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Macroeconomia lezione 2

Nozioni di contabilità nazionale

La macroeconomia introduce allo studio di modelli in grado di spiegare i nessi casuali che sussistono tra determinate grandezze come il Pil reale, il tasso di disoccupazione, di inflazione e di interesse.

Prodotto interno lordo

La misura principale della produzione aggregata nella contabilità nazionale è definita prodotto interno lordo (Pil). Non è l’unica misura ma è più nota e la più utilizzata per misurare la dimensione economica di un paese. In verità, questa misura è però legittimamente criticata, è impossibile pensare che questa sola grandezza economica possa davvero sintetizzare la dimensione economica (e non solo) di un paese, una singola grandezza non può misurare il benessere di un paese.

Esistono tre definizioni equivalenti di Pil di un sistema economico:

  • Valore dei beni e dei servizi finali prodotti in un dato periodo di tempo in un sistema economico.
  • Somma del valore aggiunto realizzato in un dato periodo di tempo in un sistema economico.
  • Somma dei redditi conseguiti dai soggetti partecipanti ai processi produttivi dell’economia in un dato periodo di tempo.

Con “un dato periodo di tempo” si intende una frequenza di tipo trimestrale per quanto riguarda il Pil, altri dati hanno diverse frequenze.

Approfondimento sulla prima definizione

Ipotizziamo un’economia in cui si producono n beni e indichiamo con Y la produzione. In questo contesto Y indica il Pil nominale: Ciascuna quantità di bene e di servizio prodotta viene moltiplicato per il prezzo di mercato. In forma più compatta si può scrivere: Dove indicano, rispettivamente, il prezzo di mercato e la quantità prodotta del bene i nel tempo t. Scriveremo anche Y=PQ, dove P e Q sono indici dei prezzi e delle quantità.

Approfondimento sulla seconda definizione

Valore aggiunto = Valore di produzione – Valore beni intermedi. Esempi: la farina viene utilizzata come input per la produzione del pane; l’acciaio è un bene intermedio per la produzione di automobili. Utilizzando il concetto di valore aggiunto a ciascuno stadio di produzione, e dunque sommando per ciascuno stadio, si evita il doppio computo del bene utilizzato come intermedio (si evita di duplicare il valore del Pil).

Approfondimento sulla terza definizione

Concettualmente, il valore delle vendite di beni e servizi realizzato dalle imprese viene distribuito sotto forma di salari e stipendi per i lavoratori e di profitti per gli imprenditori. Se assumiamo, temporaneamente, assenza del settore pubblico: Pil = Salari + Profitti. In sostanza, le imprese assumono lavoratori e organizzano il processo produttivo. Dato il valore delle vendite, pagano un salario ai lavoratori e il residuo rappresenta il profitto conseguito.

Dal Pil nominale al Pil reale

Partiamo dalla relazione Y=PQ e procediamo con una trasformazione logaritmica: logY = logPQ = logQ. Prendendo la differenza logaritmica si ha: Il tasso di crescita del Pil nominale può essere scomposto nella somma del tasso di crescita dei prezzi (livello medio dei prezzi) e del tasso di crescita della quantità dei beni prodotta, ΔQ/Q. Dunque, ΔQ/Q è il tasso di crescita del Pil reale, mentre ΔP/P è il tasso d’inflazione e lo indicheremo con π.

Definizioni

  • Pil nominale: Le quantità prodotte nel periodo t sono pesate con i prezzi correnti. Il valore dei beni e servizi è cioè misurato dai prezzi che si formano sul mercato nel periodo corrente.
  • Pil reale: Le quantità, in valore, prodotte nel periodo corrente pesate a prezzi costanti, cioè ai prezzi di un periodo scelto come base.

Domanda: supponendo che nel periodo t+1 il Pil nominale abbia avuto un forte incremento rispetto al periodo t, si può concludere che l’economia stia attraversando una fase positiva?

