FISIOLOGIA VEGETALE
PROGRAMMA
Peculiarità metaboliche e funzionali della cellula vegetale: reticolo endoplasmatico, vacuolo, perossisomi,
gliossisomi, corpi proteici, oleosomi, plastidi.
La parete cellulare vegetale: composizione, architettura e biosintesi. Basi molecolari della funzione dei
plasmodesmi - Potenziale elettrochimico e potenziale idrico. Componenti del potenziale idrico- Il
movimento dell'acqua nella pianta.
Trasporto a lunga distanza. Pressione radicale, modello della coesione-tensione. Continuum suolo-pianta-
atmosfera. Trasporto dell’acqua dal suolo alla radice. Struttura dello xilema. Trasporto dell’acqua alle foglie.
Traspirazione e sua regolazione. Gli stomi: struttura e meccanismi di controllo dell’apertura e chiusura.
Pompe ioniche. Significato fisiologico del potenziale elettrico di membrana. Nutrizione minerale delle
piante. Piante e funghi simbionti: le micorrize. Metabolismo dell'azoto. Fissazione dell'azoto. Simbiosi
leguminose-rhizobium. Assimilazione dell’azoto.
Fotosintesi. I pigmenti fotosintetici. Organizzazione spaziale e funzione dei fotosistemi. Trasporto non-
ciclico di elettroni, accettori e donatori di elettroni. Trasporto di protoni e fotofosforilazione. Trasporto
ciclico e pseudociclico. Spillover. Ciclo di Calvin e sua regolazione. Fotorespirazione. Sistemi per
concentrare la CO : Piante C4. Metabolismo acido delle crassulacee. Biosintesi del saccarosio e dell'amido e
2
meccanismi di regolazione.
La traslocazione nel floema. Modello del flusso da pressione. Caratteristiche della traslocazione floematica:
relazione sorgente-pozzo. Caricamento e scaricamento del floema. Ripartizione degli assimilati.
Trasformazione genetica delle piante applicata agli studi di fisiologia vegetale.
Fotomorfogenesi. Fotorecettori della luce rossa e blu: Fitocromo, crittocromi e fototropine.
Risposte alla luce rossa e blu. Trasduzione del segnale luminoso.
Gli ormoni vegetali. Auxine. Citochinine. Gibberelline. Acido abscissico. Etilene e frutto.
Cenni su brassinosteroidi. Percezione e trasduzione del segnale ormonale.
Fisiologia del seme. Cenni sul metabolismo dei lipidi. Ciclo del gliossilato. Cenni su fotoperiodismo e
fioritura.
CARATTERISTICHE DELLE PIANTE
Le piante possono avere diversi utilizzi:
- Piante come alimento
- Come regolatrici del clima
- Per i nostri fabbisogni energetici
- come fonte di risorsa rinnovabili
- per guarire
- per il nostro equilibrio psichico
In ogni caso le piante sono organismi pluricellulari fotosintetici costituiti da cellule eucariotiche
vacuolate e con pareti cellulosiche.
Gli elementi unificanti delle piante sono:
- l’autotrofia: sono infatti i produttori primari del pianeta e convergono l’energia solare in energia
chimica.
- Vita sedentaria: non hanno la capacità di muoversi e infatti hanno elaborato delle strategie per
crescere verso risorse essenziali come luce, acqua ed elementi nutritivi.
- Hanno strutture di trasporto per l’acqua e gli elementi nutritivi (xilema e floema).
- Crescita indeterminata (possono continuare a crescere grazie all’attività di zone che contengono le
cellule staminali vegetali, note come meristemi).
- Parete cellulare (sostegno meccanico; impermeabilità).
N.B.
A causa della loro vita sedentaria le piante hanno la capacità di rispondere a una quantità
molto elevata di stimoli, come gravità, luce, temperatura, microbi, erbivori, molecole
gassose, composti chimici della terra e dell’aria e così via.
STRUTTURA DICOTILEDONE Non verrà trattata in questo corso ma è meglio andarsela a
rivedere.
2
Xilema e floema
Le piante presentano un apparato per il trasporto a lunga distanza
dell’acqua e dei soluti, che avviene dal suolo alle altre parti della
pianta ed è lo xilema, mentre il trasporto dei fotosintati e di altre
molecole organiche è un trasporto bidirezionale ed è chiamato
floema.
- Xilema: trasporta solo verso l’alto.
- Floema: trasporta in tutte e due le direzioni.
LA CELLULA VEGETALE
La cellula vegetale è una cellula eucariote che però ha delle
caratteristiche peculiari. A seconda della sua struttura e
dei suoi differenziamenti poi genera piante molto diverse.
In questa diversità il ruolo più importante è quello della
parete cellulare.
