REGRESSIONE LINEARE SEMPLICE
Quando si utilizza questo modello di regressione lineare semplice?
Quando ci troviamo ad analizzare fenomeni misurati a livello cardinale, quindi almeno a
livello di scala ad intervalli, allora è lecito chiedersi che tipo di relazione esista tra due
variabili di questo tipo, costruendo un modello che mi permette di dire se queste due
quantità numeriche viaggiano insieme, ovvero covariano, oppure no.
L’indice statistico assoluto per valutare la presenza di una concordanza tra variabili cardinali
covarianza
è la misura di , che è una generalizzazione della formula della varianza.
Quando parliamo di varianza misuriamo gli scarti che esistono tra una variabile e la
rispettiva media, presi al quadrato, e ne facciamo una sorta di media.
Questa è la misura che rappresenta una sintesi del grado in cui ciascuna osservazione si
discosta dal punto che meglio rappresenta quella specifica variabile.
Quando noi ci spostiamo dal caso di una variabile al caso di due variabili, generalizziamo la
formula della varianza, andando a calcolare al numeratore [non più la somma degli scarti
al quadrato dalla media di una variabile, ma] il prodotto incrociato tra gli scarti dalla media di
una variabile per gli scarti dalla media della seconda variabile, il tutto fratto N-1.
Questa è la misura che sta alla base dei coefficienti e delle statistiche usati per misurare la
relazione tra due variabili cardinali, soprattutto quando studiamo questa relazione in termini
di relazione lineare.
La covarianza, come la varianza, ha il difetto di avere un’unità di misura NON interpretabile,
perchè si basa sul prodotto degli scarti dalla media di due variabili cardinali, ciascuna
misurata con la propria unità di misura!
Es. - nel caso della varianza, se lavoriamo con l’età, la varianza esprime la
dispersione in termini di anni al quadrato, ma nel caso della covarianza, ad esempio
studiamo la relazione tra punteggio di autostima e punteggio di qualità della vita, l’unità di
misura della covarianza è il prodotto delle due unità di misure, non si capisce!!
Da quello noi ci spostiamo verso altre statistiche che consentono di misurare la relazione tra
due variabili togliendo il problema dell’unità di misura!
Dalla covarianza, si passa ad una misura standardizzata della relazione tra due variabili
coefficiente di correlazione lineare r di Pearson
cardinali, ovvero il , che è un indice
relativo, a differenza della covarianza!
Ripasso - statistiche assolute, queste esprimono il coefficiente con l’unità di misura
della variabile, le statistiche relative sono depurate dall’unità di misura!
Per calcolare questo coefficiente di correlazione lineare di Pearson noi dobbiamo rapportare
la misura assoluta, quindi la covarianza, per il prodotto delle due deviazioni standard [perchè
il massimo valore che può assumere l’indice di covarianza, è il prodotto delle due deviazioni
standard]. con Sx,y = covarianza!!
E’ bene ricordarsi che il coefficiente di correlazione lineare ha un range di valori ammissibili
predeterminato ed oscilla tra -1 e +1 dove questi due valori identificano una perfetta
correlazione lineare e lo 0 identifica l’assenza di relazione!
Qual è la grossa differenza tra la correlazione lineare e la regressione lineare?
La differenza sta nel tipo di relazione che andiamo a studiare!
Ovvero, quando noi calcoliamo un coefficiente di correlazione lineare, prendiamo la misura
assoluta di covariazione tra le due variabili, la rapportiamo al valore massimo che questa
può assumere, e quindi studiamo la relazione simmetrica che esiste tra la variabile x e la y.
Detto in altri termini, se io cambio l’ordine e studio la relazione tra y e x, il valore resta lo
stesso. Non impongo un verso nella relazione!
Quando si fa un modello di regressione le cose cambiano perchè il ricercatore ha a
disposizione informazioni che ci permettono di predire una variabile in funzione dell’altra
ovvero noi possiamo distinguere da un punto di vista teorico la natura delle due variabili che
mettiamo in relazione, ovvero possiamo parlare di una variabile che dipende dall’altra!
Ecco che possiamo non limitarci a calcolare la relazione simmetrica tra le due variabili, ma
possiamo valutare quanto varia la variabile dipendente in funzione della variabile
indipendente.
Esempio
Immaginiamo di voler studiare il fenomeno della ilarità e il consumo di alcool.
