SGUARDO SISTEMICO
Permette di riconoscere le connessioni tra livello personale, interpersonale e collettivo
Tra questi 3 livelli esistono relazioni simili a quelle dei frattali: un frattale si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale
diverse; quindi, ingrandendo una qualunque sua parte si ottiene una figura simile all’originale
DIMENSIONI FONDAMENTALI
Si individuano per ognuno dei tre livelli
corpo, produzione, spazio
Materiale
gestione, organizzazione, dibattito critico
Mentale lavoro personale – relazionale
Emozionale visione, rituali, ideali
Utopico – spirituale
Tutte e 4 sono importanti: se una manca o è in difetto rispetto alle altre, tutta la struttura perde equilibrio
PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE
Teoria elaborata nella di in California
scuola Palo Alto
ASSIOMI
È IMPOSSIBILE NON COMUNICARE
Tutto il comportamento è comunicazione e tutta la comunicazione influenza il comportamento
Indipendentemente dagli sforzi non si può non comunicare: attività o inattività, parole o silenzio hanno tutti, comunque, un
valore di messaggio → influenzano gli altri che a loro volta non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo
comunicano anche loro
DOPPIO ASPETTO DELLA COMUNICAZIONE
Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto che dà notizie e informazioni, e un aspetto di relazione che riguarda le
modalità con cui viene espressa la comunicazione
→ l’aspetto di relazione categorizza quello di contenuto: si ha una meta-comunicazione
PUNTEGGIATURA DELLE SEQUENZE DI COMUNICAZIONE
Determina la natura di una relazione → il modo in cui interpretiamo le sequenze comunicative dipende dalla punteggiatura
che utilizziamo per descriverle
Se si utilizzano concetti di causa-effetto considerando i comportamenti dell’altra persona come
causa dei vari comportamenti, è facile andare verso il conflitto. In questo modo però si
riconosce che anche i nostri comportamenti possono essere considerati cause dei successivi
comportamenti altrui
Un modo per uscire da questa dinamica conflittuale è rappresentare le sequenze
comunicative non su una linea retta ma su una circolare in cui ogni sequenza contribuisce ad
alimentare quella successiva
COMUNICAZIONE A CODICI
La comunicazione è composta da 3 dimensioni
Verbale le parole, sono un codice numerico
Paraverbale elementi della voce tono, timbro, volume, ritmo e velocità, pause, espressioni sonore ridere, piangere, sospirare…
Non verbale postura, gestualità, sguardo, espressioni del volto, prossemica
Tra le dimensioni ci può essere coerenza esprimono lo stesso messaggio si rafforzano a vicenda oppure contraddizione,
ambiguità esprimono messaggi dissonanti o opposti e generalmente passa più la dimensione non verbale
TIPO DI RELAZIONE
Le sequenze di comunicazione sono simmetriche o complementari a seconda che la relazione tra i comunicanti sia basata su
differenze oppure su parità
Nelle relazioni simmetriche il rischio è la , cioè non si tende alla cooperazione ma alla competizione
escalation competitiva
Nelle relazioni complementari - asimmetriche, il rischio è la : chi è in posizione elevata non è capace di
cristallizzazione dei ruoli
concedere a chi è in posizione inferiore sufficienti margini di autonomia per auto-determinarsi e crescere
TIPI di COMUNICAZIONE
Esistono 3 tipologie di comunicazione che si possono manifestare sule 3 dimensioni della comunicazione
→ conferma – rifiuto sono salutari all’interno di una relazione di cura perché si basano sul riconoscimento e l’accettazione
dell’altra persona mentre la disconferma è tossica e disfunzione perché esprime una svalutazione dell’altra persona
CONFERMA
Riconosce e valorizza l’identità della persona che abbiamo di fronte
→ comunica a una persona che ci piace, che la stimiamo, che siamo felici di averla conosciuta, che crediamo che sia
simpatica/intelligente/competente/…, che crediamo che ce la possa fare
Viene trasmessa con la comunicazione ma in gran parte anche con quella e
verbale paraverbale non verbale
→ per avere una conferma autentica occorre saper osservare e riconoscere tratti propri dell’altra persona, e saperli
distinguere da quello che noi desideriamo o proiettiamo su di lei: non va confusa con l’idealizzazione
RIFIUTO – NEGAZIONE
Evidenza un problema nel comportamento dell’altra persona senza mettere in discussione il riconoscimento e il valore
dell’altra persona
→ deve essere circoscritto ad un comportamento specifico e non trasmettere alla persona una rappresentazione
complessivamente negativa
DISCONFERMA
Comunica a una persona che non ci piace / non ci interessa / non la stimiamo / non abbiamo fiducia nelle sue capacità
Può esprimersi sia attraverso una comunicazione aggressiva sia ignorando – emarginando l’altra persona e può avere origine in
