Macroeconomia (Gr. Pr-Z)
Lezione 1 – 17/09/24
La macroeconomia è lo studio del sistema economico nel suo complesso. Si prendono quindi in
considerazione le grandezze aggregate. In questo corso, si analizzeranno, ad esempio:
- Il prodotto complessivo dell’economia
- Il tasso di disoccupazione
- I consumi aggregati delle famiglie
- Gli investimenti totali delle imprese
- Il livello medio generale dei prezzi, ecc.
Ignoreremo invece (deliberatamente) la composizione di tali grandezze, che viene invece analizzata dalla
microeconomia, dall’economia del lavoro, dall’economia industriale ecc.
La macroeconomia si occupa in generale del livello e dell’andamento del tempo dell’attività produttiva
aggregata. Nel grafico successivo sono rappresentate le variazioni della produzione aggregata italiana nel
periodo 1971-2024(q2).
Le parti segnate in rosso sono le recessioni, ovvero situazioni in cui la crescita della produzione è stata
insoddisfacente bassa o addirittura negativa. Si ha una recessione (per definizione) quando almeno due
trimestri consecutivi presentano variazione negativa del PIL.
Il prossimo lucido presenta l’andamento dell’inflazione, cioè della variazione percentuale dei prezzi (al
consumo) – inflazione = ( − − 1)/. 1
Si notano periodi con elevata inflazione ed una sostanziale “acquiescenza” del fenomeno negli ultimi dieci
anni.
I motivi degli andamenti recessivi sono differenti, come:
- eccessiva crescita dei prezzi delle materie prime (gli shock petroliferi, 1974-76 e – in minore misura
– 1979-80);
- stagnazione-recessione del 1983-84.
- crisi dello SME (1992) e recessione del 1993.
- Mini-recessione di ingresso nell’UME (1997)
- Più di recente abbiamo la recessione di fine 2001-inizio 2002, causata dal rallentamento USA.
- Si nota poi un rallentamento (una semi-recessione) nella seconda metà del 2003 – inizio 2004
principalmente connessa al crescere dell’influenza cinese sui mercati internazionali.
- Infine, ovviamente, si nota la ‘grande’ recessione causata prima dalla crisi immobiliare
internazionale e poi dal peso del debito europeo (2008-2010q1; 2012q1 – 2014q4).
- Nel primo trimestre del 2020 è poi iniziata la recessione causata dallo shock del Covid.
La macroeconomia, quindi, studia la relazione tra le variabili aggregate, utilizzando strumenti teorici e
strumenti empirici; Analizza il livello e l’andamento nel tempo dell’attività produttiva e fornisce gli
strumenti alle autorità di politica economica per il governo dell’economia (dare dei suggerimenti).
Alla fine di questo modulo saremo in grado di comprendere le relazioni fondamentali tra le variabili
macroeconomiche. Ad esempio:
- L’effetto di una variazione dei consumi sulla domanda e sulla produzione
- L’effetto di una variazione della politica fiscale sulla domanda e sulla produzione
- L’effetto di una variazione della politica monetaria sulla domanda e sulla produzione
La macroeconomia si avvale, di solito, di tre strumenti:
- L’ algebra i modelli sono formali e descritti con formule matematiche
→
- Grafici per illustrare il funzionamento del modello
→
- Parole necessarie a spiegare i risultati e le intuizioni economiche.
→
È cruciale comprendere l’economia dietro alle equazioni! La matematica è uno strumento, lo studio del
sistema economico il fine. Gli obiettivi della macroeconomia sono la comprensione ed il governo del
sistema economico. Obiettivi tutt’altro che semplici da realizzare. È necessario semplificare!
Contabilità Nazionale
La contabilità nazionale si occupa della definizione e della misurazione delle grandezze economiche
aggregate.
- PIL: produzione e reddito.
- PIL reale e PIL nominale
- Tasso di disoccupazione
- Indice dei prezzi e tasso di inflazione
PIL: Prodotto Interno Lordo
La nozione chiave nello studio della macroeconomia è il Prodotto Interno Lordo (PIL), ci sono delle regole
per misurarlo. Il PIL rappresenta una misura sintetica dell’attività produttiva del sistema economico nel suo
2
complesso. Introdurremo questo concetto con un esempio, che utilizzeremo per illustrare le definizioni
comunemente utilizzate di Prodotto Interno Lordo.
