ARDS
Polmonite bilaterale interstiziale che provoca una perdita di elasticità del polmone (anaelastico, fibrotico, rigido).
La condizione clinica acuta e progressiva, è caratterizzata da:
- Grave dispnea
- Ipossiemia refrattaria
- Ridotta compliance polmonare
- Quadro rx caratterizzato da infiltrati polmonari bilaterali
Si compone di 3 fasi:
- Iniziale o essudativa (0-7 giorni)
o 1° giornata: FiO2 0.6, paO2 60 mmHg, SaO2 90% e paCO2 38 mmHg
o 7° giornata: FiO2 0.9, paO2 50 mmHg, SaO2 85% e paCO2 52,5 mmHg.
o Aumento permeabilità, stravaso di liquidi dallo spazio intravascolare
- Intermedia o proliferativa (3-21 giorni):
o 10° giornata: membrane jaline, infiammazione e necrosi cellulare
- Tardiva o fibrotica (>21 giorni): iperplasia cellule epiteliali, fibrosi e poi miglioramento
È una patologia con un onset rapido, alla radiografia del torace vi è un infiltrato bilaterale, la pressione di incuneamento polmonare è
<18 mmHg oppure vi è l’assenza di evidenza clinica di ipertensione atriale.
- ALI (acute lung injury) se il rapporto PaO2/FiO2 è <300 (dà un’idea di quanto il polmone riesce a estrapolare ossigeno in base
a quanto gliene diamo).
- ARDS (acute respiratory di stress syndrome) se il rapporto PaO2/FiO2 è <200
Ormai la radiografia del torace si usa più per gli screening, viene preferita la TAC per far diagnosi.
Fattori di rischio:
- Sepsi: dall’urosepsi fino alle infezioni dei tessuti molli
- Inalazione
- Polmoniti gravi
- Trasfusioni multiple
- Fratture di più ossa lunghe
- Contusione polmonare: proprio perché è un organo elastico, se subisce un forte colpo fa come il muscolo con contusione a
livello del parenchima e l’alveolo diventa rigido
La coesistenza di più fattori di rischio aumenta di 4 volte la probabilità di sviluppo di ARDS.
Prognosi: ha un tasso di mortalità del 50-70%. Era del 70% nel 1967 (prima definizione dell’ARDS come entità clinica) e non si è
sostanzialmente modificata nonostante i progressi della terapia intensiva e la disponibilità di apparecchiature più avanzate.
La morte in genere avviene non per l’insufficienza respiratoria, ma per sepsi con insufficienza respiratoria e MOF.
Il polmone
Il polmone nell’ARDS è coinvolto nel 40-60% dei casi di shock settico e si evidenzia con il quadro dell’insufficienza respiratoria acuta.
Nella fase acuta della sindrome si verifica un danneggiamento delle cellule epiteliali alveolari e bronchiali, con la formazi one di
membrane ialine sulla membrana basale privata del suo rivestimento.
I neutrofili aderiscono all’endotelio dei capillari danneggiare e migrano attraverso l’interstizio nello spazio alveolare. A questo livello i
macrofagi alveolari secernono:
- IL-1, 6, 8 e 10 e TNF: stimolano la chemiotassi, attivano i neutrofili e, in un secondo tempo, la produzione di matrice
extracellulare da parte dei fibroblasti)
- I neutrofili attivati rilasciano: ossidanti, proteasi, leucotrieni ed altre molecole pro infiammatorie come il PAF
- I bersagli di questi mediatori sono l’endotelio e l’epitelio alveolare che subiscono delle modificazioni strutturali per fenomeni
infiammatori, coagulativi e fibroproliferativi
Conseguenze a livello patologico:
- Aumentata permeabilità tra compartimento ematico e alveolare
- Trombosi vascolari
- Riparazione cicatriziale 1
Conseguenze a livello clinico:
- Edema polmonare
- Infezioni
- Trombosi
La gestione del paziente richiede un approccio integrato che comprende:
- Controllo dell’infezione primitiva
- Supporto emodinamico
- Assistenza respiratoria
- Controllo della coagulazione
- Corticosteroidi
- Immunoterapia
Corticosteroidi nello shock settico
Possono essere e impiegati:
- Basse dosi (100 mg di idrocortisone per 3 volte al giorno)
- Per 5 giorni.
