Estratto del documento

Introduzione allo studio delle istituzioni di Gaio

Perché studiamo Gaio? Perché è autore dell’unica opera del diritto classico romano giunta a noi direttamente dall’età classica in cui viveva Gaio, senza passare attraverso l’Età Giustinianea (tutto il diritto romano conosciuto deriva da Giustiniano, VI secolo, tramite il Digesto). Gaio è l’unico giurista di cui abbiamo un’opera non arrivata a noi tramite Giustiniano, ci consente di avere una conoscenza di diritto romano classico pura. Le istituzioni di Gaio sono arrivate a noi al di fuori dell’opera giustinianea.

Il mistero di Gaio

Su Gaio noi abbiamo un enigma, mistero, “enigma per Casavola", Gaio ci è conosciuto solo attraverso il prenomen Gaius, vera e propria anomalia. Tutti i giuristi romani e cittadini dovevano avere secondo le regole del sistema onomastico romano: un praenomen, nomen, cognomen ed essere conosciuti solo con il cognomen è atipico (nessun giurista romano è conosciuto solo con quello). Come mai Gaio, a differenza degli altri giuristi, è conosciuto solo con il praenomen? È un enigma per alcuni, infatti anche in Oriente il Gaius era piuttosto di uso, ciò toglierebbe peso al problema.

Chi è Gaio?

Il grande studioso Huschke ci dice che sono poche le cose che sappiamo di Gaio, nessuno sa che faccia avesse, né che sembianze avesse (per alcuni una donna), non abbiamo dati sul suo aspetto. Sicuramente Gaio ha avuto molto successo ma ci sono delle cose della sua vita che ci fanno brancolare nel buio, sappiamo che:

  • Vive nel II secolo sotto l’imperatore Adriano.
  • Scrive il suo passo più importante sotto l’imperatore Pio.
  • Scrive il senatoconsulto Orziano nel 178 d.C., perciò era vivo in quell’anno.

Non si sa se fosse un cittadino romano o delle province (territori conquistati da Roma al di fuori dell’Italia), era forse orientale per Mommsen, ipotesi basata sulla questione del praenomen. Inoltre, Gaio fa riferimento al diritto delle province, conosce il greco, fa comparazioni con il diritto di altri popoli, arriva in ritardo rispetto alla sua epoca (ciò ha fatto pensare che le notizie arrivassero in ritardo, quindi che vivesse in provincia). Huschke pensa invece che fosse romano, e che facesse riferimento alle scuole dei sabiniani (giuristi).

Il paradosso gaiano

Gaio è del tutto ignorato dai giuristi della sua epoca, nessuno lo menziona all’interno delle opere, i giuristi solitamente si citavano tra di loro. Nessuno lo cita perché è così famoso. Prendendo la legge delle citazioni introdotta il 7 novembre 426 d.C., in età post classica, dopo la morte di Gaio, si stabilì che si potevano citare solo le opere di cinque giuristi, tra questi Gaio, gli viene riconosciuta importanza. La legge delle citazioni lo vede tra i cinque giuristi, anche se non viene mai citato. In età giustinianea, Gaio viene preso come “noster”, “Gaius noster”.

In realtà, Pomponio parla di Gaio chiamandolo “Gaius noster” prima dell’era giustinianea, ma si pensa che questo sia stato scritto dopo. Com'è possibile che venga ignorato dai contemporanei e poi lodato in seguito? Secondo Max Kaser, Gaio era un giurista classico per età ma non classico come metodo. Gaio non è stato mai citato dai contemporanei perché era un professore di diritto con metodo didattico, mentre i contemporanei erano dediti solitamente a dare soluzioni a casi giuridici complessi, i contemporanei lo avrebbero snobbato. Sicuramente Gaio fu un didatta, ma probabilmente non tutte le sue opere sono scritte con configurazione didattica. Kaiser fu criticato.

Il ritrovamento dell’istituzione di Gaio

È la storia di una scoperta annunciata, perché come spesso capita ci sono degli aspetti che sono nascosti ai più e che a volte vengono tramandati in maniera imprecisa. A Verona si trova la Biblioteca Capitolare, la più antica del mondo e al suo interno ci sono tesori spettacolari per ogni tipo di epoca. Siamo nel 1712 a Verona, molti anni prima del ritrovamento ufficiale delle istituzioni di Gaio, a Verona vive un grande letterato e studioso, un nobile molto potente: Scipione Maffei, grande gloria della cultura di Verona perché sarà autore di uno straordinario ritrovamento. Egli verrà definito da Montesquieu "intelligence de l’Académie de Vérone", intelligenza dell’accademia di Verona. Scipione Maffei frequenta la Biblioteca Capitolare, e lì fa tanti studi, sa che ne hanno parlato molti autori come ad esempio Panvinio, celebrandola. È così famosa perché ha al suo interno alcuni dei manoscritti più importanti della cultura antica, ma all’epoca di Scipione Maffei questi manoscritti non ci sono più. Come mai questa biblioteca è considerata così famosa se tutti questi manoscritti così antichi di cui tutti hanno parlato sono spariti?

Scipione si mette alla ricerca perché vuole arrivare a capire e nei suoi studi riesce a fare una prima scoperta: c’è un vuoto nelle informazioni che noi abbiamo su questi manoscritti. Mentre prima si parlava della presenza di questi manoscritti, quando noi andiamo a vedere i diari di viaggio degli umanisti, che hanno preceduto Maffei, nessuno di loro parla della presenza di questi manoscritti, quindi qualcosa deve essere successo negli ultimi 100 anni. Egli guarda e legge attentamente opere di alcuni di questi grandi viaggiatori, giovani che viaggiano per l’Europa e scrivono e riproducono nei loro diari ciò che vedono. Quando arrivano a Verona nessuno di loro parla dei manoscritti della Biblioteca Capitolare. Bernard de Montfaucon scrive il “Diarium Italicum” e Jean Mabillon quando arriva a Verona scrive l’“Iter Italicum”, ma dei manoscritti nessuna traccia. Scipione Maffei vuole capire che cosa sia successo e non si dà pace perché è convinto che i manoscritti siano andati perduti e che qualcosa deve essere capitato tra inizio 1600 e il 1700 (in cui vive). Fa delle indagini e comincia a studiare, fa ricerche alla Capitolare e fa una scoperta: scopre che effettivamente questi manoscritti sono andati perduti.

Verona 1603, in quell’epoca stava per arrivare la piena dell’Adige, la biblioteca capitolare si attendeva una terribile esondazione (si trova sulle rive dell’Adige). Il canonico dell’epoca, Rezzani, sa che l’acqua coprirà la biblioteca e quindi vuole mettere al riparo i manoscritti più preziosi in un luogo alto. Ma un altro pericolo che stava arrivando era quello delle soldataglie dei lanzichenecchi (soldati che razziavano ciò che di prezioso si poteva trovare ovunque), con il pericolo che razziassero la capitolare di tutti i manoscritti più importanti. Rezzani si trova di fronte ad un doppio problema: arriva l’acqua e i lanzichenecchi. Il luogo dove nascondere i manoscritti deve essere alto e nascosto. E così vengono nascosti in un luogo segreto. Arriva la piena dell’Adige e l’acqua travolge tutto, ma inoltre arriva una cosa ancora peggiore.

Anteprima
Vedrai una selezione di 1 pagina su 5
Riassunto esame Diritto romano, Prof. Briguglio Filippo, libro consigliato Istituzioni di Gaio, Filippo Briguglio Pag. 1
1 su 5
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lnrss di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Briguglio Filippo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community