Il PIL è la misura della produzione aggregata in un sistema economico. Consideriamo un sistema
economico (semplificato) composto da due imprese:
- Impresa 1: impresa siderurgica produce acciaio utilizzando macchinari e lavoratori. Vende
→
acciaio per 100€ all’impresa 2. L’impresa 1 paga i suoi lavoratori 80€ e ottiene un profitto di 20€.
- Impresa 2: impresa automobilistica acquista l’acciaio, lo utilizza insieme a lavoratori e
→
macchinari per produrre automobili. Vende le automobili a 200€. Di questi 100€ servono per pagare
l’acciaio, 70€ per i lavoratori e 30€ è il profitto.
L’acciaio è un bene intermedio. È un bene che viene prodotto ed utilizzato per la produzione di un altro
bene. Le automobili sono beni finali.
Esistono 3 definizioni equivalenti di Prodotto Interno Lordo, dunque 3 modi equivalenti di calcolare il PIL:
1. Il PIL è il valore dei beni finali e dei servizi prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo.
2. Il PIL è la somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo.
3. Il PIL è la somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo.
Partiamo dalla prima definizione (Il PIL è il valore dei beni finali e dei servizi prodotti nell’economia in un
dato periodo di tempo). Nel nostro esempio il valore dei beni finali è il valore delle automobili pari a 200€,
dunque il PIL del sistema economico è 200€.
N.B.: Il valore dei beni finali incorpora anche il valore dei beni intermedi (es. fusione).
Consideriamo la seconda definizione (Il PIL è la somma del valore aggiunto nell’economia in un dato
periodo di tempo). Il valore aggiunto è l’incremento di valore della produzione, quindi il valore della
produzione meno il valore dei beni intermedi utilizzati. Quindi il valore cui dà luogo ciascuno stadio
produttivo, rispetto al valore ricevuto dagli stadi precedenti.
- Il valore aggiunto dell’impresa 1 è il valore dell’acciaio 100€ (non utilizza beni intermedi!)
- Il valore aggiunto dell’impresa 2 è il valore delle automobili meno il valore dell’acciaio: 200€ −
100€ = 100€.
La somma dei valori aggiunti è 100€ + 100€ = 200€.
L’ultima definizione che rimane è quella che indica il PIL come somma dei redditi dell’economia in un dato
periodo di tempo.
- L’impresa 1 paga 80€ ai propri lavoratori, l’impresa 2 paga 70€ ai propri lavoratori. Il reddito da
lavoro complessivo è 150 €. 3
- L’impresa 1 produce 20€ di profitti (reddito da capitale), l’impresa 2 produce 30€ di profitti. Il
reddito da capitale complessivo è 50€.
La somma dei redditi è 150€ + 50€ = 200€.
N.B.: il PIL è la misura della produzione aggregata.
• Possiamo pensare al PIL dal lato della produzione (produzione aggregata),
• Possiamo pensare al PIL dal lato del reddito (reddito aggregato);
Produzione aggregata e reddito aggregato sono sempre uguali!
Precisazioni sulla misura del PIL
Investimento
L’investimento in beni capitale è considerato domanda finale, dunque entra direttamente nel calcolo del
PIL. La differenza tra un bene capitale ed un bene intermedio è che il bene intermedio viene consumato
completamente durante la produzione.
È una convenzione motivata dal fatto che il valore del bene di investimento non viene incorporato
direttamente ed interamente nel valore del bene finale.
Esempio: Se un microprocessore viene acquistato per incrementare lo stock di beni produttivi, il suo valore
entra nel computo del PIL. Se un microprocessore viene acquistato per essere incorporato in un bene
finale (computer), solo il computer entrerà nel computo del PIL.
Variazioni delle scorte
Supponiamo che alcuni beni finali risultino invenduti: ad es. una delle automobili non è stata venduta. Si
parla di incremento indesiderato nelle scorte, che per convenzione è contabilizzato come parte del PIL
sotto la voce investimenti.
Definizione
Perché non definire più semplicemente il PIL come valore dei beni e dei servizi scambiati sul mercato?
Perché può fornire dei valori diversi a seconda del grado di integrazione verticale del sistema industriale.
Inoltre, si perde di vista il fatto che il fine dell’attività economica è la soddisfazione dei bisogni finali.
Ad esempio, il valore dell’acciaio scambiato è 100€, il valore delle automobili è 200€. Se l’impresa di
automobili acquistasse l’impresa dell’acciaio, l’unico bene scambiato sarebbero le automobili, per 200€.
