6 LAND ART
La Land Art nasce negli Stati Uniti nel 1968 come reazione radicale al mercato
dell'arte e alle istituzioni museali, spostando la creazione direttamente
naturale. I suoi esponenti rifiutano l'idea dell'opera come
nell'ambiente
oggetto commerciale, privilegiando la dimensione concettuale e il ruolo attivo
dell'arte nella società.
Le opere sono rigorosamente site-specific, ovvero indissolubilmente legate al
luogo in cui vengono realizzate. Un principio cardine del movimento è
l'impermanenza: l'arte è effimera e soggetta all'azione erosiva degli elementi
naturali, sfuggendo al controllo dell'artista e alla logica della conservazione
eterna. Poiché queste installazioni non sono visitabili in contesti tradizionali, la
loro sopravvivenza è affidata esclusivamente alla documentazione fotografica
e video. Sebbene sia una forma di arte ambientale, il suo scopo originario non
profonda e concettuale con il
è l'attivismo ecologico, ma un'interazione
paesaggio.
Double Negative, Michael Heizer, 1969-1970
Double Negative,
In Heizer realizza un'opera
monumentale scavando due enormi trincee sui
lati opposti di un canyon nel Nevada. L'intervento
ha dimensioni impressionanti, con lo
240.000 tonnellate di roccia per
spostamento di
creare un taglio lungo circa 457 metri. La
radicalità del lavoro risiede nel concetto di
scultura per sottrazione: l'artista non aggiunge
un oggetto al paesaggio, ma rimuove materia per
rendere protagonista lo spazio vuoto. Definita dall'autore come un "earthwork
l'opera esiste come pura assenza, una ferita geologica che
fatto di aria",
trasforma il vuoto nella forma stessa.
In quanto emblema del site-specific, il lavoro è indissolubilmente legato
realtà fisica
all'isolamento del deserto e alla sua scala vasta, rendendo la
dell'esperienza diretta irriducibile alla semplice mediazione fotografica.
Attraverso questo taglio geologico, Heizer sfida la concezione tradizionale di
arte come manufatto, invitando l'osservatore a confrontarsi con l'immensità
della terra e l'impatto della rimozione.
Spiral Jetty, Robert Smithson, 1969-1970
Smithson realizza un monumentale molo
artificiale sulla costa settentrionale del Grande
Lago Salato nello Utah, utilizzando bulldozer per
movimentare oltre 6.000 tonnellate di basalto
terra e cristalli di sale. La struttura si
nero,
estende per circa 460 metri, avvolgendosi in una
spirale in senso antiorario che trasforma il
paesaggio in un simbolo dinamico. La scelta
della spirale non è solo estetica, ma richiama un
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archetipo universale legato al movimento ciclico, all'espansione dell'energia e
alla connessione tra tempo biologico e geologico.
L'opera è un manifesto del concetto di impermanenza e mutamento: nel corso
dei decenni, le variazioni del livello dell'acqua hanno alternativamente
sommerso o rivelato la scultura, ricoprendola di una crosta di cristalli di sale
che le conferisce l'aspetto di un reperto fossile. Accettando l'azione erosiva
processo naturale nella
degli elementi e i depositi salini, Smithson integra il
creazione stessa, lasciando che l'ambiente determini l'aspetto cromatico e
fisico dell'opera. Questa interazione con la natura rende l'installazione un
organismo vivente, in cui l'uomo non impone una forma eterna, ma partecipa
al suo perpetuo divenire.
The Lightning Field, Walter De Maria, 1973-177
The Lightning Field,
In Walter De Maria coniuga
l'estetica minimalista con la ricerca del sublime,
400 pali di
installando una griglia geometrica di
in un’area remota del
acciaio inossidabile
Nuovo Messico. Sebbene i pali seguano
l'irregolarità del terreno, le loro punte sono
livellate per formare un piano orizzontale ideale,
precisione
creando una tensione visiva tra la
industriale e la vastità selvaggia del deserto.
Nonostante l'opera sia concepita come un'antenna monumentale per
catturare i fulmini durante i temporali, il suo vero fulcro risiede nell'interazione
luce e l'atmosfera. Durante il giorno, la superficie riflettente
costante con la
dell'acciaio genera un effetto di lucentezza vibrante, mentre all'alba e al
tramonto la griglia si trasforma in un fenomeno di ombre in evoluzione che
dialoga con i colori del cielo. Confrontando l'osservatore con il potere
De Maria trasforma il paesaggio in un'esperienza
incontrollabile del cosmo,
sensoriale in cui l'intervento umano non domina la natura, ma ne amplifica la
forza e la dimensione incommensurabile, richiamando il senso di timore e
meraviglia tipico del sublime romantico.
Untitled, Robert Morris, 1979
Robert Morris evolve il concetto di earthwork
introducendo il tema del recupero ambientale.