La struttura all’interno mostra organelli tipici anche della
cellula animale (nucleo, RE, mitocondri, ecc) con alcune
eccezioni.
In questo corso studieremo proprio queste eccezioni che rappresentano le peculiarità della cellula vegetali:
- Parete cellulare: Una struttura molto spessa con un’organizzazione piuttosto complessa.
- Plastidi: degli organelli semiautonomi di origine ancestrale procariotica con numerosissime funzioni.
La parete può dare alla cellula vegetale dimensioni e forme molto
varie. Ad esempio, le cellule meristematiche hanno una dimensione
media di 25 µm, mentre le cellule epidermiche, che sono piatte,
arrivano a circa 75 µm. Abbiamo poi strutture molto complesse.
- Membrana plasmatica
La membrana plasmatica consiste in un doppio strato fosfolipidico dove si possono trovare proteine
integrali e proteine non integrali e che permette alle cellule di assorbire, trattenere o escludere determinate
sostanze.
La cosa particolare da tenere a mente è che le glicoproteine (proteine associate a
un carboidrato che forma uno strato esterno alla membrana), presenti sia nelle
cellule animali che in quelle vegetali, presentano la porzione saccaridica, ovvero
i glicani, nella parte esterna della membrana e nel caso delle cellule vegetali si
“affacciano” sulla parete cellulare.
N.B.
Membrana nucleare e reticolo endoplasmatico presentano le caratteristiche che già conosciamo. 3
- Apparato del Golgi
Anche l’apparato del Golgi è presente sia nelle cellule animali che in
quelle vegetali, ma bisogna dire effettivamente che nella cellula vegetale
ha un ruolo molto più centrale. Infatti, la maggior parte della
componente polisaccaridica che costituisce la parete cellulare è prodotta,
o maturata, nel Golgi. Inoltre, nella cellula vegetale non è un’unica
struttura ma è divisa in più strutture, che un tempo venivano chiamati
dittiosomi. Queste diverse strutture sono distribuite per tutta la cellula e
sono molto mobili.
La cosa importante da ricordare riguardo la struttura del Golgi delle piante è che presenta 3 diverse zone.
La zona cis (cis Golgi) dove sono presenti le cosiddette “cisterne cis” ovvero quelle più vicine al RE e che
ricevono le vescicole da quest’ultimo. RE e Golgi partecipano insieme alla produzione di glicoproteine.
La zona centrale che è costituita dalle cisterne mediane, dove avviene appunto la maturazione delle
glicoproteine.
Infine, abbiamo una zona più esterna, che prende il nome di faccia trans (trans Golgi), molto importante e
complessa, che manda le vescicole ad altri organelli, ma a sua volta riceve anche vescicole che tornano
indietro ad esempio dalla membrana plasmatica.
- Plasmodesmi
Un’altra componente della cellula vegetale molto importante sono i
plasmodesmi, ovvero canali, circondati da plasmalemma, che
mettono in comunicazione il citoplasma di cellule adiacenti.
Questi tunnel non sono vuoti, ma sono attraversati da un tubo di
reticolo endoplasmatico che prende il nome di desmotubulo.
In particolare, le pareti di questi canali sono foderate dalle membrane plasmatiche che sono continue nelle
due cellule. All’interno dei plasmodesmi troviamo anche le membrane del reticolo endoplasmatico che
formano il desmotubulo. Infine, troviamo le proteine. Quest’ultime possono trovarsi all’interno del
desmotubulo, lo possono foderare, o possono foderare l’interno della membrana plasmatica che mette in
continuità le due cellule. Le proteine che foderano l’esterno del desmotubulo e le proteine che foderano
l’interno del plasmodesma (la membrana) sono collegate da delle proteine contrattili. Queste proteine
possono regolare l’ampiezza del desmotubulo, e di conseguenza regolano il tipo di molecola che può
passare. La densità di plasmodesmi cambia a seconda delle relazioni metaboliche che ci
sono tra le cellule adiacenti. Cellule che sono in stretto contatto metabolico e
cooperano per gli stessi processi metabolici ovviamente presenteranno un’alta
densità di plasmodesmi.
N.B.
Le cellule che hanno il minor numero di plasmodesmi, quasi niente, sono le
cellule degli stomi (apertura per scambi gassosi).
4
La struttura del plasmodesma, quindi, costituisce un sistema di filtraggio per dimensione delle molecole.
A condizioni fisiologiche fanno passare liberamente molecole molto piccole, non più grandi di 1000 Da
(Da unità di massa atomica).
