Patologia 03/03/2021
Riprendiamo il discorso iniziato la volta scorsa riguardo l’interazione tra l’agente che può causare
malattia e il soggetto che svilupperà la malattia. Differentemente da gli altri anni ha deciso di partire
dall’immunologia, questa scelta è dettata anche dalla particolare situazione in cui noi ci troviamo e,
sicuramente ci poniamo tantissime domande a riguardo. La maggior parte delle risposte a queste
domande verranno dal corso di Microbiologia ma, ci sono delle domande che non possono essere
risposte con la Microbiologia ma, vengono risposte dalla Patologia generale mediante le conoscenze
derivanti dalla Immunologia.
Questi aspetti non riguardano però il patogeno ma riguardano la capacità dell’organismo infettato di
raggiungere un equilibrio con il patogeno, tollerare il patogeno oppure eradicare il patogeno. Queste
tre sono le principali risposte dell’ospite nei confronti di un agente microbiologico. Con piccoli
adattamenti queste risposte possono essere applicate anche al caso in cui la causa di malattia sia di
tipo fisico, chimico o da una alterazione genetica.
Partiamo dunque dalle basi dell’immunologia per passare poi alla immunopatologia con la massima
attenzione sul tema dell’interazione fra l’agente eziologico e il soggetto che subisce il danno.
Le cose che vedremo ora con l’immunologia con piccoli aggiustamenti potranno essere utilizzate
anche per interpretare la risposta al danno da agenti fisici, chimici, radiazioni o alterazioni
genetiche. Iniziando dalla immunologia però abbiamo il vantaggio di immergerci subito in quella
che è la risposta al danno più specializzata e più importante che abbiamo come esseri viventi.
Pensiamo che la risposta immunologica, di cui siamo abituati a considerarla migliore risposta
antivirale, antibatterica e anche contro alcuni piccoli parassiti e, anche la migliore risposta, il
migliore guardiano della nostra condizione di salute in generale. Infatti la risposta immunologica
non è implicata solo nella risposta antimicrobica ma anche nella sorveglianza antitumorale, è
implicata nelle malattie cardiovascolari. Quindi ha una importanza estremamente rilevante, per
questo ci tiene che la conosciamo bene e soprattutto ci tornerà utile sia se vogliamo fare i farmacisti
sia se vogliamo intraprendere una carriera di ricerca o di lavoro nell’industria. Questo perché stiamo
osservando una storica mutazione nella direzione della ricerca e sviluppo di nuovi farmaci, si sta
pian piano spostando la ricerca dalle classiche molecole ad azione terapeutica verso complessi con
effetto terapeutico, che possono comprendere piccole molecole che agiscono all’interno della
cellule o sui recettori o, addirittura manipolazione del sistema immunitario per far svolgere a lui
l’azione terapeutici. Per questo conoscere le basi della immunologia e soprattutto conoscere i
processi immunopatologici ci può dare veramente una spinta in più nella nostra carriera.
L’immunologia/l’immunopatologia però non è semplicissima soprattutto perché la stiamo studiando
dal punto di vista molecolare relativamente da pochi anni e questo ovviamente porta a non essere
certi di alcuni meccanismi di funzionamento della risposta immunitaria. Si pensi che se
consultassimo un testo di immunologia d immunopatologia dei primi anni 2000 troveremmo delle
informazioni che oggi riteniamo non superficiali ma addirittura sbagliate. Per questo come in tutti
gli ambiti di recente evoluzione è importante avere le informazioni più aggiornate. I testi che ci ha
consigliato contengono le info più aggiornate e, a lezione ce ne darà dalle altre che ci aiuteranno a
capire perché l’immunologia richiede una buona base di nozioni ma anche una certa vivacità
dell’intelletto per capire il suo funzionamento. Capire l’immunologia significa essere anche un
pochino fisici, un po’ ingegneri perché il nostro sistema immunitario è un sistema estremamente
organizzato dove mediante operazioni di taglio riesce a modificare il DNA dei linfociti B per
permettere la produzione di una sola classe di Immunoglobuline. Centra la fisica perché il
riconoscimento antigene/anticorpo è dettato da leggi fisiche, da leggi della chimica, quindi è il
tipico argomento che ci permette di sfruttare molte delle conoscenze acquisite nei primi due anni.