Rispetto alle prime opere della Land Art, questo
intervento si configura come un atto di
risanamento e cura di un bacino estrattivo in
disuso, trasformando l'alterazione del suolo in un
processo di guarigione. L'artista ha rimodellato l'ex
terrazzamenti concentrici che,
miniera creando
seguendo le curve di livello, stabilizzano il terreno
eroso e favoriscono la rinaturalizzazione attraverso la piantumazione di
specie autoctone.
La struttura geometrica dei cerchi infonde un senso di ordine razionale che si
contrappone alla precedente violenza dello scavo industriale. L'opera sposta
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l'attenzione dall'impermanenza alla responsabilità dell'artista verso il
paesaggio, proponendo un'arte a lungo termine la cui efficacia si misura nella
capacità di riparare la terra. Morris non si limita a testimoniare il danno
ecologico, ma interviene attivamente per favorire il ritorno della vita vegetale,
rendendo l'atto scultoreo uno strumento di mediazione tra uomo e natura.
Roden Crater, James Turrell, 1977
Roden Crater,
In James Turrell trasforma un
vulcano spento in Arizona in una monumentale
installazione architettonica dedicata alla
percezione pura della luce e del tempo. L'artista
interviene sulla geologia del sito scavando una
serie di tunnel e camere sotterranee progettati
per isolare porzioni di cielo, trasformando la volta
celeste in una scultura solida e tangibile.
L'opera funziona come un immenso osservatorio astronomico, dove le
aperture sono calibrate con precisione millimetrica per catturare solstizi e
transiti celesti, materializzando la luce naturale e modificando la percezione
cromatica del visitatore. Attraverso questo dialogo tra terra e cosmo, Turrell
fenomeno luminoso
annulla la distanza tra l'osservatore e l'infinito, rendendo il
il vero soggetto dell'esperienza. Il progetto, ancora in divenire, rappresenta il
culmine della ricerca sulla luce come materia, trasformando un evento
geologico in un dispositivo ottico che connette il tempo umano ai cicli
millenari dell'universo.
Sun Tunnels, Nancy Holt, 1973-1976
Sun Tunnels,
In Nancy Holt trasforma il deserto
dello Utah in un monumentale osservatorio
composto da quattro imponenti
astronomico
cilindri in cemento disposti a "X". L'opera è un
site-specific meticolosamente
congegno ottico
orientato per inquadrare il sole nascente e
solstizi, collegando la
tramontante durante i
vastità del paesaggio ai cicli cosmici. Attraverso
questo allineamento geometrico, la Holt fissa il
tempo geologico e solare in un punto preciso, offrendo al visitatore una
percezione del deserto mediata dal movimento degli astri.
L'interazione con la luce prosegue all'interno dei tunnel, dove piccoli fori sulla
costellazioni di Capricorno, Draco,
sommità proiettano sul pavimento le
Perseo e Colomba. Quando il sole è alto, questi dischi luminosi si muovono
lungo le pareti curve, trasformando lo spazio industriale del cemento in una
mappa celeste dinamica. Sebbene la struttura sia solida, l'opera abbraccia i
impermanenza e mutamento, poiché il suo significato emerge solo
principi di
attraverso i fenomeni atmosferici e le variazioni di luce e ombra. L'intervento
umano non sovrasta la natura, ma funge da cornice per rendere visibile
l'invisibile ordine dell'universo. 33
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A line made by walking, Richard Long, 1967
A Line Made by Walking
In (1967), Richard Long
camminare come arte. L'opera, manifesto
introduce il
Land Art britannica, consiste in una traccia
della
rettilinea generata dal corpo dell'artista che,
calpestando ripetutamente l'erba di un prato nel
Somerset, imprime un segno artificiale nel paesaggio
organico. Questa tecnica sposta il baricentro
dall'oggetto al processo, trasformando il dispendio di
energia fisica e il movimento reale in un vero e proprio
mezzo espressivo.
A differenza della monumentalità invasiva della Land
Art americana, l'approccio di Long è minimalista e non invasivo, fondato su un
profondo rispetto e una coscienza ecologica. L'opera è intrinsecamente
effimera: il segno è destinato a svanire con la naturale ricrescita dell'erba,
celebrando l'impermanenza del gesto umano di fronte ai cicli della natura. In
documentazione fotografica assume un ruolo cruciale,
questo contesto, la
non come interpretazione concettuale, ma come unica testimonianza capace
di preservare la memoria di un evento transitorio.
Cornwall Slate Circle, Richard Long, 1967
Cornwall Slate Circle,
In Richard Long compone un
cerchio perfetto utilizzando esclusivamente schegge
di ardesia raccolte localmente in Cornovaglia.
semplicità minimalista in cui la
L'opera incarna una
geometria umana, simbolo di ordine e perfezione,
viene imposta con un gesto non invasivo sulla
materia grezza e irregolare. Nonostante la rigorosa
forma circolare, l'artista sceglie di non far toccare le
pietre tra loro: questi spazi vuoti frammentano la continuità della linea,
creando una tensione visiva tra la precisione del modello mentale e la natura
organica della pietra.
