Capitolo 1
La macroeconomia è un’analisi di tutte le variabili economiche che caratterizzano le economie mondiali. Essa riguarda l’andamento della situazione economica dei paesi. Per misurare la variazione della ricchezza di un determinato paese nel corso del tempo si utilizza un indicatore importante che è la variazione del PIL, indicata dal Fondo Monetario Internazionale, un organo che rende noto l’andamento del PIL per tutti i paesi del mondo.
- Linea blu: paesi sviluppati che hanno benessere
- Linea rossa: paesi in via di sviluppo
- Linea tratteggiata: media tra i due
L’andamento del PIL è costituito da picchi (punti alti) e cavi (punti bassi) con un andamento sinusoidale chiamato “ciclo economico”. L’importanza e il contributo che un paese dà all’economia mondiale dipendono dal livello di produzione aggregata e un altro aspetto importante per valutare le caratteristiche di un paese è il tenore di vita di quel paese stesso. Per calcolarlo utilizzeremo l’indicatore del PIL pro capite (o reddito pro capite) che è dato dal rapporto tra PIL totale/pop. Tanto più alto è questo numero tanto più elevato è il benessere in quel paese.
Capitolo 2
Il PIL
Il PIL misura la produzione aggregata di un paese, ovvero tutto il prodotto che in un certo periodo di tempo viene messo sul mercato in una nazione.
Come si misura il PIL?
Il PIL si può misurare in 3 modi diversi che conducono sempre allo stesso risultato:
- Il PIL si può definire come il valore dei beni e dei servizi finali prodotti in un’economia in un certo periodo di tempo. A tal proposito il termine “valore” indica che il PIL si misura avendo come riferimento un sistema di prezzi (quantità convertite in prezzi). È bene non confondere il PIL con la ricchezza di un paese: mentre la ricchezza di un paese è l’insieme di tutte le dotazioni che un paese ha, il PIL è un dato che fa riferimento all’accrescimento della ricchezza nel corso del tempo. L’unità di tempo presa in considerazione per il PIL è l’anno. Il termine “finali” significa che all’interno del PIL troviamo quei beni destinati alla distribuzione finale.
- Il PIL rappresenta un valore aggiunto che si somma a quello già esistente in un’economia in un dato periodo di tempo.
- Il PIL rappresenta la somma di tutti i redditi che vengono percepiti in un’economia in un certo periodo di tempo.
Distinguiamo tra:
PIL nominale: somma delle quantità dei beni finali che vengono valutati al loro prezzo corrente, cioè il prezzo di mercato. La crescita del PIL nominale dipende dalla crescita della produzione (in termini di quantità) nel tempo e dall’aumento dei prezzi dei beni nel tempo. Il PIL reale permette di misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo, escludendo l’effetto di prezzi crescenti.
PIL reale: somma delle quantità di beni finali valutati a prezzi costanti. Il PIL reale permette di misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo, escludendo l’effetto di prezzi crescenti. Moltiplicando le quantità per i prezzi di un anno base (es: 2008) otteniamo la misura del PIL reale. Dunque, per ottenere il PIL reale è necessario moltiplicare il numero di auto per uno stesso prezzo.
Il PIL nominale e il PIL reale possono essere molto diversi, e la condizione di salute di un paese non dipende dall’aumento dei prezzi, ma dalla quantità prodotta. Quindi indichiamo con Yt il PIL nominale al tempo t, ovvero il valore del PIL per la valuta (€). Mentre Yt è il PIL reale al tempo t perché non risente dell’andamento dei prezzi.
Come si calcola il tasso di crescita del PIL
Il tasso di crescita del PIL, ovvero il tasso di crescita del PIL reale al tempo t, si calcola con la formula: (Yt - Yt-1)/Yt-1. Se il tasso di crescita del PIL è positivo (> 0) ci troviamo in un periodo di espansione, ovvero un periodo di crescita positiva. Se il tasso di crescita del PIL è negativo (< 0) ci troviamo in un periodo di recessione, ovvero un periodo di crescita negativa.
Il tasso di disoccupazione
Per calcolare il tasso di disoccupazione non si considera semplicemente la popolazione di un paese, bensì la cosiddetta popolazione in condizione professionale, ovvero tutti gli individui al di sopra di una certa soglia di età che potrebbero essere in condizione di lavorare. La popolazione e il tasso di disoccupazione vengono rilevati con delle interviste a tutti gli individui.
