Politica economica (Giappone)
Lezione 1
Portale delle statistiche ufficiali: https://www.e-stat.go.jp/en
Piramide demografica (non e molto piramide). Si impone una riflessione su come certe espressioni
diventino obsolete rispetto al mutare dei fenomeni.
Tutti i dati che si trovano in questa sezione sono basati sulle tabelle che noi abbiamo visto come
esempio. Questa sezione consente di andare direttamente al risultato: se si vuole fare un’idea
approssimativa di un fenomeno si va nel sito e dara gia un riassunto facile da visualizzare anche di
un fenomeno complesso (asse dello scorrere del tempo sia quello delle fasce di eta , 0-100 anni e
piu ).
Sull’aspetto formale, il grafico si presenta subito a immagine, ma quando si apre e una tabella con la
quale e stato costruito il grafico. In alcuni casi e possibile scendere ai livelli amministrativi
sottostanti.
Grafico a torta: mostra la stessa cosa per un singolo anno ma semplificata per fasce d’eta . Permette
di arrivare a una conclusione: gli anziani sono piu numerosi dei bambini e dei ragazzi.
Ci sono delle previsioni con risultati approssimativi per gli anni futuri fino alla meta del secolo. Si ha
una piramide al contrario, con base stretta. Visto nel suo insieme nello scorrere e interessante
perche dice molte cose sulla societa giapponese: e palese la trasformazione epocale avvenuta in
questo secolo, con base larga e via via a scendere degli strati meno numerosi (quindi con meno
anziani, per ogni anziano c’erano molti ragazzi e bambini). Non c’e una differenza evidente tra
uomini e donne. Alcune cose si possono notare piu avanti. Per esempio, nel 1945 c’e una differenza
forte tra uomini e donne (gli uomini erano morti in guerra). Il risultato e un grafico “mangiato” da
una parte, che ha portato uno squilibrio nel dopoguerra. Non c’era un problema di sovra-
occupazione, proprio perche mancava la forza lavoro a causa delle vicende belliche da parte
maschile.
C’e stato un boom di nascite dal 1950, nel dopoguerra. Si parla di primo baby boom post bellico. La
demografia e una scienza esatta: quando si sa quante persone sono nate in quell’anno, quelle sono e
quel dato non cambiera piu negli anni successivi, soprattutto se poi lo si porta avanti in un contesto
in cui c’e una bassa mortalita in eta adulta. Si ha una discontinuita rispetto al Giappone imperiale,
poiche non c’e piu una piramide perfetta ma si ha un primo scalino, risultato dello shock prodotto
dalla guerra. Questo scalino poi si mantiene nel tempo, anche nei decenni piu tardi.
Se si va piu avanti si trova una seconda irregolarita : c’e un secondo scalino. Si crea un effetto a onda
del grafico. Tra gli anziani le donne sono sempre numerose. Si ha il dopoguerra immediato con un
esplosione di nascite e poi una seconda che arriva nel 2000, quindi chi e nato nel secondo baby
boom all’inizio degli anni ’70. Questi nati nella prima meta degli anni ‘70 son i figli del primo baby
boom e sono numerosi perche i genitori erano tanti. Ma e piu lunga la barra dei genitori, significa
che erano tanti ma che non hanno fatto molti figli.
Si nota un’inversione di tendenza rispetto all’epoca precedente, poiche il Giappone imperiale e
caratterizzato da una continua crescita demografica, quindi ogni coppia faceva in media piu di due
figli (risultato: la base della piramide si allargava).
Si ha quindi una base piu larga ma il risultato a una distanza di un ventennio, quando raggiungono
l’eta adulta, non e quello di allargare questa base: forte calo della natalita .
Anno 2010, si poteva aspettare un’altra curvatura che in realta non c’e : la seconda generazione post
bellica “non ha soddisfatto le attese” dal punto di vista demografico.
Perche in Giappone fino agli anni ‘90 il governo non mette in atto una politica a sostegno delle
famiglie? Perche si aspettavano che, arrivati verso la fine degli anni ‘80, i figli del baby boom
avrebbero contribuito producendo un altra generazione numerosa. Questo ha causato una
contrazione piu rapida rispetto alle attese che ha fatto suonare un campanello d’allarme anche in
sede di discorso pubblico e dibattito politico.
Si possono quindi distinguere delle tappe attraverso questo grafico; il problema e diventato via via
piu acuto, poiche il numero di nascite ha continuato a calare. Perche e un male? Perche questo
causa altri problemi.
