METODOLOGIA DEL DESIGN
INDICE
COS’è IL DESIGN
o STORIA DEL DESIGN: PROTODESIGN
o HENRY VAN DE VELDE
o LA NUOVA CITROЁN
o LA STORIA DEL BAUHAUS
o IL METODO PROGETTUALE MUNARI
o Disegno schematico delle componenti
o MODELLI DI STUDIO
o LA SCUOLA DI ULM
o STORIA DEL DESIGN: LA RIVOLUZIONE
o STORIA DEL DESIGN: LE INVENZIONI
o STORIA DEL DESIGN: AEG-FORD
o LA FRANCIA DI LE CORBUSIER
o VCHUTEMAS. DESIGN E AVANGUARDIE NELLA RUSSIA DEI SOVIET
o IL RAPPORTO DESIGNER-INDUSTRIA NEGLI STATI UNITI DEGLI ANNI '30
o IL DESIGN DELL’ESPERIENZA
o IL POST- MODERN
o IL PROGETTO COME PROBLEMA
o IL DESIGN COME FORMA SIMBOLICA PER LA RICERCA DI UNA NUOVA IDENTITÀ
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COS’è IL DESIGN
Quando ci riferiamo alla disciplina del Design intendiamo una particolare declinazione del progetto legato al mondo
industriale. Sarebbe però errato affermare che qualsiasi progetto industriale sia Design.
Il panorama della produzione industriale prolifera di oggetti, realizzati nelle forme e per gli usi più disparati. Dietro
ogni prodotto c’è un percorso industriale, una filiera che coinvolge decine o centinaia di professionalità, si tratta
sempre di progetti ma non tutti seguono un percorso di Design.
Il termine Design implica il rispetto di alcuni parametri, fortemente variabili e soggettivizzabili, parametri che hanno il
compito di definire i sentieri percorribili per chi vuole cimentarsi nella materia.
In Italia, dal punto di vista storico, il Design ha fatto la sua apparizione “ufficiale” nel secondo dopoguerra con
l’avvento dell’industrializzazione prima e dei consumi di massa poi. In quel contesto le attività produttive industriali
hanno visto una crescita esponenziale delle attività, coinvolgendo centinaia di professionisti nel grande progetto della
“ricostruzione”, fisica e morale della nazione.
Il Paese usci da quel periodo dilaniata non solo fisicamente, con migliaia di sfollati e senzatetto in seguito ai
bombardamenti alleati, ma anche moralmente, con una società fortemente disgregata dalla conduzione conflittuale
del ventennio e dalla guerra civile che ha caratterizzato la parte finale della guerra. È in questo contesto che il mondo
industriale trovò lo spazio per proporre con successo due ambiti produttivi, il primo legato alla mobilità, il secondo al
mondo domestico. La possibilità di spostarsi liberamente fu una grande novità, oltre che necessità, per la popolazione
che accolse con favore i prodotti realizzati dai progettisti, alcuni dei quali sarebbero diventati grandi designer.
È questo il periodo dei grandi “Maestri del design” che traducono il loro fare progettuale, declinando con efficacia la
relazione tra Forma e Funzione.
La speciale relazione tra Forma e Funzione ha dato luogo anche ad una ricca produzione di oggetti domestici e per
l’ufficio. Tutti i ceti emergenti, dagli operai agli impiegati ai dirigenti, hanno avuto modo di ritrovarsi in una comunità
coesa, protesa verso l’efficienza ed il decoro della propria vita quotidiana, trovando in quello che si sarebbe chiamato
“good design”. FORMA E FUNZIONE
SI NO
Sedia super leggera di Giò Ponti Sedia tirolese
F1 Modello auto anni 60’
Lampada furlan Bruno Munari Lampada moderna
Orologio swatch sistem 51 Orologio con diamanti
IN & OUT (affordance) Maniglia tradizionale con adesivi pull/push
fino agli inizi degli anni ’70, allorché si posero sulla ribalta giovani designer figli della contestazione giovanile che
furono portatori di nuove istanze progettuali. I nuovi progettisti, incarnati in quelli che sarebbero stati i protagonisti
“dell’architettura radicale”, proruppero con incontenibile forza nella disciplina, alimentando con la loro ironia
dissacratoria, la provocazione culturale di cui tutto il movimento giovanile era pervaso, fu l’epilogo del buon gusto
quale mainstreaming del design. Le proposte provocatorie degli architetti radicali, aprirono il progetto alla possibilità
di poter vedere il mondo, e le cose, in maniera diversa. La proposta di una società che sarebbe stata detta “fluida”.
poltrona Sacco disegnata da
Anche gli oggetti proposti erano morbidi, accoglienti, disponibili come, ad esempio, la
Gatti, Paolini e Teodoro per Zanotta nel 1968 poltrona gonfiabile Blow di De Pas, D’Urbino e Lomazzi sempre
o la
per Zanotta. Prodotti che invertono la relazione con l’utente imponendogli una destinazione d’uso aperta.