Quelle che sotto altri punti di vista a qualcuno di noi potrebbero essere sembrate superflue o non
attinenti al lavoro che svolgeremmo.
Iniziamo a presentare questo argomento: Il sistema immunitario è un sistema
complesso, costituito da cellule e
componenti ematiche di tipo proteico
che, hanno il compito di proteggere
l’organismo. Da che cosa?
Principalmente dagli agenti infettanti
ma, come ci diceva prima non solo
perché previene anche la
contaminazione da parte di sostane
organiche/inorganiche no self, quindi
non proprie dell’organismo. A questo
possiamo aggiungere anche un’altra
parte importante cioè che un altro
compito importante del sistema
immunitario è anche quello di preservare l’integrità funzionale delle cellule. Cosa vuol dire? Vuol
dire che il sistema immunitario può rivolgersi contro cellule il cui funzionamento è alterato, per
esempio le cellule tumorali. Questa può essere una definizione molto sintetica ma che ci porta già a
quello che è il nocciolo della questione ossia: il sistema immunitario è un sistema di protezione, è
un sistema che ci permette di interagire con l’esterno senza il rischio di morire per contaminazione
da parte di sostanze organiche/inorganiche e agenti microbiologici che, in generale abbiamo
definito no self. In più ci permette di mantenere il nostro self funzionale.
Un sistema che ha un ruolo così importante deve essere un sistema finemente controllato perché un
errore nel riconoscimento di ciò che è lesivo e ciò che non lo è, può determinare due quadri
immunopatologici potenzialmente severi. Da una parte abbiamo il mancato riconoscimento e quindi
siamo nelle immunodeficienze, quindi ridotta attività del sistema immunitario o eccessiva
tolleranza. Dall’altra possiamo avere una eccessiva attività o una alterata regolazione. Queste due
alterazioni le vediamo un pochino più nel dettaglio:
Perché ha messo separate aumentata attività e alterata regolazione? Perché sotto l’aumentata attività
includiamo tutte quelle condizioni nelle quali il sistema immunitario risponde verso un agente
lesivo, quindi il riconoscimento è corretto ma l’entità della risposta non è adeguata allo stimolo.
Quello stimolo di per se era uno stimolo poco dannoso per il quale bastava una risposta limitata,
mente invece in un soggetto predisposto la risposta immunitaria a quell’agente poco lesivo può
essere di entità tale da causare un danno più grave di quello causato dall’agente lesivo. L’esempio
più classico di immunopatologia da aumentata attività è l’anafilassi. Nella aumentata attività
abbiamo detto che la risposta del sistema immunitario è adeguata in termini di riconoscimento ma
non è adeguata in termini di intensità e l’esempio più classico è l’anafilassi.
Domanda: che cos’è l’anafilassi?
Risposte:
• È quello che avviene nelle reazioni allergiche.
È giusto ma lui chiede cosa si intende per anafilassi. Quindi chiede che cosa sia uno shock
anafilattico, che cosa si intende?
Risposta: è un rilascio eccessiva di Istamina in seguito ad un esposizione ad un allergene. Dice che
è giusto ma precisa che è il risultato della eccessivo rilascio di istamina. Questo è corretto perché lo
shock anafilattico nasce da un massivo rilascio di istamina in circolo.
Risposta: rilascio massivo di istamina che provoca broncocostrizione. Dice che questo è quello che
la maggior parte delle persone pensano quando si parla di shock anafilattico ma, non è del tutto
corretto. Questo perché si associa alla reazione anafilattica anche la broncocostrizione ma ciò che
caratterizza lo shock anafilattico è il rilascio di istamina in circolo. L’Istamina è una potente
ammina vaso attiva, per cui attiva una potente dilatazione dei vasi sanguigni. Il risultato della
vasodilatazione è una improvvisa riduzione della pressione sanguigna.
