Riassunto libro “La comunicazione pubblica dell’Unione Europea”
CAP.1 Lo scenario dell’Europa
La sfera pubblica: lo spazio dell’agire e della comunicazione pubblica di tutti i
soggetti, quale luogo di dibattito e decisioni comuni a fondamento della democrazia.
Habermas, prendendo in esame lo sviluppo della società a partire dal XVIII secolo,
Europa della prima modernità sfera pubblica come pubblica discussione in cui la
volontà dei cittadini ha la sua legittima espressione, affermazione nel modello
liberale borghese di privati cittadini riuniti come pubblico per svolgere la funzione di
critica e controllo rispetto alle attività dello stato.
Arendt: la dimensione sociale tende a opporsi a quella propriamente politica. La
sfera pubblica è lo spazio sociale di emancipazione in cui si legittima la sovranità
popolare.
L’industria dei media e la globalizzazione disegnano un diverso scenario dello
spazio pubblico in cui viene meno il principio di un pubblico critico di cittadini,
autonomo dalla componente politica, e trova spazio l’idea di una logica sistemica
che regola gli apparati economico-finanziari e favorisce quegli imperativi funzionali
propri delle regole di mercato e degli interessi politici. Colonizzazione da parte dei
media della sfera pubblica.
Al contempo però, Habermas vede nell’affermazione di una cultura politica
liberal-democratica la possibilità di impiegare un processo discorsivo razionale che
sia volte all’esercizio di una migliore sovranità popolare. Opinione molto vicina al
pensiero di Rawls, che intravede nella possibilità di confronto fra cittadini liberi e
uguali l’opportunità di promuovere la ragione pubblica. La ragione dei cittadini si
fonda sul consenso per intersezione tra i diversi partecipanti allo spazio pubblico.
Tuttavia, i criteri di legittimità della ragione pubblica non sono esito di negoziazione
ma sono deliberazioni politiche che si compiono quali compromessi, funzionali a
garantire la stabilità del governo e la condivisione dell’interesse comune.
In Habermas invece il concetto di sfera pubblica assume una dimensione più
ampia ed è legato alla capacità democratica dei cittadini di autogovernarsi, quali
protagonisti di una forza normativa indipendente.
Entrambi gli autori sottolineano l’importanza della forza argomentativa della ragione
nel promuovere un modello di legittimità democratica.
Europeizzazione: lento e graduale processo di adeguamento dell’ordinamento
interno alle istituzioni e alle politiche europee, da ritenere tuttora in corso e in fase di
sviluppo. Non è da confondere con l’integrazione, associata all’emanazione di
importanti decisioni e all’adozione di nuovi trattati, nonostante sia una delle
condizioni necessarie perché si affermi l’europeizzazione.
Contesto italiano: il dettato costituzionale ha previsto un concetto di sovranità
nazionale non di tipo assoluto ed esclusivista, ma temperato dalla riconosciuta
presenza di limitazioni derivanti dal funzionamento di organismi internazionali
preordinati alla tutela della pace. Inoltre processo di europeizzazione della normativa
locale includendo nell’ultimo testo di revisione costituzionale l’espressa incidenza dei
vincoli comunitari rispetto alla legislazione nazionale e regionale.
La prospettiva di sviluppo a livello europeo di strutture distintive di governance, la
cui influenza ricade sui governi regionali, ha contribuito a determinare un processo di
legittimazione verticale di norme e istituzioni che discende da politiche
sovranazionali.
L’europeizzazione si definisce come processo di legittimazione dell’Unione
Europea in una logica verticale di coordinamento e cooperazione tra i vari
livelli di governo: europeo, nazionale e locale. Si riferisce
all’istituzionalizzazione di regole e procedure formali e informali definite a livello
comunitario e di volta in volta recepite nelle politiche pubbliche nazionali. Ad
esempio, le scelte di politica economica oggi sono fortemente condizionate dai rigidi
criteri europei.
Europeizzazione delle sfere pubbliche nazionali, in cui il dibattito politico prende
forma in una condivisione locale di temi e problemi di interesse europeo. Logica a
rete di partecipazione attiva dei diversi stati membri ai processi decisionali politici.
Europeizzazione della politica: maggiore attenzione della classe politica nazionale
verso le vicende politiche europee e le elezioni degli altri stati membri, alimentando
una interrelazione con l’andamento delle politiche comunitarie.