Il ricercatore prende 11 soggetti e nell’arco di una serata valuta quante birre ha consumato e
quanti sorrisi ha elargito.
Posso studiare se consumo di birra e numero di sorrisi covariano. Ma è anche lecito
immaginare che sia il numero di sorrisi che dipende dalla quantità di birra assunta.
Attribuiamo alla variabile sorrisi lo status di variabile dipendente, e alla variabile birre lo
status di variabile indipendente.
Per convenzione la variabile dipendente è indicata come Y e la variabile indipendente come
X.
V.D. y = sorrisi
V.I. x = birre diagramma di
Per prima cosa, per rappresentare il fenomeno, è importante costruire il
dispersione dei punti rappresentati in tabella.
Il diagramma di dispersione è un diagramma in cui in un sistema di assi cartesiani mettiamo
la variabile indipendente x sulle ascisse, e sulle ordinate rappresentiamo la variabile
dipendente y. Il diagramma plotta i singoli soggetti in un sistema di assi cartesiani, dove il
singolo soggetto è rappresentato dalla coppia di valori ottenuti su y e x.
Rappresentare graficamente la nuvola di punti ci permette di identificare la presenza o meno
di un pattern di relazione. Quando facciamo un modello di regressione vogliamo prevedere il
valore della variabile dipendente in funzione del valore della variabile indipendente, e questo
equazione della retta
lo facciamo attraverso l’ , proprio perchè è un modello di regressione
lineare, quindi misura la relazione lineare tra due variabili.
Noi cerchiamo di prevedere il valore della variabile y per il soggetto i-esimo in funzione dei
valori che esistono sulla variabile indipendente attraverso l’equazione di una retta:
In alcune notazioni possiamo trovare:
Quello che fa questa equazione è, attraverso questa relazione, riprodurre il valore della
variabile dipendente assumendo una relazione di tipo lineare tra le due variabili.
Xi = valore della variabile indipendente
Ŷi = valore riprodotto della variabile dipendente
Yi = valore osservato per i-esimo soggetto sulla variabile dipendente
a = intercetta [è il punto in cui la retta tocca l’asse delle ordinate]
b = coefficiente di regressione lineare a intercetta
Proviamo a rappresentare graficamente, per vedere il significato di .
QUINDI
Quando facciamo un modello di regressione cerchiamo attraverso l’equazione della retta di
riprodurre il valore della V.D. per ogni soggetto. Questa previsione è una previsione media,
perché tiene in considerazione i valori di TUTTI i soggetti!
Data l’equazione della retta quindi io faccio una previsione in media della variabile
dipendente in funzione della variabile indipendente.
Il valore di a, è un valore di Ŷi riprodotto se x=0! Quindi se noi nella equazione della retta
poniamo b=0, vediamo che Ŷi=a!!
Quindi a, coefficiente intercetta, non è un coefficiente di relazione ma è una costante, una
misura di livello perchè dipende dall’unità di misura della variabile dipendente. Ne consegue
che se io cambio unità di misura nella mia variabile dipendente, ad esempio aggiungendo
una costante, ecco che la mia intercetta cambia!
Quindi l’intercetta è un parametro della retta che è una costante quindi rappresenta il valore
medio della variabile dipendente quando la variabile indipendente assume valore 0!
L’intercetta è un parametro invariante di scala, quindi varia se cambio la scala dell’unità di
misura. b coefficiente di regressione
Che significato ha ?
Il coefficiente b esprime la relazione tra le due variabili indipendenti, ed è il coefficiente di
regressione lineare.
Se volessimo rappresentare b graficamente, ecco che questo coefficiente angolare, è il
coefficiente che esprime la FORZA della relazione tra le due variabili, ed indica quindi di
quanto cambia in media il valore della variabile dipendente se io mi sposto di una unità di
misura sulla variabile indipendente. Detto in altre parole mi dice per ogni variazione unitaria
della variabile indipendente x qual è l’entità della relazione che esiste sulla variabile
dipendente.
Proviamo a rappresentarlo sul piano cartesiano per due diversi valori della variabile x (x=0;
x=1). b rappresenta il delta sulla variabile indipendente. Per ogni variazione unitaria di x
cosa succede sulla variabile dipendente?