I corticosteroidi non devono essere utilizzati ad alti dosaggi nella sepsi severa (30 mg/kg) e per periodi brevi (1-2) giorni.
IL. COMA
Situazione clinica in cui, a causa di fattori patologici cerebrali od extra-cerebrali si verifica una diminuzione dello stato di coscienza e
delle funzioni della vita di relazione sovente associato ad alterazioni delle funzioni vegetative (attività respiratoria cardio –
circolatoria). Questa sindrome clinica è caratterizzata da una mancata risposta a qualsiasi stimolo interno o bisogno esterno.
- Cause intracraniche: comi neurologici o strutturali
- Cause estrinseche: comi metabolici o tossici
Anamnesi: sapere se ci sono stati dei testimoni in quanto il paziente non può aiutarci
1. Circostanze e sequenza temporale della perdita dello stato di coscienza
2. Dettagli sui sintomi neurologici
3. Alcolismo e abuso di farmaci e/o sostanze stupefacenti
4. Anamnesi di patologia epatica, renale, respiratoria e cardiaca
Esame clinico: segni vitali, respirazione, alterazioni cutanee e mucose ed esame neurologico (livello di coscienza, risposte motorie,
risposte oculari; utilizzare GCS i. Quanto se il punteggio è <8 si parla di coma).
Il controllo dello stato di veglia
- Sistema reticolare attivatore (RAS), sistema funzionale di cellule neuronali che è situato nel ponte e si spinge fino al
mesencefalo e al talamo e svolge l’attività di mantenere svegli. È un sistema automatico responsabile del livello di veglia.
- Sistema complesso (emisferico) su cui agisce la volontà e caratterizzato da funzioni cognitive complesse (es. Orientamento
temporo – spaziale, memoria, attività motorie finalizzate, capacità di calcolo)
- L’apertura degli occhi è un indice di funzione del RAS
- Una risposta verbale o motoria afinalistica dimostra attività del RAS ma deficit degli emisferi cerebrali
- La localizzazione degli stimoli, l’esecuzione di un comando, la risposta verbale orientata dimostrano una integrità degli
emisferi cerebrali
Cause di coma
- Coma traumatico:
o Commozione cerebrale
o Ematoma extradurale
o Ematoma subdurale acuto o cronico
- Coma infettivo:
o Meningite o meningo – encefalite
o Ascesso cerebrale
o Encefalopatia da stati settici
- Coma vascolare:
o E.S.A 2
o Emorragia cerebrale
o Infarto cerebrale
o Encefalopatia ipertensiva
o Tromboflebite cerebrale
- Coma tumorale:
o Neoplasie intra / extra-cerebrali
o Neoplasie sottotentoriali del tronco / cervelletto
- Coma epilettico
- Coma da alterazione della termoregolazione:
o Ipotermia
o Colpo di calore
Coma metabolico
Cause:
- Ipercapnia
- Ipernatriemia
- Chetoacidosi diabetica
- Acidosi lattica
- Ipercalcemia, ipermagnesemia
- Ipotermia o ipertermia
- Encefalopatia di Reye’s
- Aminoacidemia
- Encefalopatia epatica
- Uremia
- Ipossia: malattie cardio – polmonari, intossicazione da CO
- Ischemia(diminuzione del flusso cerebrale )
o Infarto acuto del miocardio
o Malattie polmonari
o Iper-viscosità
o Insufficienza cardiaca congestizia
- Ipoglicemia
- Insufficienza epatica
- Insufficienza renale
- Disturbi dell’E.G.A
- Iper – ipofunzione endocrina
Il coma metabolico ha un esordio graduale che tende a progredire nell’arco di ore/giorni. I parametri vitali sono normali, in particolare
la PA è bassa o normale, non vi sono segni neurologici focali (paziente simmetrico), vi è assenza di rigore (rigidità), vi è la presenza di
mioclonie multifocali, fascicolazioni, Asterixis, flapping, tremori, iperreattività dei muscoli flessori (rigidità da decorticazione), le
pupille sono simmetriche, normoreagenti, miotiche ma non sono mai puntiformi, i movimenti oculari sono erranti, lenti e sul p iano
orizzontale con la presenza di riflesso oculocefalico, possono verificarsi episodi convulsivi generalizzati (legati ad ipossia e/o
ipoglicemia) e il respiro è di Cheyne Stokes.
