Neuropsichiatria infantile (modulo I)
Lo sviluppo della mente del bambino
Cosa succede quando il bambino nasce e cosa fa sì che la mente del bambino si sviluppi in modo sano. È stato fatto un salto enorme nella concezione del neonato nella prima metà del secolo scorso a poi come è stato ufficialmente visto. Metà degli anni ’50 -> Winnicot, Bowlby, Bion e tutti questi autori che hanno studiato lo sviluppo della mente del bambino.
Un tempo si pensava che il bambino nascesse senza competenze relazionali, si pensava non vedesse, e che fosse avvolto in un suo mondo privo di contatti con la realtà, tanto che Margaret Maler parlava di un autismo normale/fisiologico nel neonato.
Poi gli studi sui bambini con l’infant research (più tardi) ma anche con observation (quindi studio e osservazione del bambino) hanno portato alla scoperta di un nuovo bambino, competente dal punto di vista relazionale fin dal primo momento di vita. Il bambino è perfettamente capace di agganciarsi all’altro e di alimentarsi di una relazione che lo aiuti a crescere, se è buona.
Winnicot -> “non esiste un neonato” senza una madre => è un processo relazionale, a due, un neonato da solo scivola verso la morte psichica.
Casi => bambini con lacerazioni dietro la testa, o senza capelli dietro la testa perché passavano le giornate a sfregare la testa contro muro e superfici a causa della solitudine relazionale che stavano provando.
Infant research => bambino con pochi giorni di vita posto davanti ad uno schermo con:
- Viso sorridente della madre: la mamma registra una voce, non vede la madre, ma la foto e sente la voce della mamma che gli parla dolcemente. Il bambino dopo di ciò si attiva, comincia a sgambettare, apre bene gli occhi, come se reagisse positivamente (quello che gli arriva è una buona sollecitazione: una voce e un viso che conosce in sintonia).
- Voce che parla non è della madre o è quella della madre ma non in sintonia con la foto sorridente, dice cose con tono piatto, spento (anche se sono tenere) il bambino non si attiva (coglie il gap). Questo è alla base degli effetti della depressione di una madre sul suo bambino.
- La stessa cosa succede anche nel momento in cui la voce è della madre, è empatica, è dolce ma non corrisponde con la foto mostrata al bambino.
Il bambino è in grado di rispondere alla relazione perché nasce con una competenza relazionale: è in grado di instaurare uno scambio emotivo preverbale con la madre fin dalla nascita. Se qualcosa va storto dall’inizio il bambino lo percepisce. Succede poi che, nel corso della giornata, il bambino non starà sempre bene (avrà sonno, fame, si sarà fatto cacca e pipì addosso, avrà caldo/freddo) e cosa farà un bambino di un mese/tre giorni ecc. per trasmettere l’estremo disagio che prova? Innanzitutto, bisogna tenere conto del fatto che lui non sa effettivamente cosa gli sta capitando, non comprende di essere sporco, di avere sonno, ma semplicemente sa che prima stava bene ed un attimo dopo non più.
Quindi cosa fa nel momento in cui è pieno di un disagio che non sa risolvere? Piange, segnala così il suo disagio. Il bambino, piangendo, evacua (porta al di fuori di sé) degli elementi BETA => corrispondono ad un caos protosensoriale, cos’è? Sono delle sensazioni, talmente precoci, che non sa riconoscere. Sono il pianto per la fame, il sonno, il bisogno di coccole ecc. cose che il bambino non riesce a differenziare. Questi elementi beta devono essere raccolti da un’altra mente che è in grado di esercitare una funzione che Bion ha chiamato funzione ALFA = la capacità della madre di dire “ma tu hai fame” o di annusare e capire che il bimbo è sporco, quindi di comprendere, dà o meglio cerca di dare un senso alla disperazione del bambino; e restituisce l’elemento BETA che ha ricevuto, come elemento ALFA, cioè come “quello che stai facendo ha un senso e si chiamano fame, sonno, coccole ecc.”.
