Lezione 14 ottobre
L’ENDOSPORA BATTERICA
La settimana scorsa stavamo parlando della cellula batterica e
abbiamo descritto le varie componenti della cellula stessa. Eravamo
arrivati a parlare della spora batterica, che in realtà viene chiamata
endospora batterica. Quella che vediamo in figura è l’endospora
del Clostridium tetani, ovvero l’agente che causa il tetano. Viene
chiamata endospora poiché dove c’è la zona con l’ovale
fluorescente, messo in evidenza con la colorazione, è la zona dove
si è formata la spora. Viene chiamata endospora perché si è formata
all’interno di una cellula madre, cioè questa clava, con la spora
contenuta all’interno del cerchio fluorescente. Poi la spora verrà
liberata in seguito a lisi della cellula madre. Lo scopo della cellula
madre è quello di portare alla produzione della spora e poi una
volta finito il suo compito verrà eliminata. L’endospora è una
cellula differenziata particolare che può essere prodotta solo da alcuni batteri gram positivi. In
particolare, sono due i generi capaci di produrre spore, ovvero i clostridi e i bacilli. Sicuramente
abbiamo sentito parlare di spore in botanica (funghi ad esempio), in realtà la spora batterica è
leggermente differente poiché la spora batterica permette di far sopravvivere la cellula in condizioni
ambientali avverse. Sappiamo bene che i microrganismi vivono in un ambiente da cui devono
ricavare tutte le loro risorse per sopravvivere e l’ambiente può cambiare; possono diminuire le
risorse ambientali, possono comparire sostanze tossiche, possono cambiare la composizione di pH,
eccetera... può succedere che le cellule si trovino in condizioni in cui non possono più crescere e
riprodursi. Per questi due generi di batteri esiste questo meccanismo per il quale la cellula può
differenziarsi e produrre la spora per sopravvivere. La spora è una cellula metabolicamente
quiescente e resistente agli agenti chimici e, siccome è quiescente, non è metabolicamente attiva,
non ha bisogno di nutrienti e non produce sostanze di scarto. È resistente alle temperature: quando
abbiamo parlato della sterilizzazione, le spore batteriche possono essere bollite per ore a 100 gradi e
stanno benissimo. La loro cellula corrispondente nelle stesse condizioni muore dopo qualche
minuto, quindi hanno una capacità di sopravvivere a condizioni avverse. Hanno anche una
resistenza alle radiazioni e questo non è dovuto a uno schermo, non sono schermate, ma è data dal
fatto che si portano dietro enzimi capaci di riparare i danni al DNA (le radiazioni sono pericolose
per gli esseri viventi poiché danneggiano il DNA). Loro si portano dietro diversi di questi enzimi,
per cui quando ritorneranno cellule vegetative questi enzimi ripareranno danni al DNA causati dalle
radiazioni.
Quanto può sopravvivere una spora? Sopravvivere per una spora vuol dire quanto tempo può
rimanere in queste condizioni e essere capace di ridare la cellula vegetativa. Per tempi
estremamente lunghi, ci sono prove di laboratorio che ci dicono che si conservano per anni o
decenni. Ci sono studi che dimostrano che addirittura possono sopravvivere per secoli. Ci sono stati
tentativi di vedere se spore presenti su mummie egizie potevano dare cellule vegetative, esperimenti
un po’ controversi poiché è difficile dimostrare che la spora prelevata provenga dal periodo in cui è
stato mummificato il corpo. Sappiamo comunque che le spore resistono molto. Alcune spore
esposte nello spazio sono sopravvissute e, in teoria, delle spore potrebbero sopravvivere dentro
meteoriti. Ci sono dei lavori in proposito. Ogni microrganismo sporigeno produce
l’endospora e ogni specie ha una propria
posizione in cui forma questa struttura nella
cellula madre. Queste sono foto al microscopio
ottico a contrasto di fase, dove evidenziamo bene
la spora poiché appare come un corpo rifrangente
che riflette la luce e ciò è collegato a modifiche
che avvengono a livello degli involucri della
spora. Ci sono batteri che producono una spora
nella parte terminale della cellula (quindi sono microrganismi con struttura bacillare), poi alcuni la
hanno sub-terminale, cioè verso un lato ma non al termine, e altre nella zona centrale.
Indipendentemente da dove verrà prodotta la spora il risultato finale sarà che poi verrà rilasciata in
seguito a distruzione della cellula dentro la quale si è formata.
Questo è uno schema per spiegare la
resistenza della spora. Qual è la parte
importante della spora? È quella centrale,
dove è conservato il DNA. La spora porta una
sola copia del genoma cellulare e questo DNA
è compattato in modo estremamente forte e
non deve essere duplicato né trascritto. In
questa zona centrale c’è un po’ di citoplasma
che si deve portare dietro, poiché, quando da
spora dovrà ritornare come cellula vegetativa
dovrà avere dietro tutto quello che gli serve,
quegli enzimi che gli servono per tornare a
cellula vegetativa. La quantità di citoplasma è
piccola poiché è ricco d’acqua e la resistenza della spora è data dal fatto che durante il processo di
sporificazione elimina la maggior parte di acqua presente nella cellula. L’acqua la rende debole alla
sopravvivenza anche se l’acqua è essenziale, ma la spora è metabolicamente inattiva e può
sopravvivere con pochissima acqua.
