Anatomia umana
L'anatomia è lo studio della conformazione interna ed esterna del corpo umano. La terminologia anatomica ci permette di poter comunicare con tutte le persone cui andremo a collaborare all'interno dell'equipe. Per poter utilizzare tale terminologia è dunque necessario sviluppare una memoria tridimensionale per poter comprendere i rapporti tra gli organi e la loro posizione nello spazio.
Anatomia clinica e basica
Esempio: in caso di danno al fegato, quali altri organi potrebbero essere coinvolti? E se la domanda si amplificasse? Esempio: Il danno epatocitario potrebbe causare un deficit motorio? Perché? In questo caso stiamo parlando di anatomia clinica, la quale si occupa di spiegare l’eziologia di un determinato problema cercando di scoprire e spiegare il motivo dell’eventuale patologia. Quando invece lo studio si basa sul sistema o sull’apparato, sui rapporti tra gli organi e i requisiti fondamentali, parleremo di anatomia basica.
Durante lo studio anatomico di una persona noi dapprima lavoreremo sulla forma esterna e sull’architettura esterna del corpo. Ovvero guarderemo la sua posizione anatomica in ortostatismo (in piedi, posizione eretta, palmi della mano rivolti in avanti, avambracci leggermente deposti rispetto all’asse perpendicolare, o di simmetria, talloni vicini a formare un quadrilatero che prenderà il nome di quadrilatero di appoggio).
L’asse di simmetria divide in due parti quasi speculari il nostro corpo. Tutto ciò che si trova vicino all’asse di simmetria prende il nome di “mediale”. All’opposto tutto ciò che si trova lontano prende il nome di “distale o laterale”. Fig.1. assente il quadrilatero di appoggio.
Non esiste, terminologicamente, una parte “davanti” e una parte “dietro”. L’uso corretto è quello di definire una parte “anteriore” (parte ventrale) e “posteriore” (parte dorsale). Inoltre, il corpo è ancora suddiviso in una parte caudale (parte terminale del corpo equivalente alla parte inferiore) ed una parte craniale/cefalica (superiore). Quando utilizzo la terminologia “corpo” mi riferisco agli organi, alle loro parti e alle strutture presenti in quella data porzione.
Negli arti superiori ed inferiori non si utilizzano i termini craniale e caudale ma rispettivamente prossimale e distale.
Assi e piani
Essendo il nostro corpo tridimensionale è necessario comunicare con tre coordinate posizionali in grado di individuare ogni struttura del nostro corpo. Utilizzo quindi tre piani, tre riferimenti diversi:
- Piano sagittale (asse di simmetria): secondo questo piano ciò che è mediale da ciò che è laterale (spiegato in precedenza). Quando invece ci sono infinite serie di piani paralleli a quello sagittale prendono il nome di piani parasagittali.
- Piano frontale: questo piano è perpendicolare al piano sagittale e divide il corpo in una parte ventrale (anteriore) e dorsale (posteriore). Anche in questo caso i piani frontali possono essere infiniti prendendo il nome di parafrontali.
- Piano trasverso: piano perpendicolare sia al piano sagittale che al piano frontale. Divide il corpo in una parte craniale e in una parte caudale. Fig.2. assi e piani.
Movimenti
I movimenti del corpo, degli arti, prendono un nome diverso a seconda della loro tipologia ed azione. Seguendo possiamo vedere:
- Flessione: due segmenti ossei che riducono l'angolo tra di loro.
- Estensione: movimento opposto alla flessione; l’angolo tra i due elementi ossei aumenta.
- Abduzione: movimento che allontana dal piano sagittale una struttura.
- Adduzione: movimento opposto all’abduzione, in cui avvicino una struttura al piano sagittale.
- Rotazione: quando avviene un movimento di rotazione che riguarda sia la parte prossimale (craniale) che quella distale (caudale) di un arto.
- Circonduzione: quando il movimento rotatorio interessa solo una delle due estremità dell’asse (o parte craniale o caudale).
Ogni movimento ha come riferimento un piano (esempio: flessione rispetto al piano frontale) ed una, o più, strutture (quelle che si muovono). Il movimento è indotto da una forza esercitata dai muscoli. I quali, a seconda del tipo di movimento, prendono il nome di muscoli flessori ed estensori (permettono movimento di flessione ed estensione), il nome di abduttori e adduttori (permettono movimento di abduzione e adduzione) e, infine, i rotatori (che permettono il movimento di rotazione e circonduzione).