=
Di conseguenza, per i plasmodesmi il SEL (Size Exclusion Limit) (Limite di esclusione molecolare) è di
1000 Da. Molecole più grandi di 1000 Da non riescono a passare. (N.B. a condizioni fisiologiche).
A condizioni diverse da quelle fisiologiche la situazione cambia un pochino. Alcuni studi sui virus e sulle
infezioni virali hanno messo in evidenza una caratteristica interessante dei plasmodesmi, ovvero che sono
regolabili. La regolazione avviene grazie alle proteine contrattili.
I virus, infatti, hanno delle proteine che permettono di aumentare il SEL dei plasmodesmi fino a 10 KDa.
La modificazione della SEL da parte dei virus avviene proprio perché i virus si muovono da cellula a cellula
grazie ai plasmodesmi.
I primi plasmodesmi (plasmodesmi primari) si formano durante la citochinesi ovvero quando si separano le
due cellule vegetali. E poi si continueranno a formare più avanti.
Un concetto fondamentale è che i plasmodesmi formano nelle cellule quindi 2 diversi ambienti:
L’apoplasto: è l’ambiente fuori dalla membrana plasmatica.
Sistema continuo di pareti cellulari. Anche gli spazi aeriferi intercellulari
dei tessuti della pianta vengono considerati come apoplasto ma interessano
il movimento di gas e non di liquidi.
Il simplasto: consiste invece nell’ambiente all’interno della membrana.
Quindi un sistema continuo di citoplasmi messi in comunicazione dai
plasmodesmi.
IL VACUOLO
Il vacuolo delle piante presenta delle peculiarità che lo rendono caratteristico della cellula vegetale.
Infatti, organelli con queste caratteristiche non trovano corrispondenti nelle cellule animali.
N.B.
I vacuoli negli animali prendono il nome di lisosomi.
Alcune caratteristiche sono comuni a quelle delle cellule animali, come ad esempio la
presenza di una membrana semipermeabile tipica (tipica doppio strato lipidico), che
=
deriva dal Golgi e che prende il nome di tonoplasto.
Il succo vacuolare ha invece una composizione molto variabile e dipende da cellula
a cellula.
I componenti comuni sono H O, ioni inorganici, acidi organici, enzimi, zuccheri,
2
pigmenti, e vari metaboliti secondari che possono variare a seconda della specie.
Eventualmente si possono trovare anche delle inclusioni solide che derivano dalla
cristallizzazione di alcuni componenti.
Inoltre, sono delle strutture altamente dinamiche. Dipende dal tipo di cellula.
Sulla sinistra osserviamo una rappresentazione schematica delle modificazioni
dell’apparato vacuolare nel corso della crescita cellulare. 5
FUNZIONI DEL VACUOLO
La premessa importante da fare è che le piante non hanno un apparato escretore e di conseguenza le
funzioni di sequestro di metaboliti indesiderati viene svolta dal vacuolo.
Le funzioni del vacuolo comunque sono innumerevoli:
1. Consente una grande dimensione delle cellule, però a un costo metabolico non troppo alto. Questo
perché la sua composizione è molto meno ricca in proteine (e molecole “pregiate”) rispetto al citosol,
quindi il raggiungimento del volume, avviene con un dispendio minimo.
2. Funzione osmotica, insieme al citoplasma e alla parete cellulare. Queste 3 strutture sono in
equilibrio osmotico tra loro, e questo è fondamentale per diverse cose:
a) Sostegno meccanico (turgore).
b) Generazione della forza motrice necessaria per la crescita cellulare, grazie alla pressione di
turgore che aumenta.
c) Funzionamento degli stomi.
d) Movimenti di parti della pianta.
N.B.
In questa funzione il vacuolo, attraverso i suoi scambi di ioni con il citosol, e occupando circa il 90%
del volume della cellula ovviamente ha un ruolo chiave.
3. Accumulo di ioni e regolazione della loro concentrazione nel citoplasma e nell’apoplasto grazie
ad appositi trasportatori specializzati. Accumulo di acidi organici, sotto forma di sali, prodotti dal
meccanismo di regolazione del pH citoplasmatico (es. malato o acido malico).
4. Accumulo di metaboliti con funzioni di riserva.
5. Accumulo di prodotti del metabolismo secondario.
6. Funzioni litiche.
- turgore cellulare
Il turgore è alla base della forma della pianta alla quale da sostegno.
Questo turgore è determinato dal vacuolo e dalla parete cellulare che
garantiscono appunto la tonicità (rigidità) della cellula vegetale.
Quando l’osmolalità (concentrazione di soluti nel liquido) del contenuto intracellulare è
maggiore di quella dell’ambiente extracellulare (ambiente intracellulare ipertonico),
l’acqua tende a entrare dentro la cellula, perché passa da concentrazione minore a
quella maggiore per equilibrare le energie libere dei 2 compartimenti.
