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Profilassi indiretta
Protezione nei confronti del virus è sia umorale che cellulo-mediata, la sola formazione di anticorpi
neutralizzanti non è in grado di distruggere. Il virus è in grado di stimolare la formazione di anticorpi
neutralizzanti che da soli non garantiscono la piena protezione nei confronti della malattia. Per essere
efficaci, i vaccini, devono quindi stimolare anche l’immunità cellulare e replicare nell’organismo. Non sono
efficaci i vaccini inattivati, si utilizzano quindi, vaccini vivi attenuati di due tipi:
Ceppo Eterologo, virus del fibroma di Shope sierologicamente correlato, (molto simile a virus della
• mixomatosi) che protegge l’animale dal virus della mixomatosi; è un vaccino innocuo, può
determinare la formazione di fibromi che poi scompaiono senza creare danno; immunità
soddisfacente dell'80% con durata limitata. Questo vaccino viene somministrato per via intradermica
in soggetti con almeno 3sett d'età, richiamo ogni 6mesi; non va somministrato a conigli con malattia
in incubazione o in atto. È inattivato da antisettici e disinfettanti.
Ceppo Omologo, ceppi di campo attenuati (su uova o colture cellulari fino alla perdita di patogenicità
• SG33, Borghi, MSD, MXT) di cui sono presenti diversi tipi in commercio con migliore efficacia, durata
e persistenza dell’immunità. Formulazione sia per adulti e giovani con età di un mese per evitare
fenomeno dell’interferenza materna e che il soggetto abbia un sistema immunitario competente. È
sufficiente vaccinare i riproduttori 2 volte l’anno e il coniglio da ingrasso allo svezzamento.
Piani vaccinali, differenziati a seconda della tipologia aziendale e della situazione epidemiologica, in linea
generale
1°vaccinazione: a 4-5 settimane (evitare di vaccinare prima di tre settimane dalla nascita)
• Una vaccinazione di richiamo dopo 40-50 giorni garantisce una stimolazione immunitaria più efficace,
• in considerazione della possibile interferenza degli anticorpi materni al primo intervento vaccinale
I riproduttori devono essere successivamente vaccinati ogni 6 mesi
•
Nelle aziende rurali, o comunque soggette al contagio per la presenza di zanzare e di malattia nel selvatico,
dopo la prima vaccinazione/richiamo vengono vaccinati tutti i capi due volte l’anno, in genere a marzo e
settembre
Malattie virali del coniglio: MEV
Le malattie infettive di origine virale più importanti nel coniglio (soprattutto dal punto di vista zootecnico)
sono la MEV, malattia emorragica virale del coniglio e la Mixomatosi.
Malattia appartenente al gruppo delle altre malattie emorragiche dei lagomorfi, la cui caratteristica
principale è che, nella forma acuta, causa emorragie diffuse e morte soprattutto nel coniglio. Fino al 2010 si
pensava che la MEV fosse una malattia tipica unicamente del coniglio domestico e selvatico, ma non delle
lepri. Nel corso dell'ultimo decennio è stato diagnosticato un ceppo di virus di MEV in grado di infettare i
leporidi.
Eziologia
Famiglia Caliciviridae, a cui appartengono 5 generi:
Vesivirus, Calicivirus felino
• Norovirus
• Sapovirus
• Nebovirus
• Lagovirus, include calicivirus in grado di infettare i lagomorfi, all'interno di questo si hanno
•
-RHDV (Rabbit Haemorragic Disease Virus), detta anche MEV, colpisce prevalentemente conigli domestici e
selvatici. È stato identificato un nuovo MEV che colpisce i leporidi.
-EBHSV, virus sindrome della lepre bruna europea che colpisce prevalentemente i leporidi; il coniglio
domestico non risulta recettivo all'infezione, virus specie-specifico (La Di Martino ha isolato il genoma
completo di EBHSV nell'intestino di un lupo che non era infetto in quanto il suo siero mancava di anticorpi
neutralizzanti il virus; in questo però è stata trovata una grande quantità di genoma di lepre infetta. Il lupo,
quindi può essere un carrier passivo pur non essendo recettivo, può essere fonte di infezione per le lepri
contaminando l'ambiente con materiale fecale. Sempre nella zona da cui proveniva il lupo era stato isolato
lo stesso virus in una volpe. I carnivori selvatici sembrano avere un ruolo epidemiologico di rilievo nella
trasmissione del virus).
-RCV, Rabbit calicivirus, non patogeno poichè non in grado di causare sintomatologia nei leporidi e conigli.
Il calicivirus della MEV è un piccolo virus (32-35nm), privo di envelope, ad RNA monocatenario a polarità
positiva organizzato in due ORF:
ORF1, include nella parte aminoterminale (5') proteine non strutturali del virione (Elicasi, RPRV)
• coinvolta nella replicazione virale e proteine strutturali (VP60, 60kDalton, uguale alle VP1 di
Calicivirus felino)
ORF2, corrisponde ad ORF3 del Calicivirus felino, codifica per proteine strutturali coinvolte
• nell’assemblaggio del virione.
Uguali a Vesivirus per la proteina capsidica presentata 180 volte disposta con introflessioni a calice. Dal punto
di vista genomico però sono differenti perché l'RNA monocatenario è costituito da 3 ORF.