La sfera pubblica va ripensata in una logica cosmopolita e considerata come
luogo di sperimentazione di forme democratiche plurali, in un processo di
governance che travalica i confini nazionali.
Radaelli: tale assetto deve trarre origine da un processo di istituzionalizzazione di
regole formali e informali, consolidatesi nell’ambito della policy europea e che
successivamente sono state recepite dalle politiche pubbliche nazionali.
Il processo di europeizzazione non è ancora concluso ed è suscettibile ad ulteriori
assestamenti. Il suo consolidamento sarà ultimato quando nuovi istituti di
mediazione rappresentativa favoriranno la formazione di un “potere europeo”, in
grado di orientare e incidere sulle politiche comunitarie, in particolare quelle di
coesione in ambito sociale e economico.
Limiti: difficoltà connesse all'impossibilità di condividere una politica comune oltre i
confini nazionali. Assetto indefinito delle grandi questioni economiche e sociali.
Diversi ostacoli: mancanza di un demos europeo, cioè governo popolare
democrativco fondato sulla solidarietà sociale-civile tra gli Stati membri e sulla
condivisione di una cultura politica comune. Molte questioni europee sono trattate
nel dibattito nazionale con linguaggio specialistico, quindi il cittadino non ha la
possibilità di partecipare democraticamente. Creazione di “bolle filtro nazionali”.
Difficile percorso della governance europea: processo di costituzione materiale a
cui effettivamente danno vita le istituzioni comunitarie nella declinazione pratica delle
loro funzioni e competenze a fronte del disegno originario contenuto nei trattati
istitutivi. Inoltre occorre considerare il processo di erosione dello Stato nazionale,
conseguente al formarsi sia di istanze di autogoverno da parte di comunità
territoriali, crescita dell’autonomia delle regioni, sia di strutture sovrastatali. Le
decisioni vengono espressione di differenti livelli di governo: sovranazionale,
nazionale e subnazionale. Inoltre, le notizie che provendono dall’Europa sono
spesso percepite come lontane e diffficili da comprendere per i cittadini. Questo
effetto sta sfumando con i media e la diffusione di temi con carattere nazionale, ma
restano difficoltà linguistiche che limitano lo sviluppo esogeno e partecipativo dei
cittadini.
La cittadinanza sovranazionale
La cittadinanza europea è un processo complesso di costruzione dell’appartenenza
comunitaria, dal punto di vista normativo e sociale per la condivisione di principi e
diritti. La sua istituzione è già presente nel Trattato istitutivo della comunità europea
ed è riconosciuta nel Trattato di Maastricht del 1992 che definisce la cittadinanza
come status teso a rafforzare la tutela degli interessi e dei diritti dei cittadini degli
Stati membri. è una sorta di evoluzione di quella nazionale.
In Italia il legame di cittadinanza si considera esistente se c’è un legame di sangue
diretto alla medesima comunità (ius sanguis) ed è connotato dal principio della
perpetuazione. Il vero elemento che qualifica il concetto di cittadinanza è il
conferimento di particolare condizioni giuridiche soggettive che consente la
differenziazione tra lo status del cittadino e quello dello straniero.
Il trattato di Maastricht però definisce la cittadinanza europea come non costitutiva di
un nuovo status, ma strettamente legata e dipendente da quella nazionale. Quindi si
aggiunge a quella nazionale e non la sostituisce. Potrebbero avere la cittadinanza
non solo i titolari di una cittadinanza di uno Stato membro ma in tutti i soggetti che vi
risiedono a prescindere dalla loro cittadinanza.
Il ruolo giocato dalla cittadinanza europea è determinante nei prossimi anni per dare
corpo in modo uniforme ad alcuni principi fondamentali, tra i quali soprattutto il diritto
alla circolazione in Europa.
Identità europea: analisi di Prutsch, distinguere due condizioni divergenti di identità
europea e delle sue caratteristiche:
1. Europa come comunità culturale di valori condivisi
2. l’Europa come comunità politica di prassi democratiche condivise
L’ordinamento unitario sovranazionale riconosce nell’identità e nell’appartenenza
all’Europa i due filoni principali su cui costruire l’integrazione dei popoli europei.