un nostro vissuto di insicurezza o paura
Può manifestarsi come:
pseudo-conferma comunicazione che apparentemente valorizza l’l’altra persona ma in realtà nasconde mancanza di
attenzione e disinteresse
pseudo-rifiuto quando il rifiuto non si limita a mettere in discussione un aspetto dell’altra persona ma si estende alla
sua intera identità o all’intera relazione che esiste
COMUNICAZIONE NON VIOLENTA CNV
È una teoria e una pratica elaborata da Marshall Rosenberg, allievo di Carl Rogers
- Gli esseri umani condividono gli stessi bisogni fondamentali
- Le azioni sono tentativi di e i sentimenti sono un indicatore di bisogni
soddisfare i bisogni
- C’è uno spazio di nel connetterci a noi stessi
pace
- Agli esseri umani piace offrire e hanno la capacità di essere compassionevoli
- Gli esseri umani soddisfano le loro necessità in modo interdipendente
- Il mondo ha per sodisfare i nostri bisogni
risorse sufficienti
- Gli esseri umani sono caratterizzati da cambiamenti
LINGUAGGIO DELLA COLPA
È spesso normalizzato dalla cultura comunicativa: è un linguaggio bellico basato sui presupposti della scarsità e della
competizione
Il linguaggio della colpa può entrare nelle relazioni interpersonali e nei gruppi in due modi
Dare la colpa a sé stessi tenenza particolarmente presente nell’infanzia: si tende a dare la colpa a se stessi per quello
che succede intorno a noi
Dare la colpa agli altri si dà la colpa all’altra persona per quello che succede. È una strategia che avvicina al ruolo del
carnefice, all’accusa, al rimprovero come forma d’espressione: l’altra è colpevole di quello che succede e deve cambiare
LINGUAGGIO DELLE CO-RESPONSABILITA’
Si basa su una visione di abbondanza e di cooperazione
Utilizzare questo linguaggio significa riconoscere che : gli eventi o i comportamenti
non sono gli altri a causare le nostre emozioni
altrui sono solo stimoli, non cause dirette delle nostre reazioni
→ questa consapevolezza permette di fermarsi prima di reagire, ascoltare sé stessi e capire cosa si sta provando e di cosa si
ha bisogno invece di rispondere in automatico
STRATEGIE
Auto – empatia
È importante saper riconoscere e assumersi la propria responsabilità, bisogna osservare con serenità la situazione,
capire cosa si sta vivendo di fronte a essa, connettersi con se stessi e sapere quali sono i propri sentimenti – bisogni
Aiuta a prendere , permette di i propri e garantisce la
coscienza di ciò che si vive legittimare sentimenti – bisogni
della propria rispetto a un fatto o una situazione
conoscenza esperienza personale
Empatia
Significa riconoscere l’altra persona come essere in tutto il suo potenziale
L’altra persona esprime empaticamente i suoi sentimenti e bisogni, quindi, vanno legittimati per potersi connettere più
facilmente: bisogna cercare di capire cosa sta vivendo e come può contribuire alla situazione
4 PASSI PER COMUNICARE
OSSERVARE I FATTI
Bisogna accettare i fatti come informazioni da cui partire, lasciando da parte giudizi sui fatti o sulle persone e bisogna evitare
di fare interpretazioni
Bisogna imparare a classificare ogni elemento all’interno di una categoria precisa: bisogna distinguere →
- Quello che osservo e posso descrivere in modo il più possibile “oggettivo”: ed
fatti eventi
- Quello che sento quando succede un fatto o un evento: e
emozioni sentimenti
- Quello che mi racconto, penso o immagino: pensieri, idee, interpretazioni
- Quello di cui ho bisogno di fronte a una situazione: i bisogni umani
Nonostante queste dimensioni siano interconnesse tra loro, è fondamentale esprimersi cercando di non confondere questi piani
perché, quando si mescolano cresce la probabilità che si sviluppino malintesi, barriere alla comunicazione, tensioni e conflitti
Spesso, infatti, i conflitti si generano, crescono e si alimentano più sulla base di cosa mi sto raccontando dei fatti che sui fatti
veri e propri
IDENTIFICARE EMOZIONI – SENTIMENTI
I sentimenti non sono positivi o negativi ma danno informazioni su quello che si sta vivendo, permettono di ricevere
informazioni su come ci relazioniamo con l’ambiente, con le altre persone e con noi stessi
Permettono di capire se i nostri bisogni sono soddisfatti o no
È importante filtrare per
evitare che si insinuino
giudizi, interpretazioni o
credenze
Sento che io, mi sento,
sento che tu, sento come se
tu, ti sento…
RICONOSCERE – ESPRIMERE I BISOGNI
I bisogni sono l’elemento che è dietro alle emozioni, le quali ci informano di esso
I bisogni sono finiti, comuni e intriseci agli esseri umani
Questo non vuol dire che tutti abbiamo tutti i bisogni allo stesso
tempo, ma che tutti possiamo provarli per il fatto di essere umani
→ questa concezione fa parte di una cultura dell’abbondanza,
