Estratto del documento

Sia le piccole che le grandi imprese sono guidate dagli stessi principi finanziari;

le grandi imprese sono però amministrate da manager, designati dagli

azionisti. Ogni decisione presa da un'azienda ha implicazioni finanziarie e

qualsiasi decisione che influisce sulle finanze di un'azienda è una decisione di

finanza aziendale.

tutto ciò che fa un'impresa rientra nella finanza aziendale.

La finanza d'azienda ha chiaramente alla sua base decisioni di natura

finanziaria, quindi legate alla gestione della liquidità (flussi di cassa) in entrata

e uscita.

La gran parte delle operazioni ha un'implicazione finanziaria, anche qualora

generano crediti o dEBi (dato che viene semplicemente posticipato il momento

in cui si verifica il movimento di cassa). [La forza contrattuale commerciale ha

implicazioni sia in termini temporali che di entità dei flussi. La finanza tiene

conto del valore del tempo attraverso l'operazione di attualizzazione, per la

quale risulta particolarmente importante la definizione del tasso.

Esso viene determinato tenendo conto del rischio, il tasso di attualizzazione

incorpora cioè la rischiosità sottesa ai flussi di cassa.]

La gestione finanziaria è ≠ diversa dalla contabilità, dal momento che

prospettiva storica:

quest'ultima offre una dà cioè informazioni a consuntivo,

che vengono poi utilizzate dai manager finanziari a supporto del processo

decisionale in un'ottica di “forward looking”.

Alla base della finanza aziendale vi è il principio della creazione (o

massimizzazione) del valore, un principio guida che deve essere di

ispirazione per tutte le scelte e che è sostanzialmente indirizzato ad

incrementare la ricchezza per gli azionisti.

Esso è un obiettivo sotteso alla gestione finanziaria d'impresa, attribuito dalla

teoria finanziaria di azienda al manager finanziario.

L'impresa familiare non è sempre mossa dall'obiettivo di massimizzazione di

profitto-valore, ma potrebbe perseguire anche obiettivi non monetari, come la

preservazione del controllo, valori di tipo socio emozionale e l’idea di

tramandare alle generazioni successive.

LA FIGURA DEL MANAGER FINANZIARIO:

l'obiettivo fondamentale del management finanziario è di creare ricchezza e

aggiungere valore per i proprietari dell’impresa.

Le motivazioni sottostanti agli obiettivi specifici del management finanziario

sono la sopravvivenza, l'evitare il dissesto finanziario il fallimento, il battere la

concorrenza, il massimizzare le vendite la quota di mercato, il minimizzare i

costi e il massimizzare i profitti e il mantenere una crescita costante degli utili.

PRINCIPALI DECISIONI IN FINANZA D’AZIENDA

(il principio della creazione del valore impone di gestire queste 3 politiche

secondo un’unica prospettiva):

1) Decisioni allocative (politiche di investimento ) allocare i

finanziamenti raccolti con opportuni investimenti (profittevoli)

- si tratta di individuare le adeguate (tipologia di investimento, settore

dimensioni d'impresa, fase di vita dell'azienda, …) opportunità di

investimento e operare scelte, ciò attraverso l'impiego di criteri che

fanno riferimento al principio di massimizzazione del valore

- con decisioni di investimento intendiamo una vasta gamma di scelte che

includono non solo quelle che creano ricavi e profitti (come l'introduzione

di una nuova linea), ma anche quelle che consentono di risparmiare

(come la costruzione di un nuovo e più efficiente sistema di distribuzione)

e quelle relative a quanto credito concedere ai clienti, ma anche decisioni

strategiche in merito ai mercati in cui entrare e le acquisizioni di altre

società

- il criterio efficiente permette di selezionare gli investimenti che

consentono di massimizzare il valore (teniamo comunque presente che,

dato e che si tratta di decisioni proiettare nel tempo, vi è sempre una

soglia di rischio e di incertezza)

- la selezione si basa sulla formulazione di aspettative sui flussi di cassa

futuri, l'incertezza sulle entità e sulla manifestazione temporale dei flussi

di cassa dovrebbe essere adeguatamente incorporata nel tasso che viene

usato per l'attualizzazione - qualsiasi processo dovrebbe avere una

pianificazione/previsione finanziaria (generalmente consiste nel fissare

benchmark e traguardi intermedi e verificare i discostamenti)

costo opportunità : rendimento che avrebbe potuto promettermi un

investimento alternativo con stesso livello di rischio.