Il design ha sempre espresso prodotti di grande appeal. Sia in prodotti a bassa tecnologia, come ad esempio lo
spremiagrumi Juicy Salif disegnato da Philippe Starck per Alessi nel 1988 che in prodotti ad altissimo contenuto
tecnologico.
Fa parte di quest’ultima categoria l’iPad della Apple, realizzato nel 2010 su disegno di Jonathan Ive. L’iPad fa parte
della più ampia strategia commerciale che Steve Jobs, CEO di Apple, ha attuato a partire dall’iPhone, creare oggetti
icona, amuleti insondabili il cui accesso ed uso è disponibile solo per gli "adepti del culto”.
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Quindi la contemporaneità, ovvero la capacità del design di saper leggere le istanze che animano una determinata
epoca e saperle restituire sotto forma di progetto. La capacità di far propri i valori culturali, sociali, economici ed
integrarli nelle forme e nei servizi che il progettista propone agli utenti.
SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE Sedia Odger per ikea di Asa hedeberg fatta in cartone e
fibre.
CRESCITA CULTURALE Prelibri 1979 di Bruno Munari per bambini, realizzati con
materiali differenti per favorire la tattilita o l’olfatto nei
piccoli utenti.
CONNETTIVITA’ Apple system di Jonathan Ive 2015
SOSTENIBILITA’ SOCIALE Food for soul, Massimo Bottura e Lara Gilmore 2016, si
occupa di creare centri per servire pasti, progettati con
elementi di design e recupero di risorse alimentari.
Elica, produzione cappe aspiranti, (Fabbriano, Italia)
sono presenti servizi, palestre e bar a disposizione dei
lavoratori ecc…
MONDIALITA’ Google, Larry Page e Sergey Brin 1998.
Nutella, 1964, rappresenta un oggetto fisico presente in
tutto il mondo.
CONDIVISIONE Enjoy 2013 Eni, condivisione auto per il trasporto nelle
città.
We chat 2011.
Design dei Sistemi. Si tratta di una nuova modalità progettuale che sposta il focus dall’iperspecializzazione,
caratteristica del secolo scorso, verso una visione olistica del progetto, in cui l’attività progettuale integra una serie di
strumenti operativi tecnici, teorici e speculativi che i permettono di restituire una visione multi-oculare delle cose. Il
Design dei Sistemi si propone come la nuova frontiera del progetto, in cui i beni fisici come gli oggetti, i beni
immateriali come la rete web, i beni metafisici come il benessere, dialogano in una continua relazione di contiguità; in
cui si influenzano continuamente, in un’oscillazione comune determinata dai valori che la attraversano.
-mappa metropolitana di Londra di Paul Garbutt 1964, stesso logo per affrontare il tema della mobilità.
STORIA DEL DESIGN: PROTODESIGN
“Il Design si manifesta attraverso la produzione di oggetti nati da un progetto, portatori di valenze estetico funzionali,
riproducibili, grazie alla tecnica industriale, in una serie illimitata.”
(R. De Fusco, Storia del Design - Editori Laterza 2007)
Il design racchiude in sé una serie di circostanze di carattere storico legate alla scienza, all’economia, alla sociologia.
Va indicata la netta differenza tra il processo artigianale e quello industriale. Infatti lì dove il primo permette un
pensiero continuo rispetto la realizzazione del manufatto, nel secondo tutto il pensiero deve essere sviluppato
all’inizio del processo. Nel design la fase progettuale iniziale impone di prevedere tutte le fasi successive di
lavorazione, l’ausilio della macchina implica la capacità di programmare in anticipo le lavorazioni e le finiture che
scaturiranno dal processo.
“Il progetto deve quindi comprendere in sé la conoscenza di tutte le condizioni tecniche inerenti alla sua realizzazione;
deve implicare la corrispondenza dell'oggetto a tutte le pratiche esigenze cui deve servire, e non solo all'esigenza di
questo o quell'individuo o gruppo sociale, ma la media delle esigenze collettive, e porsi come uno standard.”
