Introduzione all’antropologia culturale
Università degli studi di Torino - Culture, Politiche e Società
Comunicazione interculturale A - L
A. A. 2022 / 2023
Appunti per esame basati sul manuale “Elementi di antropologia culturale”, slides e lezioni
fornite dal professore titolare del corso Alessandro Gusman
Genesi dell’antropologia culturale 2
Concetto di “cultura” 4
MGF: mutilazioni/modificazione genitali femminili 7
Rischi della reificazione 8
Evoluzione della cultura 9
Ricerca antropologica: etnografia 12
“Razze”, geni, lingue e culture 17
Forme storiche di adattamento 22
Oralità e scrittura 24
Percezione e cognizione 26
Tempo e spazio 27
Antropologia delle religioni 29
Pensiero metaforico e magico 31
Pensiero mitico 34
Concetti e culti 34
Religioni nel mondo globalizzato 35
Islam in Africa, il caso del Senegal 37
Rappresentazione dell’alterità 39
Identità e costruzione di sé 41
I riti di passaggio 44
Il corpo “innaturale” 47
Visioni del corpo: donare organi 50
Il sesso, il genere, le emozioni 50
Emozioni 51
Caste, classi, etnie 51
Antropologia medica 51
Salute e malattia 54
AIDS - HIV 55
Antropologia della parentela 55
Terminologie di parentela 60
La parentela come pratica sociale 61
Sistema di parentela nelle Ande 62
Antropologia economia e politica 63
Forme di vita economica 65
Forme di vita politica 71
1
Genesi dell’antropologia culturale
DEFINIZIONE: “studio del genere umano” dal punto di vista culturale ovvero delle idee e dei
comportamenti espressi dagli esseri umani in tempi e luoghi distanti tra loro. (ànthropos +
lògos)
Condizioni della comparsa dell’antropologia
Le origini dell’antropologia risalgono al viaggiatore e scrittore greco Erodoto (VI secolo a.C.)
anche se non parlò mai di antropologia, ma osservava le diversità tra Greci e Barbari. Radici
più riconoscibili risalgono al Quattrocento e alla scoperta del Nuovo Mondo. Presso popoli
extraeuropei un erudito nordafricano Ibn Khaldun nel XIV secolo scrisse di una visione della
storia umana.
L’antropologia è una disciplina molto complessa composta da diversi aspetti, ricerca del
comune tra gli esseri umani per far emergere una profonda unione (lo studio delle differenze
è anche lo studio delle somiglianze, cioè lo studio olistico e comparativo dell’umanità).
● antropologia fisica o biologica, studio dell’evoluzione umana nello spazio e nel tempo
per smontare le teorie razziste (scavi di resti umani).
● antropologia linguistica, studio del linguaggio e del suo mutamento.
● antropologia socio-culturale, studio degli aspetti sociali e culturali dei gruppi umani.
Sottogruppi: politica, economica, delle religioni, della parentela, medica, delle migrazioni,
urbana…In origine gli antropologi non aveva stabilito una definizione e non esisteva lo
studio delle altre società.
Stili comparativi (oggi gli antropologi tendono a procedere per gradini allargando
progressivamente il raggio delle loro comparazioni):
- società e culture che sono storicamente interrelato o geograficamente vicine
- società prive di legami storici reciproci
CLASSIFICAZIONE PROGRESSISTA DAL CONCRETO ALL’ASTRATTO (3 FASI):
Secondo Lévi-Strauss
1. l’antropologia si basa sull’etnografia: osservazione e descrizione dei gruppi umani nella
loro specificità (l’antropologo non potrà conoscere tutti i gruppi). L’antropologo deve
praticare, oltre che teorizzare, una “cultura dell’ascolto”: atteggiamento intellettuale che
mette in condizione egli di intendere la voce degli altri.
2. etnologia: studio dei documenti degli etnografi e le loro interpretazioni
3. antropologia: si arriverà a una descrizione interdisciplinare grazie all’unione delle due
fasi precedenti
Cosa chiede l’antropologia? Mettere in discussione la propria visione del mondo
(pregiudizio etnocentrico = mettere al centro il proprio popolo e le proprie culture per
giudicare gli altri) per potersi orientare in seguito allo studio di una cultura diversa. >> per
non cadere nel senso comune.
Conseguenze dell’etnocentrismo: stereotipi e pregiudizi distorcono
la realtà.