Domanda: supponiamo che tra t e t+1 il Pil nominale sia cresciuto del 5%. Ipotizziamo anche di sapere che nel medesimo periodo i prezzi siano rimasti, in media, stabili. È possibile concludere che l’economia stia attraversando una fase positiva? Sì, perché sono aumentate necessariamente le quantità vendute. Sì, perché è aumentata necessariamente la Q prodotta essendo il P fisso. Sì, se i prezzi sono stabili significa che tutto ciò è dovuto ad aumenti della produzione. In questo caso sì perché i prezzi sono rimasti in media stabili. In sostanza occorre separare, nella crescita del Pil nominale, la crescita dei prezzi dalla crescita delle quantità prodotte, e se alla crescita dei prezzi si accompagna anche una crescita delle quantità prodotte vuol dire che l’economia sta attraversando una fase positiva. Dato che i prezzi sono rimasti stabili l’inflazione è pari a 0.

Indici di prezzo: il deflatore del Pil

Il deflatore del Pil, P, è uno dei due indici principali ed è dato dalla seguente relazione: Utilizzando la notazione già presentata: Costruita una serie storica del deflatore del Pil, sarà possibile ottenere i valori del tasso d’inflazione, così definito:

L'importanza della distinzione tra grandezze reali e nominali in macroeconomia

La distinzione tra variabili nominali, cioè misurate in moneta, e variabili reali, cioè variabili (idealmente) misurate in quantità è importante negli studi di macroeconomia. In realtà, è importante anche nella nostra vita quotidiana.

Lezione 3

Indici di prezzo: l’indice dei prezzi al consumo

È un indice di prezzo molto importante ed è definito dal rapporto tra il valore di un paniere fisso di beni al periodo t con il valore del medesimo paniere nel periodo base. Il principio fondamentale è quello di costruire un paniere che abbia una composizione tale da rispettare le scelte di consumo delle famiglie e studiamo l’evoluzione di questo paniere nel tempo. Il paniere non è costante in senso stretto, piuttosto è stabile, in quanto in un’economia nuovi beni vengono periodicamente immessi sul mercato. Il significato economico è quindi il seguente: si seleziona un paniere fisso (o meglio stabile) di beni e si confronta il suo valore nel tempo.

La costruzione del paniere da parte dell'Istat

Idealmente, il paniere dovrebbe riflettere la struttura dei consumi delle famiglie italiane. Il peso relativo dei beni inclusi nel paniere deriva da indagini sui bilanci familiari. L’indagine Istat include 28.000 famiglie. Il paniere non è costante in senso stretto, piuttosto è stabile, in quanto in un’economia nuovi beni vengono periodicamente immessi sul mercato. Nel 2018 il paniere includeva 1.507 prodotti. Prodotti inseriti in quell’anno: Web TV, abbonamenti Pay-Tv. La rilevazione mensile dei prezzi dei beni inclusi nel paniere coinvolge 82 comuni capoluoghi di provincia.

Il tasso d’inflazione

Una volta che si sia costruita una serie storica dell’indice di prezzo al consumo, sarà possibile calcolare il tasso d’inflazione registrato nel sistema economico lungo un dato arco temporale: Il tasso d’inflazione è dunque il tasso di variazione del livello medio dei prezzi. I valori dell’inflazione potranno differire, almeno parzialmente, in relazione allo specifico indice di prezzo utilizzato.

Tre distinti indici di prezzi al consumo costruiti dall'Istat

  • NIC: indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività. È utilizzato come misura dell’inflazione per l’intero sistema economico.
  • FOI: indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati quindi i dipendenti. Si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente.
  • IPCA: indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell’Unione Europea. Consente di ottenere una misura dell’inflazione comparabile con quella ottenuta per tutti i paesi dell’Unione, in virtù di una metodologia comune (costruito con una metodologia comune per tutti i paesi).

I tassi di crescita di inflazione e Pil

Supponiamo di avere una serie mensile dell’indice di prezzo al consumo. Ad esempio, l’IPC ha frequenza mensile, mentre il deflatore del Pil trimestrale. Abbiamo (almeno) due possibili misurazioni dell’inflazione.

  • Ovvero il tasso di variazione annuale (su 12 mesi) del livello dei prezzi.
  • Ovvero il tasso d’inflazione mensile che poi abbiamo annualizzato. Dunque, variazione rispetto al mese precedente proiettata su base annuale.

Il Pil viene calcolato dall’Istat a frequenza trimestrale. Dunque, anche nel caso del tasso di crescita del Pil, si potranno calcolare due tassi di crescita.

  • Il tasso di crescita annuale.
  • Il tasso di crescita trimestrale annualizzato.

In effetti, l’Istat e gli istituti di altri paesi forniscono entrambe le misure ed è importante saperle distinguere.

