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Scheda 1

LEONARDO DA VINCI, MONNA LISA

Autore l→ L’autore della Gioconda è Leonardo da Vinci, artista del

Rinascimento italiano, noto non solo come pittore, ma anche come scienziato,

ingegnere e inventore. La sua arte è caratterizzata da un approccio basato

sull’osservazione diretta della natura e sull’armonia tra arte e scienza

2. Contesto → La Gioconda, nota anche come Monna Lisa, è un ritratto

femminile dipinto tra il 1503 e il 1506, durante il secondo soggiorno fiorentino

di Leonardo.

L’opera è probabilmente il ritratto di Lisa Gherardini, moglie di Francesco del

Giocondo, da cui deriva il nome “Gioconda”. Non è però certo che si tratti

proprio di lei. Il dipinto è rimasto per tutta la vita con Leonardo che che

continuò a modificarlo negli anni successivi, infatti, le radiografie del ritratto

hanno rivelato 3 precedenti versioni.

portò il dipinto con sé in Francia, dove venne acquistato dal re e dove

Leonardo morì nel 1519.

Nel 1911 subì un furto da parte di Vincenzo Peruggia che sosteneva che

l’opera appartenesse all’Italia anche se in realtà il suo obiettivo era

rivenderla.

L’opera oggi è conservata al Museo del Louvre di Parigi.

3. Analisi iconografica → la Gioconda viene vista di tre quarti con il busto

girato a sinistra, il volto ruotato nel senso opposto e lo sguardo è diretto

frontalmente.

è seduta su una poltroncina, con le mani sovrapposte in primo piano,

poggiate sopra il bracciolo della sedia e indossa un abito scuro e un velo

trasparente, tipico delle donne che avevano da poco partorito. La sua posa è

naturale, in quanto risulta comoda.

La sua espressione è uno degli elementi più affascinanti del dipinto: il sorriso

è appena accennato, poiché Leonardo ha sollevato solo l’angolo destro delle

labbra.

Alle sue spalle si apre un paesaggio roccioso (potrebbe essere il paesaggio di

Arezzo visto il ponte dietro la sua spalla oppure un luogo di fantasia) che si

sviluppa con una prospettiva aerea, cioè con colori che si schiariscono e

perdono definizione mano a mano che si allontanano, dando un grande senso

di profondità.

4. Analisi stilistica → dal punto di vista stilistico, Leonardo utilizza una tecnica

pittorica chiamata sfumato, che consiste nel passaggio morbido e graduale

tra le luci e le ombre, eliminando i contorni e creando un effetto molto

realistico e che fonde la figura con lo sfondo.

Ciò che ha reso celebre questo quadro è la capacità di rappresentare il

momento di passaggio da quando la Monnalisa è seria a quando sorride,

bloccando perfettamente il passaggio tra queste due emozioni sul volto della

donna, tramite un lieve sorriso enigmatico.

La leggenda ci dice che Leonardo chiamava persone per intrattenere Lisa

Gherardini mentre veniva ritratta. Si crede che Leonardo abbia sovrapposto il

suo volto da anziano a quello della Monna Lisa, per alludere alla componente

sia maschile che femminile presente nell'essere umano.

MICHELANGELO BUONARROTI

NASCITA : Michelangelo Buonarroti, nato a Caprese nel 1475, fu considerato

dai suoi contemporanei un artista eccezionale, quasi sovrumano. Ludovico

Ariosto lo definì «Michel, più che mortale, Angel divino» nell’Orlando Furioso

del 1516, mentre Giorgio Vasari, nel 1568, lo descrisse come «più tosto

celeste, che terrena cosa», chiamandolo "il divino”. Vasari inoltre ci racconta

che Michelangelo un giorno scolpì un vecchio fauno, ma venne criticato da

Lorenzo il Magnifico in quanto aveva rappresentato perfetta la dentatura di

un anziano, cosa davvero improbabile. Perciò Michelangelo per rimediare

diede un colpo di scalpello alla dentatura e Lorenzo ne rimase colpito.

Michelangelo da piccolo venne mandato a balia a Settignano, in una famiglia

di scalpellisti, da qui nacque la sua passione per la scultura, la quale preferiva

alla pittura poiché invece di aggiungere materiale lo doveva togliere.

Ebbe una vita molto solitaria, non cambiò mai casa e si racconta che sotto il

letto aveva una cassa di zecchini, che però non usò mai.