Integrazione culturale e simbolica
L'Europa non è solo politica, ma cultura e valori: Sentirsi europei non significa solo
seguire delle leggi comuni, ma condividere simboli (come la bandiera o l'inno) e
valori fondamentali (come la democrazia, la libertà e i diritti umani). Questi elementi
creano un legame affettivo tra i cittadini e le istituzioni dell'Unione.
L'identità europea è un processo in continua costruzione, non è qualcosa di
fermo o già deciso una volta per tutte. Si costruisce ogni giorno attraverso la
partecipazione dei cittadini e la cooperazione tra le persone. È un processo che
parte "dal basso", basato sulle esperienze reali che i cittadini vivono.
L'obiettivo è creare un'identità comune che però non cancelli le differenze dei
singoli Stati. Si deve cercare di valorizzare le culture locali e nazionali, unire le
diversità inserendole però in un quadro europeo più grande.
C’è una difficoltà: oggi ci sono persone (come i migranti o i cittadini di paesi
extra-UE) che vivono in Europa, hanno diritti civili, ma non hanno pieni diritti politici.
Questo crea una sorta di "cittadinanza a metà" che può ostacolare l'integrazione.
La cittadinanza non dovrebbe essere solo un "pezzo di carta" o uno status ricevuto
alla nascita, ma un traguardo da raggiungere attraverso l'educazione e l'impegno
etico. Essere cittadini europei significa:
Sapere essere: conoscere i propri diritti e doveri.
Sapere interagire: saper dialogare con le istituzioni.
Sapere fare: partecipare attivamente alla vita democratica.
L'identità europea è un ponte tra il passato (la nostra storia e i nostri valori comuni) e
il futuro (un progetto per vivere insieme nel rispetto delle diversità). Non è solo
un'eredità da conservare, ma un obiettivo da costruire insieme partecipando
attivamente.
Dall'euroentusiasmo all'euroscetticismo - come è cambiato il sentimento dei
cittadini verso l'Europa.
All'inizio del progetto europeo c'era molta fiducua e il "consenso permissivo": i
cittadini si fidavano dei leader e delle istituzioni.
Il Trattato di Maastricht è stato il momento della grande svolta, con la creazione
della cittadinanza europea e le basi per la moneta unica.
L’arrivo dell’Euro (2002): Fu visto come una scelta di civiltà, un simbolo di pace e
stabilità che permetteva a persone e merci di muoversi liberamente senza frontiere.
Con il passare degli anni, l'entusiasmo è svanito, lasciando spazio a critiche e paure.
Le cause principali sono state:
- La crisi economica: la recessione ha portato all'aumento dei prezzi e alla
perdita di potere d'acquisto. I cittadini hanno iniziato a vedere l'Europa come
un insieme di regole rigide che non aiutano la crescita o il lavoro.
- Integrazione "negativa" vs "positiva": Gli studiosi dicono che l'Europa è stata
bravissima a togliere le barriere commerciali (integrazione negativa), ma
meno brava a creare politiche sociali e democratiche comuni (integrazione
positiva).
- Il "Deficit Democratico": Molti sentono che le decisioni vengono prese
"dall'alto" (a Bruxelles) senza che i cittadini possano davvero incidere,
creando un distacco tra popolo e istituzioni.
Spesso l'Europa viene raccontata male:
- Informazione tecnica: Le notizie sull'UE sono spesso complicate e noiose,
rendendo difficile per i cittadini identificarsi nel progetto.
- Colpa dell'Europa: I partiti nazionali tendono a usare l'Europa come "capro
espiatorio" per i problemi interni, aumentando il sentimento antieuropeista per
fini elettorali.
L'Italia ha vissuto un cambiamento drastico:
Prima: Gli italiani erano tra i più europeisti perché si fidavano dell'Europa più che dei
propri politici locali (spesso associati alla corruzione).
Oggi: È nato quello che il Censis chiama "sovranismo psichico". La paura della crisi,
l'immigrazione e le misure di austerità hanno fatto sentire gli italiani "non ascoltati"
da Bruxelles.
I dati: Mentre in media 2/3 degli europei sono felici dell'UE, in Italia solo un terzo dei
cittadini ha un'opinione del tutto positiva.
Siamo passati da una fase di speranza e fiducia (l'Europa come portatrice di pace e
ricchezza) a una fase di delusione e paura (l'Europa come burocrazia distante e
causa di crisi economica). Per recuperare questa fiducia, serve una comunicazione
migliore e politiche più vicine ai bisogni reali delle persone.
