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RESTAURARE

RESTAURARE E RISTAURARE - Accademici della Crusca 1612

Nel loro vocabolario esprimono la necessità di mettere nero su bianco il significato delle

parole. Restaurare significa: rifare a una cosa le parti guaste, e quelle che mancano, o per

vecchiezza o per altro accidente simile, il che diremo anche, in modo basso, "rabberciare,

rinnovare".

RIFIORIRE – Filippo Baldinucci, 1681

Rifiorire significa fiorire di nuovo, o anche “porre un nuovo colore” (si parla di ricoprire le

pitture, "rifiorire"). Il rischio però è che il valore del dipinto può venir meno. Nel momento in

cui si aggiunge colore bisogna fare attenzione a non dimenticare il significato dell’opera.

DELLE RISTAURAZIONI – Francesco Milizia, 1832

La ristaurazione, è la rifazione di qualcosa o di tutte le parti di un edificio degradato o perito

per cattiva costruzione, o per lasso degli anni, così che si rimette nella sua prima forma, o si

aumenta anche considerevolmente, o più si abbellisce.

RESTAURARE O RISTAURARE – Quatremère de Quincy, 1842

Rifare a una cosa le parti guaste e quelle che mancano o per vecchiezza o per altro

accidente. A partire da questa definizione, lui l’adatta al suo tempo.

Nel XVI sec. si comincia a cercare tra le rovine di Roma e di altre città, gli avanzi delle statue

mutilate, per poi rifare le parti mancanti con lo stesso materiale; per farle ritornare alla loro

forma originale. Facendo così però c’è il rischio di contraffazione.

Un altro atteggiamento opposto è quello di lasciare il passato così com’è, guardando come

nel tempo si degrada.

Quatremère trova la soluzione: lui dice che non si deve restaurare tutto, ma solo quello che

ha particolarmente significato. La misura della restaurazione deve basarsi sull’importanza

dell’opera e sul grado di degrado di essa.

In alcuni casi si può intervenire su un edificio con l’aggiunta di elementi di supporto per

evitare ulteriori crolli; altre volte invece conviene lasciare nella massa i dettagli dell’opera,

così da rendere riconoscibile la parte restaurata da quella originale (CONCETTO DI

RICONOSCIBILITA’).

L’Arco di Tito è il modello più alto di restauro, è stato restaurato precisamente nel modo che

è stato descritto da Quatremère; le restaurazioni sono fatte in travertino con l’apparato

decorativo molto più semplificato per renderle riconoscibili.

Un altro esempio di restauro importante è quello del Colosseo; i terremoti del 200-300 hanno

causato crolli ai quali sono succeduti diversi interventi di restauro differenti. Nel 1800 viene

aggiunto un elemento di ,realizzato da Stern, allo sperone orientale del teatro, per

tamponare le arcate in degrado e rischio di crollo. Stern ha lasciato visibile la “rovina” e il

degrado nella materia, i segni del tempo. Sempre al Colosseo viene fatto sullo sperone

occidentale un altro intervento da Valadier. Lui ricostruisce in travertino le arcate e gli

elementi degradati, riportandoli alla loro forma originale, ma rispettando il concetto di

riconoscibilità utilizzando un materiale differente.

In entrambi i casi l’opera non è stata falsificata e non ne è stato intaccato il valore.

Nel 1813 l’architetto Gisors, ispettore francese degli edifici civili, visita Roma e osserva che:

-​ Bisogna conciliare efficacemente il gusto, la solidità e il rispetto: ad esempio, lo

sperone del Colosseo curato da Stern è del tutto sconveniente nell’aspetto, pur se

nella sostanza solido e staticamente risolutivo. -

-​ Le costruzioni ausiliarie (protesi, tamponamenti, speroni,…), essendo prive di

attenzioni formali, si allontanano dallo scopo del restauro, che è trasmettere alle

posterità le forme, le proporzioni dei begli edifici e dei monumenti.

-​ E’ preferibile una integrazione che restituisca l’aspetto di insieme, pur senza ridare

alla figura il “primitivo merito”: invece di controventare, puntellare fasciare i

monumenti è preferibile ricostruire almeno le masse di queste parti nelle loro forme e

proporzioni, anche con materiali differenti, ma con le stesse linee.

Esempio dell’Arco di Tito: qualche mese dopo il Ministro dell’Interno Montalivet stabilisce i

criteri da seguire nei restauri, facendo proprie le posizioni del Gisors, ma tra i letterati inizia

invece a diffondersi la cultura romantica del rovinismo e dell’ineluttabilità del degrado.