La misura di riferimento della Banca Centrale Europea (BCE)

La BCE è la banca centrale dell’area euro. L’obiettivo preminente perseguito, e incardinato nel Trattato di Maastricht (1992), è la stabilità dei prezzi. La BCE identifica la stabilità dei prezzi nell’Unione Economica e Monetaria come un valore “vicino ma al di sotto del 2%” della seguente misura dell’inflazione: In sostanza, la variazione del cosiddetto Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo sull’arco di 12 mesi. Preferita alla variazione mensile in quanto quest’ultima è soggetta a movimenti erratici, che introducono “rumore” nel tasso d’inflazione.

Lezione 4

La costruzione del modello reddito-spesa

L’identità reddito-spesa in economia aperta:

Consideriamo la seguente identità: Y = C + I + G + X – IM

Questa equazione mostra che il Pil può essere scomposto nella somma dei Consumi (C), Investimenti fissi (I), Spesa pubblica (G), Esportazioni (X) e Importazioni (IM). Possiamo anche scrivere: NX = X – IM. NX indica le esportazioni nette.

  • C indicherà dunque il Consumo, ovvero i beni e servizi acquistati dai consumatori. O forse, più correttamente, i beni e i servizi acquistati dalle famiglie.
  • I (Investimento) è la somma della spesa per investimenti residenziali e non residenziali. La parte dominante della spesa per investimenti è realizzata dalle imprese.
  • G (Spesa pubblica) tratta beni e servizi acquistati dallo Stato. La componente di spesa pubblica che entra nel Pil, esclude alcune voci, quali la spesa per trasferimenti e la spesa per interessi sul debito pubblico.
  • X (Esportazioni) ovvero gli acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo.
  • IM (Importazioni) ovvero gli acquisti di beni e servizi esteri da parte dei residenti nell’economia nazionale.

Esportazioni nette e scorte

  • Esportazioni nette (X – IM) differenza tra esportazioni e importazioni. Indicata anche saldo commerciale:
    • X > IM avanzo commerciale
    • X < IM disavanzo commerciale
  • Investimento in scorte differenza tra beni prodotti e beni venduti in un anno, ossia tra produzione e vendite:
    • Produzione > Vendite le scorte aumentano
    • Produzione < Vendite le scorte diminuiscono

Il risparmio

Il risparmio nazionale, S, è dato dalla somma del risparmio privato e del risparmio pubblico: S = Sp + Sg.

Il risparmio privato è dato da: Sp = Y – T – C.

T sono le imposte e dunque Y – T rappresenta il reddito disponibile, Yd.

Il risparmio pubblico è invece dato dalla differenza tra entrate e uscite del governo: Sg = T – G.

Partendo da S = Sp + Sg e utilizzando le definizioni di risparmio privato e pubblico si ha: S = Y – T – C + T – G = Y – C – G.

Quindi il risparmio nazionale è ottenuto sottraendo dal Pil i consumi e la spesa pubblica.

Si noti che dall’identità Reddito-Spesa si ottiene: Y – C – G = I + X - IM S = I + X – IM.

L’implicazione è che un paese in disavanzo commerciale deve registrare un eccesso di investimenti rispetto al risparmio e viceversa un paese in avanzo commerciale deve avere un eccesso di risparmio rispetto all’investimento:

  • S – I > 0 implica NX > 0
  • S – I < 0 implica NX < 0

Lezione 5

La costruzione del modello reddito-spesa in economia chiusa: la domanda di beni

Scriviamo l’equazione della domanda totale di beni, Z, in economia chiusa: Z = C + I + G. Stiamo introducendo una prima semplificazione, ovvero assumiamo che il sistema economico sia chiuso agli scambi con l’estero. Tale assunzione verrà poi rimossa. Alcune altre ipotesi semplificatrici (da rimuovere in seguito):

  • Nel sistema economico si produce un solo bene, che può fungere sia da bene di consumo che da bene di investimento.
  • Si considera un contesto di breve periodo a prezzi fissi, o dati. Implica che le imprese siano in grado di offrire qualunque quantità del bene al prezzo dato.

