LEZIONE - PARETO E RIESMAN (CAP 6)
30/10
Pareto è stato una figura centrale per la nascita della sociologia.
Figlio di un marchese, nasce a Parigi ma rientra presto in Italia, dove studia matematica e ingegneria. Inizia a
lavorare alle attuali Ferrovie dello Stato, a Firenze, e proprio in quell’ambiente nota la forte corruzione che
caratterizzava la gestione pubblica. È una disillusione profonda, che contribuisce alla sua decisione di
lasciare l’ambiente tecnico e accettare una cattedra di economia politica in Svizzera. A lui si deve la celebre
proporzione economica 20/80, oggi nota come “legge di Pareto”.
Nel 1912 ottiene la cattedra di sociologia, una disciplina ancora marginale in ambito universitario. Da questo
momento inizia la sua produzione più importante.
Il Trattato di sociologia generale (1916)
Il suo testo fondamentale è il “Trattato di sociologia generale”, pubblicato nel 1916: un’opera
monumentale di circa duemila pagine, in cui Pareto cerca di capire:
perché gli esseri umani agiscono come agiscono,
quali logiche sottendono l’azione,
quali meccanismi mantengono l’equilibrio sociale.
Per Pareto, per comprendere una società bisogna analizzare le azioni che la compongono. La società è infatti
un grande intreccio di azioni umane: per questo tenta di classificare e confrontare fatti sociali provenienti da
culture diverse, dall’America alla Grecia antica, fino alle società orientali. La sua conclusione è
netta: l’uomo è irragionevole nel suo agire, ma raziocinante.
L’essere umano, cioè, non agisce in modo razionale, ma tende sempre a giustificare razionalmente ciò che fa.
Pareto distingue due grandi categorie:
azioni logiche
azioni non logiche (che non significa “illogiche” nel senso comune).
Nell’azione logica il fine dell’attore e il fine dell’osservatore coincidono: c’è quindi una piena
corrispondenza tra mezzi e fini.
Nell’azione non logica questa corrispondenza manca: i mezzi e i fini non coincidono tra chi compie l’azione
e chi la osserva.
Pareto individua quattro tipi di azione non logica:
1. Primo tipo: le azioni folli, molto rare.
2. Secondo tipo: chi agisce vede un fine logico non compreso da chi osserva -> tutte le azioni religiose
(come riti, magie, superstizioni).
3. Terzo tipo: azioni dove chi osserva vede un fine logico, ma chi agisce no; sono soprattutto azioni
istintive.
4. Quarto tipo: quando mezzi e fini non sono razionali perché il fine del soggetto e quello
dell’osservatore differiscono (esempi politici e collettivi).
Esempio: la danza della pioggia -> è un’azione non logica di secondo tipo. Per chi la compie, il fine è far
piovere, per l’osservatore esterno, il mezzo è inadeguato al fine.
Ma tutte le società, osserva Pareto, hanno riti simili. E quei riti hanno una funzione sociale: mantengono la
coesione, alimentano la speranza, danno un significato condiviso in momenti di pericolo (come la siccità).
Per questo il sociologo non deve “smontare” ingenuamente le credenze: rischierebbe di rompere equilibri
sociali fondamentali.
Il ruolo del sociologo secondo Pareto è quello di svelare le illusioni pseudo-logiche delle nostre azioni, anche
quelle non logiche: il fine del sociologo è la verità, non l’utilità o il giudizio. Le illusioni hanno spesso un
ruolo sociale importante: danno speranza.
Il quadrato di Pareto – residui e derivazioni (CAP 3.1)
Pareto cerca di capire che cosa muove davvero l’azione umana. Se per lui l’uomo è irragionevole nel suo
agire ma raziocinante, significa che ciò che facciamo non è spinto principalmente dalla logica, ma da
elementi più profondi, più antichi, che agiscono al di sotto della nostra consapevolezza. Per descrivere questa
parte latente del comportamento introduce il concetto di residui. I residui sono sentimenti, stati d’animo,
tendenze, bisogni, appetiti che rimangono costanti nelle società e nel tempo. Anche se cambiano le epoche, i
popoli, le culture, la base emotiva dell’uomo resta sostanzialmente simile.
È interessante che Pareto arrivi a questa conclusione senza conoscere le teorie di Freud, che verranno
formulate pochi anni dopo. Pur non parlando di inconscio, individua comunque una zona profonda della vita
psichica che condiziona l’azione. I residui sono quindi la parte latente, costante e istintiva del
comportamento umano.
Accanto ai residui ci sono le derivazioni, che rappresentano invece la parte manifesta. Le derivazioni sono le
giustificazioni che elaboriamo per dare una forma logica alle nostre azioni. Se i residui sono i sentimenti di
fondo che spingono all’azione, le derivazioni sono le ragioni che costruiamo per renderla accettabile,
coerente e razionale agli occhi nostri e degli altri. Le derivazioni cambiano nel tempo e nelle culture, perché
cambiano le ideologie, le credenze religiose, le forme della politica, le narrazioni collettive. Le derivate sono
lo stadio ancora più ampio: sono sistemi ideologici, teologici o filosofici che si formano nel tempo e che
forniscono un
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