RESTAURAZIONE – Eugène Viollet-le-Duc, 1869

Restaurare un edificio non è conservarlo, ripararlo o rifarlo, è ripristinarlo in uno stato di

completezza che può non essere mai esistito in un dato tempo. Il mezzo migliore per

conservare un edificio è di trovargli una destinazione, la cosa migliore è mettersi al posto

dell’architetto primitivo e supporre ciò che egli farebbe, se, ritornando al mondo, gli si

imposero i programmi che sono posti a noi.

Le Duc è il primo che riconosce l’importanza di prendersi cura dell’edificio.

RESTAURO ARCHITETTONICO – Marco Dezzi Bardeschi, 2003

il verbo conservare risponde alla esigenza di preservare (= salvare dal decadimento, dalla

rovina e, alla lunga, dalla perdita) le risorse primarie essenziali per l’uomo (i cibi, le cose, i

prodotti e, in una parola, i beni materiali) identificandosi con l’impegno a tutelare, rispettare,

proteggere, custodire e trasmettere un patrimonio collettivo e personale di cui si reclama la

(pur sempre relativa) permanenza, al contrario il verbo restaurare presuppone di mettere in

efficienza come nuovo, il suo oggetto e dunque, sempre una decisa mutazione materiale (e

morfologica) dell’oggetto su cui si mettono le mani.

RESTAURO – Giovanni Carbonara, 2005

S’intende per «restauro» qualsiasi intervento volto a conservare e a trasmettere al futuro,

facilitandone la lettura e senza cancellarne le tracce del passaggio nel tempo

RESTAURO – Paolo Marconi, 2005

Restaurare vuol dire operare su un’architettura o un contesto urbano al fine di conservarli a

lungo, quando fossero degni di essere apprezzati e goduti dai nostri discendenti. La

funzione didascalica e quella simbolica prevalgono.

RESTAURO / CONSERVAZIONE – D. Lgs. 42/2004

Art. 29 – Conservazione

1. La conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata

e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro.

2. Per prevenzione si intende il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di

rischio connesse al bene culturale nel suo contesto.

3. Per manutenzione si intende il complesso delle attività e degli interventi destinati al

controllo delle condizioni del bene culturale e al mantenimento dell'integrità, dell'efficienza

funzionale e dell'identità del bene e delle sue parti.

4. Per restauro si intende l'intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni

finalizzate all'integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla

trasmissione dei suoi valori culturali. Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a

rischio sismico in base alla normativa vigente, il restauro comprende l'intervento di

miglioramento strutturale.

5. Il Ministero definisce, anche con il concorso delle Regioni e con la collaborazione delle

Università e degli Istituti di ricerca competenti, linee di indirizzo, norme tecniche, criteri e

modelli di intervento in materia di conservazione dei beni culturali

Art. 34 - Definizione di restauro

1. Per restauro si intende l’intervento diretto sulla cosa volto a mantenere l'integrità materiale

e ad assicurare la conservazione e la protezione dei suoi valori culturali. Nel caso di beni

immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla normativa vigente il

restauro comprende l'intervento di miglioramento strutturale.

LEON BATTISTA ALBERTI: CONCETTO DI TEMPO E MATERIA

De Re Aedificatoria (1450), Leon Battista Alberti

E’ un trattato sull’architettura basato sui dieci libri del De Architectura di Vitruvio. Secondo

Vitruvio, l’architettura ha tre componenti fondamentali:

-​ firmitas (solidità);

-​ utilitas (funzione, destinazione d'uso);

-​ venustas (bellezza)

Nel decimo libro Alberti tratta del concetto di restauro della conservazione; riflette sul

concetto di tempo: tutto è vinto dal tempo; e ancora: i corpi nulla possono contro le leggi

della natura che li condannano ad invecchiare.

I danni degli edifici provengono da:

-​ il passare del tempo

-​ dalla negligenza umana

Il concetto di tempo però non è solo negativo, esso è anche donatore di qualità, dona un

valore inqualificabile alle opere. Nel trattato il tempo è un donatore e un consumatore allo

stesso momento.

Alberti riflette poi sul concetto di materia: “l’edificio è un corpo, e, come tutti gli altri corpi,

consiste di disegno e materia: il primo elemento è in questo caso opera dell’ingegno, l’altro è

prodotto dalla natura; l’uno necessita di una mente raziocinante, per l’altro si pone il

problema del reperimento e della scelta”.