ES. Mappa di Mercatore rappresentazione mappa del globo
distorta, Europa posta al centro sia in modo verticale che orizzontale
(resistenza da parte di molti nell’accettare che l’Europa non è al 2
centro del mondo sia in senso fisico che psicologico) >> anche
esempio di etnocentrismo
Mappa di Peters: rappresentazione egualitaria della terra
Come seconda visione abbiamo l’antropologia come specchio,
perchè riflette ciò che l’uomo è nelle sue molteplici varietà. pag 53
pag. 10 manuale “fare antropologia significa innanzitutto voler
affrontare l’incontro con altri esseri umani con abitudini e concezioni del mondo diversi dai
propri, coniugando le conoscenze teoriche della disciplina con la personale esperienza di
osservazione, riflessione e ricerca”.
Marcus e Fischer nel loro romanzo definiscono l'antropologia come un esercizio di
defamiliarizzazione.
ORIGINI: Primo fra tutti, a Parigi in epoca napoleonica 1799, nasce un programma di ricerca
sullo studio delle istituzioni sociali e politiche, le lingue e le arti di diversi popoli. In un primo
momento serviva per studiare i popoli nei paesi colonizzati per assoggettamento da un
punto di vista religioso e culturale. Conoscere la lingua serviva come patrimonio culturale di
una nazione, ma era soprattutto per controllo di un popolo. Nasce quindi l’antropologia,
vengono fondate le prime associazioni e i primi studi in meno di un decennio. Con il passare
del tempo lo studio di Parigi viene ripreso in un senso di scoperta e curiosità.
Metà 800’ nell’epoca del positivismo e l’evoluzionismo di Darwin influenzano profondamente
la disciplina dell’antropologia. Si sviluppano scuole di pensiero diverso:
● Inghilterra, evoluzionismo culturale (Tylor, Frazer) che costruisce grandi quadri su
fenomeni antropologici senza limiti e condizioni funzional-strutturalismo (Radcliffe-Brown,
Malinowski diede vita alla London School of Economics grande gruppo di studio ancora
presente)
● USA, il tedesco Franz Boas dà vita a una scuola di tipo culturalista
● Francia, Durkheim forma una generazione di studiosi come Hertz…
L’antropologia ottocentesca è incuriosita dal diverso e dall’esotico ma non ha ancora un
organizzazione interna e non fa etnografia, cioè ricerca diretta; si basavano su materiali di
seconda mano come manoscritti prodotti da viaggiatori, aprono i confini del mondo in modo
poco sistematico e senza organizzazione.
Franz Boas prende fin da subito la via della ricerca etnografia, aveva la motivazione di
salvare il patrimonio culturale delle società che stavano scomparendo (etnografia di
salvataggio). Fanno viaggi in Africa perchè temevano che le popolazioni del posto fossero in
via di estinzione a seguito della colonizzazione (uccisioni, deportazioni, malattie) e del
predominio dell’occidente su popolazioni minori. Dall’altra parte c’era anche l’idea che la
modernità portata dal colonialismo uccidesse la cultura di questi gruppi.
Lo studio riconosce la distruzione della lingua e della cultura in parte. L’etnografia quindi
assume una posizione di urgenza.
Anni 60’ l’antropologia si dichiara come scienza per dare spiegazione e leggi universali, per
molto tempo gli antropologi generalizzano sulla società (es. libro I Nuer fanno, dicono,
pensano, non ci sono voci singole). Le norme culturali si possono sfuggire o elaborarla in
modo attivo e creativo.
Anni 70’ si riconosce come disciplina interpretativa, l’antropologo affronta conversazioni con
persone che hanno una propria interpretazione e trae conclusioni soggettive Quando
parliamo di antropologia in senso di intercultura non si parla solo di stranieri ma tra due o più
3
persone in cui si crea un legame, tutte le parti mettono in gioco la propria personalità
es. gruppo di ragazzi che vanno in skate al fiume dora → si può fare uno studio
antropologico: hanno un proprio linguaggio, un proprio modo di esprimersi
Cosa fanno gli antropologi
L’antropologo lavora con la sospensione del giudizio, cioè non giudicare una cultura e un
gruppo mentre si studiano le loro origini e culture. Si deve fare uno sforzo per avere
l’atteggiamento antropologico
Tutti gli antropologi fanno ricerca sul campo e in base all’esperienza personale che il
lavoratore svolge si avrà una spiegazione di abitudini e concezione del mondo diversa.