Quindi il coefficiente che misura la relazione tra la variabile dipendente e la variabile
indipendente è il coefficiente b, che è espresso in termini di unità di misura della variabile
dipendente, perchè mi dice di quanto varia in media la variabile dipendente per ogni
variazione unitaria della variabile indipendente. Il coefficiente è sempre lo stesso, è costante!
Ma come si calcolano questi due coefficienti?
Abbiamo detto che quando consideriamo l’intercetta, noi valutiamo il valore della intercetta
come il valore medio della variabile dipendente quando la variabile indipendente vale 0.
Quando rappresentiamo una nuvola di punti attraverso una retta, la retta di regressione è
quella che viene scelta per essere la retta che meglio interpola la nuvola di punti!
Affinché questa retta sia la migliore interpolazione di tale nuvola di punti, sicuramente questa
deve passare per il baricentro della distribuzione, ovvero per il valore medio di x e y. Io
quindi posso prevedere il valore medio di y in funzione di quello che è il valore medio di x.
Il valore dell’intercetta è pari al valore medio di y quando io faccio assumere alla variabile
indipendente il valore 0! Per rappresentare questo valore, lo calcoliamo come uno scarto tra
il valore medio della variabile indipendente rispetto al valore medio della variabile
dipendente quando x=0.
Quindi, io parto dall’equazione della retta e rappresento il valore medio della variabile
dipendente quando la variabile indipendente vale 0
Se io manipolo un pò l’equazione ecco che posso calcolare a come uno scarto tra il valore
della media della variabile indipendente, e il valore della y quando x=0.
a è lo scarto tra la media complessiva della variabile - b per xmedio, dove b per xmedio è la
pendenza della retta, ovvero il passaggio che io ho tra il valore medio della variabile
dipendente e il valore medio della variabile indipendente quando x=0.
Quindi si calcola come il valore medio di y meno il valore riprodotto sulla retta, per il valore di
x medio. OK non ho capito
Per calcolare poi il coefficiente di regressione b, questo dipende dalla forza della relazione
tra le due variabili, quindi se queste sono tanto correlate la retta avrà una pendenza
maggiore, mentre l’inclinazione più vicina allo 0 si ha quando le due variabili sono poco
correlate.
Il coefficiente angolare può essere calcolato a partire dalla relazione lineare tra x e y, quindi
dalla covarianza! La covarianza però è una misura simmetrica, mentre noi abbiamo imposto
un verso nella relazione! Vogliamo vedere come varia y per ogni variazione unitaria di x.
Per ogni variazione unitaria di x vuol dire che io devo rapportare la misura di covarianza alla
variabilità della variabile indipendente [tengo ferma quindi la variabilità della variabile
indipendente.]
Il coefficiente angolare b è dato dal rapporto tra la COV(xy) / S2(x).
A questo punto semplifico 1/N-1, quindi uso la codevianza di x e y e la devianza di x!
Il massimo del coefficiente di regressione è = 1!
Regressione semplice - parliamo di semplice quando mettiamo in relazione una variabile
indipendente e una variabile dipendente
Regressione multipla - parliamo di regressione multipla quando abbiamo due o più
variabili indipendenti che ci aiutano a predire il comportamento della variabile dipendente.
diagramma di dispersione
Il è molto utile perchè ci permette di rappresentare
graficamente la relazione tra due variabili.
Quando facciamo un modello di regressione lineare e usiamo l’equazione della retta per
stimare la relazione che esiste tra V.D. V.I. assumiamo una relazione di questo tipo:
In A il coefficiente angolare avrà un segno positivo, perchè all’aumentare di x aumenta
anche y, mentre in B abbiamo un coefficiente angolare con segno negativo, perchè
all’aumentare della x diminuisce la y.
Quando abbiamo una retta di questo tipo:
ci fa presupporre che non esiste relazione lineare tra le due variabili, perchè per ogni
variazione di x io non ho un pattern di variazione su y che rimane sempre uguale, le due
variabili non sono tra loro correlate!
Le altre rappresentazioni grafiche ci danno un'idea su una relazione che non può più essere
rappresentata attraverso l’equazione della retta! Richiedono funzioni con parametri diversi.
Possiamo fare un modello di regressione lineare solo quando la relazione è lineare!
Scopo della regressione lineare
La regressione si fa per cercare di comprendere gli effetti di una o più variabili indipendenti
sulla variabile dipendente, quindi con uno scopo esplicativo per capire se effettivamente una
variabile influenza o modifica l’altra.
