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ORDINE DORICO
Santuario di Zeus ad Olimpia
Il tempio di Zeus ad Olimpia esprime pienamente lo stadio di elevata maturità raggiunto dall’architettura
dorica del Peloponneso durante la prima metà del V secolo. L’area in cui sorge il santuario è pianeggiante
dominata da una collina, quella di Kronos, padre di Zeus. La pianura è divisa da due fiumi tra cui l’Alfeo.
Il santuario prevede:
themenos: area sacra alla divinità all’interno della quale non si può versare sangue, non si può
nascere, non si può morire e non si può trarre profitto. L’accesso all’area sacra è consentito soltanto
a chi è in uno stato di purità, chi è inpuro non può accedervi cioè colui che seppur non volendo ha
versato il sangue di un altro;
peribolo: delimitazione dell’area sacra costituita da un muro o da ceppi di pietra posti agli angoli
chiamati oroi;
altare
Il tempio nel mondo greco, non ha alcuna funzione religiosa, ma serve ad accogliere e proteggere l’immagine
della divinità. Il tempio comunemente è disposto davanti all’altare. Il sacrificio, nella gran parte dei culti,
prevede che il sacerdote si rivolga verso oriente.
Il santuario può ospitare altri culti.
In età arcaica non vi era il tempio di Zeus, ma fu costruito in età classica per ospitare l’immagine
crisoelefantina di Zeus, realizzata da Fidia in oro e avorio. È un tempio thesauros. Nel santuario può donare
una comunità ma non il singolo individuo. Gli unici individui che potevano dedicare una propria statua
all’interno del santuario, erano i vincitori degli agoni olimpici. La statua però non doveva rappresentare il
volto vero del vincitore, ma un idealizzato vincitore. Se le dediche che venivano offerte alla divinità non
potevano stare all’aperto venivano realizzati i thesauroi, piccoli tempietti. All’interno dell’area sacra per
ripararsi delle intemperie nascono le stoai, dei portici che possono ospitare anche dei donari.
Presso il santuario di Zeus vi era il centro politico dell’Elide: il bouleuterion e il pritaneo.
Altre strutture sono quelle per lo svolgimento degli agoni: lo stadio, pari a 600 piedi corrispondenti a circa
180 m. Tuttavia, questa unità di misura variava da una città all'altra; il ginnasio per l’allenamento
accompagnato da un piccolo edificio termale. Per ospitare i rappresentati delle città greche che si recano
presso il santuario per assistere alle celebrazioni dei giochi, vi era il catagion.
Il tempio di Zeus
Il tempio di Zeus fu realizzato da Libone di Elide tra il 472 a.C. - 468 a.C. E’ un tempio periptero perché ha un
giro di colonne tutte intorno alla cella. Esastilo perché sul lato breve le colonne sono sei. La cella è divisa in
tre parti: pronao, cella (naos) e opistodomo. L’interno della cella ospita l’immagine della divinità, davanti la
quale vi è una grande vasca piena di olio, utilizzato per ungere l’avorio della statua per evitare fessurazioni.
Per sostenere la copertura vengono aggiunte due file di colonne interne su due ordini sovrapposti. La
terminazione del prospetto della cella e del retro prevede due colonne tra le ante. L’edificio del tempio è
sollevato su una gradinata, composta da tre gradini, che prende il nome di crepidine. Il nucleo interno della
gradinata si chiama crepidoma. La superficie ultima del terzo gradino prende il nome di stilobate. Alla base
della crepidine, l’ultimo filare della fondazione, generalmente lavorato con un materiale diverso rispetto al
resto della fondazione, prende il nome di eutinteria. Nei templi peloponnesiaci è frequente la presenza di
una rampa sulla fronte.
Il filo esterno dei muri longitudinali corrisponde con l’asse della seconda e quinta colonna. La fronte del
pronao e dell’opistodomo cadono tra la seconda e la terza colonna e tra la penultima e la terzultima colonna.
Lo spazio sulla fronte è maggiore di quello sul retro. Le colonne sono equidistante tranne quelle degli angoli
che sono più ravvicinate.
L’elevato mostra delle colonne piuttosto massicce, una trabeazione pesante, un tetto a due falde che lascia
spazio nel timpano all’inserimento di gruppi scultorei. Il fregio è costituito da una struttura discontinua triglifi
e metope. I triglifi si trovano sempre sull’asse delle colonne e nell’angolo.
La colonna dorica
La colonna dorica, priva di base, si compone di un fusto e di un capitello.
Il fusto è caratterizzato da venti scanalature a semicerchio ribassato, raccordate tra loro da spigoli vivi.
Il capitello è scomponibile in:
abaco, di forma parallelepipeda con base quadrata, collocato subito a contatto con la trabeazione alla quale
offre una più ampia base di appoggio;
echino elemento con andamento curvilineo generato da un solido di rotazione;
collarino generato da un’iperbole è la ripresa delle scanalature alla base del capitello.
Tra il collarino e l’echino ci sono gli anuli, ovvero degli anelli concentrici intagliati. La parte terminale del fusto
e il collarino sono separati da una serie di incisioni a sezione triangolare chiamate hypotrachelion.
L’anta
L’anta è il pilastro posto a conclusione dei muri laterali della “cella” del tempio greco. Nel caso del tempio
dorico gli elementi di cui si compone sono:
un abaco parallelepipedo decorato con un meandro a svastica;
una modanatura, cioè un becco di civetta decorato con foglia d’acqua (khyma dorico), che corrisponde
all’echino;
un’ampia fascia che prende il posto del collarino.