Domanda: chi si ricorda dalla fisica che rapporto c’è tra pressione e resistenza? (Risponde lui)
In assenza di una resistenza non si può avere nemmeno una pressione di perfusione. Per esempio se
noi dobbiamo innaffiare una aiuola e abbiamo un tubo dell’acqua, se noi nella fuoriuscita dell’acqua
chiudiamo con il dito il tubo vediamo che l’acqua aumenta di velocità è arriva più lontano. In
questo caso noi abbiamo creato una resistenza che ha determinato un aumento della velocità. Quello
che noi dobbiamo rivedere è qual è il rapporto che esiste tra la differenze di pressione, resistenza e
velocità del flusso laminare. Questo perché poi ci servirà per capire meglio le parti di fisiopatologia
del sangue. Quindi la vasodilatazione causerà un crollo della pressione, un aumento del letto
vascolare e quindi una discrepanza tra volume ematico efficace e volume ematico necessario per la
funzione di pompa cardiaca. Tutte le situazioni nelle quali non c’è una efficace, sufficiente
propulsione della colonna ematica da parte del cuore si chiama Shock. Infatti lo shock non è
soltanto anafilattico, può essere anche emorragico dove la perdita di fluido ematico è tale da portare
nuovamente a quella discrepanza tra la quantità minima di sangue necessaria e funzione cardiaca.
Oppure ancora può essere un shock cardiogeno dove è il cuore che smette di pompare. Tutte queste
situazioni sono caratterizzate dalla caduta della pressione di perfusione. Perciò durante lo shock il
paziente avrà un pressione sistolica che si abbasserà progressivamente e anche la diastolica, fino a
quando quella pressione non sarà più sufficiente a perfondere i tessuti.
Quand’è che lo shock è anafilattico? Quando questa vasodilatazione, questa perdita di volume
ematico efficace è causata dall’istamina in circolo che determina vasodilatazione e aumento della
permeabilità vascolare. Questo aumento della permeabilità farà fuoriuscire fluidi nel comporto extra
vasale e questi non saranno più disponibili per la circolazione.
Mentre invece la broncocostrizione è legata ad una azione locale dell’istamina. Noi possiamo avere
un soggetto che ad esempio ha un asma allergica che manifesta un problema legato al rilascio di
istamina in seguito alla esposizione ad un allergene ma, questo rilascio avviene localmente. Quindi
questo soggetto rischierà la vita, se la reazione è importante, per broncocostrizione quindi per
mancata ossigenazione del sangue ma NON avrà uno shock.
Quindi abbiamo capito il termine Anafilassi. Il sistema immunitario riconosce il no-self ma, quel
no-self non era così pericoloso da richiedere una risposta così imponente.
Mentre per alterata regolazione cosa intendiamo? Ovviamente anche l’aumentata può essere intesa
come alterata regolazione ma in questo caso lui preferisce separarli e, considerare come alterata
regolazione il caso in cui il sistema immunitario riconosca come no-self una sostanza che invece è
self, quindi una sostanza per la quale non ci dovrebbe essere nessun tipo di risposta immunitaria. Si
tratta dunque di un errore di riconoscimento. Cosa può causare questa alterata regolazione? Può
causare autoimmunità, cioè reazioni che possono danneggiare il nostro organismo che non sono
determinate da un agente esterno ma da un errore di riconoscimento del nostro sistema immunitario.
La compressione dei meccanismo che stanno alla base della alterata regolazione ci permetterà anche
di capire il regolamento del sistema immunitario nel corso di trapianto d’organo o trapianto di
cellule staminali come succede nel caso del trattamento di alcune malattie ematologiche. Questo
perché il meccanismo sarà abbastanza simile e, il target che noi dovremmo colpire per indurre
tolleranza saranno simili a quelli che troviamo nel paziente con malattie autoimmune e che
vogliamo trattare.
Ma la risposta immunologica è molto più complessa di quella descritta finora. Infatti abbiamo
semplicemente descritto quello che è il risultato di una attivazione, di una parte della risposta
protettiva, ossia la risposta più specifica, quella più cucita sull’agente lesivo che è la risposta
determinata dai linfociti. I linfociti che per adesso dividiamo in soli due classi: linfociti B e linfociti
T, poi andando avanti li suddivideremmo in ulteriori classi.
I linfociti B ci proteggono dagli agenti potenzialmente lesivi mediante una risposta umorale ossia
secernendo nel sangue delle proteine, ossia immunoglobuline che già conosciamo. Invece i linfociti
T che divideremmo in linfociti T Helper e linfociti T citotossici, sono deputati ad una risposta
immunitaria non umorale ma cellulo-mediata. Questi due termini li dobbiamo conoscere e utilizzare
in modo appropriato. Una risposta umorale sarà sempre mediato da costituenti NON cellulare
presenti nel sangue, mentre una risposta cellulo-mediata sarà sempre mediata da costituenti
cellulari che potranno trovarsi in circolo o anche nel comparto extra-vascolare.