Il virus è estremamente resistente in ambiente (fino ad un anno), per questo i predatori che si cibano di
prede selvatiche ne sono carrier; resiste molto bene anche alle variazioni di pH (3) nonché all'azione della
tripsina. La maggior parte dei ceppi mostra attività emoagglutinante nei confronti dei globuli rossi umani
tipo O (ma varianti HA-negative o HA-temperatura dipendente). Estremamente resistente: nell’ambiente,
in presenza di materia organica; variazioni di acidità, pH 3-12; numerosi cicli di congelamento e
scongelamento; 225 giorni a temperature di 4 °C; temperature di 60 °C per almeno 2 giorni; all’azione
dell’etere e cloroformio
Inattivato da: idrossido di sodio all‟1%; formaldeide e glutaraldeide alla concentrazione di 1-1,4%; fenoli
sintetici; ipoclorito di sodio 0.5%.
Questi virus non sono in grado di replicare in vitro, non esistono colture cellulari, importante ostacolo allo
studio dei meccanismi patogenetici, di traslazione e replicazione.
Filogenesi
A partire dagli anni '70, grazie all'avvento della filogenesi è stato possibile identificare il primo RHDV classico,
in grado di colpire solamente conigli domestici e selvatici.
Nel 1984, è stato identificato un altro cluster di RHDV, classificato con RHDV-A, quello classico e la variante
A appartengono allo stesso sierotipo e cross-reagiscono tra di loro, il vaccino originale quindi, protegge per
il classico e per la variante A. In Francia, nel 2010 è stato identificato un nuovo RHDV con l’85% di identità
nucleotidica compatibile all’originale e il 70% con EBSH, denominato RHDV-2, la cui novità è la peculiarità di
infettare anche i leporidi. A e 2 dal punto di vista antigenico cross-reagiscono parzialmente, per questo è
stato inserito un nuovo prodotto vaccinale di cui ancora non si conosce l'esito. RHDV-2 è sierologicamente
diverso dal classico e alla variante A, dimostrato dalla recettività da parte della lepre.
-EBHSV infetta solamente i leporidi, non infetta i conigli;
-RHDA ed il classico infettano solo conigli domestici e selvatici;
-RHDV2, anello di congiunzione con EBSHV poiché in grado di infettare sia i conigli che i leporidi.
Teoria
Nel corso degli anni c’è stata un’evoluzione della malattia da ceppi di RHDV non patogeni sconosciuti;
l’evoluzione genetica del virus ha portato ad un vero salto di specie, modificando il sito di legame nella cellula
ospite con cambiamento dello spettro di recettività
Epidemiologia
Virus descritto per la prima volta nell'84 con diffusione cosmopolita; sul territorio italiano i dati mostrano
che siano presenti tutte e tre le forme. Si assiste ad un progressivo aumento dell'incidenza di RHDV-A ed in
misura < 2, quello classico sta sparendo.
Dati riportati dall'OIE nel 2018: 975 casi di cui 561 morti e 338 sacrificati; nonostante sussista una
vaccinazione da lungo tempo, la malattia continua ad essere presente. Questa malattia risulta controllata
negli allevamenti industriali, mentre è più frequente in allevamenti piccoli a conduzione familiare. La
trasmissione avviene in modo diretto, per contatto animale sano-infetto ed indiretto, fomiti, acqua, suole
delle scarpe; essendo un virus nudo è molto resistente in ambiente esterno.
-Trasmissione diretta: contatto animale sano o malato (via digerente, respiratoria o congiuntivale)
-Trasmissione indiretta: alimenti o acqua contaminati, attrezzature, gabbie, veicoli, insetti, uccelli, roditori,
uomo e cani (si suppone possano fungere da vettori passivi)
Fonte di contagio
• Animali malati in fase acuta di malattia
• Animali che hanno superato la malattia ma che risultano ancora eliminatori convalescenti
Materiali contaminati
• Escreti e secreti
• Urine e feci
• Carni
• Sangue di animali morti
Patogenesi
La penetrazione del virus avviene per via oro-nasale, questo tende a replicare a livello della mucosa
oronasale e a livello degli enterociti. Dopo aver replicato a livello degli enterociti, segue viremia con
consecutiva localizzazione del virus a livello epatico, (epatociti organo target). A questa prima localizzazione
segue una seconda viremia, che porta a CID, coagulazione intravasale disseminata, provocando la morte del
coniglio. CID
Danno vascolare virus-indotto con attivazione del sistema intrinseco della coagulazione
• Danno epatico con liberazione di tromboplastina tessutale ed attivazione del sistema estrinseco
• della coagulazione
La trombocitopenia e la deplezione di fattori plasmatici della coagulazione in corso di CID
• determinano una grave tendenza alle emorragie
Coagulopatia secondaria alla ridotta sintesi di fattori della coagulazione da parte degli epatociti
• danneggiati aggraverebbe il quadro del deficit emocoagulativo
-RHDV ed A causano malattia, nella forma più grave, in animali con età superiore a 40-50g d'età, questo può
essere legato a fenomeni di interferenza dati dall’immunità passiva materna; decorso acuto ed
iperacuto.
Nel caso del RHDV-2, la malattia colpisce o tende a colpire soggetti molto più giovani di 10-15g; decorso
cronico.
In tutti i casi la mortalità può raggiungere valori del 40-90%.
Sintomatologia
Forma iperacuta, gli animali colpiti muoiono improvvisamente senza mostrare segni clinici
• Acuta, tipiche dell'inizio di un focolaio, si assiste a morte improvvisa del coniglio con emorragie
• imponenti e necrosi a livello epatico ed intestinale, ittero, a causa di sofferenza epatica per
replicazione del virus in quest'ultimo ed emorragie, legate alla CID. febbre (> 40 °C), anoressia,
letargia, depressione, dispnea contrazioni muscolari, spasmi, para