BALANDIER
1. introduzione
“detesto il confinamento”: l’impegno scientifico, politico e umano di Georges
Balandier (Alice Bellagamba, Rita Finco)
Georges Balandier è stato un pioniere della ricerca africanista francese, promotore di
una antropologia sensibile alle dinamiche del cambiamento e di una sociologia attenta
alle nazioni ex-colonizzate.
Nel 2016, alla sua morte, la comunità accademica francese ha fatto un esercizio
retrospettivo di valorizzazione del suo lavoro.
In una sua biografia dedicata agli anni giovanili spiega che “detesta il confinamento”
per spiegare la sua scelta di lavorare come antropologo. Passione politica, tensione
verso il rinnovamento.
L’intero corso della vita e della produzione scientifica di Balandier è stato
accompagnato dalle esperienze africane, indice della centralità dell’etnografia. Da
sempre anticolonialista, il suo attivismo politico lo porta a ripensare gli obiettivi e le
implicazioni della ricerca antropologica, trasformando il suo posizionamento politico
personale nella missione scientifica di costruire strumenti che aiutassero ad avere
consapevolezza dei meccanismi che governano la spinta al miglioramento.
NATO NEL 1920, in un piccolo baese dell’Alta Saona, completa gli studi a Parigi per
poi iscriversi alla Sorbona dove si diploma in etnologia.
Nel 1940 Pargini viene occupata dai nazisti.
Nel 1942 Balandier lavora al Musee de l’Homme.
Lascia parigi per unirsi alla resistenza contro i nazisti.
Ritorna in città finita l’occupazione.
La sua carriera si inaugura con una esperienza di ricerca nell’Africa del secondo
dopoguerra (1946)
Durante i suoi soggiorni in Africa, Balandier rafforza la convinzione che bisogna
allontanarsi dai riti e dalle abitudini coloniali.
Lavora a stretto contatto con un lazzaretto di lebbrosi e scopre il lato del mondo
coloniale “senza maschera”. Collabora con Mamadou Madeira Keita, impiegato che
diventerà suo amico e con cui parteciperà alla lotta anti-coloniale.
Studia in Gabon le cause della crisi economica e politica, nella sua ricerca Balandier
utilizza fonti normalmente escluse dalla ricerca etnografica come documenti
coloniali, fonti missionarie, intervista amministratori e capi-villaggio..
Dalle sue ricerche tra la popolazione Fang decreta che la situazione è il risultato
dell’incontro coloniale. Le istituzioni Fang hanno un matrice decentralizzata,
l’incontro coloniale ha reso consapevoli i Fang dell’inadeguatezza della loro
organizzazione sociopolitica. Vengono nominate delle figure imposte dall’esterno che
tentano di creare una struttura sociale più compatta unificando i differenti clan.
L’unificazione dei clan ha cambiato i rapporti familiari e il ruolo delle donne nella
società (prima sistema di alleanze tra clan determinato dalle donne date in sposa).
Le ricerche di Balandier tra i Fang, commissionate dall’amministrazione, mirano a
cercare soluzioni pratiche ai problemi che i colonizzatori hanno incontrato.
Nel 1950 rientra a Parigi e si inserisce nell’ambiente accademico.
Balandier denuncia le criticità de colonialismo.
Balandier rivendica l’importanza di studiare la dimensione macro delle relazioni
inter-societarie oltre che quella microscopica delle interazioni fra colonizzatori e
colonizzati. Un secondo aspetto è la questione razziale, infatti Balandier illustra
come i colonizzatori coltivino un sentimento di alterità verso i colonizzati, che siano
neri o bianchi.
L’interesse di Balandier scivola dal tema del colonialismo a quello dello sviluppo, un
termine centrale rispetto al discorso coloniale e anche a quello anti-coloniale.
La volontà di distacco dalle tradizioni etnologiche francesi lo porta a sposare l’idea di
una sociologia in grado di affrontare le implicazioni politiche delle dinamiche
contemporanee → primi passi verso una antropologia politica.
Tra il 2000 e il 2005 torna ad emergere un disagio legato al vecchio processo di
colonizzazione in francia, infatti rivolte giovanili danno voce al fatto che, dietro la
pretesa di una finta assimilazione, la Francia abbia invece rafforzato tratti razzisti. In
questo contesto Balandier è chiamato ad attualizzare le sue considerazioni di 50 anni
prima.
I saggi in questo volume sono le prime pubblicazioni scientifiche di Balandier.
1 -1950, Aspects de l’évolution sociale chez les Fang du Gabon : preliminare
restituzione delle inchieste che Balandier conduce in Gabon
2 - nel 1951, La situation coloniale: approche théorique : saggio critico verso il
colonialismo
3 - 1952, Contribution à une sociologie de la dépendance : riflessione sulle
conseguenze a livello sociale e individuale della dominazione coloniale.