2) Decisioni di finanziamento

- si tratta di capire dove raccogliere le risorse (capitale finanziario) per

finanziare gli investimenti

- se le decisioni di allocazione del finanziamento possono essere

idealmente collocate nell'attivo dello Stato patrimoniale, le politiche dei

finanziamenti riguardano il passivo

- vi sono diversi livelli per capire come comporre la struttura dei

finanziamenti (capire in che proporzione scegliere un finanziamento

rispetto ad un altro):

a) scelta tra debito o equity questa decisione ha riflessi sul livello di

indebitamento (leva finanziaria) dell’azienda ed impatta sulla capacità di

creare valore

il costo del capitale assume 3 configurazioni: costo del debito; costo dell’equity;

costo medio ponderato del capitale.

b) scelta tra le diverse fonti di debito

- debito bancario*

- mercato (collocazione di titoli obbligazionari) * che può avere diverse forme,

in correlazione al fabbisogno:

m/l termine con un piano d'ammortamento (mutuo). Debito a lungo

a

termineAumento del rischio

a b termine per esigenze di liquidità (anticipo crediti commerciali, apertura

di credito in conto corrente)

Ricordiamo che il nostro sistema è banco-centrico

- il mix esistente di debito e capitale e le sue conseguenze sul tasso minimo

accettabile riguardano il principio di investimento, tuttavia, per quanto

concerne il principio di finanziamento ci chiediamo se il mix esistente sia quello

giusto. Questo quesito trova risposta nella funzione oggettiva di massimizzare il

valore dell’impresa; l’analisi può essere condotta seguendo i due punti

seguenti: a) il mix di finanziamento ottimale è quello che minimizza il

rendimento minimo accettabile.

b) esaminazione degli effetti sul valore dell’impresa derivanti dal cambiamento

del mix di finanziamento

3) Politiche dei dividendi (di distribuzione degli utili aziendali)

si collegano con le politiche di investimento in quanto ciò che non viene

distribuito sotto forma di dividendi viene reinvestito nell’impresa. Se non vi

sono investimenti che generano il rendimento minimo, il denaro deve essere

ridistribuito agli azionisti. Le decisioni relative alla distribuzione dei dividendi si

collegano anche alle decisioni di finanziamento. Il finanziamento può avvenire

come detto attraverso debito e capitale proprio, ma anche attraverso

l’autofinanziamento. Fabbisogno finanziario lordo = mezzi per supportare il

fabbisogno finanziario complessivo Fabbisogno finanziario esterno = mezzi

raccolti dall’esterno, si ricava come differenza fra il fabbisogno finanziario lordo

e la capacità di autofinanziamento.

Il valore di un'impresa è il valore attuale dei suoi flussi di cassa attesi,

attualizzati a un tasso che riflette sia la rischiosità dei progetti

dell'impresa sia il mix di finanziamento utilizzato per finanziarli.

L'obiettivo di creare valore, in linea teorica, si persegue attraverso l'opportuna

selezione degli investimenti aziendali (attivo stato patrimoniale). Per valutare il

valore, bisogna attualizzare i flussi di cassa futuri.

n t valore correlato all’attivo (investimenti)

=∑ /(1+r )

v ▒ FCt

(T =1)

Valore = attualizzazione flussi di cassa che ci attendiamo che

l’azienda riesca a creare in futuro.

Attivo= debito + patrimonio netto (A=D+E)

In finanza aziendale al posto di attività e passività si ragiona in termini di

impieghi (flussi di cassa operativi – FCO) e fonti (flussi di cassa che

rappresentano il costo delle fonti – costo del capitale).