La funzione del consumo

Il Consumo aggregato dipende dal (cioè è funzione del) reddito disponibile: C = C(Yd). Yd(+) il segno più indica il segno della derivata prima della funzione, indica quindi la direzione della relazione tra reddito e consumo (all’aumentare del reddito aumenterà anche il consumo, il rapporto tra la variazione del consumo e la variazione del reddito è positiva. Al contrario, il segno negativo indica una relazione inversa, cioè al variare della variabile indipendente, la variabile dipendente si muove in direzione opposta).

Il reddito disponibile, Yd, è il fattore principale, sebbene non esclusivo, da cui dipendono le decisioni di consumo: Yd = Y – T. Dove Y è il reddito aggregato e T indica le imposte al netto dei trasferimenti.

Utilizzeremo la seguente forma funzione lineare della relazione tra consumo e il reddito disponibile: Il parametro c rappresenta il livello di consumo aggregato quando il reddito disponibile è zero. Il parametro c rappresenta la propensione marginale al consumo (PMC o MPC acronimo anglosassone). In sostanza, c1, misura l’intensità della variazione del Consumo al variare del Reddito:

Due restrizioni (abbastanza) naturali sulla propensione al consumo:

  • c0 > 0 ci sarà un consumo positivo anche quando il reddito disponibile è pari a zero.
  • 0 < c1 < 1 un aumento del reddito disponibile genera un aumento meno che proporzionale del consumo. I consumatori consumano solo una parte dell’aumento del loro reddito disponibile.

Grafico della funzione del consumo

La funzione del Consumo è crescente al crescere del reddito disponibile, ha inclinazione uguale a c1 e l’intercetta è data dalla componente del consumo autonomo c0.

Spostamenti della funzione del consumo: un’ondata di ottimismo colpisce i consumatori

Spostamenti della funzione del consumo: un aumento delle imposte

Risparmio e consumo, due scelte logicamente connesse

Le scelte di risparmio e consumo delle famiglie sono logicamente collegate: scelta la quota di reddito disponibile destinata alla spesa per consumi, la quota destinata a risparmio è determinata, e viceversa. La somma di consumo e risparmio privato equivale al reddito disponibile:

Data la funzione scelta per il consumo, la funzione del risparmio sarà: Il parametro 1 – c1 è la propensione marginale al risparmio (PMS). Si noti che:

In presenza di un incremento di un euro del reddito, la frazione c1 è consumata e la frazione 1 – c1 viene risparmiata. Supponiamo che c1 sia pari a 0.75, segue che 75 centesimi di euro sono destinati a spesa per consumi e i restanti 25 centesimi a risparmio.

Grafico della funzione del risparmio

Domanda: un aumento del risparmio ha effetti positivi per famiglie e sistema economico?

Tradizionalmente, cioè prima di Keynes, la teoria economica ha previsto effetti positivi, sia per individui che a livello aggregato, conseguenti da un aumento del risparmio. Si tratterebbe di una scelta virtuosa mediante la quale le famiglie trasferiscono spese di consumo dal presente al futuro. Tuttavia, Keynes (1936, Teoria Generale) mette in dubbio questa proposizione classica. La ragione è che, almeno nel breve periodo, un aumento del risparmio equivale ad una caduta del consumo corrente. Il modello Keynesiano prevede che questa caduta del consumo aggregato spingerà l’economia in recessione.

Lezione 6

Moltiplicatore ed equilibrio sul mercato dei beni

La spesa per investimenti

In generale, in un modello economico separeremo due tipi di variabili:

  • Le variabili esogene: variabili prese come date, ovvero determinate all’esterno del modello.
  • Le variabili endogene: variabili spiegate all’interno del modello.

Nell’ambito dello studio del modello Reddito-Spesa, inizialmente, l’investimento verrà considerato come una variabile esogena. In sostanza, per il momento, non modelliamo l’investimento in funzione di altre variabili. Questa ipotesi semplificatrice verrà eliminata successivamente. Quando l’investimento è preso come dato si ha I = Ī.

La spesa pubblica

Insieme alle imposte T, la spesa pubblica G, descrive la politica fiscale del governo (le scelte del governo circa le entrate e le uscite del settore pubblico). In altri termini, G e T sono le variabili di politica fiscale. G e T saranno prese come variabili esogene.

Motivazioni:

  • Il governo non presenta regolarità di comportamento come i consumatori e le imprese, così che non esiste un’unica funzione per G e T.
  • In ogni caso, sarà sempre possibile modellare G e T in funzione di altre variabili.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicoletta.garra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di introduzione alla macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Ribba Antonio.
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