FORMAZIONE ARTISTICA : Il suo straordinario talento si manifestò fin da

giovane: a dodici anni, nel 1490, entrò nella bottega di Ghirlandaio e

successivamente frequentò il Giardino di San Marco, un’accademia d’arte

voluta da Lorenzo il Magnifico, dove studiò e copiò le statue antiche della

collezione Medici. Suo maestro era Bertoldo, il quale era stato allievo di

Donatello.

CONCEZIONE DELLA SCULTURA : Fin dall’inizio, Michelangelo mostrò una

preferenza per la scultura rispetto alla pittura. Anche nei suoi dipinti o nelle

sue architetture, cercava sempre di dare plasticità e volume alle forme,

ispirandosi ad artisti come Giotto e Masaccio. Attraverso l’esercizio del

disegno dal vero, maturò un’idea molto personale della scultura: per lui la

statua era già racchiusa nel blocco di marmo, e il compito dell’artista era

quello di liberarla, togliendo il materiale superfluo. Questo pensiero si ritrova

in alcuni suoi sonetti e richiama, in modo spontaneo e non teorico, il concetto

neoplatonico secondo cui l’idea esiste prima della sua manifestazione

concreta.

Coerente con questa visione, Michelangelo rifiutava tecniche come la fusione

in bronzo, che si basavano sull’aggiunta di materiale (“via di porre”),

preferendo invece scolpire “per forza di levare”, togliendo ciò che è in

eccesso per far emergere la forma.

TRASFERIMENTO E MATURITÀ ARTISTICA : Nel 1496 si trasferì a Roma, dove

ricevette la sua prima commissione importante: il Bacco, un’opera che unisce

classicismo ed espressività, con un perfetto equilibrio tra eleganza,

movimento e realismo anatomico. Tutti questi elementi contribuiscono a fare

di Michelangelo uno dei massimi protagonisti dell’arte rinascimentale, capace

di unire tecnica, filosofia e potenza espressiva. È proprio a Roma che muore

nel 1564

Confronto tra Pietà di San Pietro

La pietà vaticana si chiama così poiché si trova in San pietro attualmente è

situata dietro a una lastra di vetro poiché in passato un uomo ungherese si è

accanito su quest’opera dicendo che non poteva sopportare tanta bellezza,

però è stata ricostruita poiché tale bellezza non poteva rimanere rovinata. È

l’unica opera che firma poiché poi la mano di Michelangelo si capirà senza

bisogno si firma. Per tutta la vita scolpisce unicamente con il marmo di

Carrara, poiché riteneva che fosse l'unico a dare l’effetto realistico dei corpi e

della pelle, scegliendo e prendendo lui stesso i blocchi di marmo.

È l'estate del 1498 quando Michelangelo riceve l’incarico di realizzare una

Pietà per il cardinale francese Jean Bilhères de Lagraulas, ambasciatore

francese in Vaticano. Per creare il gruppo scultoreo, destinato alla cappella di

Santa Petronilla annessa alla vecchia basilica di San Pietro, Michelangelo su

reca personalmente presso le cave di Carrara, per scegliere il blocco di

marmo migliore.

La pietà era un soggetto tipicamente nordico, risalente al Medioevo,

tradizionalmente raffigurato in piccole statue lignee. Questa versione con la

Madonna seduta e Cristo morto in grembo era comparsa in Italia nei dipinti di

Tura, de’ Roberti e Perugino. Le due figure rimangono sempre separate: Maria

trattiene a fatica il corpo inanimato del figlio tanto che, in alcuni casi, Cristo è

sorretto anche da altri personaggi.

Nella scultura di Michelangelo, invece, la madre e il figlio si fondono per la

prima volta in una sola cosa. Maria tiene in braccio Cristo come un bambino

da cullare, accogliendo il corpo tra le gambe divaricate. La schiena è

sostenuta dalla gamba sollevata da una roccia, mentre le spalle sono

trattenute dal braccio e dalla mano che arriva sotto l’ascella prendendone la

carne.

Il risultato è un insieme armonioso la cui forma triangolo è espressione della

totale unione di Unione e Maria nel destino di sacrificio e salvezza a cui sono

stati chiamati. La conferma è nella mano sinistra della Madonna, aperta in un

gesto di piena accettazione.

Maria ha il volto sereno e idealizzato. E sereno appare anche il figlio,

nonostante la dolorosa tortura della crocifissione. Entrambi sono giovanissimi,

un aspetto che suscitò numerose polemiche: non era possibile che la madre

di Cristo sembrasse una ragazza dato che, alla morte del figlio, avrebbe

dovuto avere circa cinquant’anni.