A questo punto il bambino, se riceve questa trasformazione del suo disagio in qualcosa che ha un senso, prima di tutto sta meglio, ma il bambino a poco a poco riceve anche questa funzione (la capacità di attribuire un senso applicata dalla mamma ogni volta, a poco a poco arriva al bambino, perciò il bambino un po’ più grande, non ancora in grado di parlare, capirà che il disagio è stato calmato ogni volta dalla mamma. Ci sarà un momento in cui questa funzione passerà al bambino e capirà che in un determinato momento ha fame, e in un altro sonno). Il bambino non ha solo bisogno di una soluzione, ma necessita di saper costruire questa capacità di comprensione per poter comunicare all’altro il proprio malessere.
Reverì o mamma sufficientemente buona (nome teoria) => chiamata così perché le mamme non azzeccano sempre al primo colpo, deve avere la capacità di provare. Questo non crea la patologia, ci prova finché non viene capito, nel frattempo è in grado di “perdonare”.
Quello che crea la patologia non è il commettere l’errore, ma il non riuscire a superarlo e non cercare di capire. Si può sbagliare e riprovare fino alla soluzione giusta. Quello che può creare una patologia o una psicosi nel bambino è il prolungamento del suo stato di dolore per molto molto tempo: se succede una volta o dieci che la madre non capisca quale sia il problema e che quindi il bambino arrivi ad arrabbiarsi e a rifiutare poi, per esempio, il seno della madre, ed ella anziché rimanere lì, lo rimette in culla, lasciandolo lì, non succede nulla; il problema si pone e si aggrava nel momento in cui questa cosa succede ripetutamente.
La funzione ALFA il bambino la acquisisce nel primo anno di vita, se va tutto bene -> ecco perché, per esempio, i fratelli maggiori possono essere molto di aiuto alla mamma nel dare gli elementi alfa al fratellino/sorellina. Importanza dell’introiezione della funzione alfa nel bambino da parte della mamma. Una mamma ce la mette tutta, ma può non farcela.
E il papà? Che funzione ha in questo momento? Siamo in una fase di intersoggettività primaria (nei primi 6 mesi di vita c’è spazio per la madre e per il bambino), il papà, invece, ha un ruolo di recinto/barriera, cioè protegge questa diade, questa coppia dagli insulti del mondo esterno, dall’impatto del mondo esterno. Se la mamma deve occuparsi di tante cose oltre che il bambino è ovvio che non ce la farà. La preoccupazione materna primaria, mamma, post – parto, è in uno stato di nella testa c’è il bambino: se ce n’è un altro ci sarà il papà che la aiuta. Il papà dà protezione e deve accettare di essere escluso dalla coppia per poter garantire che la diade vada avanti e funzioni. E questo è un ruolo fondamentale.
Complesso di Laio (era il padre di Edipo) = mal sopportamento di questo arrivo che prende il suo posto (evidentemente non era pronto ad accettare l’arrivo di questo figlio). Quello che può succedere è una separazione -> l’aggressività va più contro la compagna piuttosto che sul bambino, perché vede più la situazione come la madre che toglie qualcosa a lui piuttosto che il bambino che lo toglie a lui.
Cosa succede quando il bambino apprende la funzione alfa? Impara a dare un senso alle cose e a poco a poco, crescendo e andando avanti con questa capacità, arriverà a fare un salto fondamentale nello sviluppo del bambino e cioè imparerà a parlare, non si può imparare a parlare senza aver prima imparato ad attribuire un senso alle cose. Il linguaggio è una conquista di un’attività simbolica che presuppone un passaggio fatto di tantissimi punti attribuzione di senso: capire che quando ho un disagio e la mamma me lo fa passare dandomi la pappa, in quel momento, quando la mamma dice la parola “pappa”, il bambino associa a quel disagio quella parola e quindi fa un’ulteriore attribuzione di senso.
Studio sulle madri depresse e gli effetti sul bambino non mette gioia nel dargli da mangiare, fargli le coccole. Bidimensionalità -> bambini molto superficiali, con un pensiero molto semplice ed un’inibizione dell’apprendimento. Depressione (è dovuta ad un lutto) post partum è un giorno di lutto perché perde tutto quello aveva prima, la propria modalità di gestire la propria vita.