La regressione si fa anche con scopo predittivo, per individuare una combinazione lineare di
variabili indipendenti per predire il valore assunto dalla variabile dipendente. Questo perchè
se io identifico questo tipo di relazione, la conoscenza dei pattern di covariate mi da la
possibilità di avere già una info su quello che avviene sulla mia variabile dipendente.
Modello teorico della regressione
L’equazione della retta può essere scritta così:
L’uso delle lettere greche è motivato dal fatto che in questo caso ci si riferisce alla retta di
regressione nella popolazione, quindi abbiamo alfa, che è il coeff. a dell’intercetta, e
abbiamo beta che è b.
Se tutti i punti cadessero esattamente sulla retta la previsione sarebbe perfetta, non
avremmo dispersione.
Ma se tutti i punti cadessero su questa retta vuol dire che conoscere il valore della variabile
indipendente coincide esattamente con il conoscere il valore della variabile dipendente - non
ci sarebbe residuo tra i valori di x e y!
Ma quando noi usiamo i dati campionari per stimare il modello di regressione lineare
errore
dobbiamo tenere conto anche della presenza di un !! Quindi il modello sarà
questo:
Su questo termine erratico vengono fatte una serie di assunzioni, che sono le stesse fatte
sulla variabile dipendente.
RIVEDIAMO QUELLO CHE ABBIAMO VISTO PRIMA.
Torniamo quindi ai coefficienti della retta di regressione, che sono a e b.
Per rappresentarli bisogna partire dal loro significato:
a = intercetta, che è un valore condizionale della variabile dipendente che dipende da un
determinato valore della VD. Infatti, l’intercetta è il valore atteso della VD quando x=0.
b = coefficiente angolare, questo ci permette di valutare la pendenza della retta e di vedere
per ogni variazione unitaria della VI, cosa succede sulla VD. metodo dei
Quale metodo viene usato per stimare i parametri della retta? Il metodo è il
minimi quadrati .
Data una nuvola di punti, posso far passare tantissime rette! Come scelgo la retta che
meglio interpola la nuvola di punti? Uso questo metodo che dice:
per ogni valore osservato della VI vengono scelti quei valori di alfa e beta che minimizzano
la somma degli scarti al quadrato tra il valore osservato della variabile dipendente, e il valore
che viene previsto usando i parametri della retta.
Il metodo quindi trova diversi valori di alfa e beta e sceglie quelle stime che rendono minime
le somme dei quadrati tra Yi [=valore osservato di VD] e Ŷi [=valore stimato di VD].
RICORDA - quando parliamo di valori predetti parliamo di MEDIE!! Perchè è una previsione
in media. Se io usassi semplicemente la somma degli scarti tra valore osservato e valore
stimato sarebbe come fare la somma degli scarti da una media, che per definizione è
sempre 0. Per questo eleviamo gli scarti alla seconda.
Il coefficiente di regressione e l’intercetta sono espressi nell’unità di misura della variabile
dipendente e indipendente. Talvolta quindi, soprattutto se vogliamo usare più VI, può
diventare difficile interpretare il valore del coefficiente angolare [che Ricorda - esprime la
relazione tra la Vd e la VI nell’unità di misura delle due variabili, perchè mi dice quando
cambia in media y per ogni variazione unitaria di x]! Quindi se io voglio confrontare due
coeff. angolari per due VI misurate su scale diverse, non posso confrontarli direttamente,
perchè risentono dell’unità di misura delle variabili! Per questo, per esprimere la relazione su
una scala immediatamente comprensibile si sceglie di lavorare con variabili standardizzate!
Quando vogliamo variabili standardizzate, togliamo da quella variabile l’effetto della media e
della deviazione standard. Produciamo numeri adimensionali.
Quindi, il coefficiente angolare che viene calcolato lavorando sulle variabili standardizzate
peso beta
viene chiamato , che è un indice adimensionale che esprime il grado di relazione
tra VD e VI espressa sul numero di deviazioni standard. Posso così direttamente confrontare
i coefficienti di variabili misurate con unità di misura diverse.
Come calcolo il peso beta?
> Lo calcolo attraverso le solite formule ma usando i dati di variabili standardizzate
> Lo calcolo con una formula specifica, attraverso il prodotto tra il coefficiente angolare
misurato su x e y, moltiplicato per il rapporto delle due deviazioni standard.
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