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Introduzione alla letteratura italiana

La letteratura italiana dalle origini fino al Rinascimento era considerata la letteratura italiana per eccellenza ed ancora oggi il mondo ci definisce come eredi di Dante, Boccaccio, Petrarca ecc. Letteratura deriva da Lettere, ovvero trascrizioni del discorso orale; la lingua italiana è la premessa della letteratura italiana anche se nella letteratura italiana ci sono espressioni in altre lingue come le lettere di Manzoni. Al termine letteratura associamo oggi varie definizioni come aggregazione dei testi che compongono una disciplina; spesso si contrappone poesia a letteratura, dove con letteratura si intende aggregazione di materiale utile alla poesia, o ancora si contrappone storia come narrazione di fatti avvenuti e letteratura come cosa che prende spunto dagli avvenimenti.

A tal proposito Aristotele dice che "L'opera del poeta non è dire le cose avvenute ma quelle che potrebbero avvenire (e cioè possibili secondo verisimiglianza o necessità)". Ad esempio, Manzoni creò Renzo e Lucia, due personaggi inventati ma che rappresentano concretamente le persone di quel periodo storico. Orazio dice che i poeti o vogliono servire a qualcosa o vogliono divertire, proponendo contributi piacevoli e funzionali; ottiene quindi il risultato migliore colui che ha saputo unire piacevole, divertendo e dando regole di vita. Ancora Aristotele dice che la storia appartiene alla diegesi, mentre l'arte appartiene alla mimesis, tradotta spesso con simulazione, oppure con Fictio, in latino fingo, fingere, dire bugie ma anche immaginare, qualcosa che non è la realtà ma ha a che fare con la realtà.

Perché occuparci di letteratura? Todorov ha scritto "La letteratura in pericolo" dove si può leggere che il lettore non specialista non legge per padroneggiare meglio la lettura ma per comprendere meglio l'uomo e il mondo, per scoprire una bellezza che arricchisca la sua esistenza.

Nascita della letteratura italiana

La letteratura italiana, nel nostro caso, può essere considerata un essere vivente che nasce, si sviluppa, cambia e può anche morire; ha come codice l'italiano e si è diffusa nel mondo grazie a Dante e Pirandello, i più noti autori in lingua italiana. Nasce circa alla fine del '200 e legata alla scuola siciliana. Uno dei componimenti più noti era "Rosa fresca aulentissima", attribuito a Cielo d'Alcamo, un contrasto (altercatio), una sorta di poesia composta da botta e risposta tra un uomo e la donna che cerca di sedurre; il tema è quindi popolare ma lo stile è colto.

La letteratura italiana fa parte della letteratura Romana, l'insieme delle letterature nate dalle lingue discendenti del latino e basate su un passaggio storico fondamentale, quello della nascita del "mondo nuovo" nato dall'affermarsi del cristianesimo e del suo imporsi sul mondo antico, quello latino e greco.

Sviluppo storico da Costantino ai Barbari

Una data fondamentale come svolta tra mondo antico e nuovo è il 313 d.C. con l'editto di Costantino che sancì la libertà di culto per i cittadini dell'impero e l'adozione del cristianesimo come religione imperiale (è da questo momento che sull'aquila romana comparve il simbolo della croce e il "in hoc signo vinces"). Nel passaggio tra civiltà antica e nuova furono importanti anche le invasioni barbariche che andarono dal IV al VIII secolo, che portarono all'intreccio tra l’Impero romano in dissoluzione e la cultura degli invasori barbari: tra gli eventi più importanti di questo periodo abbiamo la guerra greco-gotica e l'invasione dei Longobardi.

Questo periodo, compreso tra il dissolvimento dell’Impero romano e l'affermarsi del potere dei barbari, prende il nome di "medioevo latino", con il cambiamento della lingua in un latino "modificato", figlia dell'intreccio anche della civiltà greca, araba ed ebraica, segnata da personaggi quali Boezio (autore de "La consolazione della filosofia") e Cassiodoro.