La materia è soggetta a due tipi di corruzione:

-​ vicissitudo temporum, esterna (agenti atmosferici)

-​ ab origine, interna, che la materia si porta dentro (“ontologica” imperfezione)

LETTERA DI RAFFAELLO 1512

In questa lettera a Papa Leone X, viene sottolineato come vengono protette e tenute male le

architetture. Raffaello esprime il suo sdegno di fronte alla poca cura che i pontefici hanno nei

confronti del patrimonio architettonico.

VICTOR HUGO (1802-85)

E’ stato un poeta, drammaturgo, scrittore, disegnatore, politico, intellettuale e pittore.

Hugo ha prodotto quasi 4000 disegni a matita di luoghi e monumenti che ha visitato, come

borghi tipici della valle del Reno, castelli e paesaggi. Sono significativi perché nella modalità

di disegnare vediamo la doppia presenza di natura e architettura come elementi che

coesistono nell’ambiente.

Esempi: The Castle (1878), Chateau de carcassone (1830)

Usa il disegno per raccontare quali sono le architetture e i luoghi del 1800. Non solo disegna

architetture ma racconta anche la complessità degli apparati decorativi e della dimensione di

vita di questi luoghi (rappresenta anche delle persone); riconoscendo il valore civile e sociale

dell’architettura.

Accanto alla produzione artistica Hugo affianca anche un’attività letteraria di scrittore

-​ La Bande Noir (1823):

E’ un’opera pubblica che compone come occasione per condividere con un pubblico vasto

alcuni messaggi fondamentali, si vede la necessità di evidenziare quanto sia importante di

prendersi cura dell’eredità dei loro avi (edifici del passato), “contiamo ogni pietra caduta” con

questo lui riconosce importanti anche tutte le rovine perché testimoniano le società passate.

-​ Guerre aux démolisseurs! (1825-32):

I demolitori sono i restauratori che intervengono sugli edifici del passato demolendoli; lui li

considera come “il martello che mutila il volto del paese”. Hugo sollecita una “legge per

l’opera collettiva dei nostri padri”, ovvero il patrimonio di edifici del passato che ancora

sopravvivono e che ci raccontano una cultura. Si rifà al concetto di tempo, un edificio è la

testimonianza del passato ma anche la premessa per il futuro.

-​ Notre Dame de Paris (1831-32):

“Qualunque possa essere l’avvenire dell’architettura, mentre aspettiamo i nuovi monumenti

conserviamo quelli antichi”, questo è un libro che esprime la necessità di dimostrare che è

fondamentale conservare i monumenti antichi. Lo fa capire attraverso il romanzo di

Quasimodo ed Esmeralda.

NOTRE DAME DE PARIS

E’ un romanzo storico ma non solo. Hugo costruisce una vicenda all’interno della quale si

hanno molti elementi interessanti per un architetto.

In un passo del libro viene descritta una scena dove lo scrittore trova un incisione antica in

una chiesa, "Ananke" che significa destino; la calligrafia si rifà ad un tempo molto più antico

(medioevo) ma nel tempo si modifica a causa dell’ambiente e dell’uomo, dunque ad un certo

punto si cancella. Quello che ha subito questa parola, è quello che hanno subito le chiese

del medioevo, perché era considerato un periodo buio e per la società del tempo non

avevano abbastanza valore da essere conservate. L’uomo che ha scritto quella parola sul

muro non c'è più, la parola è scomparsa e forse anche la chiesa scomparirà se non ce ne

prendiamo cura. Per questo motivo è stato scritto questo libro.

I peggiori nemici dell’architettura passata sono la Chiesa, gli architetti e il popolo.

Uno dei temi principali del libro è quello del TEMPO: Hugo dice “Il tempo consuma ma

l’uomo ancora di più”, l’azione dell’uomo è più nefasta dell’azione del tempo sull’architettura.

Per Hugo l’architettura è fatta di materia, “è una vasta sinfonia di pietra, è un'opera colossale

di un uomo e di un popolo”. L’architettura è il luogo dove la società lascia il suo segno, è una

manifestazione di cultura.

Il tempo ha conferito alla chiesa più di quanto lei abbia tolto, il tempo che passa è il valore

che ha un edificio, più un edificio è antico, più la stratificazione data dal passare del tempo è

visibile. Per Hugo “Il tempo è l’architetto, il popolo il muratore”

LIBRO QUINTO: QUESTO UCCIDERA’ QUELLO

“Questo ucciderà quello, il libro ucciderà l’edificio”. L’architettura (quello) è il grande libro

dell’umanità, l’espressione principale dei diversi gradi del suo sviluppo. La scrittura (questo)

ucciderà l’architettura.

