Filosofia del diritto
Filosofia del diritto pone questioni che altre discipline non si pongono e stanno a fondamento a ciò che consentono di cogliere diritto nella sua complessità. Punto di osservazione è andare al principio del diritto, ciò che permane immutato in tutte le molteplici determinazioni non si esaurisce in nessuna di esse né nella loro somma, non è identificabile in nessuna di esse né nella loro somma (ciò che fa sì che un albero sia un albero, lo è per tutta la vita, ma seme, radici, foglie non sono albero).
Eutifro di Platone
Viene indagato il principio di qualcosa che interessa vita protagonisti e immediata ricaduta nella sfera pubblica che intesse rapporti intersoggettivi (qualcosa = santità).
Filosofia del diritto: cos'è, come è fatta, a cosa serve?
Platone ne "La Repubblica" e il mito della caverna pone l'idea di cosa vuol dire educarsi al piacere, da idea di come porsi all’apprendimento. Spiega idea di stato, comunità politica e cosa implica viverci, si apre con domanda “cos’è giustizia?”. Socrate, che è il protagonista, si trova a discutere con varie persone, a un certo punto ci si sposta a guardare com’è fatta città — si sente bisogno di dare programma per educare cittadini a governare una città.
Platone presenta allegoria, mito caverna, con cui si apre il settimo libro. [All’istante: in un attimo che è fuori dal tempo] Senso allegoria è educazione che porta al sapere filosofico, che per Platone è il vero Platone, quello fuori dalla caverna, oltre le ombre, che non è fugace ma permane e rimane lì. Educazione che veniva impartita nel corso dell’esistenza, era di tipo complessivo e guardava alla totalità della persona, comprendeva tutte le dimensioni dell’uomo — paridetia = educazione per i Greci — saper combinare le varie dimensioni.
Caratteristiche dell'educazione
- Non si ottiene subito
- Costa fatica e dolore — perché impone di cambiare radicalmente prospettiva, sconvolge assetto di vista abitualmente condotto da chiunque; filosofia è attacco a vita quotidiana, è sfida a buon senso che ci guida tutti i giorni; provoca sconvolgimento complessivo che è anche mentale, infatti prigioniero decide di tornare indietro
- Caro in termini di reputazioni e certezze
- Man mano che ci si allontana si ha impressione di perdere contatto con ciò che è solido e ci è familiare, che ci fa sentire padroni di noi stessi — educazione si presenta anche come atto di liberazione, prigioniero liberato da catene; è cammino progressivo che ha una caratteristica: quando arriva a nuova dimensione non lascia lo stesso tranquillo, è una liberazione che invita a produrre liberazione
- È qualcosa per cui vale la pena correre il rischio, ciò per cui ci si mette in gioco è qualcosa degno di essere vissuto, non solo esperienza intellettuale ma è libertà radicale, scatena qualcosa che era trattenuto
A cosa serve filosofare o la filosofia?
1° conseguenza: è esperienza di libertà radicale. Ha senso chiederci a cosa serve libertà? Servire vuol dire essere utile a = essere funzionali a = essere sostituite da qualcos’altro — libertà non è sostituibile, quindi non è funzionabile, quindi non serve. Chiedersi a cosa serve vuol dire aver già perso contatto con libertà e averla già intrappolato nello schema dei bisogni. Libertà ha un effetto: genera libertà — 1° modo in cui si manifesta è inviare chi ci è più caro a fare esperienza di libertà.
Che funzione ha tutto questo per il giurista?
Giurista è formato ad attività in quanto depositario di sapere tecnico, deve avere abilità, essere un bravo tecnico, meglio uno che sa che uno che non sa che conosce possibilità e limiti degli strumenti di cui si serve. Perché tutto questo? Porsi il perché significa mettersi su una dimensione diversa, che illumina tutto ciò che accade sul piano della prassi e della teoria.
Filosofia: unione di amore per e sapienza
Filosofia philia Sophia = unione di (amore per) e (sapienza, non teorica ma sapienza capace di informare di sé) = amore per il sapere, desiderio di sapienza. Nasce da un racconto di Cicerone, in cui si racconta che molto tempo prima in una città del Peloponneso vi è discussione tra Leonte e Pitagora (fondatore di una delle scuole più importanti dell’antichità in Sicilia). Pitagora quando gli chiede di cosa fosse esperto risponde che era esperto di filosofia. Filosofi sono come spettatori alle olimpiadi: stanno a guardare; capacità di stare a meraviglia, guardare richiede mobilità che non è immediata e deriva dalla che è sentimento tipico del filosofo.