San Girolamo e Sant'Agostino

Due personaggi fondamentali, di pensiero contrastante, furono San Girolamo e Sant'Agostino: San Girolamo (347-420) fu un dotto e autore della Vulgata, cioè la bibbia in latino, che si auto considerava un infedele e considerava un peccato tutta la vita dell'infedele (cioè del pagano). Alla visione di San Girolamo si contrapponeva quella di Sant'Agostino, autore de "Le Confessioni", la storia del suo avvicinamento a Dio. Diventato vescovo, affermò che i cristiani non dovevano avere paura della cultura pagana ma devono anzi utilizzarla a loro favore, iniziando così il processo di assimilazione graduale della letteratura e dei principi filosofici pagani nella dottrina cristiana.

Nani e giganti

Una delle immagini più suggestive per la rappresentazione del rapporto tra antico e moderno è "Nani sulle spalle dei giganti", aforisma comparso per la prima volta in un testo di Giovanni di Salisbury: il senso è che noi, abitanti del presente, siamo nani che appoggiandoci sulle spalle dei giganti, coloro che sono venuti prima di noi, riusciamo a guardare più lontano e a capire meglio il mondo, un rapporto di dipendenza della cultura moderna rispetto a quella antica.

Passaggio da latino a lingue neolatine, testimonianze varie

Il latino, diffuso in quasi tutto il mondo, conosceva numerose variazioni; queste variazioni definiscono il latino volgare. Si passò lentamente dal latino volgare alle lingue neolatine, prima oralmente e poi nello scritto. L'italiano deriva quindi dal latino volgare/la lingua orale. Oggi non possiamo più accedere a testimonianze orali ma grazie ad alcune scritte possiamo avere informazioni importanti; ad esempio, nel Satiricon di Petronio abbiamo tre aggettivi per esprimere bello: Pulcher, utilizzato nel latino grammaticale, formosus, divenuto la base del latino hermoso, bellus che diventa la base di bello e beau. Altre testimonianze importanti sono le iscrizioni sui muri negli scavi di Pompei e nell'Appendix Probi, un elenco di 227 parole.

Centri monastici nel medioevo

Nel Medioevo i grandi centri monastici erano i pochi luoghi a svolgere iniziative culturali. Tra questi abbiamo i monasteri di Montecassino e quello di Bobbio. Erano presenti scuole per l'istruzione monacale divenuti poi centri della cultura medioevale, dove si ricopiavano i testi antichi. La diffusione dei libri era però limitata alle fasce più alte della popolazione poiché molto cara dato che la copiatura avveniva a mano e il supporto era la costosa pergamena. È evidente quindi il perché durante il medioevo la figura del colto corrispondesse a quella del chierico.

Carlo Magno e l'età carolingia

La situazione medioevale cambia con il sacro romano impero di Carlo Magno: il regno è sacro perché sotto la protezione cristiana e romano perché erede della storia romana. Il centro del nuovo governo era ad Acquisgrana; si usò un latino semplice e rigoroso per ampliare la comprensione e si diffuse la scrittura minuscola carolina. Nasce inoltre in questo periodo la concezione feudale e la letteratura delle Chanson de Geste, di cui una delle più famose fu la Chanson de Roland, figura poi riutilizzata nell'Orlando innamorato e nell'Orlando furioso.

I giuramenti di Strasburgo, Francia e penisola iberica

I Giuramenti di Strasburgo vengono considerati l'atto di nascita del francese: questi vennero stipulati tra Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo, nipoti di Carlo Magno, che si alleavano contro il fratello Lotario. I due re giurarono ognuno nel linguaggio del regno governato dall'altro. In Francia erano comunque presenti due lingue, la lingua d'oc e quella d'oil, entrambe molto diverse dal francese moderno; ad aree linguistiche corrispondevano anche aree letterarie diverse. Nella penisola iberica, anche a causa dell'influenza araba, emergono vari linguaggi, tra i quali il castigliano e il catalano.