Un movimento particolare è il movimento di pronosupinazione. Prendendo come riferimento la posizione anatomica, il palmo (rivolto in avanti) passa dalla posizione ventrale (supinazione) a quella dorsale (pronazione). Da qui il nome pronosupinazione. Prendendo in considerazione l’arto superiore (avambraccio di preciso) durante la pronazione la parte distale del radio passa sopra la parte distale dell’ulna. Inoltre, a livello del complesso articolare del gomito avviene una piccola rotazione. Fig.3. movimenti.
Organizzazione generale e architettura interna del corpo umano
Il nostro organismo è formato da cellule, le quali organizzandosi tra loro andranno a formare i tessuti i quali, se organizzati da un punto di vista tridimensionale e associati tra loro, andranno a formare (aventi anche una stessa funzione) gli organi (struttura morfo-funzionale). La citologia, istologia e l’anatomia sono rispettivamente gli studi che si occupano delle cellule, tessuti e organi.
Gli organi, in condizioni fisiologiche, hanno una determinata forma, un determinato peso ed una determinata posizione. Quando una di queste condizioni cambia possiamo avere o una variazione fisiologica o/e una patologia. Una variazione nella dimensione di un organo può chiamarsi:
- Iperplasia: aumento anomalo del numero di cellule dell’organo.
- Ipertrofia: aumento delle dimensioni delle cellule dell’organo.
- Ipoplasia: l’organo perde cellule (esempio: sarcopenia: perdita di cellule muscolari; tipiche in anziani).
- Ipotrofia: diminuzione della dimensione delle cellule dell’organo.
Questi fenomeni sono spesso fisiologici ma talvolta possono essere anche patologici, determinando malattia nel soggetto. Può capitare che gli organi cambino, di poco, la loro normale posizione. Esempio: in ortostatismo, supini e proni, la posizione del fegato varia leggermente. Infine, dobbiamo anche ricordare, ma vedremo bene più avanti, che esistono organi pari (polmoni e reni) ed organi impari (fegato e cuore).
Terminologia
- Posizione ortostatica = posizione anatomica
- Anteriore = ventrale = palmare (nella mano)
- Posteriore = dorsale = dorsale (nella mano)
- Superiore = craniale = prossimale (in arto)
- Inferiore = caudale = distale (in arto)
- Omolaterale = ipsilaterale: Quando una struttura, nel suo sviluppo e nelle sue dimensioni, rimane sempre in un lato del corpo (diviso dall’asse di simmetria).
- Eterolaterale = controlaterale: Quando invece una struttura passa da un antimero (lato) all’altro del corpo.
- Punto di Refer: in anatomia è un punto preciso sulla superficie del corpo al di sotto del quale è possibile individuare una struttura. Esempio: il processo stiloideo del radio è il punto di refere dell’arteria radiale.
Organi cavi e organi pieni
Gli organi possono essere definiti in base alla presenza o assenza di “caverne”, ovvero di spazi vuoti (per così dire) al loro interno. Di conseguenza possiamo suddividere gli organi in:
- Organi cavi: i quali sono provvisti di una cavità che prende il nome di lume che a sua volta è circondato da una parete formata da tre tonache: Tonaca mucosa (si affaccia nel lume, strato più interno, ed è costituita da un epitelio che varia a seconda dell’organo); Tonaca muscolare (formata da una striscia di muscolatura liscia che serve per effettuare movimenti involontari come l’allargamento e lo stringimento del lume dello stomaco); Tonaca avventizia (formata da tessuto connettivo e serve per prendere contatto con gli altri organi o/e tessuti). Tali organi infine sono definiti spessi. Esempio sono gli organi della cavità addominale.
- Organi pieni/parenchimatosi: tali organi sono formati da due parti: 1) stroma: solitamente di natura connettivale, con una capacità elastica variabile (costituisce l’impalcatura interna dell’organo); 2) parenchima: costituito da tessuto funzionale dell’organo, poggia sopra l’impalcatura formata dallo stroma. Solitamente questi organi sono circondati esternamente da una capsula connettivale più o meno spessa a seconda dell’organo. Infine, come struttura importante abbiamo il ilo, definito come la “porta” di entrata e di uscita di vene e arterie di un organo pieno.