L'antieuropeismo
L’antieuropeismo è un movimento di idee e un’azione politica che contesta il modo in
cui l’Europa è stata costruita. Non è un fenomeno nuovo, ma è diventato più forte
dopo I trattati degli anni '90 (Schengen e Maastricht), il fallimento della Costituzione
Europea nel 2005 (bocciata da Francia e Olanda), L'allargamento ai paesi dell'Est e
la Brexit (l'uscita del Regno Unito dall'UE).
Il rapporto tra cittadini ed Europa è cambiato profondamente. In passato, i cittadini
accettavano passivamente le decisioni dei leader ("élite"), fidandosi della politica
nazionale ed europea. Oggi i cittadini sono molto più critici. Non accettano più tutto a
scatola chiusa e chiedono conto delle decisioni prese a Bruxelles. Questo accade
perché spesso l'Europa decide "dall'alto" senza meccanismi di controllo semplici per
i cittadini.
Secondo gli studiosi Taggart e Szczerbiak, esistono due modi di essere critici
verso l'Europa:
Tipo di Euroscetticismo Hard (Duro) - Opposizione totale: Si vuole che il proprio
Stato torni a essere completamente sovrano, uscendo dall'UE o bloccando ogni
integrazione.
Soft (Leggero): Si è d'accordo con l'idea di un'Europa unita, ma si criticano
aspramente le politiche attuali o il modo in cui funzionano le istituzioni.
Perché molte persone sono diventate euroscettiche?
- Costi elevati: Alcuni pensano che far parte dell'UE costi più di quanto
convenga.
- Percezione di "distanza": L'Europa è vista come un governo di tecnici e
banchieri lontano dai bisogni della gente comune.
- Perdita di identità nazionale: Il timore che l'integrazione europea cancelli le
tradizioni e le radici dei singoli territori.
- Crisi economica e Populismo: La crisi del 2008 ha spinto molti partiti populisti
a usare l'Europa come bersaglio delle loro proteste, vedendola come una
"dominazione" delle élite sul popolo.
Per superare questo clima di sfiducia non bastano le proteste: bisogna coinvolgere
di più i cittadini, specialmente i giovani, facendoli partecipare attivamente alle
decisioni europee e ridando all'Europa un ruolo centrale ma condiviso.
Le derive populiste
Il populismo nasce dalla delusione dei cittadini verso il modo in cui l'Europa viene
governata. L'idea di base è semplice: "Il popolo sa cosa è meglio" e non ha bisogno
della mediazione di politici o tecnici ("le élite") che vengono percepiti come distanti o
corrotti.
Il populismo si basa su tre pilastri:
- Ideologia: La società è divisa in due gruppi nemici: il "popolo puro" contro l'
"élite corrotta".
- Stile comunicativo: I leader usano un linguaggio semplice, diretto ed
emotivo per parlare alla pancia delle persone.
- Mentalità: Il popolo è visto come un'unica entità minacciata da forze esterne
(come l'Europa o i migranti).
Secondo molti studiosi, il populismo crea un fronte "noi contro loro".
Il "Noi" è il popolo che cerca giustizia sociale.
Il "Loro" (il nemico) sono le istituzioni europee o le élite locali.
Questo porta spesso al Nazionalpopulismo: la critica all'Europa si unisce alla difesa
dei confini nazionali, rifiutando ogni interferenza esterna.
I due tipi di fiducia secondo la teoria di David Easton:
1. Sostegno Diffuso: la fiducia generale nel "sistema" Europa e nei suoi valori,
è in calo perché il sistema sembra troppo complicato.
2. Sostegno Specifico: il gradimento per i risultati concreti (lavoro, sicurezza,
prezzi). Se l'Europa non produce benefici immediati, i cittadini smettono di
sostenerla.
I leader populisti hanno successo perché:
- Usano messaggi brevi e polarizzanti (o è bianco o è nero).
- Sfruttano i social media e i media tradizionali per creare un legame immediato
con i cittadini.
- Si presentano come gli unici in grado di dare voce al malessere sociale.
L'Eurocentrismo Critico - non tutta la critica è negativa. Esiste un "euroscetticismo
moderato" che può essere utile: si cerca di migliorare l’Europa (non distruggerla) e si
propone un'Europa costruita "dal basso", più attenta ai rapporti umani e alla
solidarietà. L'obiettivo è trasformare la protesta in partecipazione, rendendo l'Unione
meno astratta e più vicina ai problemi quotidiani (come disoccupazione e sicurezza).