Trattamento:
1. Primo approccio al paziente in coma finalizzato alla stabilizzazione dei parametri vitali → regola aurea: stabilizzare le funzioni
vitali ABIC
o Parametri vitali: respirazione (pervietà delle vie aeree, rimuovere corpi estranei, in caso di vomito mettere il
paziente in posizione laterale di sicurezza e posizionare SNG, monitorare frequenza e saturazione), circolazione (PA,
attività cardiaca. Le riserve di glucosio forniscono energia per circa 2 minuti dopo l’interruzione del flusso
sanguigno; la perdita di coscienza avviene dopo 8-10 secondi dall’interruzione del flusso) e temperatura corporea:
una marcata ipotermia può essere causa dello shock
o Reperire un accesso venoso
o Posizionare un catetere vescicale ed eventualmente SNG (prevenire ab ingestis)
o Se i riflessi faringei sono assenti occorre effettuare la protezione delle vie aeree mediante intubazione
o Valutare se si è di fronte a causa rapidamente risolvibili: glicemia (il coma glicemico è un’emergenza e il suo
persistere porrà danni neurologici irreversibili per cui somministrare 50 ml di SG ev in 2-3 minuti; il risveglio è quasi
immediato), overdose da oppiacei (questo è l’unico caso in cui le pupille sono a capocchia di spillo, procedere subito
a somministrare naloxone, l’antidoto, tenendo presente che in caso di errore di valutazione non crea danni)
2. Una volta che le condizioni del paziente sono stabili:
o Raccogliere informazioni da famigliari e testimoni per capire da quanto tempo si è manifestato il coma, modalità di
esordio, sintomi prodromici, eventuali traumi, intossicazioni, malattie in atto 3
o Eseguire un esame obiettivo per valutare: cute (punture di ago, segni di disidratazione, cianosi, pallore, eruzioni),
odore dell’alito (alcol, acetone è dovuto a corpi chetonici e quindi la causa è la chetoacidosi diabetica, foetur
hepaticus che è l’odore a frutta marcia), auscultazione cardiaca (valutazione del ritmo e toni cardiaci) e addome
(organomegalia, ascite, ecchimosi ai fianchi).
3. Eseguire prelievo: emocromocitometrico, EGA, elettroliti (sodio, potassio, calcio), ammoniemia, funzionalità epatica,
creatinina, alcolemia
In assenza di notizie certe sospettare sempre cause di coma quali ipoglicemia, ingestione di farmaci, esposizione a tossici e traumi
cranici recenti.
Mentre si aspettano i risultati risolvere cause quali ipoglicemia e assunzione di farmaci:
- Naloxone
- Anexate (benzodiazepine)
- Glucosio
- Tiamina (vitamina B1 la cui carenza può portare a coma): quando si somministra si comporta un miglioramento rapido ma
non immediato
Coma epatico → rappresenta lo stadio finale dell’ encefalopatia porto-sistemica (forma acuta e reversibile o forma cronica e
progressiva): si accumulano le scorie potenzialmente tossiche per il metabolismo del SNC, non più metabolizzate dal fegato.