Di conseguenza la cellula comincerà a espandersi sotto la spinta dalla pressione idrostatica positiva che si
genera. Questa pressione idrostatica positiva del protoplasto ( cellula vegetale priva di parete) viene
=
controbilanciata dalla resistenza opposta dalla parete cellulare (elastica), si determina quindi la
cosiddetta pressione di turgore.
6
Quando invece l’ambiente intracellulare è ipotonico l’acqua comincia a uscire e determina il distacco del
protoplasto dalla parete cellulare, che però non si distacca completamente ma rimane ancorato in alcuni
punti, in particolare in prossimità dei plasmodesmi. Questo fenomeno di contrazione del protoplasto si
chiama plasmolisi, e spiega il perché piante non lignificate avvizziscono. La plasmolisi se prolungata troppo
nel tempo porta alla morte cellulare.
- Forza motrice per la distensione cellulare
La pressione di turgore esercitata dalla cellula in maniera uniforme sulla parete
cellulare rappresenta la forza guida dell’accrescimento delle cellule vegetali.
La forma che la cellula assume nell’espansione invece dipende dalla parete.
La parete infatti ha una componente resistente alla tensione che è la cellulosa, e poi delle componenti
matriciali che invece sono elastiche.
TONOPLASTO: MEMBRANA VACUOLO
Il tonoplasto è una membrana a doppio strato lipidico e semipermeabile, il che significa che ha dei
trasportatori che contribuiscono agli scambi di molecole con il citoplasma.
Per quanto riguarda la composizione: presenta in minima parte i
fosfolipidi, predominanti i glicolipidi.
Le proteine invece sono per la maggior parte proteine di trasporto,
come proteine carriers, pompe protoniche, proteine canali, ed enzimi.
Spesso si tratta di glicoproteine con residui oligosaccaridici rivolti
verso l’interno del vacuolo.
COMPOSIZIONE SUCCO VACUOLARE
La composizione del succo vacuolare come abbiamo già detto consiste in acqua, ioni inorganici diversi in
base al terreno su cui vive la pianta, acidi organici (malato o acido citrico nel limone), carboidrati (mono-
di- o polisaccaridi), amminoacidi, proteine di riserva enzimatiche e lipidi (solo sulla membrana).
Possono formarsi anche delle inclusioni solide dovute all’accumulo di alcune sostanze nel vacuolo che
arrivano a cristallizzare. Questo avviene soprattutto nel caso di elevate concentrazioni di acidi organici.
Un esempio è l’ossalato di Calcio, ovvero un sale insolubile in acqua che appunto precipita e forma
cristalli.
Questi cristalli che si formano all’interno del vacuolo, un tempo venivano utilizzati come criterio
tassonomico. Infatti, diverse specie di piante formano diversi tipi di acidi e di conseguenza diversi tipi di
cristalli, che poi avendo forme diverse si possono facilmente distinguere in microscopia ottica. 7
OMEOSTASI E pH NELLA CELLULA VEGETALE
Il pH del citosol non è poi tanto diverso da quello delle cellule animali: leggermente basico 7 7.2 7.3
= – –
N.B.
La peculiarità delle cellule vegetali è il fatto che gli altri due ambienti: l’apoplasto e il vacuolo invece
hanno pH acido: intorno a 5 – 5.5 (vacuolo 5.5). Hanno quindi una più elevata concentrazione di protoni.
=
Questo disequilibrio nella concentrazione di protoni richiede dei meccanismi attivi con dispendio di
energia, ovvero le pompe protoniche che spingono i protoni da un’ambiente meno concentrato a uno più
concentrato.
Inoltre, nel vacuolo si accumulano molti ioni inorganici che possono entrare in
questa struttura proprio grazie ad alcuni specifici trasportatori a livello del
tonoplasto, che sfruttano l’elevata concentrazione di protoni (che tendono invece
a uscire dal vacuolo).
- funzioni litiche vacuolo e accumulo sostanze di riserva
I vacuoli hanno funzione analoga ai lisosomi delle cellule animali, quindi, possiedono degli enzimi
degradativi delle varie sostanze (peptidasi, glicosidasi). È quindi responsabile della digestione delle
macromolecole di riserva e del riciclaggio dei componenti molecolari degli organuli.
- Segregazione dei metaboliti
Il vacuolo deve sopperire alla mancanza di un apparato escretore. Infatti, tende ad immagazzinare i
cataboliti sottraendoli così alla cellula. Queste sostanze, accumulandosi nel vacuolo, svolgono un’azione
deterrente contro gli erbivori. Quindi può essere anche usato per difesa.
Inoltre, alcuni composti vengono isolati nel vacuolo perché magari interagendo con altri composti
potrebbero diventare tossici.
Un esempio di segregazione di questi metaboliti è quello che troviamo nella mandorla
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