettere in atto un processo continuo di sostituzione. Ogni tanto, le imprese si trovano in situazioni simili a quando ci manca il sale in cucina. Può capitare che i prezzi aumentino o che la disponibilità di mercato diminuisca. La soluzione sta nel cercare dei sostituti. La differenza tra sostituire il sale con le spezie non ha conseguenze di tipo commerciale, viceversa, un ristorante professionale che lo fa, cerca continuamente alternative che gli portino un vantaggio economico. Questo processo di sostituzione avviene continuamente così come l’alternanza tra outsourcing e in-house solution (ex: l’azienda che decide di assumere un interprete a tempo“indeterminato” piuttosto che dover contrattare ogni volta con un esterno).

La scelta tra outsourcing e in-house solution si chiama anche “make or buy”, decidere se comprare qualche cosa o se realizzarla. La regola di carattere generale è che si confronta il costo d’acquisto di un certo bene o servizio con l’ultimo costo marginale che avrebbe quel bene o quel servizio internamente. Se il costo di produzione interno è superiore al costo di acquisto esterno, acquisto fuori. Al contrario, se io penso che realizzando internamente un certo bene o un certo servizio, propenderò per realizzarlo internamente. Ovviamente ci sono fattori che non sono associati ai costi immediati, come l’assicurazione della qualità. La prontezza alla reazione del reclamo è diversa in uno e nell’altro caso. Il make ha una serie di convenienze intrinseche rispetto al buy e molto spesso, per ottenerle, ci si basa su contratti scritti con i fornitori. A seconda della parte con cui si sottoscrive il contratto, valgono diverse prassi culturali ed esigenze (ex: un avvocato, un servizio di traduzione-interpretariato).

Perché scambiamo?

Noi esseri umani intratteniamo rapporti di scambi con altri perché abbiamo tante esigenze diverse e perché ci abbeveriamo delle competenze altrui.

La divisione del lavoro deriva dalla diversità dei talenti?

La differenza tra un professionista e un dilettante sta nel tempo che si dedica ad una determinata attività. Talenti straordinari ce ne sono ma noi tendiamo ad enfatizzarli; quindi, l’affermazione che la divisione del lavoro deriva dalla diversità dei talenti non ha senso d’esistere. Una conseguenza di pensare che la divisione dal lavoro dipenda dai talenti è quella che ciascuno debba fare ciò in cui è più bravo. Questo concetto lo si applica anche ai paesi. Si è a lungo pensato che alcuni paesi fossero naturalmente avvantaggiati nel fare alcune cose. Secondo Smith “i vantaggi naturali che un paese ha rispetto a un altro nel produrre merci particolari sono talvolta talmente grandi da galleggiare in esso”.

Scambio comparato

Una delle grandi rivoluzioni scientifiche arriva con il successore di Adam Smith, David Ricardo. A differenza di Smith, Ricardo è un banchiere, conosciuto per il teorema dei vantaggi comparati, basato sullo scambio di persone.

Ex: Attilio e Aurelio sono le uniche persone che abitano un’isola deserta. I due hanno due possibilità per soddisfare l’esigenza naturale di nutrirsi: possono andare a pescare o possono raccogliere delle banane. Entrambe le attività richiedono un certo tipo di perizia. Se Aurelio dedica tutto il suo tempo a raccogliere banane, porta a casa 100 caschi di banane a settimana ma nessun pesce. Se al contrario passasse tutto il suo tempo andando a pesca, pescherebbe 200 pesci a settimana. Dal momento che una dieta di sole banane o di solo pesce non è ottimale, Aurelio decide di dimezzare il suo tempo dedicandone il 50% alle banane e l’altro 50% al pesce. Attilio è invece è più goffo, se dedica tutto il suo tempo settimanale alle banane, ne porta a casa 50 caschi, se si dedica invece interamente alla pesca, porta a casa 50 pesci. Dimezzando il suo tempo, porterebbe a casa 25 banane e 25 pesci. L’efficienza di Aurelio è molto più interessante rispetto a quella di Attilio, con il quale non ci verrebbe mai in mente di scambiare. Finché i due non scambiano tra loro però, il limite al loro consumo è dato dalla loro produzione. Aurelio consuma 50 e 100 mentre Attilio consuma 25 e 25. Nessuno dei due può consumare di più di quanto produca da solo. La frontiera delle possibilità di produzione sarà anche la frontiera delle possibilità di consumo. Senza scambio tra i due agenti, i guadagni in termini di benessere sono minori.

Ipotesi di specializzazione

Ciascun agente sarà in posizione migliore se si specializza nella produzione del bene in cui ha un vantaggio migliore (lo produce a minor costo) e scambia il bene sul mercato con l’altro agente. Attilio si dedicherà solo alle banane mentre Aurelio si dedicherà meno alle banane e più alla pesca. Questo permette ad Aurelio di pescare 150 pesci al posto di 100. Aurelio, a sua volta, cede ad Attilio 37 pesci. Per il semplice fatto che i due si sono messi d’accordo, la quantità di pesci a disposizione è aumentata del 25%.

Si dice che un’impresa (paese) possiede un vantaggio comparato nella produzione di un bene, relativamente ad un’altra impresa (paese), se ha un minor costo opportunità nel produrre quel bene.

La teoria dei vantaggi comparati (o modello Ricardiano) è stata concepita a partire dai concetti essenziali dall’economista inglese Ricardo.

Il sistema dei prezzi

La specializzazione aumenta la produttività. Se noi non scambiamo, il limite della nostra produzione è il consumo. La prima necessità che si pone è quella di coordinamento. C’è uno straordinario coordinamento di persone che non seguono un piano regolatore e che non dipendono da nessuno. Ciascuno di questi attori economici ha un proprio interesse ed interagiscono tra loro.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Anna_lanfr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle aziende e dei mercati internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Mingardi Alberto.
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