Diagnosi differenziale:
- Emorragia cerebrale (deficit coagulativi)
- Trauma cranico (negli etilisti con cirrosi alcolica)
- Ascesso cerebrale: rara complicanza della Scleroterapia delle varici esofagee
Metaboliti responsabili del coma epatico: ammoniaca (derivata dell’azoto), mercaptani, acidi grassi a catena corta, aminoacidi
aromatici (ridotti i ramificati), benzodiazepine.
Precipitanti il coma epatico:
- Emorragia digestiva: aumentata produzione e assorbimento di ammoniaca e urea
- Aumentato intake di proteine con la dieta con incremento della produzione di sostanze azotate dalla flora batterica colica
- Alterazioni elettrolitiche
Cause di coma epatico:
- Aumentato carico proteico di azoto: emorragia digestiva, eccessivo introito proteico con la dieta, iperazotemia, s tipsi
- Squilibri elettrolitici e metabolici: ipokaliemia, alcalosi, ipossia, iponatriemia
- Farmaci: narcotici, tranquillanti, sedativi, diuretici (squilibri elettrolitici)
- Fattori vari: infezioni, interventi chirurgici, sovrapposizione di epatopatia acuta, epatopatia progressiva
Segni e sintomi:
- Progressione di iperinsonnia, inversione del ritmo sono veglia, stupor, coma
- Alterazione della personalità
- Foetur hepaticus (mercaptani)
- Flapping tremor: perdita asintomatica, non volontaria, della iperestensione delle estremità
- Anamnesi di epatopatia acuta o cronica più o meno complicata, interventi chirurgici
- Diatesi emorragica
- Ipertermia
Terapia:
- Lattulosio per via rettale o SNG se è posizionato: ha meccanismo diretto per cui facilita l’eliminazione delle sostanze azotate,
oppure meccanismo indiretto in cui crea un ambiente acido. Si somministra fino a raggiungere 2-3 scariche al giorno (se è in
coma preferire 3 scariche/die)
- Antibiotici non assorbibili fino a livello del colon, in modo che si disinfetti e si riduca la carica batterica. Si somministrano per
os, quindi in caso di coma si usano solo se è posizionato il SNG
- Aminoacidi ramificati ev in continui con in parallelo una SG per contrastare la precipitazione degli aminoacidi stessi, e quando
è in grado di deglutire si somministrano per os le buste
- Anexate: solo se la causa scatenante il coma è l’assunzione di benzodiazepine
Coma nel diabetico
Il coma diabetico può essere:
- Chetoacidosico
- Iperosmolare
- Ipoglicemico 4
- Lattacidemico
I primi due possono insorgere all’esordio del diabete e devono essere sospettati anche se l’anamnesi e si è negativa per dia bete
mellito. Il terzo e il quarto colpiscono soggetti con diabete già noto e sono spesso causati da trattamento improprio.
Approccio clinico generale:
- Valutare lo stato di idratazione: se particolarmente disidratato penso al coma iperosmolare
- Ventilazione: Kussmaul in caso in cui si debba eliminare la CO2
- Glicemia: destrostix, glicosuria (coma iperosmolare o chetoacidosico) e chetonuria (coma chetoacidosico) con strisce
reagenti
- EGA (coma chetoacidosico o chetoacidosi lattica)
Chetoacidosi diabetica (diabete tipo 1): scompenso metabolico acuto gravato da un alto tasso di mortalità (10-20%). Questa
emergenza endocrino-metabolica può essere la prima manifestazione del diabete tipo 1 misconosciuto o di diabetici tipo 1 di vecchia
data che non incrementano l’uso di insulina in corso di malattie intercorrenti.
- Fisiopatologia: coesistenza di carenza di insulina ed eccesso di glucagone che favoriscono la mobilizzazione dei depositi
energetici dal muscolo (aminoacidi, piruvato) e dal tessuto adiposo (glicerolo), con conseguente esaltata gluconeogenesi
epatica e maggior disponibilità di acidi grassi per la conversione a chetoni, con conseguente iper glicemia, acidosi metabolica
e diuresi osmotica.