Questa tendenza al calo demografico e proseguita nel tempo e diventa sempre piu inesorabile; la
base di partenza e invariabile se si considera il paese come un sistema chiuso. L’unica variabile che
abbiamo e il tasso di fecondita medio all’interno di quella fascia annuale. Piu si restringe quella base
e piu si dovrebbe alzare il tasso di natalita per consentire di stabilizzare la tendenza (piu e piccola la
base e maggiore deve essere il numero di figli generato da quelle persone per mantenere stabile la
popolazione rispetto agli anni precedenti.
Quello che si verifica e il fenomeno opposto, si riduce anche il numero di figli che quelle persone poi
avranno nel corso della loro vita, quindi a partire dai 20 anni successivi alla nascita.
Non soltanto questo calo del numero medio ma anche l’innalzamento dell’eta media al primo figlio.
Se nel Giappone degli anni ‘20 era banale per una donna finire di andare alla scuola dell’obbligo,
sposarsi e poi avere 1-2-3-4-5 figli, oggi l’eta media e al di sopra dei trent’anni per il primo figlio
(per chi avra un figlio).
Siamo al di sotto del tasso di sostituzione, che dovrebbe essere leggermente superiore a 2 per ogni
coppia.
Il risultato e che questo portera nel giro di meno di trent’anni a questa situazione in cui si avra 37%,
piu di un terzo della popolazione, al di sopra dei 65 anni e un 10% della popolazione fino ai 14 anni
e poco piu della meta tra i 15 e 64 anni.
Perche questa tendenza viene considerata preoccupante? Per le pensioni. Il sistema pensionistico
giapponese e come il nostro. Cio che verso non serve a finanziare la mia pensione ma a pagare le
pensioni che vengono erogate adesso. Vale anche per il sistema sanitario.
Quando il gruppo dei baby boomer del dopoguerra arriva alle soglie della pensione si verifica una
crisi finanziaria perche di colpo si ha un gruppo molto numeroso che passa dai contribuenti al
gruppo che riscuote. L’esigenza di spesa non cambia in modo graduale di anno in anno, ma ci sono
del salti. Il rapporto tra prima e dopo si fa piu critico.
Si ha ancora la seconda ondata che ancora in qualche modo compensa (forse nel 2040). Il problema
in questo decennio e che ci saranno tantissime persone che vanno in pensione, diventeranno
anziane e si ammaleranno piu facilmente o avranno condizioni mediche che richiederanno
un’assistenza maggiore, che andranno in pensione e non ci sara piu una generazione successiva che
possa compensare questa emissione.
Non e un caso che si vedranno molti programmi pubblici che parleranno di assistenza agli anziani,
riforme della sanita eccetera, e pongano dei traguardi come 2020 o simili perche vogliono lanciare
il messaggio pubblico che e importante prepararsi per tempo a cio che succedera e che avra un
forte impatto sulla sostenibilita dei programmi pubblici.
Queste previsioni ci mostrano anche quali saranno molto verosimilmente i problemi che si
acuiranno in Giappone.
Il problema non e tanto il calo della popolazione in se , dato che il Giappone e nel complesso
sovrappopolato (ha toccato il tetto dei 128milioni di abitanti intorno ala2008/2010). Il problema e
nella struttura sociale e quindi nella possibilita di sostenere determinate esigenze di spesa di alcuni
capitoli del bilancio rispetto alla parte attiva che finanzia queste spese; si hanno sempre piu
persone che non sono nella fase attiva della loro vita che vengono via via sostituite da un numero
decrescente di lavoratori. Ma anche le persone che non lavorano piu hanno esigenze di servizi e
beni. Anche pensando unicamente al mercato interno si crea un deficit di risorse umane rispetto
alle esigenze.
Lezione 2
Problema del calo della natalità e dell’invecchiamento della popolazione
Dal punto di vista statistico l’indicatore che viene preso come riferimento e il tasso di fecondita ,
quindi il numero medio di figli per donna che e andato calando nel corso del tempo.
Si vede la piattaforma “Warp” (pagina dell’Ufficio di Gabinetto), dove si puo risalire a dati meno
recenti e piu vecchi.
Vedi grafico sottostante: fecondita totale Base blu -> numero di nascite, linea rossa -> tasso
di fecondita totale. Il tasso di sostituzione di base
e di 2, al di sotto si ha un calo demografico, e
viceversa.
Cio che si vede e che il primo baby boom e tra il
47 e il 49; il secondo baby boom e nella meta degli
anni ‘70. Poi c’e il mancato recupero di un terzo
baby boom alla distanza di quel ventennio
abbondate che segna il passaggio generazionale.
Si arriva quindi a un declino continuo. Il 2020 era
il piu basso con 800.000 nascite, ora siamo al di sotto degli 800mila; la tendenza e continuata anche
negli anni ‘20 del secolo.