Meraviglia nella filosofia
Filosofia è impresa che coinvolge uomo in tutte le sue mentalità, chi prova senso di dubbio o meraviglia, riconosce di non sapere, chi filosofa ricerca sapere solo per il fine di sapere e non per conseguire utilità pratica; piacere di fare qualcosa gratuitamente. Meraviglia nasce quando siamo presi da senso di dubbio, che nasce da qualcosa di inaspettato che rompe schema quotidianità e ci lascia in mano strumenti inservibili. Meraviglia può essere qualcosa di attraente o inquietante (per prigioniero è inquietante), è stupore che ci rende privi di punti di riferimento su cui poter far fede, è disorientamento.
Altra caratteristica
- Platone dice che miglior modo per capire filosofo è guardare a eros (dio amore, figlio di poros e penia, è intermedio) è emblema filosofo e filosofia, di un’attività che sta a metà tra sapere e non sapere, tra sapienza e ignoranza (ignoranza che è inconsapevole di sé)
Appetito di sapienza è stato intermedio di essere sazi e avere voglia di sapere. Atto con cui si manifesta situa di ?? È appetito, nella filosofia si manifesta con una domanda, chi “so di non sapere” — non sapendo sa della propria ignoranza : motto socratico. In generale il domandare quotidiano è funzionale ad acquisire risposta che mette fine a quella domanda, ne fa nascere delle altre ma non sono mai uguali.
Peculiarità domanda filosofica
Domanda mira a risposta, la quale non è ciò in cui si spegne il domandare ma ciò in cui il domandare si riaccende. Filosofia non può dare per scontato il suo oggetto, non può essere quieta perché tutto ciò che incontra è attestazione del nostro bisogno di verità, nulla è scontato e tutto viene messo in discussione. Quando si domanda ci si rivolge a qualcuno, anche quando interroghiamo noi stessi è come se ci sdoppiassimo, ciò dà a filosofia connotato peculiari o, filosofia è sempre a confronto con qualcun altro, è dialogico ??, è ricerca che non è mai solitaria, essere sempre in relazione con l’altro è ciò che connota la filosofia.
Riassunto lezione precedente
Platone intende l’esperienza di filosofia come atto di libertà, che è liberatorio per chi lo esercita e mira a riprodursi invitando altri alla stessa esperienza — costo: abbandonarsi dalle certezze e dalle sicurezze che diventano dubbi. Platone e Aristotele pongono nella meraviglia l’esistenza della filosofia. Essa si propone come particolare idea di sapere e si costituisce nell’intermedio degli estremi del “sapere già” e del “nulla sapere” (inteso come mancanza di inconsapevolezza della propria ignoranza). Ogni atto del domandare è porsi al di là della propria condizione. Il domandare filosofico ha una caratteristica tutta sua: continua a rigenerare necessità della ricerca di non sapere” — Socrate “sapeva.
La filosofia: medietà tra “tutto sapere” e “tutto ignorare”
La filosofia è medietà tra “tutto sapere” e “tutto ignorare”, esercitarla significa riuscire a mantenere ferma questa via di mezzo. Bisogna mantenersi salvi perché, rispetto alla ricerca, ci sono 2 posizioni che la rendono impraticabile — quando aspiro al sapere, a una verità ciò che può rendere vano l’atto è:
- Convinzione di possederla già
- Convinzione che ogni ricerca sia inutile, perché la verità non esiste, o non è conoscibile, o non entrerebbe in nessuna forma di discorso
Sono due posizioni opposte ma tra loro complementari. Il primo modo per esercitare il filosofare è andare a vedere se le posizioni sono differenti, vedere se ha senso o no intraprendere ricerca.
