ESPERIMENTO: RESTRIZIONE E MODIFICAZIONE
Un esperimento che venne considerato all'epoca una curiosità e, come spesso succede quando si
parla di esperimenti in campo microbiologico, questa curiosità si rivelò poi essere una scoperta
estremamente importante; tant’è vero che poi qualcuno ci ha preso il Nobel su queste osservazioni
ed è qualcosa che noi utilizziamo ampiamente.
Era un esperimento che era stato fatto utilizzando dei
batteriofagi di Escherichia coli ed era stato visto questo:
ci sono diversi ceppi di Escherichia coli che differiscono
tra di loro per alcune caratteristiche genetiche e quelli
che sono stati presi in considerazione sono chiamati
Escherichia coli K e Escherichia coli B. I ricercatori avevano osservato che se un batteriofago di
Escherichia coli veniva fatto propagare su Escherichia coli di tipo K, in questo modo infettava con
alta efficienza Escherichia coli K ma infettava con bassissima efficienza (praticamente quasi zero)
Escherichia coli tipo B; al contrario se il virus veniva fatto propagare su Escherichia coli B questo
virus infettava bene il tipo B, mentre invece infettava malissimo o niente Escherichia coli di tipo K.
Dedussero quindi che la crescita di questi virus era ristretta al ceppo batterico su cui erano stati fatti
propagare e che, durante la loro crescita, venivano modificati in modo tale da poter crescere su
questo ceppo ma non su altro.
Lo studio di questo strano fenomeno andò avanti e videro che questo fenomeno era legato alla
presenza, all'interno delle cellule batteriche, di enzimi particolari chiamati enzimi di restrizione:
questi riconoscono una determinata sequenza di DNA e tagliano la doppia elica del DNA. Le
sequenze che vengono riconosciute possono essere più o meno lunghe (4/6/8 paia di basi); quindi si
può immaginare che all'interno di un genoma c’è una certa probabilità di trovare sequenze di questo
genere casualmente.
I virus a DNA che infettano una cellula batterica, inseriscono dentro alla cellula il proprio DNA e,
se porta al proprio interno sequenze a cui si possono attaccare enzimi di restrizione, il DNA viene
riconosciuto e viene tagliato; quindi questi batteriofagi vengono inattivati. Ovviamente questi
enzimi non discriminano tra DNA cellulare e DNA estraneo: tagliano ogniqualvolta trovino la
sequenza che possono riconoscere. Tuttavia, la cellula si protegge perché, per ogni enzima di
restrizione che produce, produce in accoppiata anche un altro enzima chiamato enzima di
modificazione: l'enzima riconosce la stessa sequenza che, invece di tagliarla, la modifica; ad
esempio, in molti casi aggiunge un gruppo metilico alla citosina se è presente nella sequenza
riconosciuta dagli enzimi di restrizione. In questo modo, modificandola, protegge il DNA cellulare.
Questa protezione vale anche se viene modificata una sola delle due eliche, che quindi viene
conservata durante la duplicazione semiconservativa. Se una mutazione inattiva l'enzima di
modificazione, chiaramente la cellula muore; quindi sono mutazioni letali quelle che eliminano
questa attività di protezione. Gli enzimi di restrizione sono alla base di molte tecniche di ingegneria
genetica e sono quelli che hanno consentito ad esempio il clonaggio di sequenze di DNA.
PROCEDURA DI BASE GENERALE DI INGEGNERIA GENETICA:
Prendiamo in considerazione i plasmidi e gli enzimi di restrizione. I DNA
plasmidici sono facilmente purificabili perché sono DNA di dimensioni
ridotte e contenute; il DNA plasmidico può essere modificato come
vogliamo: diventa il nostro vettore e porta al proprio interno un unico sito di
restrizione riconosciuto da un enzima che si chiama EcoR1.
EcoR1 è l'enzima che riconosce una sequenza di 6 paia di basi e la cosa
interessante di questo enzima è che taglia in modo sfalsato; questo vuol dire
che taglia in punti diversi sulle due eliche. Quindi il taglio di un plasmide
circolare porta alla formazione di un DNA linearizzato con estremità
coesive. Nell’immagine c'è un taglio dove ci sono quattro basi a singolo filamento che sono
complementari. Si può prendere poi un DNA di qualunque origine che chiamiamo
DNA donatore a doppio filamento (non è importante da dove
provenga, che sia lineare o circolare), lo tagliamo con lo stesso
enzima, che lo spezzetta in tanti segmenti. Dato che la sequenza
riconosciuta è sempre la stessa, si hanno dei segmenti di varia
lunghezza, tutti con estremità coesive formate dalle stesse
sequenze perché l’enzima è sempre lo stesso.
Si possono mescolare questi segmenti di DNA donatore con il plasmide
vettore che avevamo tagliato e la complementarietà delle basi permette di
formare l’appaiamento mediante le estremità coesive, grazie ai legami a
idrogeno. La struttura può essere consolidata mediante l’enzima ligasi e si
ottiene un plasmide integro che porta una sequenza di DNA estraneo
oltre a quello plasmidico (DNA ricombinante).