- Aspetti clinici: poliuria, polidipsia, disidratazione, ipotensione, anoressia, nausea e vomito, addominalgia (può mimare un
addome acuto non chirurgico), alito caratteristico di frutta marcia, respiro di Kussmaul, ottundimento del sensorio, letargia e
coma
- Aspetti di laboratorio in urgenza: iper glicemia compresa tra 300 e 700 mg/dl, pH <7,35, iponatriemia (per ogni 100 mg di
glicemia sopra i 120 mg sia un deficit di 1,6 mEq/L di NaCl), iperpotassiemia, osmolalità plasmatica aumentata, glicosuria e
chetonuria.
Obiettivi terapeutici:
1. Correzione dello squilibrio metabolico (iperglicemia)
2. Correzione delle perdite idroelettrolitiche
3. Correzione della causa scatenante
Terapia del coma chetoacidosico sul territorio: 500 ml di SF ad alta velocità (20 ml/min) e rapido invio in pronto soccorso.
Terapia del coma chetoacidosico in pronto soccorso:
1. Prima fase, ossia finché la glicemia non scende fino a 250 mg/dl:
o Idratazione con soluzione fisiologica
o Insulina: 10-15 UI di insulina rapida in bolo, poi infusione in pompa con 5 UI di insulina rapida/ora, poi infusione di
50 UI di insulina rapida in 500 ml di soluzione fisiologica a 50 ml/ora
o Potassio: 40 mEq/L se K <3 a scalare
o Alcali: i bicarbonati vanno usati solo quando il pH <7 per evitare alcalosi di rimbalzo, aumento dell’affinità
dell’emoglobina per l’ossigeno, riduzione del pH nel liquor, ipopotassiemia
o Fosfato: da usare solo nelle gravi ipofosfatemie quindi se <1 mg/dl
2. Nella seconda fase:
o Infusione combinata di soluzione fisiologica, soluzione glucosata, insulina per mantenere la glicemia a un valore
compreso tra 200-250 mg/dl
o Aggiungere potassio a seconda della Kaliemia
o Sospendere la terapia se la glicemia <250 mg/dl, HCO3 >18, pH >7,3 e il paziente si alimenta
o Iniziare somministrazione di insulina rapida sottocute in concomitanza dei pasti
3. Misure aggiuntive:
o Monitoraggio della diuresi
o Calciparina o eparina basso peso molecolare
o Terapia antibiotica a largo spettro
o Ossigenoterapia se la saturazione è <80%
o Sondino naso gastrico nei pazienti in coma
o Monitor cardiaco
o Plasma expander
o Monitoraggio della pressione venosa centrale
o Identificazione e trattamento dei fattori precipitanti
Coma iperosmolare: complicanza acuta propria del diabete di tipo 2 gravato da un altissimo tasso di mortalità (50-80%). I pazienti
sono anziani con diabete all’esordio o presente in forma moderata. Spesso sono in terapia con farmaci che stimolano la diures i e
inibiscono la secrezione insulinica (diuretici tiazinici) nei quali lo stato metabolico è gravato da eventi intercorrenti (infezioni, ictus)
con diminuzione di apporto di liquidi rispetto alle perdite. 5
Aspetti clinici: l’esordio di uno stato iperglicemico iperosmolare non chetosico può essere insidioso e preceduto da alcuni giorni da
sintomi sfumati (astenia, poliuria). L’assenza della tossicità caratteristica del chetoacidosi può ritardarne il riconoscimen to e il
trattamento.
Aspetti di laboratorio in urgenza:
- iperglicemia severa >800-900 mg/d
- Normonatriemia e normopotassiemia
- Osmolarità plasmatica molto elevata >320-330 mOsm/L
Ipoglicemia: sindrome comune a molte affezioni caratterizzata data da glicemia <40-50 mg/100 ml. Provoca danni soprattutto a carico
del sistema nervoso centrale e del sistema nervoso autonomo.
Tipologie:
1. Post prandiali (o reattive):
o Da ingestione di glucosio: esordio dopo 4-5 ore e risoluzione spo
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