Intersoggettività? Cos’è l’intersoggettività? È la possibilità di condividere con un altro le esperienze che si hanno, mettere in comunicazione intersoggettiva le due menti, del bambino e della mamma. Il bambino ha una capacità innata sociale, di entrare in relazione e interagire e comunicare con l’altro; tutto questo con un fatto di sorrisi, movimenti del corpo, vocalizzi, gorgheggi, sguardi e non di parole. Ma il contatto che il bambino instaura con la mamma può essere vitalissimo anche senza l’uso della parola.
L’intersoggettività primaria è questa ed è limitata alla mamma e al bambino (interazione e condivisione), i due interagiscono: il bambino evacua e la mamma risponde con la funzione alfa.
Nell’intersoggettività secondaria, 2+ infinito: nel momento in cui si esce dal 2 per passare al 3 si è pronti per passare a tutti quelli nella nostra sfera relazionale, ed accade intorno al sesto mese di vita. La comprensione comprende più “oggetti”, più persone nell’ambito della vita psichica del bambino.
Cos’è l’intersoggettività primaria? Capacità del bambino di entrare in relazione fin da subito con l’altro attraverso i dialoghi sociali, scambi, sguardi e sorrisi ed anche turni relazionali che si alternano (il bambino vocalizza e sorride e la mamma risponde e così via), in cui il flusso è bidirezionale e c’è un turnarsi nel comunicare. È la base di quella che diventerà una comunicazione più evoluta e sostenuta.
Queste sono tutte regolazioni e modulazioni sottili e sofisticate, vivissime. Questa regolazione affettiva è fatta di sintonizzazioni, rotture e riparazioni delle rotture (la mamma gioca con il bambino, le suona il telefono e deve rispondere, il bambino rimane lì = rottura della sintonizzazione, poi viene recuperato dalla mamma facendo ripartire la sintonizzazione. Il problema non è la rottura, quelle sono inevitabili. Quello che costituisce il problema è il non tentativo di riparare la rottura che c’è stata). Collegabile ai tipi attaccamenti (Bowlby).
6 mesi di vita => intersoggettività secondaria. Il bambino comincia ad esplorare il mondo esterno, fino ad arrivare alla triangolazione. Il primo ad essere inserito in modo più vitale è il padre (prima il bambino sa comunque che è presente => non c’è il bisogno di ampliare il proprio spettro relazionale in modo da includere paritariamente altre figure, ma lo si farà solo con l’intersoggettività secondaria). Nel momento in cui fa il salto nella triangolazione è come se le sue potenzialità si sviluppassero enormemente che gli permette di affacciarsi ad un mondo di significati condivisi (c’è volontà di scoprire sé stessi e gli altri).
Entrano in gioco giochi simbolici e sociali che portano alla possibilità di sviluppare un’attività simbolica: la prima a svilupparsi sarà la parola (simbolo, significato condiviso). Il bambino che impara a parlare fa un passo enorme, cioè sentire che tu altro sei separato da me, se questo non accadesse ci potrebbe essere un flusso incessante tra la propria mente e la tua, cioè una cosa sola, ma non è così che funziona l’uomo; quindi, quando il bambino riconosce la separatezza tra la sua mente e quella dell’altro mi porta ad usare la parola (del mio mondo psichico, che fuori esce ed entra in quello dell’altro).
Infant observation => una strada di formazione per chi intende lavorare clinicamente con bambini e adulti (prima era obbligatoria, adesso non più). Osservazione di un bambino sano (ipoteticamente) dalla nascita ai due anni di vita. Bick ha ideato questo metodo per la formazione degli operatori. Si deve trovare una mamma che sta per partorire, si propone alla futura mamma di aderire a questo progetto, se dice sì la persona che farà questa osservazione, quando il bambino nasce a arriva a casa, si struttura un’osservazione di un’ora alla settimana, tutte le settimane per due anni, durante la quale si osserva la crescita della mente e del corpo del bambino (non è uno strumento terapeutico). L’ora è concordata, e tendenzialmente il bambino deve essere sveglio (quindi dopo il primo periodo si capisce effettivamente l’orario migliore; non si prendono appunti, ma dopo la fine dell’ora si scrive il resoconto di quello che si è visto, si descrive senza dare opinioni o fare supposizioni. Dopo supervisori che danno un senso a ciò che è stato osservato.