Anche questa scelta, però, aveva per Michelangelo un valore spirituale:

Maria, come scrive Dante nel Paradiso, é figlia del suo figlio perché Cristo è

anche Dio, dunque Padre. La sua giovinezza è giudicabile nel miracoloso

concepimento di entrambi: la prima senza peccato originale e il secondo

senza intervento umano. Inoltre secondo Michelangelo la bellezza doveva

essere perfetta e quindi ciò escludeva la vecchiaia nel volto della Madonna.

La bellezza classica dei due corpi è esaltata dal realistico panneggio che

avvolge Maria, ispirato all’abito della Madonna nell’Annunciazione di

Leonardo.

Michelangelo pone la sua firma sulla fascia che attraversa il petto della

Madonna: « fatto dal fiorentino Michelangelo Bonarroti ». Fu la prima e ultima

volta che Michelangelo firmò un’opera. All'inizio non c'era scritto nulla nella

fascia, ma durante la prima esposizione dell'opera sente che veniva attribuita

ad un artista bolognese, perciò infastidito decide di firmarla, usando il tempo

imperfetto, così da alludere alla continua possibilità di perfezionare e

migliorare l'arte.

La rappresentazione di quest'opera è naturalistica, lo possiamo vedere dalla

posa della Madonna, dal ricco panneggio di tipo classico.

La Pietà viene collocata nel 1500 nella cappella a cui era destinata, nel 1517,

con l’inizio delle demolizioni della chiesa costantiniana per la realizzazione

della nuova Basilica di San Pietro, la scultura di spostata e ricollocata in altre

tre cappelle adiacenti. Torno all’interno di San Pietro solo nel 1749, quando

venne posizionata nella prima cappella a destra, luogo in cui può essere

ammirata ancora oggi.

Lo sfregio e la salvaguardia

Il 21 maggio 1972 la Pietà ha rischiato di essere distrutta. Mentre una troupe

televisiva stava facendo delle riprese, l’ungherese Laszlo Toth saltò oltre la

balaustra della cappella colpendo la scultura con 15 martellate gridando: «Io

sono Cristo, risorto dai morti! ». Il suo assalto provocò la rottura del braccio

sinistro di Maria, del naso, del velo e di una palpebra. Fortunatamente nella

sagrestia esisteva una copia della Pietà realizzata nel 1930 che guidò il

delicato restauro. In meno di un anno il gruppo scultoreo è stato restituito

all’antico splendore e collocato al suo posto.

Pietà Bandini (1547-1555), marmo 226 cm - Museo dell’opera del Duomo,

Firenze. Scultura che rappresenta il corpo di Cristo sostenuto da più figure:

Nicodemo (personaggio biblico con i tratti somatici dello stesso

Michelangelo), la Madonna e Maria Maddalena. La composizione è

drammatica, sbilanciata e carica di tensione. Michelangelo iniziò l’opera per

la propria tomba, ma la abbandonò e, deluso dal risultato, tentò anche di

distruggerla. Gesù non si trova più incollo alla mamma ma la composizione

assume una verticalità. La pietà rimane incompleta, con parti non finite e

tracce visibili della lavorazione del marmo.

Pietà Rondanini (1552-1564), marmo 195 cm - Castello Sforzesco, Milano.

Ultima opera realizzata da Michelangelo, che continuò a lavorarci fino a pochi

giorni dalla morte. Durante la realizzazione della Pietà Bandini, Michelangelo

iniziò il progetto di una pietà verticale, ancora più innovativa e originale.

Tuttavia, la scultura assume altre sembianze, diventando la versione che

vediamo oggi. La testimonianza dell'esistenza di una precedente versione è

data dai resti della stessa bozza: le gambe di cristo e il suo braccio destro. La

figura del Cristo si fonde verticalmente con quella della madre, in un

abbraccio che trascende il dolore fisico per diventare spirituale. L’opera è

incompiuta per scelta, forse come ultima riflessione sull’arte e sulla morte. E’

chiamato il “non finito” di michelangelo poiché rispetto alla perfezione della

pietà vaticana qui cambia tutto, l’anatomia non è scolpita in modo

naturalistico, è tutto abbozzato poiché l’espressione del dolore della madonna

va su un’altro piano. Si capisce che c’è amore poiché fanno parte dello stesso

pezzo di marmo e sono fuse insieme, tant’è che non si capisce se è la

madonna che trattiene Gesù dall’abisso della morte o se è Gesù che per

amore porta sulle spalle la madre. Moore (ha realizzato anche il buco in

piazza san marco, che simboleggia l’ingresso a firenze) ritiene che il valore di

un'opera d’arte non si misura dal grado di bellezza e perfezione ma dal grado

del pensiero che ci sta dietro, dal senso di umanità che emana.