Caratteri del sapere filosofico (Agostino, Contra academicos)
L. Criticità a. Trigezio: Sapienza come possesso della verità tramite ragione: — Verità esiste come oggetto conoscibile e comunicabile (dogmatismo):
- Modello del sapere rigoroso: derivazione (deduzione)
- Regresso ad infinitum (probatio diabolica)
- Premessa autoevidente = deduzione
b. Licenzio: La ragione nulla dice e può circa la verità: — Verità non esiste, non conoscibile, non comunicabile (scetticismo)
- Relativismo
- Pretesa di verità della negazione di verità
c. Agostino: Theorein: L'inconfutabile. Agostino esamina due tesi:
- Le verità esistono e possiamo ottenerle attraverso un metodo sicuro — Pensiero dogmatico
- Pozione che nega la verità per Agostino — incarna scetticismo
Entrambe come posizione tra loro antitetiche che rendono irrilevante la ricerca e la domanda filosofica, una dicendo che si ha già, l’altra dicendo che non c’è nulla da possedere. Agostino dimostra l’insostenibilità di entrambe — se dimostro che chi tenta di negare il filosofare lo fa in modo ingiustificato, allora filosofare è ???? Lo fa immaginando un dialogo. Protagonisti = 2 allievi: Trigezio e Licenzio.
Discussione tra Trigezio e Licenzio
Attraverso di essi, propone un punto di vista sulle 2 posizioni che vanno per la maggiore e che raccolgono in sé le attività che sono da secoli pensiero classico. TRIGEZIO: Rappresentante della posizione dogmatica. È convinto che la sapienza sia possibile e consista nel possesso della verità tramite la ragione. LICENZIO: Sostiene che la verità non esiste e che la ragione umana non possa dire e fare nulla circa la ragione. I due discutono:
T: la verità esiste come un oggetto pienamente conoscibile e comunicabile (modello di ragionamento dimostrativo, deduttivo). Posso accedere alla verità e dominarla perché la posso dimostrare. Vero è ciò che è dimostrato con passaggi logici.
L: ma da dove parti con l’affermazione?
T: parti da ciò che è vero.
L: allora ciò che dici che sono vere devi averle dimostrate e ricavate da qualcun altro, e così via. PROBATIO DIABOLICA, — si innesca la un processo infinito, se voglio trovare garanzie mi manda a qualcosa di precedente, quindi la verità è dimostrazione ma anche non dimostrazione.
T: bravo, ma quando dici che la verità non esiste, ciò che affermi è o non è vero? O mi stai dicendo qualcosa che ritieni vero o stai dicendo qualcosa di insensato, ma la tua tesi non può essere difesa.
L: Non dico che non esiste, ma che se esiste non è conoscibile, che abbiamo a che fare sempre con delle opinioni.
T: dire che abbiamo opinioni è qualcosa di diverso da altre opinioni? Se è così ti stai contraddicendo. Agostino fa scontrare le due tesi lasciando che si smontino tra di loro, l’una porta in evidenza i limiti e le contraddizioni dell’altra, radendosi al suolo entrambe. Risultato: è insensato pretendere di possedere la verità ma è altrettanto insensato negare l’esistenza della verità = la verità esiste ma non è un oggetto dominabile dalla ragione — diventa terreno su cui fondare il filosofare.
Pretese di possedere la verità
Pretese di possedere si presentano in due modi, affermando che c’è qualcosa e negando il senso di verità; in ambi i casi c’è un’affermazione che dice qualcosa del tutto: “posso possedere la verità” (tutta la verità è mio oggetto) e “non esiste la verità”. - entrambi i modi hanno la pretesa di dire la totalità tutto ciò che è vero lo posso sapere non c’è nulla che posso sapere.
Quando pretendiamo di rendere soggetto oggetto delle nostre affermazioni, in positivo o in negativo, finiamo in vicolo cieco, in una contraddizione, perché dove il tutto viene reso oggetto, si costituisce qualcosa che all’oggetto si contrappone: il soggetto. Il soggetto dice che il tutto è il suo oggetto. L’oggetto è per sua natura è altro dal soggetto (ciò che va contro); l’oggetto si costituisce escludendo da sé ciò a cui si contrappone. Ma se si esclude qualcosa può mai essere tutto? E il tutto può mai essere ridotto a oggetto? Avremo tutto meno qualcosa.
Dogmatismo e scetticismo
Dogmatismo e scetticismo, possono acquistare una diversa veste, facce della stessa medaglia che consiste nel rendere la totalità oggetto del sapere. Ma quando ho a che fare con l’oggetto ho a che fare con qualcosa che si contrappone, la totalità non potrà mai darsi come oggetto a mia disposizione perché nella sua completezza escluderebbe sempre qualcosa.