Ruolo dell’osservatore è molto difficile, non deve intervenire altrimenti modifica il campo (se capiamo cosa succede ma la mamma no, è altamente controproducente che si consigli cosa fare). Osservazione attiva e partecipe ma non direttiva, altrimenti si rischia di mettere in crisi la mamma. E quando il bambino cresce? Cammina, inizia a riconoscerci -> non possiamo interagirci troppo, ma se ci tende le braccia o si aggrappa non è che non possiamo interagire, ma l’importante è tenere sempre in conto che al centro ci deve essere sempre la mamma (deve essere un ruolo responsivo ma non accentratore).
C’è molta più paranoia e difficoltà a mettersi in casa altrui e accogliere “estranei”, c’è molta più diffidenza e molto meno bisogno di contatti non virtuali. Seconda sua esperienza di infant observation -> complicata perché la mamma era sadica (es. la bambina urlava e la mamma urlava ancora più forte, sovraccarico di elementi beta provenienti dalla madre, cioè l’opposto del passaggio da elementi beta ad elementi alfa; oppure le faceva toccare il vetro del forno caldo per farle apprendere per esperienza che doveva starci lontana). => alla fine hanno continuato aumentando gli interventi dell’osservatore = maggiore dialogo. Questo aiuta in certe situazioni cliniche a tollerare certe situazioni angoscianti senza agire subito in cortocircuito. La tendenza ad agire c’è, quindi è importante imparare a stare entro certi limiti.
Sviluppo del cervello (dal punto di vista organico)
Lo sviluppo degli emisferi è asincrono: prima si sviluppa l’emisfero destro, che è quello legato al riconoscimento emotivo, il regolamento somatico (tutto quello che ha a che fare con il percepire l’altro, la sintonizzazione e il regolamento affettivo); dopo si sviluppa quello sinistro, quello più legato alla simbolizzazione, alla capacità logica e allo sviluppo poi del linguaggio. Ecco perché è normale che nelle prime fasi dell’attaccamento ci sia una sintonizzazione sensoriale, con l’emisfero destro più sviluppato e dopo avvenga la possibilità di inserire questi dati sensoriali in una rete di significati, perché nello sviluppo dell’emisfero sinistro c’è la mentalizzazione (creazione di significati logici).
Sintonizzazione -> mentalizzazione
Psicosomatica nel primo anno di vita
Patologia psicosomatica del primo anno di vita. Tutte le manifestazioni somatiche che il bambino, nel primo anno di vita, cioè quando non è in grado di parlare e di dichiarare il suo malessere e il suo disagio, mette in atto (a livello dei vari organi, alimentazione, evacuazione, respirazione ecc.)
L’importanza della sintonizzazione precoce, dell’attaccamento dell’aspetto affettivo nella relazione è fondamentale, perché altrimenti, nei casi in cui non si verifichi (patologie della madre, ma solitamente mancata ricezione da parte della madre della ricezione dello stress del bambino), succede che la risposta del bambino, quella del cortisolo (ormone dello stress), che funziona perfettamente, si ritrova in uno stato di costante allerta, emergenza continua e questo provoca una scarica continua nel soma di queste emozioni intollerabili.
Il disturbo relazionale non è fatto solo di violenza, carenza ecc. possiamo anche avere microtraumi cumulativi (e non per forza solo eventi macro-evidenti) come: un’assenza del riconoscimento empatico, una mancanza di risposta ai bisogni da parte dei genitori. È più un’atmosfera sfumata e sottile che provoca il disagio relazionale del bambino o la negazione del suo bisogno.
Tutto ciò può portare a una deviazione somatica, perché quali altre strade ha il bambino per segnalare il disagio, che qualcosa non va? Il pianto, ma se non viene decodificato, ignorato o altro? Cos’altro può fare il bambino? Devierà il suo stress sul corpo (perché bisogna anche ricordarsi che non hanno la possibilità di esprimersi attraverso il linguaggio) => disturbi psicosomatici del primo anno di vita (modalità con cui il corpo esprime patologie di relazione -> importante tenere in mente che questi disturbi sono sintomi di una relazione che non sta andando bene e non una patologia, è importante perché così è possibile superarlo, a differenza di una patologia che è stabilizzata. Il sintomo è in evoluzione).
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Neuropsichiatria infantile
-
Neuropsichiatria infantile
-
Neuropsichiatria infantile
-
neuropsichiatria infantile