Persone importanti:
Marco Aime, insegna all’università di Genova, grande divulgatore di questa materia.
Francesco Remotti, italiano, ha lavorato all’interno dell’Università di Torino
Cos’è l’antropologia oggi? Un sapere della differenza, per comprendere, spiegare e
valutare i motivi di comportamenti diversi tra due culture. Le differenze sono incomprensibili
perchè non si conoscono.
Concetto di “cultura”
DEFINIZIONE: una “cultura” è un complesso di idee, di simboli, comportamento e
disposizioni storicamente tramandati, acquisiti, selezionati e largamente condivisi da un
certo numero di individui, con cui questi ultimi si accostano al mondo, in senso sia pratico sia
intellettuale. Modi diversi in cui i gruppi umani che condividono certe idee e certi
comportamenti affrontano il mondo interpretandolo, conoscendolo, immaginandolo,
adattandosi ad esso e trasformandolo. L’uomo è produttore di cultura.
Nell’antichità la cultura, una persona colta, era associata alla lettura di libri e quindi di
istruzione. Nel mondo di oggi si definisce la cultura in un senso più evoluta e aperta al
mondo; scambio relazionale fra persone
Definizione classica: Cicerone fa riferimento alla cultura dell’animo perchè è la singola
persona che coltiva la propria cultura attraverso lo studio; non tutti però hanno le stesse
possibilità e accessibilità a scritture o istruzione
Definizione antropologica: introdotta da Edward Burnett Tylor “La cultura o civiltà, intesa
nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le
credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra abitudine o capacità acquisita
dall’uomo come membro di una società”
● espansione
● acquisizione, fin da subito l’individuo è esposto a un linguaggio (es. italiano), a una
cultura e una società particolare
● membri di una società, tutto ciò che acquisiamo lo facciamo all’interno di una specifica
società con tratti specifici
In questo modo la cultura si espande e si apprende tramite relazioni umane e all’interno di
una società.
L’evoluzionismo sociale ha però dei limiti: all'inizio si pensava di poter arrivare a delle leggi
che regolano l’evoluzione sociale e che esiste una scala definita di strati sociali. Tylor
individuava delle fasi della cultura (selvatichezza, barbarie e civiltà) con ulteriori suddivisioni
4
all’interno. I selvaggi erano le popolazioni indietro e bisognava aiutarli a salire di livello.
Tutte le società hanno passato questa fase. Lo definisce grazie all’evoluzione tecnologica.
Alcune società arrivano al livello della civiltà più tardi rispetto ad altri e ciò favorisce la
motivazione di superiorità rispetto ad altri popoli. Secondo gli evoluzionisti chi era più avanti
nelle fasi sociali era migliore rispetto a chi era indietro e quindi si crea anche una scala
morale. (poesia di Kipling il fardello dell’uomo bianco = la salvazione delle popolazioni
selvagge, definiti metà demoni e metà bambini, era un peso per le civiltà in senso
economico e sociale). Al giorno d’oggi questa dinamica si ripropone nelle associazioni di
aiuto sociale.
FRANZ BOAS: era un fisico che si occupa in materia di acqua, parte per una spedizione nel
nord del Canada e viene in contatto con le popolazione del luogo (eschimesi in termini non
antropologici) e si convince che è necessario fare ricerca sul campo per indagare le realtà
culturali senza necessità di arrivare a delle regole universali. I gruppi si adattano al luogo in
cui nascono e crescono. Quindi l’antropologia non si occupa solo della relazione tra
uomo-uomo ma anche tra uomo-ambiente
es. costruisco un igloo perchè ho la necessità di adattarmi al paesaggio in cui vivo e
impiego lo stesso ingegno che ci mettono altri popoli per costruire una casa.
Seconda convinzione, le persone danno senso al mondo in base alla cultura che
apprendono nella società dove vivono.
Che cos’è l’antropologia? Per definizione studio dell’uomo, ma non è l’unica disciplina,
anche la scienza o la medicina studia l’uomo.