Cenni sui documenti giuridici e varie testimonianze

Nelle scritture dei "notai" antichi possiamo cogliere i primi termini in volgare: Gli scrittori di atti erano i Tabellioni, con il compito di accertarsi delle volontà delle parti e scrivere un documento di memoria dell'atto. A questi si affiancavano i notai, amministratori pubblici, di cui si dotò anche la chiesa. Dopo la caduta dell’Impero Romano i tabellioni restarono attivi solo a Roma ma con il tempo i notai ecclesiasiti/scriniari ne presero il posto. Con l'invasione longobarda le proprietà terriere vennero acquistate dal clero e dagli aristocratici longobardi, i cui atti erano redatti in latino ma lasciavano intravedere il volgare, soprattutto dove si citavano i testimoni. Esempi sono il "Breve de Inquisitione", con testimonianze scritte in latino ma con evidenti devianze del volgare, e "l'Indovinello Veronese".

Placido Capuano

L'atto di nascita dell'italiano è identificato generalmente con il Placido Capuano, dove l'uso del volgare italiano è evidentemente intenzionale: è un verbale su una controversia dell'attribuzione di un terreno, nel 960. Nel processo intervennero tre testimoni; il documento fu scritto in latino ma la parte delle testimonianze fu scritta direttamente in volgare. Questo, insieme ad altri placidi campani, compone la tradizione scritta di volgare appartenente all’Italia "mediana" (centro-sud), la cui lingua fu la più diffusa prima dell'affermarsi del toscano con Dante.

Graffito catacomba di Commodilla e affresco basilica San Clemente

Come troviamo per il latino iscrizioni sui muri a Pompei, allo stesso modo anche per l'italiano volgare abbiamo varie testimonianze murarie: Il graffito della catacomba di Commodilla raffigura la scritta "non dicere ille secrita a bboce" (non dire quei segreti a voce); Bboce è rilevante perché è un esempio di betacismo cioè il passaggio tra b a v. Altro esempio è un affresco della basilica di San Clemente dove si utilizzano parole sia in latino che in volgare.

Primi componimenti in volgare, tracce e ritmi

Per i primi componimenti in volgare dobbiamo aspettare il XIII secolo, molto in ritardo rispetto alle altre lingue europee. Il ritardo è dovuto alla convivenza tra latino e volgare ma anche alla frammentazione politica che ostacolava una lingua unitaria. Fu opera delle tre corone (Dante, Petrarca, Boccaccio) che il toscano si affermerà come lingua unica. Uno dei primi componimenti in volgare italiano fu di Rambaldo di Vaqueiras, un provenzale.

Per le prime testimonianze possiamo parlare di "Tracce", documenti unici e spesso basati sul modello francese e incorporati in testi latini. Importanti furono inoltre i "Ritmi", componimenti sulle origini, in volgare, non basati sugli schemi classici. I più famosi sono stati il Ritmo di Sant'Alessio, una narrazione sulla vita del santo, il Ritmo Cassinese, dove Alessandro Magno e il re indiano Dindimo si scontrano sulle loro visioni del mondo, il Ritmo Laurenziano, Bellunese e Lucchese. Abbiamo infine i "Memoriali bolognesi", registri dei contratti privati: negli spazi vuoti, per evitare manomissioni, troviamo motti e proverbi dell'epoca.

Cultura europea tra il XI e XII secolo

Alla fine del XI secolo emerse la Corte come luogo (laico) di trasmissione culturale. In queste si diffonde la forma scritta del volgare al di fuori del mondo ecclesiastico, con il fine dello svago e dell'intrattenimento, con l'affermarsi anche dell'ideologia cavalleresca. Si concretizza una contrapposizione tra mondo cortese, fatto di finezza, amore e cavalleria, e quello del Villano, legato alle superstizioni e usanze pagane. Nel XII secolo nascono anche le Università, come a Bologna, Napoli, Parigi, ecc., dove venne iniziato lo studio della filosofia: I cardini della disciplina filosofica furono Aristotele e Platone, le cui filosofie erano però spesso alterate dalle varie traduzioni arabe.

