CICLO DELL’AZOTO Nel caso dell’azoto la fonte più abbondante sulla
Terra è l’azoto atmosferico. L’azoto atmosferico
è una molecola biatomica e i due atomi sono
tenuti insieme da tre legami covalenti; questo crea
una grande difficoltà nello scindere i legami ed è
anche per questo che l’azoto è considerato un gas
inerte, perché data la presenza di questi tre legami
difficilmente reagisce, e serve una grande quantità
di energia per scindere la molecola.
L‘industria chimica lo fa, spendendo una grande
quantità di energia, ma in natura esistono
microrganismi capaci di fare questo lavoro,
quindi di prendere l’azoto atmosferico e trasformarlo in NH L’ammoniaca è una sostanza fortemente
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alcalina ed estremamente dannosa per gli organismi viventi, per cui non viene assolutamente
accumulata all’interno della cellula, ma viene immediatamente utilizzata per la produzione di
amminoacidi e finisce quindi nella produzione di proteine.
Tutto questo poi entra nel ciclo e l’azoto fissato, i sali e altri composti saranno utilizzati dalle piante,
ma contemporaneamente ci sono dei processi, senza entrare nei dettagli, che consentono di liberare
l’azoto fissato e restituirlo sotto forma di gas all’atmosfera.
Focalizzandosi sulla fissazione dell’azoto atmosferico, si può trovare una curiosità nell’applicazione
all’agricoltura. Infatti gli agricoltori si erano resi conto che c’erano dei grossi problemi nell’utilizzo
dei campi per la coltivazione di specie agricole di interesse economico. Avevano visto che se lo stesso
appezzamento di terreno veniva seminato anno dopo anno con la stessa specie vegetale dopo un certo
periodo di tempo la resa calava. Per risolvere questo problema i campi venivano regolarmente messi
a riposo o venivano coltivati con specie vegetali ben precise come per esempio l’erba medica o il
luppolo; dopodiché quando queste piante erano cresciute il campo veniva arato ed esse venivano
lasciate nel terreno, e il terreno ritornava fertile. A cosa era collegato questo problema? Era collegato
al fatto che le piane di qualunque specie per crescere hanno bisogno di azoto e lo prendono dal terreno
sotto forma di sali azotati. La quantità di sali azotati nel terreno è ben limitata, per cui dopo un
determinato periodo di tempo la quantità di sali finiva e le piante non crescevano più. L’industria
agricola moderna ovvia a questo problema con l’introduzione dei concimi.
NODULI RADICALI:
Sono dei noduli a livello delle radici (nell’immagine una pianta di soia),
ma non sono una malattia, sono dei noduli all’interno dei quali sono
cresciuti i microrganismi azoto fissatori, cioè quei microrganismi che
sono capaci di prendere l’azoto atmosferico e trasformarlo in
ammoniaca che è poi incorporata negli amminoacidi.
Molti microrganismi azoto fissatori vivono nel suolo, e molti di questi
tendono a vivere in associazione con determinate specie vegetali.
Queste strutture formate dai microrganismi sono in diretto contatto con
i vasi linfatici della pianta e in questo caso c’è un’utilità reciproca.
Infatti i vasi linfatici portano sostanze nutrizionali ai batteri, che hanno
quindi una grande quantità di sostanze nutrizionali indispensabili per fare l’azoto fissazione; a sua
volta il microrganismo ripaga la pianta fornendole i composti azotati, immettendoli nei vasi linfatici.
In questa immagine si vede un esperimento in cui
il terreno è stato artificialmente privato dei sali
d’azoto. Sono state piantate delle piante di soia e
a sinistra ci sono piante prive dei noduli radicali,
mentre a destra le piante hanno i noduli. Si vede
chiaramente l’importanza di questa associazione
da questo esperimento, perché le piante con i
noduli sono cresciute molto bene, mentre le altre
hanno una crescita stentata.
Piante Piante
Immaginiamo di avere le radici della pianta e di avere anche dei microrganismi che viaggiano nel
terreno. La pianta che può vivere in associazione con un microrganismo azoto fissatore (dato che solo
alcune specie possono vivere in queste condizioni) rilascia nel terreno delle molecole segnale; queste
possono essere identificate da determinati microrganismi, quindi c’è un riconoscimento specifico tra
la pinta e il microrganismo. Quando il microrganismo riconosce questo segnale va ad attaccarsi ai
peli radicali della pianta; dopodiché si crea quello che è chiamato nodulo di infezione e, senza andare
a vedere i vari stadi, alla fine si formano i noduli sulle radici.
L’ enzima fondamentale per la fissazione dell’azoto atmosferico è un enzima che si chiama
nitrogenasi, e funziona solo in condizioni di anaerobiosi stretta, la minima presenza di una molecola
di ossigeno la inattiva permanentemente. Questo crea dei problemi, perché la maggior parte dei
microrganismi azoto fissatori sono aerobi, devono quindi conciliare due aspetti importanti della loro
vita. A questo problema ci sono diverse soluzioni ma noi ne vedremo una.