Le ante doriche sono tradizionalmente asimmetriche perché da un lato risvolta in corrispondenza delle
colonne del pronao e dell’opistodomo quindi l’ampiezza maggiore contribuisce a sostenere superiormente
l’architrave, ha quindi la stessa ampiezza delle colonne poste tra le ante. Dall’altro lato poiché non vi è una
corrispondenza tra l’anta o le colonne del pronao e dell’opistodomo con quelle della peristasi, non c’è alcun
architrave passante di corrispondenza quindi il risvolto dell’anta è più breve.
La trabeazione
La trabeazione è costituita da:
architrave è costituito da un elemento parallelepipedo monolitico, coronato da un listello aggettante la
“tenia”, al di sotto della tenia vi sono degli elementi parallelepipedi, le “regule”, dal bordo inferiore delle
quali sporgono sei piccoli elementi troncoconici, le “guttae”.
fregio è discontinuo caratterizzato dall’alternanza di due elementi: il “triglifo” e la “metopa”. Il triglifo si
compone di tre diversi elementi: i “glifi”, scanalature verticali a sezione triangolare, i “femori”, fasce verticali
poste tra i glifi, e il “capitello del triglifo”, un semplice listello orizzontale rilevato. Il triglifo si compone di due
glifi alternati a tre femori, mentre due emiglifi ne bordano l’estremità e un listello orizzontale, il capitello del
triglifo, conclude superiormente l’elemento. La metopa è un elemento di proporzioni quadrate e si presenta
come una lastra piana bordata superiormente da un listello rilevato; a volte la superficie può essere scolpita
o dipinta. L’alternanza di triglifi e metope determina dei rapporti interni precisi cioè: la metopa è alta quanto
un triglifo, l’ampiezza del triglifo è circa pari a 2/3 dell’altezza. Il filo esterno dell’architrave corrisponde con
i femori, la metopa risulta quindi rientrante. L’alternanza di triglifi e metope sul fregio trova corrispondenza
nell’architrave, dove le regulae sono della stessa misura della larghezza dei triglifi e sono collocati in esatto
corrispondenza con questi.
cornice distinta in:
sottocornice costituita da una superficie piana inclinata verso l’esterno alla quale si appoggiano degli
elementi parallelepipedi che prendono in nome di “mutuli”, alternati da intervalli chiamati “vie”. I mutili
hanno anch’essi al di sotto sei guttae, disposte su tre file parallele. I mutuli cadono sempre in corrispondenza
dei triglifi e sull’asse della metopa e poiché quest’ultima ha dimensioni maggiori del triglifo le vie colmano
questa differenza. Ogni via è uguale alla metà della differenza tra la lunghezza della metopa e l’altezza del
triglifo.
gocciolatoio cioè una semplice fascia verticale piana coronata da un khyma dorico.
Un tempio dorico ha tre diverse cornici: la cornice orizzontale dei lati brevi, la cornice orizzontale dei lati
lunghi, la cornice obliqua del frontone. La cornice orizzontale della fronte è uguale a quella orizzontale dei
lati lunghi, ma è priva del khyma dorico di coronamento. La cornice obliqua, invece, non presenta i mutuli
ma un profilo lievemente concavo ed è coronata dal khyma dorico. Il raccordo tra la cornice frontale e il
timpano è sempre costituito dal khyma dorico.
Il tetto, nel caso del tempio di Zeus a Olimpia, è molto pregiato realizzato in marmo di Paros (isola delle
Cicladi). È costituito da tegole piane e coppi a sezione pentagonale che coprono i giunti per evitare infiltrazioni
d’acqua. Sui bordi del tetto la tegola di bordo crea un risalto che impedisce all’acqua di defluire sulla fronte
del tempio, ma anche sui lati. L’acqua viene canalizzata e fatta fluire attraverso dei pluviali a forma di protomi
leonine, con un buco nella bocca da cui esce l’acqua. Solo le protomi leonine poste in corrispondenza delle
colonne sono bucate. La sima, nota come “sima corinzia”, è costituita da un profilo ad ovolo posto su di
un’alta fascia e coronato da un astragalo. La decorazione consiste in un motivo ad anthemion che riveste
tanto l’ovolo che parte della fascia, la metà inferiore della quale è occupata invece da un motivo a meandro
a svastica.
I frontoni
I gruppi frontonali sono molto importanti nell’architettura dorica della Madrepatria.
Il frontone orientale rappresenta lo scontro tra Pelope e Enomao. Zeus, al centro, spicca per le maggiori
dimensioni e non partecipa direttamente agli eventi; ai suoi lati, fino ai bordi del frontone, gruppi di figure si
susseguono simmetricamente. A sinistra c’è Pelope con la figlia di Enomào, Ippodamìa, a destra Enomào con
la moglie Sterope; si susseguono, quindi, figure di servitori con le quadrighe, due indovini e, in fondo, due
figure distese, personificazioni dei fiumi. Il mito narra che Enomào, re di Pisa nel Peloponneso, avrebbe
concesso Ippodamìa in sposa a chi fosse riuscito a portarla via in un cocchio. Egli però, protetto dall’armatura
e dai cavalli donatigli da Ares, poiché