Produzione francese in lingua d'oc e d'oil

Tra le letterature volgari quella francese fu fondamentale: abbiamo da un lato le Chansons de Geste in lingue d'Oil e dall'altro la lirica in lingua d'Oc. La Chanson de Geste più nota è la Chanson de Roland, rielaborazione mitica delle imprese di Carlo Magno. Importanti furono anche le riprese della cultura classica come Virgilio, Ovidio ecc., e il ciclo bretone di matrice celtica ai quali si devono personaggi come re Artù, Lancillotto e mago Merlino. I Trovatori (da trobar, inventare, comporre) furono importanti con la loro poesia Trobadorica, di cui solo una piccola parte è giunta sino a noi. I loro temi furono la cronaca, la politica, la satira, la morale ma anche il Planh, ovvero il compiato, o lamento per un evento tragico. Nel XIII secolo la lirica provenzale rientrò in una più grande crisi che coinvolse tutto il sud della Francia e molti trovatori si trasferirono anche in alcune corti italiane.

Il modello dell'amore cortese

Il modello dell'amore cortese era alla base della poesia trobadorica: si tratta di un complesso sistema di simboli ed immagini allegoriche connesse al mondo medievale e feudale. Il rapporto amante-donna ricalca il rapporto signore-vassallo, con l'amante sottomesso che si pone al servizio dell'amata.

De Amore di Andrea Cappellano

Il De Amore può essere considerato l'archetipo della poesia d'amore: è un trattato in latino che si rifà all'Ars Amatoria di Ovidio ed è allo stesso tempo una enciclopedia amorosa. "L'amore è una passione innata [...]", questa è la definizione che Cappellano da dell'amore, un amore che si origina sia dagli occhi che dalla mente. L'amore è inoltre formae alterius sexus, qualcosa di più del semplice corpo; c'è inoltre un capitolo dedicato al De Amore Rusticorum, l'amore dei contadini, coloro che non hanno la capacità di comprendere la forma e si limitano al solo corpo, un amore molto simile a quello animale.

Origine del componimento "Quando eu stava"

Nella Carta Ravennate (conservata a Ravenna), un atto di vendita, troviamo per colmare gli spazi bianchi un piccolo componimento, il "Quando eu stava", accoppiato ad un accompagnamento musicale; la datazione è probabilmente tra il 1190 e il 1210. L'importanza di "Quando eu stava" è che la poesia italiana non nasce come copia di quella francese. Non è facile capire dove fu composto il testo ma da alcuni termini si pensa venga dalla zona umbro-marchigiana o dalla pianura padana.

Testo ed elementi di "Quando eu stava"

"Quando eu stava" è una canzone di cinque stanze da dieci decasillabi, per un totale di 50 versi. Ci sono elementi in comune sia con la poesia amorosa che con quella provenzale, evidente già dal primo verso con l'immagine delle catene d'amore, molto frequente nel lessico delle poesie d'amore.

Focus sulla forma metrica

Nella canzone "Quando eu stava" ci sono già gli elementi fondamentali della produzione rimica successiva, che risente del passaggio dalla metrica classica a quella moderna. In generale la canzone ha un numero variabile di strofe o stanze, con l'eventuale aggiunta di un congedo, una stanza più piccola di chiusura; la strofa a sua volta si divide in fronte e sirma. L'endecasillabo è il verso più utilizzato assieme al settenario. È bene notare che l'endecasillabo è la misura del verso ma, tramite interventi sulle sillabe, più o meno sillabe diventano undici, come separando il dittongo o unendo più sillabe.

Liturgia, poesia religiosa e ordini religiosi

La poesia religiosa fu il perno principale per lo sviluppo della letteratura delle origini: Canto e poesia furono strettamente legati grazie alla Liturgia cristiana. La poesia si sviluppò quindi già a partire dal 200, mentre per la prosa dobbiamo aspettare il 300 con Cavalca e Caterina da Siena. In questo periodo si svilupparono gli ordini mendicanti: l'ordine Domenicano, fondato da San Domenico di Guzman, legato alla disciplina teologica, e l'ordine Francescano, da San Francesco d'Assisi, che rispondeva alla necessità di rinnovamento per convivere meglio con la società.

Ne "Il nome della rosa" è presente un Francescano chiamato a risolvere le controversie tra francescani e domenicani, passo che è ispirato a due canti del Paradiso, dove tramite la figura retorica del chiasmo Dante fa tessere le lodi dei Francescani da un domenicano.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gianmarconacar di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universita telematica "Pegaso" di Napoli o del prof Caputo Lazzaro Rino.
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