- Occupato: persona che ha un lavoro al momento dell’intervista
- Disoccupato: persona che non ha un lavoro, ma è in cerca di occupazione
La somma di questi due gruppi dà luogo alla forza lavoro. Fuori dalla forza lavoro: persona che non ha un lavoro e non è in cerca di occupazione. Il tasso di partecipazione al mercato del lavoro è il rapporto tra la forza lavoro e il totale, quindi occupati + disoccupati / popolazione complessiva.
Come si calcola il tasso di disoccupazione?
Indichiamo con L la forza lavoro, N gli occupati e U i disoccupati. Il tasso di disoccupazione (che indichiamo con u) è il rapporto tra il numero dei disoccupati e la forza lavoro: u = U / L oppure U / (N + U).
Il tasso di inflazione
Inflazione: aumento del livello dei prezzi. Deflazione: diminuzione del livello dei prezzi. Tasso d’inflazione: tasso al quale il prezzo medio dei beni cresce nel tempo. Per calcolare l’inflazione dobbiamo avere una misura dell’andamento dei prezzi. Esiste una procedura che permette di fare una media di tutti i diversi prezzi dei beni tipicamente acquistati dagli individui e di calcolare un valore che rappresenta il livello dei prezzi del paese, ovvero l’indice dei prezzi al consumo. Un altro modo di calcolare l’indice dei prezzi è il deflatore del PIL, calcolato mettendo a rapporto il valore del PIL nominale col valore del PIL reale in un determinato anno. Il deflatore è pari a 1 per l’anno base (quando i due PIL coincidono). Il tasso di variazione del deflatore del PIL rappresenta il tasso d’inflazione.
Due misure principali del livello dei prezzi:
- Il deflatore del PIL (Pt): permette di calcolare il prezzo medio dei beni finali prodotti in un’economia ed è dato dal rapporto tra PIL nominale e PIL reale. Esso è un numero indice, il suo livello è scelto arbitrariamente. Il deflatore è pari a 1 per l’anno base (quando i due PIL coincidono). Il tasso di variazione del deflatore del PIL rappresenta il tasso d'inflazione: (Pt – Pt-1) / Pt-1.
- L’indice dei prezzi al consumo: misura le variazioni nel tempo dei prezzi di un insieme di beni e servizi, chiamato paniere, rappresentativo degli effettivi consumi delle famiglie in uno specifico anno. Esso è un numero indice, il suo livello è scelto arbitrariamente. Il tasso di variazione dell’indice dei prezzi al consumo rappresenta il tasso d’inflazione.
Perché gli economisti si preoccupano dell’inflazione? Perché l’inflazione rappresenta una sorta di squilibrio che si verifica nel mercato per cui se i prezzi crescono e ad esempio i salari non si adeguano accade che il potere di acquisto dei redditi diventa sempre più basso.
Capitolo 3
Il mercato dei beni
Mercato dove vengono scambiati i beni e i servizi e nel quale i soggetti operano le loro decisioni di consumare, di investire, di importare o esportare e in questo mercato interviene anche lo Stato con le sue spese, denominate spesa pubblica. Il PIL è la somma di diverse componenti, ovvero:
- Consumo (C): beni e servizi acquistati dai consumatori.
- Investimenti (I): è la somma dell’investimento non residenziale e residenziale. L’investimento in macroeconomia è non residenziale (acquisto delle imprese di mezzi di produzione, ovvero macchinari) e residenziale (acquisto di immobili, abitazioni).
- Spesa pubblica (G): beni e servizi acquistati dallo Stato e dagli enti pubblici.
- Importazioni (IM): acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti di quel paese.
- Esportazioni (X): acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo. Esportazioni - Importazioni = esportazioni nette (X - IM). Le esportazioni nette sono positive se noi mandiamo all’estero più di quelle che riceviamo e sono negative se noi importiamo più di quello che riceviamo.
Ciascun paese è dotato di un documento che registra tutte le esportazioni e le importazioni, chiamato “bilancia dei pagamenti” che registra tutte le transazioni effettuate con il resto del mondo. La differenza tra le esportazioni e le importazioni ci dà il saldo della bilancia dei pagamenti, o saldo commerciale. Se X>IM: avanzo commerciale. Se X<IM: disavanzo commerciale.
Investimento in scorte: differenza tra beni prodotti e beni venduti in un anno, cioè differenza tra produzione e vendite. Se Produzione > Vendite: le scorte aumentano. Se Produzione < Vendite: le scorte diminuiscono.