4 – 2002, La situation coloniale: ancien concept, nuovelle realité : soppesa le
riflessioni che animarono le sue iniziali riflessioni sul colonialismo.
CAPITOLO PRIMO – ASPETTI DELL’EVOLUZIONE SOCIALE DEI FANG
Il mandato della ricerca era un mandato ufficiale. Studiare gli aspetti e le implicazioni
politiche di un movimento di “raggruppamento clanico” che ha interessato i Fang del
Gabon.
A seguito di questo movimento è nato un progetto di unificazione e modernizzazione
dei villaggi, promosso da rappresentanti locali, che ha trovato il sostegno della
maggioranza dei Fang.
Perché un interesse rispetto al gruppo Fang? → gruppo stanziato nella parte alta del
Gabon,, 125.000 abitanti. È il gruppo più numeroso in Gabon.
I documenti consultati dai ricercatori indicano i “problemi” che l’amministrazione
coloniale ha dovuto affrontare nei diversi periodi.
→ le implicazioni della situazione coloniale:
le società indigene sono state sottomesse ad una grande pressione esterna, entrando in
contatto obbligato con forme sociali eterogenee. Questo contatto ha causato lo
sconvolgimento, la trasformazione, delle strutture esistenti e questo ha alterato il
corso della storia africana.
I Fang, durante le migrazioni, incorporarono le credenze dei popoli che incontrarono.
La situazione coloniale facilita gli incontri tra etnie, aprendo vie commerciali e
spostando gli uomini per farli lavorare.
Tra i Fang le prime conseguenze della colonizzazioni si fanno sentire nel 1918. una
commissione fu incaricata di studiare i mezzi per consolidare i legami matrimoniali.
Nel 1946 una commissione studia il problema demografico.
Il raggruppamento clanico crea delle nuove forme di organizzazione sociale: i
villaggi raggruppati amministrativamente hanno perso l’unità tribale tradizionale. La
loro organizzazione materiale è stata diretta dall’amministrazione, generando A) una
opposizione ai capi amministrativi oppure B) una adesione fittizia ai modelli, che
nasconde una adesione solo di facciata che crea una sorta di vita clandestina.
La sottomissione può essere attiva o passiva. Quando arriva si manifesta attraverso
strutture adattate o clandestine (come per i Fang) quando invece è passiva si esprime
comem un ritiro del gruppo, un rifiuto di ogni contatto e adattamento.
L’adattamento, quando viene realizzato, è disuguale secondo strati sociali e gruppi
che compongono la società interessata. Il raggruppamento clanico non ha lo stesso
valore per i giovani o per gli anziani né per gli uomini o per le donne.
→ studio di alcune strutture sociali relative alle “situazioni di crisi”
1) concorrenza economica: necessit di acquisire beni che entrino nella composizione
della dote. La donna è un bene assimilabile alle merci, fa parte della dote. L’adulterio
della donna sposata è punito perché considerato furto. Il possesso di molte donne è
simbolo di ricchezza. La circolazione delle donne da un gruppo sociale ad un altro è
una mobilità di beni.
Il matrimonio è proibito all’interno del proprio clan. La dote è quindi lo strumento
che permette il movimento delle donne e la creazione di alleanze tra gruppi familiari.
Una delle prime conseguenze della pacificazione è stata costringere il gruppo a
limitarsi solo alle sue donne e questo ha portato ad una competizione per la loro
conquista e ad una conseguente monogamia forzata. Allo stesso tempo le opportunità
di emancipazione delle donne sono un aumento, infatti proprio a causa della
concorrenza, le donne dispongono di mezzi per fare pressione sull’uomo che la usa.
Inoltre le azioni missionarie sono diventate rifugio per le donne che scappano da
mutilazioni o punizioni corporali. Questo ha avuto ripercussioni sul sistema di
controllo sociale. Le donne sono state considerate responsabili del calo delle nascite e
del disordine sociale.
2) frammentazione dei gruppi, mancanza di una gerarchia, mancata coesione sociale,
fattori dovuti all’assenza di stanzialità.
→ il movimento dell’evoluzione sociale
attorno al 1920 le reazioni dei Fang assumono un carattere propositivo. Le reazioni
sono espressione di una minoranza detta “evolues”, che ha portato all’organizzazione
degli elementi giovani in un partito. Movimento che si è sscontrato sia con gli abitanti
del villaggio che con l’amministrazione.
Nel 1946 la commission de la population raccomanda di rilanciare i costumi e le
istituzioni e di tornare alla moralità ancestrale. Dall’altro lato invece vengono
reintrodotte strutture estranee alla tradizione locale: rappresentanza parlamentare,
assemblee locali, organizzazioni giudiziaria ecc..
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