L'intervento si basa sul principio della reversibilità, poiché le pietre sono
semplicemente appoggiate al suolo senza alcun legante. Questa scelta
natura effimera dell'installazione e la sua capacità di essere
preserva la
smontata o ricreata, sottolineando che l'essenza dell'opera risiede
nell'ordinamento dei materiali e non nella loro alterazione fisica.
The Pack, Joseph Beuys, 1969
The Pack è composta da un furgone Volkswagen,
da cui esce un dinamico “branco” di venti slitte di
legno, che trasportano oggetti simbolici
associati all’idea di sopravvivenza in un
feltro come isolante termico e
ambiente ostile. Il
grasso come riserva di energia e
memoria, il torcia come guida
trasformazione, e la 34
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intellettuale. Questi elementi, fissati su ogni slitta, compongono un kit di
sopravvivenza spirituale e fisico, necessario per affrontare un ambiente ostile
o una società in crisi.
Il furgone, simbolo della ricostruzione economica tedesca, viene qui
reinterpretato come un involucro razionale ormai insufficiente, da cui
sprigiona una forza vitale pronta a diffondersi. Beuys intende l'arte come una
scultura sociale, un catalizzatore capace di mobilitare l'energia creativa per
curare i traumi storici e rigenerare la comunità. In sintonia con le tematiche
della Land Art relative al rapporto uomo-natura, l'installazione suggerisce un
potenziale di azione futura, invitando l'osservatore ad abbandonare
l'immobilità del sistema industrializzato per riscoprire i principi di calore e
essenziali alla vita.
cooperazione
Querce, Joseph Beuys, 1982-87
Joseph Beuys realizzò una monumentale
scultura sociale e rigenerazione
operazione di
urbana, piantando settemila alberi in tutta la città
di Kassel. L'installazione originaria prevedeva un
accumulo di blocchi di basalto presso il museo:
ogni pietra veniva rimossa solo per essere
affiancata a una nuova quercia, trasformando
processo collettivo che ha coinvolto
l'opera in un
l'intera comunità. Questo gesto non è una
costruzione intellettuale volta a innescare
semplice piantumazione, ma una
una profonda evoluzione nella coscienza ecologica e sociale dei cittadini.
Il nucleo simbolico risiede nel contrasto tra il basalto, che rappresenta la
materia inerte e il tempo geologico, e la quercia, emblema vivente di forza e
rigenerazione. Affiancando la pietra immobile all'albero mutevole, Beuys crea
l'impermanenza tipica della Land Art e la
un monumento dinamico che riflette
trasformazione continua della vita. L'opera, priva di una conclusione definitiva,
continua a vivere e crescere nel tempo, agendo come un investimento nel
e come testimonianza di un'arte capace di curare attivamente il
futuro
rapporto tra l'uomo e l'ambiente urbano.
Il cretto di Gibellina, Alberto Burri, 1985-2015
Il Grande Cretto,
In Alberto Burri trasforma le
macerie di Gibellina Vecchia, distrutta dal
terremoto del Belice del 1968, in un’opera.
L'intervento consiste nel compattare i detriti delle
abitazioni e ricoprirli con una colata di cemento
bianco, creando un'immensa superficie fessurata
topografia originaria
che riproduce fedelmente la
della città.
L'opera si configura come un labirinto percorribile dove i vicoli corrispondono
geometria urbana
alle antiche strade, permettendo al visitatore di rivivere la
perduta attraverso un'esperienza fisica di profonda assenza. Elevando la
tecnica pittorica del cretto a scala territoriale, Burri cristallizza il trauma
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collettivo in un monumento alla memoria che si fonde con il paesaggio
siciliano. L'installazione non si limita a decorare il sito, ma trasforma il luogo
stesso in un'opera site-specific di oltre 80.000 metri quadrati, che preserva il
ricordo della tragedia e la dignità della città scomparsa.
The Floating Piers, Christo Javašev e Jeanne-Claude Denat de
Guillebon, 2016 L’opera consiste in un'imponente installazione
sul Lago d'Iseo che ha permesso al pubblico di
vivere l'esperienza inedita di camminare
sull'acqua. L'opera consisteva in una passerella
pontili modulari
di 3 chilometri composta da
che collegavano Sulzano a Monte
galleggianti
Isola e all'isola di San Paolo. Priva di strutture
rigide, la piattaforma fluttuava assecondando il
movimento delle onde, creando una sintesi
perfetta tra ingegneria umana e dinamismo naturale.
Il rivestimento in tessuto di nylon giallo-arancio interagiva costantemente con
la luce e l'umidità, mutando tonalità dal dorato al rosso rame e trasformando
il paesaggio in un'opera cromatica cangiante. Fondamentale per il significato
temporaneità: l'esistenza limitata a soli sedici giorni ha
del progetto è la sua
esaltato la preziosità dell'evento, rendendolo un'esperienza effimera destinata
a sopravvivere solo nella memoria e nella documentazione. Attraverso la
gratuità
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