Problematicità
- La confutazione di dogmatismo e scetticismo lascia «del tutto in confutate due affermazioni: la verità esiste; la verità non è un possesso della ragione» (E Cavalla, L'origine e il diritto, p.21). - «La problematicità propria della filosofia, per il tipo di dimostrazione che la costituisce, si estende agli stessi principi e non può quindi avere limitazioni» (M. Gentile, Breve trattato di filosofia, Cedam 1974, p. 41).
Totalizzante
- Rispetto al soggetto (meraviglia)
- Rispetto al metodo (radicalità)
- Rispetto all'oggetto ('intero)
Conoscere la verità non vuol dire avere a che fare con un oggetto, come invece lo sono altre forme di sapere che danno prova di esistere perché dominano il loro oggetto. La capacità corrosiva dell’intelligenza non ha limiti, è radicale e coinvolge anche i principi stessi su cui si erge la nostra esperienza e conoscenza del mondo, il fatto che viviamo in una società […]. In quanto è radicalmente problematica, la ricerca filosofica è totalizzante, ci coinvolge, non perché ha come oggetto il tutto, ma perché aspira ad accoglierlo, non lo possiede ma lo interroga senza dare nulla per scontato, estendendo tutto il suo interrogare, totalizzante nel senso che ne mette in discussione ogni aspetto. Anche il modo di procedere è totalizzante, perché va alla radice senza dare nulla per scontato. Tutto è chiamato a mettersi in movimento.
Discussione tra Trigezio e Licenzio
Abbiamo visto che i due allievi (Trigezio e Licenzio) si parlano confutandosi a vicenda. Confutare vuol dire dimostrare la contraddittoria rispetto alla tesi che si vuole confutare, dimostrare che colui che sta dicendo qualcosa si sta contraddicendo; la confutazione si gioca sulla contraddizione. La contraddizione ha a che fare con dire qualcosa di alcunché, mi contraddico quando affermo qualcosa di alcunché ma lo faccio in modo particolare, affermo e nego rispetto allo stesso predicato. Ho contraddizione quando predico una proprietà e la nego, a un medesimo soggetto, in un determinato tempo e sotto lo stesso punto di vista. Stesso soggetto — cambia il tempo e il punto di vista.
Principio di non-contraddizione (PNC)
È impossibile che la stessa cosa, ad un tempo, appartenga e non appartenga a una medesima cosa, secondo lo stesso rispetto. Aristotele, Metafisica, IV. 3. 1005 b. Platone dice che non è possibile. Nell’opera in cui dedica lo studio all’essere in quanto essere si lascia interrogare dal tutto. Principio di non contraddizione: è impossibile che a un medesimo soggetto venga attribuito un predicato dello stesso tempo e sotto lo stesso punto di vista. È il principio più saldo e accertante (debaiotate) — mi consente di mettere in piedi in un punto saldo quando sto andando, mi consente i passaggi della mia ricerca. Aristotele fornisce una prova: è impossibile fare quella cosa. Il fatto che non si possa dedurre, cioè dimostrare a partire da qualcosa che viene prima non significa che di esso non si possa dare una prova, cioè non si possa attestare quanto il principio afferma.
Prova principio di non contraddizione viene condotta in modo particolare, per capire bene questa prova e il modo in cui Aristotele si impegna a giustificare questa sua affermazione, dobbiamo essere a conoscenza del significato che il principio prescrive. Quando ci dice che è impossibile che a un medesimo soggetto sia affermata e negata una certa proprietà, che cosa ci sta dicendo? Che data una proprietà o la affermi o la neghi, non puoi fare la stessa cosa, nello stesso tempo e allo stesso riguardo. Se la affermi non la neghi, se la neghi non la affermi, ci si può accordare sul significato dei termini in base al quale usiamo la parola ma una volta che ciò è fissato, non si può affermare e negare, quindi principio di non contraddizione stabilisce una forma di opposizione in cui gli opposti sono mutualmente esclusivi, assumere uno significa escludere l’altro, cosa che non avveniva prima. Il principio di non contraddizione pone una condizione di reciproca esclusione degli opposti.
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