secondo cui i bisogni umani possono essere soddisfatti per tutte
le persone e non sono qualcosa per cui dobbiamo entrare in
competizione
È importante distinguere i bisogni dalle possibili strategie per
soddisfarli: per soddisfare uno stesso bisogno possono essere
sviluppate molte strategie diverse, che variano a seconda del
contesto, del momento, della cultura, della persona…
FORMULARE DELLE RICHIESTE
La formulazione della strategia avviene dopo gli altri 3 passi, cioè dopo aver chiarito i fatti ed essere entrati in contatti coi propri
sentimenti e bisogni
Le strategie costituiscono i metodi possibili – desiderabili per avvicinarsi a soddisfare i nostri bisogni
Deve essere: precisa non generica e vaga, priva di accuse verso l’altra persona e deve essere una richiesta non una pretesa
in quanto esistono più vie per proporla – risolverla e perché permette di essere liberi di accettare oppure no
→ la proposta può invitare a collaborare – cooperare, può chiarire – porre dei limiti assertività e può essere rivolta a se
stessi per ricollocarsi o per uscire dalla situazione
APPROCCIO
COMUNITARIO ALLA
SALUTE
INTERSEZIONALITA’
È un concetto introdotto da Kimberlé
Crenshaw: l’intersezionalità analizza come
diverse forme di discriminazione (genere,
razza, classe, ecc.) si intreccino generando
disuguaglianze specifiche
È uno strumento critico per comprendere i
rapporti di potere che generano
disuguaglianze strutturali
↓
Discriminazioni diverse possono colpire
una persona contemporaneamente
rendendo difficile individuare un’unica
causa
CONOSCENZA SITUATA
Tipo di conoscenza, situata e limitata, sostenuta da Donna Haraway: nega la possibilità di un punto di vista neutro, non è
possibile una neutralità assoluta nella produzione di sapere, nessun sapere è neutro poiché ogni individuo è inserito in un
contesto sociale e culturale diverso di cui ne risente l’influenza
Tale visione critica l’idea di un punto di vista neutro e invita a riconoscere la parzialità di ogni sapere → favorisce un approccio
intersezionale, consapevole dei limiti e dei condizionamenti culturali
Inoltre, la conoscenza è connessa alle pratiche politiche e materiali del soggetto
DETERMINANTI DELLA SALUTE
D SOCIALI
L’OMS afferma che la salute è influenzata da vari fattori, i determinanti
della salute, riconoscendoli come molto importanti reddito, educazione,
politiche economiche, servizi pubblici …
Per eliminare il loro effetto è necessario distinguere uguaglianza offrire
risorse identiche a tutti e equità ha l’obiettivo di rimuovere le
disuguaglianze di partenza offrendo risorse adeguate ai bisogni specifici
→ l’intersezionalità è uno strumento che permette di riconoscere i rapporti di dominio alla base delle differenze e di mettere in
pratica azioni personali e collettive per sovvertire tali rapporti
Considerando tutto, per ridurre le differenze, per superare reali condizioni di svantaggio, è necessario un approccio integrato
tra i diversi settori della società
D CULTURALI – ETNICHE
Il sapere biomedico occidentale ha storicamente partecipato al processo di
alienazione culturale dei popoli originari delle terre colonizzate
Questa colonizzazione ha svalutato i sistemi tradizionali di cura e portato alla
infantilizzazione delle pratiche sanitarie indigene
Tutto questo si inserisce in un contesto di cancellazione e annichilimento
culturale delle conoscenze tradizionali
Frantz Fanon
Denuncia gli effetti psicologici del colonialismo, evidenziando la violenza culturale esercitata sulle popolazioni
colonizzate
Il colonialismo innesca un meccanismo psicologico e politico che mira a fare interiorizzare agli indigeni una presunta
inferiorità giustificando la svalutazione dei loro sistemi culturali, sociali e terapeutici
SALUTE
Le politiche coloniali hanno posto l’idea che i saperi e le pratiche terapeutiche indigene fossero irrazionali, primitive o inefficaci,
a differenza di quella occidentale vista come scientifica, razionale e salvifica
L’antropologia medica serve a decostruire questa gerarchia mostrando che ogni sistema di cura è legato a una cultura e che
anche la medicina non è neutrale, è una conoscenza situata
L’etnopsichiatria nasce per mettere in discussione la presunta universalità delle categorie diagnostiche occidentali e per
ricondurre ogni forma di sofferenza psichica al suo significato culturale → in un mondo globalizzato e culturalmente diverso è
necessario raggiungere un punto di vista meta-culturale: non utilizza una tradizione come misura universale e cerca di var
incontrare approcci alla salute e alla cura che sono differenti
Questa prospettiva si oppone alla tendenza di costruire teorie generali che ignorano il contesto culturale dei pazienti.