1. studia gli uomini, come si esprimono all’interno di una società e una cultura
2. per la specie umana la mancanza di specializzazione (pelliccia di un orso polare, corsa di
una tigre, nuoto del pesce) è il punto di forza per adattarsi a qualsiasi tipo di situazione:
uomo incompleto
3. gli altri non dicono come è la realtà ma danno la loro interpretazione, quindi gli uomini
interpretano delle interpretazioni (questo costringe a fare domande su noi stessi) → ogni
antropologo ha un'opinione soggettiva dagli altri (esperienza vissuta, contesto in cui si è
svolta)
ANTROPOLOGIA INTERPRETATIVA: -Clifford Geertz- Gli uomini hanno la capacità di
adattarsi in qualsiasi luogo in cui vive perchè sono animali incompleti. I bambini che non
sono esposti alla società, all’uso dei simboli e all’interazione non possono sviluppare un
linguaggio e un pensiero culturale.
La persona si sviluppa nei processi di educazione (scuola e istituzioni) e socializzazione
(comunità e famiglia).
es. prendo un neonato nato in Italia da genitori italiani e lo porto in Giappone, tra un anno
parlerà giapponese e non italiano perchè farà parte della comunità giapponese.
CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DELLE CULTURE:
● è appresa e condivisa, attraverso l’imitazione dei comportamenti degli altri (es. un
piccolo di leone osserva il genitore che caccia e impara a cacciare). Facciamo uso di
modelli di individui e di simboli → hanno un abbinamento corretto se è condiviso (il tavolo
si chiama così e tutti lo sappiamo). 5
l’apparato simbolico è il modello che interiorizziamo in maniera più o meno consapevole e
li utilizziamo nella vita quotidiana per orientarsi nel mondo e trovare il proprio posto ed
esprimere emozioni e giudizi. (Geertz)
Il fatto che siano più o meno consci è fondamentale; ciò che è stato interiorizzato in modo
non conscio diventa naturale (es. mangiare con le mani è naturale, cambia nel momento
in cui utilizziamo dei simboli tipo portarsi il cibo alla bocca con la mano destra o
utilizziamo la forchetta) → modelli di (idee che si ispirano ad essi) / modelli per
(atteggiamenti che sono guidati da essi)
● simbolica, la cultura è costituita da una rete di simboli in cui l’uomo ci rimane intrappolato
dentro (Marco Aime), nell’antropologia contemporanea ci sono dei modi per uscirne.
I simboli sono fonetici, linguistici e non verbali; i medici, gli avvocati, gruppi musicali
hanno un linguaggio diverso a sé stante. Una volta che l’antropologo entra all’interno del
gruppo deve cercare di apprenderli e interpretarli in modo corretto, è facile cadere
nell’incomprensione culturale perchè non si conosce la visione del mondo che un certo
termine comprende. Il ruolo dei mediatori culturali è fondamentale nella maggior parte dei
campi perchè padroneggiano le due lingue e non solo traducono ma spiegano cosa
vogliono dire i vari termini, fanno una traduzione culturale. Caratteristiche del linguaggio
umano: universalità semantica, collocare le azioni e gli eventi nel tempo e nello spazio, e
produttività infinita, essere in grado di anticipare la continuazione di un messaggio.
I nostri atti quotidiani possiedono una dimensione simbolica che richiedono
apprendimento e condivisione.
● adattativa / operativa, per adattarsi e sopravvivere in ambienti diversi l’uomo possiede di
mezzi biologici e mezzi culturali di adattamento (es. avere una pigmentazione della pelle
diversa in base al luogo in cui si vive per resistere e sopravvivere in quel clima), che si è
incrementata nel corso del tempo con la tecnologia e la globalizzazione, ma ciò che nel
breve termine per alcuni gruppi di popolazione può rivelarsi non adattivo nel lungo
termine. Qualunque atto o comportamento umano finalizzato a uno scopo tanto materiale
quanto intellettuale è guidato dalla cultura.
● dinamica / selettiva, La cultura è un complesso di modelli tramandati, acquisiti e
selezionati attraverso il principio di selezione: accogliere o bloccare nuovi elementi. Per
molto tempo non è stata riconosciuta nè dal senso comune nè dall’antropologia fino al
900’ perchè secondo loro le culture locali erano state influenzate da un livello di
dinamicità molto basso e quindi statiche, ciò vuol dire che non avevano abbastanza
dinamicità nell’adattarsi a situazione diverse. Per alcune società non era neanche
riconosciuta una storia. Ma le culture sono complessi di idee e comportamenti che
cambiano nel tempo, nell’ultimo decennio la globalizzazione ha incrementato il tasso di
dinamicità e ora viene riconosciuto a tutte le società.
● differenziata e stratificata, all’interno di una
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