Se calcolassimo il PIL come valore di tutti i beni scambiati sul mercato (senza distinzione tra beni intermedi
e beni finali) l’integrazione verticale del sistema industriale cambierebbe il valore del PIL.
——
Il concetto di PIL presenta delle limitazioni:
- Beni e servizi cambiano nel tempo;
- Il concetto stesso di “consumo di beni e servizi rivolto al miglioramento del benessere” è ambiguo.
È possibile (ma oneroso) ‘paragonare’ un’unità di beni diversi tenendo conto di elementi fisici (ad es.
confrontare una Fiat 500 degli anni ’60 con una dei giorni nostri); tuttavia, molti elementi importanti sono
qualitativi (ed alcuni nel passato non esistevano). 4
Una maggiore domanda finale (causata da eventi esterni) NON è sinonimo di un maggior benessere.
Inoltre, gli eventi ‘esterni’ sono causati da operatori economici. L’esempio classico è l’inquinamento: un
maggiore inquinamento causa una maggiore domanda finale per medicinali, spese per bonifiche ecc. Il PIL
aumenta, ma non il benessere!
Al momento, in mancanza di alternative condivise, sensate e praticabili il PIL rimane la misura ‘regina’.
Esempio:
Consideriamo il seguente sistema economico costituito dai seguenti settori (agricolo (primario), estrattivo
(primario), manifattura (secondario), commercio e servizi (terziario)), che produce automobili. Le materie
prime necessarie sono ferro, carbone e gomma.
Nel settore estrattivo si producono:
➔ ferro 10€
o carbone 6€
o
1/6 del carbone è utilizzato per illuminare le miniere, i restanti 5€ e i 10€ di ferro vengono venduti ad
un’acciaieria (valore 15€).
L’acciaieria trasforma questi 15€ di materie prime in acciaio, per un valore di 25€.
➔ Il settore agricolo produce 5€ di gomma, che vengono trasferiti ad un’industria chimica che li
➔ trasforma in pneumatici per un valore di 15€.
L’industria automobilistica acquista acciaio e pneumatici, e produce un autoveicolo che vende ai
➔ concessionari per 70€.
I concessionari vendono per 100€ ai consumatori finali.
➔
In questa situazione valutiamo il PIL di questo sistema economico (N.B.: il PIL costituisce il valore dei beni
(e dei servizi) destinati all’utenza finale prodotti in un dato periodo di tempo): nell’esempio è 100 (per ogni
singolo veicolo).
- Nel settore estrattivo è stato creato valore per 16€, ma 1€ è stato consumato il valore dei beni
→
trasferiti all’acciaieria è di 15€ (1° Valore Aggiunto).
- Nel settore gomma non ci sono costi, il valore è di 5€ (2° Valore Aggiunto).
- Nell’acciaieria viene prodotto 25€, ma consuma 15€ 10€ (3° Valore Aggiunto).
→
- L’impresa chimica produce 15€ ma consuma 5€ 10€ (4° Valore Aggiunto).
→
- L’impresa automobilistica produce 70€ ma consuma 40€ 30€ (5° Valore Aggiunto).
→
- Il concessionario vende i beni per 100€ ma li ha pagati 70€ 30€ (6° Valore Aggiunto).
→
La somma dei valori aggiunti è uguale a che è uguale
15€ + 5€ + 10€ + 10€ + 30€ + 30€ = 100€,
al PIL.
Lezione 2 – 19/09/24
PIL, PIN, PNL e Costo dei Fattori
Esistono altre tre misure di produzione aggregata: PIN (Prodotto Interno Netto), PNL (Prodotto Nazionale
Lordo) e PIL al costo dei fattori.
- PIN
Durante la produzione parte del bene capitale fisico disponibile deperisce, viene ‘consumato’, smette di
essere utilizzabile per la produzione (ad es. perché vecchio o superato dal punto di vista
5
tecnico/economico). Parte dell’investimento in nuovi beni capitali è volto a sostituire i beni capitale
deperiti: l’ammortamento. Il PIN considera solo il valore degli investimenti che eccede l’ammortamento,
tenendo quindi conto del deperimento.
= –
- PNL
Viene talvolta utilizzata la definizione di Prodotto Nazionale Lordo (PNL). Per definizione, il PNL si ottiene
sommando al PIL di un paese i redditi netti prodotti da cittadini di quel paese residenti all’estero, e si
deducono i redditi prodotti in quel paese da cittadini stranieri.