Considerare la persona come un soggetto isolato e decontestualizzato comporta rischi teorici semplificazione, metodologici
errore diagnostico ed etici patologizzazione della differenza
L’antropologia medica e l’etnopsichiatria ricollocano la salute all’interno del contesto culturale e sociale,
mostrando che i disturbi non possono essere separati dal significato che la comunità gli attribuisce
Offrono strumenti per comprendere la salute attraverso prospettive culturali diverse, evitando la
patologizzazione del “diverso”
Henri Collomb
Sviluppa la psichiatria senza frontiere un approccio che rifiuta l’universalismo occidentale e riconosce la centralità del
contesto culturale nella cura della malattia
→ è in opposizione alla psichiatria coloniale, ai modelli occidentali imposti senza considerare le popolazioni locali
A partire da questo orientamento, promosse la creazione di villaggi terapeutici rurali, luoghi in cui guaritori, infermieri
e psichiatri collaboravano direttamente nel contesto linguistico, sociale e culturale originario dei pazienti. Questo
permetteva di mantenere la continuità tra cura, comunità e tradizioni, evitando lo sradicamento dei malati e
riconoscendo il ruolo essenziale della cultura nei processi di sofferenza e guarigione
Thomas Lambo
È il promotore del villaggio terapeutico: modello innovativo in cui vengono integrate la psichiatria occidentale e le
pratiche tradizionali locali
Nel villaggio terapeutico, i pazienti venivano accolti insieme alle loro famiglie, poiché la malattia mentale era concepita
come un evento che coinvolge l’intero gruppo familiare e comunitario. Il modello enfatizzava il ruolo comunitario e
catartico dei rituali, delle credenze spirituali e delle pratiche religiose, integrandole nel percorso di cura
L’approccio di Lambo rappresenta uno dei primi tentativi strutturati di psichiatria transculturale, in cui cura, comunità
e tradizione convivono come risorse terapeutiche essenziali.
Ernesto de Martino
Ha messo in luce i principali problemi epistemologici e metodologici nel rapporto tra psichiatria e antropologia,
contribuendo alla nascita della psichiatria culturale
Pensa ai disturbi mentali come fenomeni inseparabili dal loro condizionamento socioculturale, legato alla
stratificazione sociale, all’occupazione, all’appartenenza etnica e alla vita comunitaria
CONTROTRANSFERT CULTURALE
Aiuta a riconoscere le reazioni emotive che il terapeuta prova
nell’incontro con persone di cultura diversa → le reazioni sono
influenzate dalla propria storia, identità e appartenenza
Riconoscerle è essenziale per non imporre schemi culturali occidentali
e instaurare una relazione terapeutica autentica
D DI GENERE
Il genere rappresenta un fattore chiave nella comprensione dei processi di salute e malattia
Le differenze tra uomini e donne non riguardano soltanto aspetti biologici o fisiologici, ma anche elementi culturali, economici
e sociali che a loro volta influenzano
- Accesso ai servizi sanitari
- Percezione soggettiva della salute
- Diagnosticazione, presa in carico e trattamento clinico
- Esposizione ai fattori di rischio
- Comportamenti di prevenzione e ricerca di cure
Le donne riportano, rispetto agli uomini, una percezione peggiore del proprio stato di salute dichiarando in media più giorni
vissuti in cattiva salute, indipendentemente dalle motivazioni, nonostante adottino in media stili di vita più salutari e siano più
attente ai fattori di rischio comportamentali
La contraddizione nasce dal fatto che il modello culturale a