La domanda complessiva di beni in un determinato paese (Z): Z= C + I + G + X - IM. Per studiare con più facilità quali siano i fattori determinanti di Z costruiamo un modello economico, ovvero una rappresentazione semplificata della realtà e facciamo delle ipotesi. Immaginiamo di avere un’economia ipotetica nella quale le imprese sono tutte identiche e producono lo stesso bene. Le imprese forniscono qualsiasi quantità di tale bene a un dato prezzo P. Immaginiamo inoltre di trovarci in un periodo di tempo breve. Immaginiamo anche di avere a che fare con un’economia chiusa, ovvero che non ha scambi con il resto del mondo, quindi le esportazioni e importazioni sono uguali a zero. Quindi la definizione della domanda in quest’economia si riduce semplicemente a Z = C + I + G.
Consumo
Supponiamo che in questa economia il consumo dipenda dal reddito disponibile degli individui (YD), ovvero da quanto essi possiedono. Il reddito disponibile è il reddito che gli individui percepiscono sotto forma di salario o di profitto al netto delle imposte, quindi YD= Reddito – Imposte. La relazione tra consumo e reddito disponibile immaginiamo sia positiva, perché se il reddito disponibile aumenta, verosimilmente il consumo aumenta. C = C (YD)(+).
È possibile assumere inoltre che la forma funzionale della relazione tra il consumo e il reddito sia lineare: C = c0 + c1 YD. c0 è il consumo che non dipende dal reddito. Ciò vuol dire che possiamo rappresentare questa relazione come una retta che ha un’intercetta c0, un andamento positivo e una pendenza pari a c1. Il parametro c0 è il livello di consumo quando il reddito disponibile è 0. Il parametro c1 rappresenta la propensione marginale al consumo. Avere un parametro c1 più grande significa che la propensione degli individui a consumare cresce a parità di reddito. c1 è > 0, quindi un aumento del reddito disponibile genera un aumento del consumo. Ma c1 è sicuramente < 1 perché un aumento del reddito disponibile genera un aumento meno che proporzionale del consumo. I consumatori consumano solo una parte dell’aumento del loro reddito disponibile. c1 è una rappresentazione della percentuale di reddito che viene consumata dagli individui. 1 - c1 è la propensione marginale al risparmio, perché tutto quello che gli individui non consumano, lo risparmiano. Se c1 = 1 vuol dire che gli individui spendono tutto e non risparmiano niente. Il reddito disponibile è definito come tutto il reddito degli individui, meno le imposte, quindi: YD = Y - T dove Y è il reddito aggregato e T rappresenta le imposte.
Investimento
Inizialmente, l’investimento verrà considerato come una variabile esogena, un modo tecnico di indicare una variabile che consideriamo data, quindi I = Ī. Una variabile è invece endogena quando può cambiare.
Spesa pubblica
Essa è considerata come una variabile esogena. Insieme alle imposte T, la spesa pubblica G descrive la politica fiscale del governo, ovvero le scelte del governo circa le entrate e le uscite del settore pubblico.
In economia chiusa, la domanda di beni può essere espressa come somma di consumo, investimento e spesa pubblica: Z = C + I + G
Sostituendo C e I con le loro equazioni, si ottiene: Z = c0 + c1 (Y - T) + Ī + G. C’è equilibrio sul mercato dei beni quando tutto ciò che viene domandato dai consumatori, dalle imprese e dallo Stato (Z) coincide con tutto ciò che viene prodotto (Y). Quindi Y = Z. A sua volta, la domanda dipende da Y, quindi se sostituiamo a Z la Y otteniamo che Y = c0 + c1 (Y - T) + Ī + G.
Come rappresentare graficamente l’equilibrio della domanda con la produzione
Proiettando il livello di produzione Y0 tramite la retta a 45 gradi si ottiene lo stesso valore e si trova il punto di equilibrio. C’è equilibrio in questo grafico quando Y=Z, quindi il punto E. Il livello di domanda in corrispondenza di E è OB mentre il livello di produzione è OA, quindi siccome il punto E si trova sia sulla curva di domanda che su quella a 45 gradi, allora OA = OB, dunque il mercato dei beni è in equilibrio. Se prendiamo un punto (K) che non si trova sulla curva di domanda, la domanda OC è inferiore alla produzione OD, quindi c’è un eccesso di produzione (o carenza di domanda) rispetto al valore di equilibrio (K’). In H la domanda OL è superiore alla produzione OF, quindi abbiamo un eccesso di domanda (o carenza di offerta) rispetto al valore di equilibrio (H’).