La Comunicazione Pubblica dell'Europa = È l'insieme di tutte le attività fatte da
organi europei, nazionali e locali per informare i cittadini e stimolare il dibattito. Il suo
obiettivo non è solo trasmettere dati, ma:
- Creare un'identità: far sentire i cittadini parte di una storia e di valori comuni.
- Promuovere la cittadinanza: aiutare le persone a capire i propri diritti e a
partecipare alla vita politica.
- Essere "diffusa": non deve venire solo da Bruxelles, ma deve arrivare fino ai
comuni e alle regioni (principio di sussidiarietà).
Le informazioni in Europa viaggiano attraverso due modelli principali:
1. Modello Verticale: Le informazioni vanno dall'alto (istituzioni europee) verso il
basso (cittadini) e viceversa. È il flusso più comune.
2. Modello Orizzontale: Gli Stati membri e i cittadini di diversi paesi iniziano a
parlare tra loro di temi europei. Questo crea una vera sfera pubblica europea,
dove le opinioni nazionali si incontrano in uno spazio comune.
La sfera pubblica europea è come una grande piazza (arena) dove la società civile e
i partiti collaborano per il progetto comune, i bisogni dei cittadini vengono confrontati
con le leggi europee e si bilanciano le decisioni prese dai tecnici o dai politici a
Bruxelles.
Perché la comunicazione funzioni davvero, la Commissione Europea segue tre
regole d'oro:
1. Ascoltare: capire quali sono i dubbi e le preoccupazioni dei cittadini.
2. Spiegare: mostrare chiaramente come le leggi europee cambiano in meglio la
vita di tutti i giorni.
3. Localizzare: parlare alle persone nel loro contesto, usando la loro lingua e i
media che usano abitualmente (giornali locali, social, ecc.).
L’approccio verticale e orizzontale
A partire dagli anni 2000, l'Europa ha capito che non poteva più limitarsi a "imporre"
informazioni dall'alto. Ha avviato una riforma per diventare più trasparente, ascoltare
di più e farsi capire meglio, usando un linguaggio più semplice e accessibile a tutti.
Due modi in cui si muove l’informazione:
1. L'Approccio Verticale (L'Ascensore):
- Top-down (Dall'alto al basso): Le istituzioni europee spiegano le loro
decisioni ai cittadini.
- Bottom-up (Dal basso all'alto): I cittadini inviano i loro bisogni e le loro
opinioni "su" verso Bruxelles.
2. L'Approccio Orizzontale (Il Ponte): far dialogare tra loro i cittadini, le
associazioni e le realtà locali di diversi Paesi. È la società civile che si
organizza per risolvere problemi comuni.
L’Europa non è un ente isolato ma funziona come una rete (network) dove
collaborano:
- Livelli territoriali: Comuni, Regioni, Stati e Unione Europea.
- Livelli funzionali: Uffici pubblici, giornalisti, sindacati e associazioni.
Il principio cardine è la sussidiarietà: le decisioni e la comunicazione devono
avvenire il più vicino possibile ai cittadini (ad esempio, è meglio che sia la tua
Regione a spiegarti un bando europeo piuttosto che un ufficio lontano a Bruxelles).
Affinché le idee dei cittadini arrivino davvero ai "piani alti" dell'Europa, servono dei
mediatori:
- I Media: Giornali e social network che raccolgono le storie locali e le portano
all'attenzione europea.
- Gli Opinion Leader: Persone influenti che aiutano a tradurre temi complessi in
messaggi comprensibili.
Nonostante i progressi, ci sono ancora dei problemi: Difficoltà di dialogo (difficile
Ignorare le differenze locali
parlare direttamente con così tante persone diverse),
Spazio limitato (bisogna coinvolgere i privati e
(messaggio unico per tutta Europa),
rendere la comunicazione davvero "di tutti").
I flussi comunicativi
Due flussi principali:
1. Comunicazione Autoprodotta: gestita direttamente dalle istituzioni (come la
Commissione Europea o il Governo nazionale). Il suo scopo è essere
trasparente, dare informazioni ufficiali e rispondere alle domande dei cittadini.
2. Comunicazione Eteroprodotta: realizzata da soggetti esterni,
principalmente i giornalisti.
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