→ Il confronto tra le due opere mette in luce l’evoluzione profonda di

Michelangelo, le differenze, oltre che a livello stilistico e iconografico, sono

principalmente simboliche. Nella Pietà Bandini domina ancora la fisicità, la

drammaticità del corpo e del gesto, mentre nella Pietà Rondanini il dolore

diventa mistico, spirituale, quasi immateriale. Entrambe sono incompiute.

Michelangelo - David - 1501 /1504 - Galleria dell’Accademia

Si tratta di una scultura in stile rinascimentale, con forti influenze classiche,

alta 5,17 metri. Fu commissionata dalla Corporazione dell’Arte della Lana con

una funzione simbolica ben precisa: rappresentare la libertà e l’indipendenza

del popolo fiorentino. Il tema scelto è quello del David prima del

combattimento con Golia. Questa statua si distingue per diverse innovazioni:

il realismo anatomico, l’espressione concentrata e vigile del volto, e le

proporzioni volutamente alterate – in particolare la testa e le mani risultano

più grandi – per ottenere un effetto visivo equilibrato anche da lontano.

Il tema centrale è quello della virtus eroica rinascimentale. Michelangelo

propone un contrasto con l’iconografia tradizionale di David, che lo

presentava come un eroe divino: qui, invece, l’eroe è umano, e vince grazie

all’intelligenza, non alla forza fisica. Questa visione riflette chiaramente gli

ideali umanistici e classici. L’espressione del volto è razionale, tesa e

concentrata, mentre il corpo appare potente ma equilibrato, in tensione,

pronto all’azione.

L’opera è un perfetto esempio di fusione tra scultura rinascimentale e

scultura classica. Michelangelo impiega il chiasmo, con la gamba destra e il

braccio sinistro tesi, e dietro la gamba scolpisce un tronco, necessario per

reggere il peso della figura.

Nel 1501, Michelangelo accetta l’incarico di scolpire una statua di David

destinata al Duomo di Firenze. Il marmo a disposizione era un blocco

difettoso, già abbandonato da anni, ma nonostante ciò l’artista decide di

lavorarci, affrontando da solo tutte le difficoltà. In tre anni realizza una

scultura imponente, ispirata ai modelli classici ma profondamente innovativa:

David è rappresentato prima dello scontro, teso e concentrato, simbolo di

forza razionale e autocontrollo, caratteristiche proprie dell’uomo

rinascimentale. Le mani e la testa, volutamente ingrandite, sottolineano

l’importanza del pensiero.

Anche se inizialmente destinata al Duomo, la statua fu collocata in Piazza

della Signoria come simbolo politico della libertà fiorentina. Il trasporto

richiese grandi sforzi e durò quattro giorni. Accolta con entusiasmo, l’opera fu

da subito considerata un capolavoro assoluto. Oggi l’originale si trova nella

Galleria dell’Accademia, mentre davanti a Palazzo Vecchio è visibile una

copia.

La cappella sistina

Nel 1508, Papa Giulio II incaricò Michelangelo di decorare la cappella sistina,

una cappella romana che era stata decorata da Ghirlandaio, Botticelli e

Perugino.

Dal 1508 al 1512 lavorò quasi completamente da solo, non soddisfatto degli

aiuti. Lavorava al buio, poiché c'era solo la luce delle candele. Litiga anche

con l'opinione pubblica, che criticava i nudi di Michelangelo e voleva un

ritorno alla tradizione.

Quando venne restaurata, i restauratori vennero criticati in quanto

riportarono alla luce i colori sgargianti iniziali. Michelangelo li aveva fatti così

forti perché aveva previsto che nel corso del tempo si sarebbero opacizzati (a

causa delle candele anche), per questo Michelangelo non avrebbe voluto.

Inizialmente sul soffitto erano presenti decorazioni che rappresentano il cielo

e Michelangelo riuscì a completarlo in 4 anni.

Il papa gli propose di realizzare gli apostoli, ma Michelangelo decise di iniziare

una sfida più complicata, dipingendo la “storia della genesi”, “episodi della

genesi” e “profeti e sibille”.

La struttura della cappella è come un'immensa architettura composta da

cornici e pilastri;

sono presenti:

lunette → antenati di Gesù

vele triangolari → gruppi familiari

tra le vele → figure colossali di sibille e poeti

4 pennacchi agli angoli → salvazioni miracolose del popolo ebraico

lati lunghi → ignudi

fasce centrali → con 9 episodi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher auroraball di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Ferrara Leonardo.
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