Hugo ci dice che “L’architettura è la bibbia di pietra, la stampa è la bibbia di carta”.

Il rischio è che l’architettura perda il suo valore come traccia di un popolo, di un sapere.

LE ORIGINI DELLA TUTELA IN FRANCIA

La tutela è la modalità che ha l’obiettivo di prendersi cura, proteggere qualcosa.

Le premesse di questo sistema di tutela sono legate al concetto di antichità, al concetto di

antichità nazionale e al ruolo degli antiquari (conservazione iconografica).

Dalla fine del ‘700, con l’obiettivo di raccogliere in un unico luogo delle testimonianze del

passato che vede come protagonista Alexandre Lenoir, che istituisce il museo dei

monumenti francesi (1790) che rappresenta il concetto di mentalità museale, è il luogo nel

quale sono custodite i resti delle testimonianze del passato.

Qual’è il valore che si dà al concetto di monumento? Monumento deriva da “monere”, che

vuol dire “ricordare”. Il monumento in Francia viene riconosciuto, dopo la rivoluzione

francese, come un patrimonio che ha un valore nazionale, cognitivo, artistico ed economico

(per la prima volta viene riconosciuto il valore economico).

A partire da questo concetto si cerca di definire anche in che modo ci so può confrontare

con i monumenti, si scrive il corpus legislativo: leggi che servono a prendersi cura delle

testimonianze del passato. Viene istituita nel 1830 la carica di “Ispettore dei Monumenti

storici” che lavora per la Commissione dei Monumenti storici. Nel 1887 viene decretata la

Prima Legge sui Monumenti storici, mentre la legge definitiva viene redatta nel 1913.

Per decretare se un operà e un monumento storico o no, vengono chiamati questi ispettori

(architetti) per fare i sopralluoghi su tutto il suolo francese e censire gli edifici che possono

essere considerati monumenti storici o no; questo fenomeno di conoscenza permette di

conoscere una quantità notevole di architetture esistenti nei primi dell’800. Durante questi

sopralluoghi gli ispettori studiano e ridisegnano tutti i monumenti con cui vengono a contatto

(es: Porta Saint Marcel del XII). Non solo gli ispettori utilizzano il disegno ma usano anche il

Dagherrotipo: la primissima sperimentazione fotografica per riprodurre oggettivamente le

immagini, anche se la scelta del punto di vista è soggettiva. Sotto la categoria di monumenti

storici sono considerate anche alcune case d’abitazione, si riconosce che l’abitare

quotidiano è un monumento, una testimonianza.

VIOLLET-LE-DUC E IL RESTAURO

Viollet Le Duc parla di restauro nel Dizionario Ragionato dell’Architettura, il libro si compone

di 10 volumi con più di 500 voci accompagnate anche da disegni esplicativi. Il disegno è una

componente fondamentale per comprendere il meccanismo strutturale di un edificio. Uno

degli obiettivi di Le Duc è definire il rapporto tra la tecnica e la forma architettonica, ovvero

vuole trovare il carattere strutturale che sta alla base degli edifici. Restaurare un edificio non

è conservarlo, non è rifarlo, ma è ripristinarlo, riportarlo ad una completezza; si vuole

ricostruire un’unità stilistica incompleta, che può anche non essere mai esistita.

ESEMPI DI RESTAURO DI LE DUC

-​ LA MADELEINE DE VÉZELAY (1840-61):

Nel 1834 la Chiesa che era in stato di abbandono viene riconosciuta da uno degli Ispettori di

Monumenti Storici. I disegni prima del restauro evidenziano il fatto che non c'è un'unità

stilistica, sulla facciata occidentale e sul prospetto sud ci sono forme architettoniche di età

diverse, ci sono differenti materiali e sono caratterizzate da precarietà strutturale.

RESTAURO: Le Duc produce dei rilievi dettagliati, raccontano pietra per pietra lo stato di

degrado dell’edificio e restituiscono lo stato di fatto prima dell’intervento.