Sono plasmidi che hanno la capacità di riprodursi in Escherichia coli e
quindi vengono reinseriti dentro alle cellule. Escherichia coli è uno di quei
batteri che in natura non può essere trasformato, ma lo si può trasformare
artificialmente. Alla fine si ottiene che il tratto di DNA, che noi abbiamo
clonato nel plasmide, è stato amplificato un numero di volte estremamente
elevato.
Questa è la tecnica di base di ingegneria e c’è da notare che osservazioni che sembrano quasi
curiosità hanno una ricaduta pratica che è decisamente molto più elevata.
METABOLISMO MICROBICO
I microrganismi si devono riprodurre e utilizzano tutto ciò che hanno a disposizione grazie al
proprio metabolismo. Nel mondo dei microrganismi ci ritroviamo vie metaboliche che non sono
disponibili negli altri organismi (come piante e animali). Queste vie metaboliche vanno bene per le
cellule, ma molte di queste si possono sfruttare anche per le attività umane: ad esempio il
formaggio, il vino o la birra sono prodotti dell'attività metabolica di alcuni microrganismi.
Cosa si intende quando parliamo di metabolismo?
Il metabolismo è una descrizione di tutte le reazioni chimiche che avvengono all'interno di una
cellula vivente; questa è una definizione generale del metabolismo per qualunque organismo.
Queste vie metaboliche possono essere di due tipi:
- CATABOLISMO: dove abbiamo una degradazione dei prodotti per produrre e conservare
energia all’interno della cellula;
- ANABOLISMO: è l'altra via diametralmente opposta ed è la via biosintetica, dove abbiamo la
sintesi di molecole più o meno complesse a partire da molecole semplici. Questa via metabolica
consuma energia perché è una via biosintetica, cioè di sintesi.
Quindi possiamo dire che il catabolismo ci genera l'energia necessaria per le reazioni anaboliche;
ovviamente, l'energia viene utilizzata anche per altri processi all'interno della cellula ma, a livello
del metabolismo, una via o è catabolica o è anabolica.
Questa è una molecola di ATP (adenosinatrifosfato), una
molecola estremamente importante perché ci sono due
legami fosforici, indicati come legami anidridici, che sono
legami alta energia, cioè la formazione di questi legami
richiede un’energia elevata e allo stesso tempo la loro
scissione libera energia → è la benzina delle attività
metaboliche all'interno della cellula; sarà la molecola che
principalmente immagazzinerà l'energia liberata dai processi catabolici e sarà la moneta di scambio
che fornirà energia nei processi anabolici.
Quindi ogni essere vivente deve avere all'interno della cellula dei processi metabolici che
producono ATP essenzialmente.
All'interno di una cellula i processi metabolici sono basati su reazioni chimiche: per passare da una
reazione a due substrati A e B a due prodotti C e D che si trovano a un livello energetico inferiore, è
necessario perché avvenga questa reazione un’energia di attivazione (Ea). Più è alta l'energia di
attivazione più è difficile che avvenga questa reazione.
All’interno della cellula, le vie metaboliche fanno queste reazioni chimiche; è necessaria una
energia di attivazione ma la cellula ha un qualcosa in più: possiede delle proteine chiamate enzimi.
Nel grafico in figura, sull’asse delle x è riportato
l'avanzamento della reazione mentre sull’asse
delle y l’energia libera. Per far avvenire la
reazione è necessaria normalmente un’energia di
attivazione che è data da questa curva in rosso; con
gli enzimi passiamo alla curva verde, che ha
un’energia di attivazione notevolmente inferiore
→ gli enzimi facilitano le reazioni chimiche.
Non è che le reazioni chimiche all’interno della
cellula siano totalmente indipendenti dalle regole
della chimica, dato che è necessaria l’energia di
attivazione e c’è anche un effetto della temperatura
sulle reazioni chimiche, per quanto gli enzimi
possano intervenire. La presenza degli enzimi è un
qualcosa che facilita molto questo sistema.
• Modello di chiave serratura:
L’energia di attivazione serve a far mettere le molecole che
devono reagire vicine le une alle altre e nella configurazione
corretta perché possa avvenire la reazione chimica. Nel caso
della reazione chimica normale, tutto ciò è collegato a vari
fattori, tra cui la concentrazione dei substrati che partecipano
alla reazione. Nell’enzima si ha un sito attivo dove sono
presenti siti di legame per il substrato. Le due molecole che si
legano nei siti hanno il vantaggio di essere una accanto
all’altra e bloccate nella configurazione corretta per far
avvenire la reazione. Quindi il problema della concentrazione
dei substrati e della configurazione corretta per la reazione
viene superato. È necessaria una quantità di energia libera
inferiore e in seguito il prodotto si distacca dall’enzima.
CLASSIFICAZIONE DEGLI ESSERI VIVENTI
Le categorie che vengono in seguito prese in esame racchiudono tutti gli organismi viventi; un fatto
interessante è che per alcuni di questi gruppi, gli unici rappresentanti sono i microrganismi (gli
animali e le piante non rientrano in alcuni di questi gruppi).
Due concetti chiave sono la fonte da cui gli organismi viventi prendono il carbonio e come fanno a
generare ATP.
• Gli organismi viventi si possono dividere in base alle fonti di carbonio:
a) Organismi eterotrofi: usano come fonte di carbonio molecole organiche già sintetizzate e
sono solo capaci di trasformarle; non sono capaci di produrle ex novo.
b) Organismi autotr