Se si va a vedere il tasso, si nota una discesa rapida in questa fase degli anni 50, poi una
stabilizzazione fino agli anni 70, per poi avere una seconda fase di declino compensata in modo
molto marginale da una leggera risalita proprio negli anni piu recenti.
Sintesi: c’e stato un forte calo di questo tasso che inizia con un valore superiore al 4 ed e sceso poco
al di sopra dell’1, quini insufficiente per garantire quel ricambio che consente di mantenere una
stabilita demografica.
C’e anche un’anomalia: osservando il grafico, si nota un cuneo verso il basso, che corrisponde a un
unico anno, 1966: È l’anno infausto, quindi nella pianificazione della coppia famigliare
si cercava di non far figli, che ha avuto un effetto demografico mancato.
ひのえうま.
È interessante perche ci mostra come la demografia non sia dovuta solo a fenomeni di grande corso,
eventi internazionali, crisi, geopolitica eccetera, ma anche semplicemente a credenze tradizionali.
Quest’anno e rimasto nella storia perche ha segnato, anche dopo per un lasso di tempo lungo, il
picco negativo di 1,58, che e rimasto come il paletto piu basso della sequenza.
All’inizio dell’era Heisei, anni ‘90, ha prestato molto scalpore la pubblicazione dei dati dell’anno
precedente quando e stato reso noto dall’ufficio statistico che il tasso di quell’anno era 1,57: per la
prima volta nella storia del Giappone, da che si era tenuta traccia di questo dato, il tasso era andato
al di sotto di quello famigerato del 1966.
Questo ha avuto grande risonanza sulla stampa e i mass media, perche ha suonato il campanello
d’allarme: benche fosse ormai pacifico che ci fosse un processo di crescita demografica dal punto di
vista della natalita , un po nella coscienza collettiva e proprio all’inizio degli anni ‘90 questo shock
dell’1,57. Da lì c’e stato un mutamento nel clima e nell’opinione pubblica e di conseguenza anche nel
dibattito politico e quindi nell’esigenza di prendere delle contro misure per attenuare questa
tendenza al calo.
Da qui in poi, c’e una serie di pacchetti di riforma: “Angel Plan”, (il piano
dell’Angelo), iniziative pubbliche per migliorare i servizi alle famiglie. Si tratta di un programma a
エンゼルプラン
tutto campo che vanno a valle del problema per passare a un secondo Angel Plan a degli approcci
piu integrati che vanno al di la della stretta sfera famigliare e cercano di stabilire delle connessioni
virtuose con altri ambiti di politica pubblica, come il lavoro femminile e di come consigliare il lavoro
in famiglia.
Il calo della natalita giapponese, e un problema SOLO giapponese?
Si vede il portale della Banca Mondiale, che si occupa soprattutto di favorire lo sviluppo e fornire
prestiti, agevolare finanziamenti che sono funzionali alla crescita economica e anche alla crescita
del capitale sociale dei diversi paesi. All’interno del sito c’e una sezione che riguarda gli indicatori
macro economici, tra cui quello demografico.
Si si vuole fare una classificazione internazionale c’e un
divario significativo tra un continente e l’altro, con l’Africa che
ha il maggior numero di figli: si tratta di un problema diffuso a
livello globale. Si parla di “problema” come questione sulla
quale e necessario lavorare e formulare risposte.
Di base e comunque un male che la popolazione mondiale
decresca rispetto alla sostenibilita .
Si ritorna alla situazione in Giappone, paragonandola a un
altro paese negli anni ‘90, la Cina.
La Cina (verde) aveva un tasso di gran lunga superiore, ma
si e avvicinata.
Questo tipo di divario della Cina negli anni ‘70 in cui si
avevano 7 figli per famiglia, mentre in Giappone eravamo
intorno al 2, e caratteristico del contrasto tra paesi
Cina-Giappone anni '90 sviluppati e paesi in via di sviluppo che hanno una
situazione economica piu arretrata, la quale collegata anche
a un contesto tradizionale dove c’e anche una visione
famigliare differente.
Cio che si nota e l’avvicinamento che c’e stato nel corso del
tempo, dato anche dal fatto che in Cina e stata introdotta la
Cina-Giappone anni '70 politica del “figlio unico”, per cui nel corso degli anni si e
manifestato l’effetto.
C’e poi stato un altro scalino dopo le riforme economiche e in quel periodo di grande boom, dove la
Cina ha avuto un periodo di trasformazione economica e sociale, laddove il Giappone aveva avuto a
suo tempo tra gli anni ‘50 e ‘60. Con uno scarto di alcuni decenni, questo si e verificato anche in
Cina, il divario sta nell’ordine dei decimali: anche la Cina e ben al di sotto del tasso di sostituzione
minimo.