Stratificazioni: La chiesa di età romanica viene completata con caratteri gotici (navata, coro,

archi, volte, e struttura portante); ….vedere powerpoint

Le Duc qui non punta all’unità stilistica perché si riconosce una stratificazione di diverse

epoche nella chiesa. Si concentra maggiormente sulle funzioni statiche, la chiesa aveva

lesioni alle volte. Vengono quindi smorzati gli archi rampanti e costruiti di nuovo senza gli

errori della costruzioni collocandoli in una posizione esatta. Non ricostruisce la seconda torre

mancante, nella prima si trova una loggetta mentre nella seconda questa parte manca.

Questo rispetto per le stratificazioni è strettamente legato alla Madeleine

-​ NOTRE DAME A PARIGI (18)

Prima del restauro Notre Dame aveva un unico ingresso centrale, le bifore non sono

tamponate, la galleria in facciata è molto buia perché non c'è niente al suo interno.

Nel 1844 la Commissione dei Monumenti Storici vede nel progetto di viollet un modo per

intervenire sulla cattedrale, e vuole che lui avvii un processo di conoscenza attraverso tutte

le fonti documentarie.

RESTAURO: Il portale centrale viene sdoppiato perché stilisticamente non è corretto averne

uno unico (riporta all’unità stilistica), rimuove la muratura di tamponamento delle bifore e le

rende delle finestre. Nei disegni che presenta Le Duc si trovano spesso anche delle persone

disegnate, per far capire la maestosità dell’edificio, ma la parte più caratteristica è il fatto che

sono vestite come all’epoca. Questo perché l’architetto si deve totalmente immedesimare

nel periodo di costruzione dell’opera. L’obiettivo del restauro è quello di ricondurre la

cattedrale alle originarie caratteristiche medievali. Vengono rinforzati i contrafforti e gli archi

rampanti, vengono sostituite le finestre, viene ripristinato l’apparato decorativo, la galleria dei

re (durante la rivoluzione francese tutte le statue dei re vengono distrutte) in facciata viene

abitata da sculture di re della chiesa (sono le copie di qualcosa che è andato perso),

vengono realizzati altri gargoyle che si possono riconoscere rispetto a quelli originali

(l'intervento di restauro è riconoscibile).

Il restauro prevede anche la ricostruzione della guglia principale della cattedrale; Le Duc

prevedeva anche di costruire delle guglie sulla sommità delle torri ma questo intervento alla

fine non viene fatto.

Nel 2019 la cattedrale subisce un incendio che porta alla perdita della guglia e innesca un

forte dibattito sul fatto di ricostruirla o meno

-​ CASTELLO DI PIERREFONDS (1390)

Costruito per Luigi d’Orleans, viene demolito nel 1617 su ordine di Luigi XVIII. Nel 1848

viene dichiarato Monumento storico degli Ispettori e nel 1857 Napoleone III decise di

restaurarlo.

All’inizio (1857) si doveva restaurare solo la parte del Mastio per farla diventare una

residenza, lasciando il resto in rovina tranne le due torri. Dopo il 1861 si pensa di restaurare

completamente il castello

RESTAURO: viene recuperata la forma completa e originaria del castello, quello che era

incompleto viene ricostruito in modo che noi oggi non possiamo riconoscere l’intervento di

restauro.

-​ CARCASSONNE (1852-79)

Nel 1846 Le Duc viene incaricato di redigere una relazione su Carcassonne (cittadella

fortificata).

RESTAURO: attraverso il processo conoscitivo che lo porta a studiare tutto il sito, tutte le

porte, tutti i materiali, lui restituisce un’unità stilistica che è il risultato di tutto questo studio.

Partendo dai disegni archeologici Le Duc ricostruisce tutto nei minimi particolari. Ha ridato

vita ad un monumento storico che era andato perso.

Negli anni Novanta, dell’autenticità del luogo rimane ben poco.

JOHN RUSKIN E LE MOTIVAZIONI CULTURALI, SOCIALI E ECONOMICHE DEL

PATRIMONIO ARCHITETTONICO

JOHN RUSKIN: 1819-1900

E’ uno scrittore, incisore, pittore, e teorico dell’architettura.

Nelle sue opere esprime il concetto di natura e materia (es: rocce).

Attraverso il viaggio in Italia (durante il Grand Tour) realizza “Amalfi” (1840)

Si fa fatica a distinguere la città dalla natura,

l’architettura stessa è vista come materia naturale.

Quando Ruskin era ancora molto giovane, vide i dipinti di Joseph Mallord William Turner e

ne rimase profondamente colpito; Turner, con la sua pittura di luce, atmosfera e natura in

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.tolotti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di conservazione dell'edilizia storica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Gabaglio Rossana.
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