Cavità
Il nostro corpo è a sua volta suddiviso in cavità. Le cavità maggiori del corpo vengono suddivise in anteriori e posteriori. Le cavità posteriori sono la cavità cranica e la cavità spinale (in connessione tra loro). Queste cavità accolgono al loro interno il sistema nervoso centrale.
Le cavità anteriori sono invece la cavità toracica, la cavità addominale e la cavità pleurica (o addominopleurica, sono difficilmente distinguibili). La cavità toracica è delimitata da un pavimento che la separa dalla cavità addominale, tale pavimento è costituito da diaframma, sterno, coste, colonna vertebrale e tutti i muscoli associati a queste strutture. Il soffitto di questa cavità non esiste, la sua volta si estende tra i visceri del collo.
La cavità addominale ha invece un soffitto costituito da diaframma toracico e da pareti costituite da colonna vertebrale e muscoli della parete addominale (anteriori, posteriori e laterali). Non c’è invece un pavimento ben preciso; è definito invece da una linea che parte dalla sinfisi pubica e segue l’arco osseo che parte da essa e termina posteriormente nella parte finale della colonna vertebrale (osso sacro).
La cavità pelvica è delimitata superiormente dallo “stretto superiore della pelvi”, mentre le pareti e il pavimento sono costituiti da una parete muscolare che prende il nome di diaframma pelvico. Da ricordare è che in ognuna di queste cavità sono presenti diversi organi. Fig.5. rappresentazione cavità posteriore e anteriore.
Lo studio dell’anatomia normale è utile per capire tutto ciò che potrebbe essere patologico. I mezzi utilizzati per studiare l’anatomia sono: il corpo umano, mediante la sezione di quest’ultimo.
Apparato scheletrico
Lo scheletro umano è una struttura di protezione e sostegno posta all’interno del corpo, formata da un insieme di ossa e di tessuto cartilagineo che lo sostengono.
È possibile suddividere lo scheletro in due porzioni:
- Scheletro assile: Ha a che fare con colonna vertebrale, cranio, gabbia toracica e bacino.
- Scheletro appendicolare: suddiviso in arto superiore e inferiore (chiamate appendici). Questa parte dello scheletro ha delle analogie avendo ogni arto una coppia speculare.
Il tessuto osseo, e tutto ciò che lo compone, forma una struttura che prende il nome di endoscheletro, che nient’altro è che lo scheletro interno degli invertebrati. La struttura ossea è attraversata da una rete vascolare in ambo le due tipologie (spugnoso e compatto), ciò determina una fortissima vascolarizzazione che può, in caso di rottura, causare traumi emorragici. A livello delle ossa vi sono delle strutture chiamate lamelle che avvolgono il midollo osseo (organo emopoietico in grado di produrre cellule del sangue) e sono organizzate seguendo le cosiddette “forze meccaniche”.
Il nostro osso non è “solo”, ma circondato da un tessuto connettivo che prende il nome di periostio, il quale connette il nostro osso con le strutture adiacenti come vasi e strutture nervose. Dato questo legame è facile dedurre come il dolore di una rottura sia dovuto spesso alla lesione del periostio (grazie proprio ai legami con nervi). Fig.6. scheletro assile e perpendicolare.
Il midollo osseo: Questo organo perde la sua capacità emopoietica fino a diventare una struttura adiposa chiamata midollo giallo. Questo fenomeno avviene in tempi brevi, circa fino ai 35 anni. Poiché fino ad allora il nostro organo ha forte attività rigenerativa.
L’endoscheletro è una struttura leggera formata da elementi leggeri (circa 200) ed elastici, in grado anche di autorigenerarsi, che permettono il movimento. A causa della loro volubilità possono andare incontro a fratture. Tuttavia, grazie alle loro caratteristiche permettono una postura ortostatica, il movimento e la protezione. Per garantire tutto ciò bisogna ricordare che l’osso non agisce da solo. Bensì ha bisogno di elementi “compari” che lo aiutino, come ad esempio il muscolo. Il loro trofismo (nutrizione e crescita) è legato l’uno all’altro, lavorando assieme nel benessere generale della struttura.
Fig.6. endoscheletro umano e loro componenti. Visto anteriormente e posteriormente.