Si nota pero che questo calo, tra il 2019 e 2020 continua a essere molto forte. Non c’e stato poi un
rialzo come si osserva nel ciclo economico, quindi c’e una tendenza negativa del calo che ha
continuato a confermarsi nel corso degli anni.
Si aggiunge anche l’Italia al confronto.
Si notano piu che le differenze, le somiglianze tra i due paesi
(Italia-Giappone).
All’epoca non c’e così tanta differenza, così come non c’e una
grande differenza oggi tra Italia e Giappone.
Cio si trova analizzata in altre serie di relazioni periodiche come la serie del jinkou mondai kenkyuu
il centro di studi di ricerche per la demografia e sulla societa , che pubblica proiezioni
sulla popolazione del Giappone.
人口問題研究,
Per esempio, in base all’eta del primo matrimonio si vede il tasso di fecondita a 40 anni. Si possono
anche vedere i periodi e le epoche (si nota sempre il calo complessivo).
C’e una relazione statistica tra il matrimonio e la natalita in Giappone.
Si parla dell’eta media del primo matrimonio e della
sua relazione con la nascita dei figli.
Questa relazione ormai non e piu così tanto stretta
in Italia e in altri paesi europei e nel resto del
mondo: ci sono molte coppie che si fidanzano e
hanno figli ma magari non si sposano mai per tutta
la durata del loro rapporto.
Mentre il Giappone da questo punto di vista e un
paese molto conservatore: se c’e una coppia che ha
un figlio al di fuori del matrimonio non e una cosa
ben vista; argomento generale: in una citta come
Tokyo magari la gente si fa i fatti suoi (cit. Revelant). Ma il Giappone non e solo Tokyo, e anche
molto rurale sotto molto aspetti. Quindi c’e ancora un’attitudine culturale che vede il matrimonio
come il presupposto per la formazione di una famiglia (coppia con figli).
Dal grafico si evince che c’e un divario di eta significativo tra uomini (blu) e donne (rosa) quando si
sposano: le donne tendono a sposare uomini che sono piu grandi di loro per una questione di soldi,
questo perche e l’uomo che porta i soldi a casa.
Questo introduce un altro dato culturale ossia la normalizzazione dell’uomo che lavora per
mantenere la famiglia, mentre non e normale che sia la donna a farlo: la figura del casalingo in
Giappone non e popolare. Rispetto ad altri casi nazionali non e così diffusa la situazione della coppia
che lavora con redditi piu o meno equivalenti: in Giappone le donne lavorano in modo diverso dagli
uomini e questo incide sulla loro capacita economica.
C’e quindi una tendenza a un divario, anche se si e ridotto poiche c’e uno scarto minore rispetto al
passato, che pero si e mantenuto.
L’altro dato che vale per entrambi i sessi e l’innalzamento dell’eta media: se nel ‘75 ci si sposava tra
i 25 e i 27 anni, ora e normale sposarsi sulla soglia dei 30 circa. I ventenni in media oggi non si
sposano.
Anche questo e riconducibile a trasformazioni sociali che si sono avute nel corso del tempo, come
per esempio una maggiore istruzione: tra gli anni ‘50 e ‘70 non tutti si potevano permettere
l’universita , quando al giorno d’oggi in Giappone l’istruzione del terzo ciclo (a livello college,
universitario) e molto diffusa, soprattutto per il fatto che ci sono molti istituti universitari che
hanno un orientamento professionale, anche per le donne.
Questo progresso dell’istruzione tra i giovani comporta uno slittamento in avanti di altri impegni,
tra cui quello della formazione del nucleo famigliare.
Se il matrimonio e il primo passo per formare una famiglia, va da se che l’eta media di nascita per il
primo figlio la si trovera dopo il matrimonio, e non prima.
Si nota poi, dal grafico, una distanza molto ravvicinata tra il matrimonio e la nascita del primo figlio.
Si vede come il caso in cui una coppia si sposa e magari aspetta diversi anni prima di avere un figlio
per diversi motivi, in Giappone non sia la situazione maggioritaria: si sposano tardi ma quando lo
fanno e legato a un’intenzione di avere poi almeno un figlio.
Gli uomini non ancora sposati erano quasi il 50%, negli
anni ‘60, ma sono quasi il 73% nel 2020, quindi la
grandissima maggioranza. È inconsueto che un uomo
giapponese si sposi oggi rispetto a quando avveniva
all’epoca: tendenza all’avanzare dell’eta . In quegli anni 1
uomo su 10 si sposava.
Questo divent
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