(G. C. Argan - Progetto e destino - Il Saggiatore 1964)
Il design ha implicazioni non solo di carattere “tecnico-produttivo” ma anche legate alle istanze sociali, storiche,
culturali, nella pratica professionale tutto ciò si articola attraverso una serie di attività che si possono riassumere in un
la progettazione, la produzione, la vendita, il consumo ed infine lo smaltimento
percorso che passa per e che vede
come protagonisti il designer, il produttore ed il venditore del prodotto ed infine il fruitore. Quest’ultimo assume un
ruolo centrale dato che il prodotto nasce come risposta ad una sua esigenza è per questa ragione che parliamo di
Human Centered Design, ovvero progettazione che pone al centro della sua elaborazione l’essere umano, l’utente è
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considerato come figura standard, quindi non come specifica personalità ma in quanto rappresentante medio delle
esigenze dei consumatori.
“Non è possibile discutere di disegno industriale riferendosi ad epoche precedenti la rivoluzione industriale, anche se
sin dall’antichità si sono dati alcuni oggetti eseguiti in serie e con il parziale intervento di macchinari primitivi come il
tornio, il trapano, la ruota dei vasai e le presse a mano delle fornaci dei laterizi.”
(G. Dorfles - Introduzione al disegno industriale - Einaudi 1972)
La storiografia è concorde nel datare a partire della Rivoluzione Industriale (1760-1830) la definizione di una attività di
disegno industriale; ciononostante in un’epoca precedente abbiamo avuto un processo produttivo che poteva
riassumere in sé tutte le caratteristiche proprie del prodotto industriale, ci riferiamo alla stampa a caratteri mobili
datata, in Europa, circa 300 anni prima della Rivoluzione Industriale, grazie all’attività del tipografo tedesco Johann
Gutemberg (orafo e tipografo).
Intorno alla metà del 1400, il tedesco Johann Gutenberg si dedica alla stampa usando “forme a fondere”, ovvero
caratteri tipografici mobili realizzati con l’ausilio di una lega metallica che, composti in pagine pre-finite, potevano poi
essere utilizzati per la produzione di molteplici copie tutte simile le une alle altre.
Il procedimento, quindi, prevedeva l’ausilio di elementi prefabbricati, ovvero i caratteri mobili assemblati in righe e
colonne per formare pagine, dando luogo ad una organizzazione dello spazio di lavoro ed ad una produzione
molteplice e perfettamente identica dal primo all’ultimo esemplare.
Anche in questo caso l’azione del progettista, oggi si direbbe il graphic designer, è fondamentale nel definire le fasi
successiva alla sua elaborazione che prevedeva la definizione del tipo di carattere da utilizzarsi, la dimensione del
volume, la modalità con la quale gestire lo spazio della pagina attraverso “la gabbia”, la scelta della rilegatura ed infine
la progettazione della copertina di presentazione del contenuto. Tutte specificità riscontrabili sin dalla prima edizione
della Bibbia curata da Gutemberg.
Le font, questo il nome dei caratteri tipografici, hanno iniziato a differenziarsi grazie all’azione di progettisti che, in
base alle esigenze di stampa e di lettura, hanno progettato “famiglie di caratteri”.
Un discorso particolare merita la copertina che, essendo l’elemento di presentazione del libro, è stato oggetto nel
corso del tempo di attenzioni molto approfondite da parte dei designer e dei produttori. La bontà o meno della
copertina poteva essere determinante nell’indurre l’acquisto del prodotto, ragione per la quale la copertina ha
sempre rappresentato uno spazio di progettazione rilevante.
Dalla stampa monocromatica degli inizi si è passati via, via alla stampa quadricromatica con l’uso dei quattro colori
base tipografici (Cyan, Magenta, Yellow, Black), ad impianti in grado di comprendere nella catena produttiva un
numero indefinito di colonne unità di stampa, che permettono di unire alla tecnica quadricromatica (CMYK), altri
colori puri o metallici e lavorazioni come la lucidatura.
Con l’avvento della tecnologia digitale anche la stampa ha subito delle innovazioni considerevoli, la qualità che tale
tecnologia ha man mano acquisito ha permesso di tornare alla stampa “unica”, alla possibilità cioè di poter avere un
unico esemplare di stampa con la definizione e le caratteristiche del processo industriale pur mantenendo i costi entro
i limiti ragionevoli della produzione.
1° MINUSCOLA CAROLINA VIII-XI SEC
2°SCRITTURA GOTICA XII- XVI SEC
3° JOAHN GUTENBERG 1395-1468
4° GIANBATTISTA BODONI 1740-1813
La stampa è il primo esempio di produzione industriale metà del 400.
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HENRY VAN DE VELDE
Henry van de Velde nacque in Belgio ad Anversa il 3 aprile 1863 per poi finire i suoi giorni nel ritiro svizzero di
Oberägeri il 25 ottobre 1957). La figura di Henry van de Velde fu centrale nella storia del design. Infatti grazie alla sua
poliedricità, in qualità di architetto, pittore, arredatore e progettista di mobili, si trovò ad operare in quell’area del
progetto del tempo sottoposta ad un serrato dibattito culturale. fu protagonista con altri progettisti dell’epoca come
William Morris, John Ruskin, il granduca di Sassonia-Weimar-Eisenach Guglielmo Ernesto, Victor Horta e Walter
Gropius.