In questa immagine si vedono delle sezioni di noduli di alcune leguminose; si osserva all’interno dei
noduli delle zone rossastre; quando si forma il legame tra la leguminosa e l’azoto fissatore viene
indotta la produzione di una molecola che si chiama leg-emoglobina o emoglobina delle
leguminose. Sappiamo che il compito principale dell’emoglobina è quello di trasportare l’ossigeno,
quindi quello che succede è che l’ossigeno non è libero ma viene trasportato da questa molecola dove
c’è bisogno. Il risultato è che nella cellula non c’è
ossigeno libero e la nitrogenasi non viene a contatto
con l’ossigeno e quindi può funzionare.
Quando negli anni ’80 si iniziò a studiare
maggiormente il meccanismo di azoto fissazione si
studiò molto la possibilità di utilizzare questi
microrganismi per migliorare la produzione
agricola. L’idea dietro a questi progetti era quella
che una limitazione nella produzione agricola è data
dalla carenza di composti azotati; pensarono quindi di migliorare il sistema di azoto fissazione in
modo tale che ci fosse una ridotta necessità di fertilizzanti chimici. L’idea di creare delle piante
transgeniche capaci di utilizzare l’azoto atmosferico però fu abbandonata molto velocemente quando
si vide che questo processo era anaerobio stretto, e nelle piante c’è una forte quantità di ossigeno
libero.
Un’altra idea era invece di aumentare la presenza di microrganismi azoto fissatori e quindi di
aumentare le possibilità di interazioni con le radici. Questi esperimenti comunque non andarono a
buon fine perché l’azoto fissazione è una reazione che richiede una quantità enorme di energia ed è
estremamente dispendiosa; se noi mettiamo degli organismi azoto fissatori in un terreno in cui ci sono
comunque composti azotati, questi microrganismi non lo fissano l’azoto atmosferico dato che c’è già
azoto disponibile. Quindi tutti questi studi alla fine non portarono a nessun risultato applicativo.
CICLO DELLO ZOLFO La fonte più abbondante di azoto in
natura è lo zolfo elementare, quindi
non quello che si trova
nell’atmosfera, ma quello presente
nelle rocce.
Nel ciclo dello zolfo, questo è
ossidato dai batteri per dare dei
solfati, che sono dei sali che poi
sono integrati nelle proteine, in
questo modo entrano nei composti
organici che poi sono utilizzati da
tutti gli organismi viventi per il
metabolismo e durante il processo
di digestione, durante l’utilizzazione delle molecole per la produzione di energia o durante i processi
di degradazione operata dai batteri sulla materia organica morta, questo zolfo viene liberato
nuovamente e viene liberato sotto forma di H S, acido solfidrico. Questo acido ad opera dei batteri
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può essere ossidato a zolfo. In questo ciclo si tengono in considerazione il mondo dei microrganismi,
il mondo delle piante e quello animale.
Però possiamo osservare che in questo ciclo ci sono anche due cortocircuiti, che possono essere
operati dai batteri, escludendo sia piante che animali. I solfati infatti possono essere ridotti a opera
dei batteri ad acido solfidrico e poi ritornare a zolfo, tagliando la parte inferiore del ciclo. Altrimenti,
in un ciclo ancora più breve ad opera esclusivamente dei batteri, lo zolfo è ridotto ad H S e ossidato
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direttamente a zolfo. Il ciclo dello zolfo quindi ci mostra che i microrganismi non hanno bisogno di
piante e animali per la loro esistenza, mentre né le piante né gli animali hanno questa capacità.
Un altro aspetto importante in questo ciclo riguarda dove troviamo lo zolfo. Lo zolfo lo troviamo nei
minerali e questi si trovano nelle miniere che molto spesso sono a cielo aperto. Queste miniere sono
un grande problema dal punto di vista ecologico, perché questi sono ambienti ricchi di zolfo dove
vivono microrganismi capaci di fare il ciclo dello zolfo e quindi producono acidi molto forti; le piogge
che cadono poi, lavano via questi acidi e li trascinano nelle falde acquifere sottostanti che vengono
quindi inquinate. Abbiamo quindi quelli che sono chiamati drenaggi acidi di miniera dove l’acqua ha
anche un colore diverso perché è inquinata; ma non è solo inquinata localmente, infatti viene
contaminata per grandi distanze. Anche quando una delle miniere viene chiusa, prima che si blocchi
questo processo sono richieste decine di anni, e la presenza di questi acidi rende il terreno non fertile
alla vegetazione quindi creano un danno serio ed è complicato ristabilire un equilibrio normale.
Un altro aspetto è legato all’utilizzo del carbone ricco di zolfo. Quando questo viene bruciato nelle
centrali termiche, lo zolfo viene immesso nell’atmosfera sotto forma di anidride solforosa.
Nell’atmosfera questo gas diventa acido solforico e durante le piogge acide è riportato sulla
superficie; così facendo si creano grandi problemi ambientali, dato che si bruciano le piante e gli
edifici vengono danneggiati. Per molto tempo le centrali dell’Europa dell’est bruciavano carbone ad
alto contenuto di zolfo e si creavano questi gas che andavano poi a danneggiare zone an