Il PNL è dunque il prodotto dei cittadini di un dato paese in un determinato periodo di tempo, mentre il PIL è
il prodotto dei residenti di un dato paese in un determinato periodo di tempo.
Un esempio interessante sono gli USA: sono un paese meta di rilevanti flussi migratori le cui imprese
possiedono società straniere, hanno filiali all’estero ecc. Inoltre, è un paese fortemente indebitato. Nel
complesso, i vari effetti si compensano almeno parzialmente, come mostrato dai dati. L’asse delle ordinate
è negativo, questo vuol dire che il PNL degli USA è maggiore del PIL.
- PIL al costo dei fattori
Tra le tante attività statali, tipicamente annoveriamo anche l’imposizione fiscale e il trasferimento di
sussidi, incentivi ecc. ad alcuni settori industriali. Per depurare la misura del valore della produzione
aggregata dall’impatto delle azioni pubbliche si usa il PIL al costo dei fattori calcolato come:
= − +
L’intuizione è che il PIL al costo dei fattori misura i redditi effettivamente distribuiti (come salari, profitti
ecc..) nel sistema economico.
Un esempio di imposta indiretta è l’IVA. Il valore dei beni prodotti è misurato dal prezzo di mercato. Il prezzo
di mercato include l’IVA, pertanto il prezzo di mercato differisce da quanto è percepito dal venditore.
PIL nominale e PIL reale
Il PIL nominale è la somma delle quantità di beni finali e servizi (definizione 1) valutati ai prezzi correnti
dell’anno in corso. 6
Il PIL nominale varia nel tempo per due motivi:
1. varia la produzione di beni finali e servizi
2. variano i prezzi
Se abbiamo intenzione di misurare la produzione e la sua variazione nel tempo, dobbiamo isolare l’effetto
della variazione dei prezzi, per questo motivo si costruisce il PIL reale. Il PIL reale è la somma delle quantità
di beni finali e servizi (definizione 1) valutati ai prezzi costanti invece che correnti.
Per calcolare il PIL reale si calcola la somma delle quantità di beni e servizi valutati ai prezzi di un dato anno
(anno base).
Prendiamo come esempio un’economia in cui si produce un solo bene finale.
- Il PIL nominale è il numero di automobili per il prezzo corrente
- Il PIL reale ai prezzi del 2009 è il numero di automobili per il prezzo del 2009.
- Per costruzione, il PIL reale ed il PIL nominale coincidono nell’anno base.
La variazione del PIL nominale dipende dalla variazione delle quantità e dalla variazione dei prezzi. Per
isolare la variazione delle quantità calcoliamo il PIL reale. La variazione del PIL reale dipende solo dalla
variazione della produzione. L’andamento del PIL reale fornisce informazioni sull’attività economica,
depurata dalla variazione dei prezzi.
Il PIL nominale varia per variazioni della produzione ma anche per variazioni dei prezzi, mentre il PIL reale
varia per variazioni della produzione.
Il PIL reale è un valore importante che serve per misurare la dimensione economica di un paese.
Importante è anche il PIL pro capite, ossia il PIL reale diviso per la popolazione del paese. È utile per
misurare il tenore di vita del paese.
——
Esempio: PIL reale vs. nominale con 2 beni nell’economia.
Supponiamo vengano prodotti due beni finali, fish () e chips (). Nel 2000 le quantità e i prezzi sono:
- ()2000 = 10 ()2000 = 2
- ()2000 = 20 ()2000 = 1.5
Il PIL nominale del 2000 è ()2000 = 10 ∗ 2 + 20 ∗ 1,5 = 50.
Nel 2010 invece quantità e prezzi sono:
- ()2010 = 10 ()2010 = 2
- ()2010 = 30 ()2010 = 3
Il PIL nominale del 2010 è ()2010 = 10 ∗ 2 + 30 ∗ 3 = 110.
Il PIL reale del 2010 a prezzi del 2000 è di ()2010 = 10 ∗ 2 + 30 ∗ 1,5 = 65.
7
——
Tasso di crescita del PIL
Una variabile molto importante per determinare l’andamento di una economia è il tasso di crescita
dell’economia. Il tasso di crescita del PIL nell’anno è costruito come:
I periodi di crescita positiva del PIL sono chiamati espansioni, mentre i periodi di crescita negativa del PIL
sono chiamati recessioni.
Tasso di disoccupazione
- l’occupazione () è data dal numero di persone che hanno un lavoro.
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