Poi ci sono una serie di rivestimenti che rendono la struttura estremamente forte: ci sono due
membrane che sono con polarità opposta e il risultato di aver due rivestimenti membranosi con
polarità opposta è che non passa nulla, è isolata completamente dall’esterno. Inoltre, ci sono vari
rivestimenti di varia natura. Bisogna tener conto che il lisozima, che è attivo contro la parete della
cellula vegetativa, non fa assolutamente niente alle spore.
Quando la cellula decide di produrre
la spora innesca un serie di processi
metabolici che portano alla
produzione di nuove molecole che
non sono presenti nella cellula
vegetativa. Una di queste molecole è
l’acido dipicolinico, che andrà a
localizzarsi negli involucri della
spora, e le molecole vengono legate
da ioni calcio andando a formare il
dipicolinato di calcio. L’acido
dipicolinico, andando a depositarsi
negli involucri, abbatte il contenuto in
acqua e contribuisce alla rifrangenza
che abbiamo visto al microscopio a contrasto di fase. L’acido dipicolinico è una delle molecole più
importanti che vengono prodotte.
In quale momento viene prodotto questo acido? L’acido dipicolinico viene prodotto nella fase della
sporificazione, che è composta da varie altre fasi. La tabella ci fa vedere le differenze
tra cellula vegetativa e endospora.
Per quanto riguarda la struttura, i
batteri sporigeni sono di tipo Gram
positivo, quindi la cellula vegetativa
ha la caratteristica tipica dei Gram
positivi, ovvero l’endospora ha tutti
i rivestimenti visti prima. Il livello
di calcio è basso nella cellula
vegetativa ma è alto nell’endospora
per via dell’acido dipicolinico, che è
assente nelle cellule vegetative ma
presente solo nelle spore. Attività
enzimatica, metabolismo, sintesi di
macromolecole, e RNA messaggero
sono tutte molecole e attività che
sono presenti nella cellula
vegetativa; tutto questo è ridotto quasi a zero o a zero a livello della spora. La resistenza al calore di
questi batteri sporigeni non è molto elevata, ma è elevata per la spora. Lo stesso per la resistenza
alle radiazioni, che non è un blocco al passaggio delle radiazioni, ma piuttosto un modo per riparare
il danno causato da queste radiazioni. La resistenza agli agenti chimici è dovuta al fatto che non
possono entrare, anche gli antibiotici non entrano e quindi non possono danneggiare la cellula. Il
lisozima non fa nulla perché ci sono modifiche comunque alla mureina, che viene impacchettata
negli involucri della spora. Da notare è l'abbattimento del contenuto in acqua: la cellula vegetativa è
per l’80-90% acqua e nel caso di una spora si va dal 10 al 25%, quindi notevolmente più bassa e
questo contribuisce a tutte queste caratteristiche.
Tutta questa slide è il processo di sporificazione che riguarda Bacillus sottilis, che è un gram + che
viene usato come modello per studiare i gram + e su cui sono fatti molti studi sul processo di
sporificazione.
La formazione della spora è un processo che va attraverso una serie di passaggi: il primo passaggio
è un segnale alla cellula che l’ambiente sta cambiando, che le condizioni non sono più adatte alla
riproduzione. All’inizio questo processo è reversibile, se parte e poi quasi subito le condizioni si
assestano e tornano normali la cellula non va avanti, ma se si supera un certo stadio ormai la cellula
è indirizzata a formare la spora e va avanti. L’aspetto più importante è la formazione nei primi stadi
di una zona tra due zone, la pre-spora e il resto della cellula madre. Queste due zone sono separate
dalla membrana citoplasmatica. Sono due entità distinte. Queste due zone, la pre-spora e la cellula
madre, durante tutto il processo, dialogano, c’è uno scambio di segnali e la regolazione
dell’espressione genica è coordinata. Stiamo parlando di due zone estremamente separate dalla
membrana, quindi abbiamo meccanismi di trasmissione di segnali tra due aree diverse, come se
fossero due cellule diverse all’interno di questa cellula. Andando avanti, si formano tutti i
rivestimenti, nel penultimo stadio abbiamo l’endospora ormai pronta e, infine, ci sarà la lisi della
cellula madre e il rilascio nel terreno della spora. La spora resta lì fino a quando ci saranno
condizioni favorevoli alla riproduzione delle cellule vegetative.
Il passaggio da spora a cellula vegetativa è un
passaggio fatto con una certa intelligenza, perché
la spora, per prima cosa, (nell’immagine si vede la
spora completa) deve ricevere un segnale che le
condizioni ambientali sono favorevoli alla crescita
--> segnale di attivazione. La spora però deve
anche controllare oltre a essere attivata, ovvero
controlla che realmente ci siano le condizioni
favorevoli e solo dopo averlo constatato, ritornerà
cellula vegetativa. Se questi due passaggi sono
garantiti entra nel processo di germinazione, dove
si deve libe