Henry van de Velde studiò pittura all’Accademia di Anversa e Parigi. Fece parte del gruppo artistico de “Les XX” fin dal
1889.
Partecipò attivamente al dibattito a lui contemporaneo, sulle “arti minori” che vedeva coinvolti il movimento
britannico delle Arts and Crafts e dell’Art Noveau a cui Henry van de Velde stesso aderì (Henry van de Velde è
considerato, insieme a Victor Horta, uno dei fondatori dell’Art Nouveau, nonché uno degli esponenti principali del
movimento).
Sin dal 1892 si consacrò al rinnovamento dell'arte decorativa e dell'architettura. Influenzato dal pensiero di John
Ruskin e di William Morris, fu tra i protagonisti della ricerca di uno stile "moderno", conforme alla mentalità e alla
sensibilità del tempo. Svolse la sua attività in prima linea come progettista sia in ambito architettonico che insustriale,
in special modo nel settore dell’arredo, ma oltre che come progettista, svolse un ruolo importante anche nel dibattito
sull'arte, l'artigianato e l’industria. Nel 1901 ebbe l'incarico di consulente per la riforma dell’artigianato artistico del
Granduca di Sassonia a Weimar con l’obiettivo di rinnovare la percezione dell’artigianato in modo tale che fosse al
passo con le esigenze del tempo. Henry van de Velde a Weimar si occupò anche della formulazione di nuovi paradigmi
per l'insegnamento delle arti minori, che trovarono nella Kunstgewerbeschule, da lui stesso diretta tra il 1906 e il
1914, il luogo privilegiato di applicazione.
Nell’ultimo decennio del XIX secolo, Henry van de Velde levò per la prima volta la sua voce contro l’abuso artistico e
pedagogico degli stili del passato, In quelle occasioni iniziò a tracciare i lineamenti fondamentali di una nuova visione
universale dell’arte e a indicare le grandi linee di una nuova tecnica nell’architettura, nella forma degli utensili e degli
oggetti che circondano l’uomo nella sua vita quotidiana.
è bene considerare lo spirito dell’epoca che vedeva affacciarsi nel dibattito pubblico le idee di filosofi come Karl Marx
e Friedrich Engels. Le nuove idee legate a quello che sarebbe stato definito “socialismo”, attrassero personaggi legati
al mondo delle arti come William Morris. Non sorprende, quindi la valutazione di Hans Curjel: Per van de Velde la
prospettiva della futura bellezza, bellezza che si leva dinanzi al suo spirito è inscindibilmente connessa con l’umano, e
perciò con l’etica.
Accanto alla figura dell’Henry van de Velde teorico, più avanti Hans Curjel ci riporta la figura dell’architetto, con alcune
considerazione sul modo pratico di affrontare la materia progettuale: Henry van de Velde opponeva gli ideali di una
libera e spontanea creatività antidogmatica all’ideale accademico ed alle sue manifestazioni quali il classico, il
rappresentativo, il pragmatico, l’artificioso, il sentimentale. Nel 1895 costruì la sua prima casa a Uccle, presso
Bruxelles che segnò l’inizio della sua nuova carriera, egli ne disegnò infatti anche i mobili e tutti i particolari dell’arredo
interno e della decorazione. Per la prima volta poteva realizzare i suoi principi. La sua concezione unitaria
comprendeva tutto l’insieme: abitazione, mobilio, utensili e persino gli abiti della padrona di casa. La struttura
formale, purificata da ogni elemento imitativo, si sviluppa in base a considerazioni logiche e da un punto di vista
esclusivamente funzionale. La conseguenza è un’estrema semplicità.
L’attività progettuale di Henry van de Velde ebbe modo di svilupparsi anche nel campo della grafica, settore nel quale
realizzò sia illustrazioni e copertine per testi artistici, come per l’Ecce homo di Frierich Nietzsche, sia nel settore
commerciale con pubblicità e packaging grafico per prodotti di vario genere. La spiccata sensibilità grafico-pittorica lo
portò a realizzare anche tappeti ed arazzi decorativi per gli interni delle sue costruzioni architettoniche.
Egli utilizzava elementi caratteristici, per cui gli ambienti non suono luoghi da riempire e di oggetti ma sono luoghi che
devono avere una relazione con gli ambienti, il mobilio si fonde con l'ambiente. Avev
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