Queste definizioni valgono per tutti gli ambiti della patologia generale anche nella infiammazione ci
sarà una risposta umorale e una cellulo-mediata; nel riparo delle ferite ugualmente. Quindi teniamo
per buona questa definizione anche negli altri ambiti.
Detto questo però le nostre difese non utilizzano soltanto i linfociti e questa risposta
iperspecializzata. Le nostre barriere comprendono anche quelle della così detta Immunità Innata. È
una immunità meno specializzata nel combattere il singolo agente lesivo ma che è caratterizzata da
una rapidità di attivazione straordinaria. L’immunità innata anche detta
immunità connaturata, è costituita
dalle cellule epiteliali che
costituiscono una barriera alla
penetrazione del no-self, è
costituita dalle cellule con azione
fagocitaria, dalle cellule Natural
Killer che sono cellule molto
particolari che possono dare una
risposta immunitaria che è un
pochino a cavallo tra quella delle
semplici cellule con funzione
fagocitica e quella dei linfociti.
Fanno parte della immunità
innata anche componenti umorali
come ad esempio le proteine del
sistema del Complemento.
Perché questa immunità si chiama innata? Non è innata perché esiste da quando nasciamo, questa
sarebbe una spiegazione parziale. In realtà si chiama innata perché la sua risposta è innata e non
adattativa. Che cosa vuol dire? Vuol dire che un fagocitica professionale fagociterà qualsiasi
sostanza che riconosce estranea a prescindere da cosa sia. Perché lui ha una funzione di fagocitosi
innata che non si deve adattare a ciò che sta fagocitando. Questo distingue il fagocita dal linfocita T
citotossico perché questo può riconoscere per esempio una cellula infetta e eliminarla. Il fagocita lo
stesso può riconoscere una cellula infetta o addirittura un infettante. Quindi qual è la differenza? La
differenza è che il linfocita T citotossico può riconoscere SOLO quel patogeno che ha infettato
quella cellula e nessun altro, per riconoscere un altro patogeno servirà un linfocita T diverso.
Mentre invece il fagocita professionale potrà fagocitare anche contemporaneamente virus, batteri,
frammenti di cellule necrotiche, quindi può agire su tutto ciò per cui ha recettori in grado di
riconoscere quella sostanza.
Qual è il risultato più importante di questo tipo di attività? È che l’immunità Innata pur essendo
non specifico per il patogeno è immediata, agisce immediatamente mentre invece l’immunità
Adattativa ha il vantaggio di costruire una risposta specifica solo per quel patogeno ma, guardiamo
la linea del tempo, lo svantaggio è che può richiedere diversi giorni per sviluppare questa risposta,
soprattutto se è la prima volta che entra in contatto con questo patogeno. Quindi la risposta
immunitaria sarà COMPLETA solo se si ha la corretta partecipazione di entrambe le componenti:
l’immunità innata che deve agire subito, è una risposta immediata aspecifica ma abbastanza efficace
per impedire al patogeno di propagarsi e di causare danni nel tempo che è necessario alla risposta
adattativa per essere efficace.
Se noi non avessimo l’immunità innata saremmo costantemente preda di infezioni gravissime
perché nel tempo necessario ai linfociti per costruire la risposta immunitaria, il batterio o il virus si
diffonderebbe in tutto il nostro organismo non lasciandoci scampo. Quindi le due componenti
devono necessariamente lavorare in modo coordinato.
Affrontiamo prima di tutto il tema di come l’immunità innata possa agire, possa proteggerci e in
particolare noi siamo interessati ai fagociti, quindi alle cellule con funzione fagocitaria. Questo
perché per quanto riguarda i linfociti già sappiamo che la risposta è mediata da anticorpi o da
recettori specifici per l’antigene presenti sui linfociti T. tutti sappiamo che gli anticorpi sono
specifici ossia, un anticorpo riconosce uno e un solo antigene e quindi è facile capire come possa
funzionare. Ma per quanto riguardo i fagociti come funziona questo riconoscimento? Loro non
hanno anticorpi sulla loro superficie che riconosca il no-self e, abbiamo detto che possono
fagocitare vari ti
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