Per poter studiare l’osso bisogna ricordare in che dimensione stiamo lavorando; ovvero quella tridimensionale formata dai 3 assi xyz. Grazie a ciò possiamo distinguere:
- Ossa lunghe: dove una sola dimensione è fortemente prevalente rispetto alle altre. In tale tipologia bisogna ricordare che vi è presente una parte terminale chiamata epifisi, dove vi è instaurato l’osso spugnoso, e una parte centrale chiamata diafisi, dove l’osso è compatto e le lamelle organizzate longitudinalmente ad esso per resistere agli urti meccanici. (un urto perpendicolare può causare frattura).
- Ossa piatte: dove due dimensioni sono preponderanti rispetto alla terza. Formate da un sottile strato di osso spugnoso, avvolto da due lamine di tessuto osseo compatto, che contiene il midollo osseo. (es. scapole, sterno, ossa cranio, bacino...).
- Ossa brevi: dove nessuna dimensione è preponderante rispetto alle altre. Costituite da tessuto spugnoso completamente avvolto da una lamina di tessuto compatto. (es. polso, calcagno, vertebre…).
- Ossa irregolari: non possono essere classificate poiché non hanno dimensioni dove possono essere particolari. (vertebre e osso iliaco).
- Ossa sesamoidi: hanno la caratteristica di essere delle piccole ossa situate all’interno di tendini e legamenti. Esempio. Rotula/patella la quale si trova all’interno del tendine patellare/rotuleo.
Fig.7. tipologie differenti di osso.
Articolazioni
Le articolazioni uniscono le ossa che formano lo scheletro. L’unione può essere di due tipi: continua (dove non vi è possibilità di movimento ed è formata da tessuto fibroso e cartilagineo) e contigua (dove vi è la possibilità di movimento con presenza di articolazioni sinoviali e capsule o legamenti di connettivo fibroso). Rispettivamente queste unioni prendono il nome di sinartrosi e diartrosi.
Quando avviene l’allontanamento di due capi articolari si sta parlando di lussazione; patologia dove l’articolazione non funziona e, staccandosi, non permette il movimento. L’involucro che tiene vicino gli elementi articolari prende il nome di capsula articolare, rafforzata a sua volta da vari legamenti. Questa dinamica permette all’osso di reagire alle forze meccaniche.
Un tessuto perfetto in grado di subire urti di tipo meccanico è la cartilagine. Tale tessuto non è vascolarizzato ed è inondata (nutrita) dal liquido sinoviale. Ha un trofismo molto basso, ciò determina patologie semi-irreversibili quando va a scemare, ed è ben presente nelle articolazioni per contiguità. Di conseguenza dove abbiamo la diartrosi è presente una capsula avente membrana sinoviale che produce liquido per nutrire la cartilagine. (nutrita a sua volta anche dal pericondrio). Fig.8. tipologie di articolazioni.
Come già detto precedentemente le sinartrosi sono formate da connettivo di natura fibrosa. Possiamo parlare quindi di diversi componenti come:
- Suture: Tipiche delle ossa del cranio.
- Sindesmosi: costituito da tessuto connettivo a fascetti. L’esempio tipico è l’articolazione che si trova tra l’osso sacro e l’osso iliaco. Dove le forze che agiscono nella colonna vanno a scaricarsi nelle ossa del bacino e successivamente negli arti inferiori. (n.b. nelle donne in gravidanza è presente un ormone chiamato relassina che cambia conformazione e rende elastico il bacino per facilitare il parto).
- Gonfosi: sono le tipiche sinartrosi tra denti e osso mascellare e mandibolare. Il legamento periodontale lega il dente alle ossa adiacenti. Viene definito come ammortizzatore durante l’attività della masticazione.
Infine, abbiamo le sinartrosi di tipo cartilagineo come:
- Sinfisi: posta a livello dell’epigastrio. Qua troviamo diversi (tre) elementi ossei, un disco fibrocartilagineo e legamenti che lo rafforzano. (esempio. Legamento trasverso superiore e legamento arcuato. Servono per attutire i pesi meccanici in queste zone e sono molto presenti in colonna vertebrale dove c’è molto stress).
- Sincondrosi: vengono chiamate anche sinartrosi di tipo primario. Poiché coinvolge la cartilagine ialina tra due ossa o parti ossee in crescita. Rappresentano le cartilagini di accrescimento.
Quando invece parliamo di diartrosi possiamo suddividere le tipologie di unioni secondo la superficie articolare. Di conseguenza abbiamo:
- Artroidia: Superfici piane e parallele (non importa se verticali o orizzontali basta che siano piane e parallele).
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