Spiegazione algebrica del punto di equilibrio
Per spiegare algebricamente il punto di equilibrio partiamo dalla formula: Y = c0 + c1Y - c1T + Ī + G. A questo punto prendiamo i termini in Y e li portiamo tutti a sinistra: Y - c1Y = c0 - c1T + Ī + G. Mettiamo in evidenza Y: Y (1 - c1) = c0 - c1T + Ī + G. Se portiamo 1-c1 al denominatore troviamo: Y = c0 - c1T + Ī + G / (1-c1) o meglio Y = 1/1-c1 (c0 - c1T + Ī + G).
- (c0 - c1T + Ī + G) si chiama spesa autonoma, ovvero la spesa che non dipende dal livello del reddito.
- (1/ 1-c1) si chiama moltiplicatore della spesa autonoma. Tanto più è alta la propensione marginale al consumo (c1) tanto più, a parità di spesa autonoma, il valore di equilibrio della produzione sarà alto. Il moltiplicatore è importante perché ci dà un’indicazione di quanto varia Y in equilibrio quando si modifica uno qualunque degli altri elementi della formula della spesa autonoma. Il moltiplicatore dunque amplifica l’effetto della spesa autonoma sul reddito.
Immaginiamo che c0, Ī e T siano uguali a 0 e che G0 sia uguale a 100 e la propensione marginale al consumo sia 0,8 in un istante di tempo t0. Il moltiplicatore sarà 5. Supponiamo che in un tempo successivo (t1) G0 passi ad un valore G1 = 110. In termini economici possiamo dire che G1 - G0 ovvero ΔG sia pari a 10. Qual è la variazione della produzione generata da questo aumento della spesa pubblica? Y1 - Y0 ovvero ΔY è pari a 50. Y0 = 1/ 1-0,8 x 100 = 500. Y1 = 1/ 1- 0,8 x 110 = 550. Una variazione di qualunque di queste componenti genera una variazione più che proporzionale della produzione. Tanto più la popolazione di un paese ha una propensione marginale al consumo alta, tanto più, a fronte di una variazione ad esempio di una spesa, la produzione cresce.
C’è però un caso particolare, nel senso che c’è una componente la cui variazione genera un effetto più blando e di segno opposto rispetto alle altre componenti, ovvero la T. Una variazione di T genera una variazione di Y che non è positiva perché prima di T c’è il segno meno, ma non solo. Quando T si modifica, l’effetto sulla produzione non è semplicemente 1/ 1-c1 ma è 1/1-c1 x c1 perché c1 moltiplica T. Supponiamo che c0 + Ī + G siano 100, che c1 = 0,8 e T0= 50 in t0. Y0 = 5 x (100 - 0,8 x 50) = 500 - 200 = 300. In t1, T1= 40, quindi ΔT = -10. Y1= 5 x (100 - 0,8 x 40) = 500 - 160 = 340. ΔY = 340 - 300= 40. Se le imposte si riducono la produzione cresce, cresce in maniera più che proporzionale ma in misura inferiore a quella che sarebbe stata la variazione di un’altra delle componenti. Questo perché il moltiplicatore nel caso delle imposte è - c1/ 1 - c1. Nel nostro caso sarà - 0,8 / 1-08 = 0,8 / 0,2 = -4.
Come funziona l’equilibrio in presenza di moltiplicatore
Qualunque variazione della curva di domanda deriva dalla variazione di c1. Se c1 cresce in c1’ in questo caso il punto di equilibrio si sposta da A in A’ e sia la produzione che la domanda che il reddito cambiano. Tenendo ferma c1 immaginiamo che la spesa pubblica cambi (ad esempio cresce) e passi da G0 a G1. In questo caso si sposta ZZ in alto ma la nuova ZZ’ deve essere parallela a quella precedente perché l’inclinazione non è cambiata. Stessa cosa sarebbe successa con gli investimenti. Immaginiamo di avere un aumento di G più che proporzionale e otteniamo ZZ’ con una variazione di 1 miliardo di euro, quindi G1 – G0 = ΔG = 1 miliardo, mentre Y1 – Y0 = ΔY. Stiamo confrontando dunque ΔG e ΔY, ovvero qual è la variazione di reddito associata ad una variazione della spesa pubblica e notiamo che ΔY > ΔG e questo è dovuto all’operare del moltiplicatore.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.