VISIONE TRADIZIONALE DEL BILANCIO

LO SP: ATTIVITA’ PASSIVITA’

ATTIVITA’ DEBITI

Investimenti esistenti che

Crediti fissi sui flussi di cassa

Nessun coinvolgimento nella

generano flussi di cassa oggi

gestione

(comprendono attività di lunga

Durata fissa e fiscalmente

durata e attività di breve

deducibile

durata)

CORRENTI Crediti residui sui flussi di EQUITY

cassa, Coinvolgimento nella

gestione

Vite perpetue deducibile

ATTIVITA’ IN CRESCITA

Valore atteso che verrà creato

dagli investimenti da effettuare

in futuro

LA VISIONE FINANZIARIA DELL’IMPRESA

LA STRUTTURA AZIENDALE

Imprese individuali e partnership Responsabilità illimitata. Imposta personale

sugli utili

Società/corporazioni Responsabilità limitata Imposta societaria sugli utili +

Imposta personale sui dividendi

Fc= FLUSSO DI CASSA

Fcop= FLUSSO DI CASSA OPERATIVO

L’azienda, oltre all'equilibrio economico contabile (i ricavi sono maggiori dei

costi), deve rispettare anche un equilibrio finanziario (il rendimento degli

impieghi è maggiore al costo delle fonti).

Tale condizione di equilibrio si traduce nella solvibilità dell'impresa, cioè

nell'essere in grado di pagare gli oneri e rimborsare il debito. Equilibrio

finanziario= significa bilanciamento tra flussi di cassa in entrata e in uscita.

Nella prospettiva finanziaria i valori ad attivo e passivo derivano da misurazioni

relative ai valori di mercato.

L'attivo corrisponderà all'attualizzazione dei flussi di cassa, cioè al valore

stimato dell'azienda in quel momento. Quest’ultimo è l’aggregazione di due

componenti:

- assets in placeattività materiali e immateriali che l'azienda ha in

dotazione e che impiega, da esse trae immediato valore

- growth assetsopportunità di crescita, crescita che posso

potenzialmente ottenere investendo in attività diverse da quelle in

dotazione

Nei modelli di stima del valore dell’equity, questo può essere determinato

allora in 2 modi:

1) attualizzando i flussi di cassa attesi dagli azionisti in termini di dividendi ad

un tasso che riflette il rischio percepito dagli azionisti (“dividend discount

models”) supponendo un determinato tasso di crescita a partire dal dividendo

attuale

2) dall’equazione di bilancio E = A – P (valore azienda – valore da attribuire ai

creditori).

Patrimonio netto= attivo-passivo.

l’equity allora non deriva da valori contabili (book value), ma è una

 stima del valore di mercato che il capitale proprio potrebbe

avere in quel momento

BOOK VALUE= VALORE CONTABILE=1

VALORE DI MERCATO:

- >1 CRESCITA

- =1 RIFLETTE

- <1 aspettative di crescita NEGATIVE

CONCLUSIONI:

La gestione finanziaria aziendale è il processo di creazione di valore in

 un’impresa.

L’obiettivo più importante della gestione finanziaria è aumentare la

 ricchezza degli azionisti aumentando l’attuale prezzo delle azioni.

Per quanto riguarda le ditte individuali ciò è semplice perché i proprietari sono

generalmente anche i gestori dell'azienda, la situazione è diversa per le grandi

aziende dove gli azionisti non sono direttamente coinvolti nell'attività ma sono

chiamati a nominare dei manager per curare il loro interesse à rapporto di

agenzia = rapporto tra preponente ed agente, problema di agenzia = quando

l’agente non prende decisioni nel migliore interesse del preponente. Gli

obiettivi del management e degli azionisti possono infatti differire e ciò crea dei

costi di agenzia, ossia quei costi che sorgono a causa del problema

dell’agenzia.

Il mercato finanziario è il luogo in cui chiunque abbia fondi può effettuare

transazione con chi necessità di fondi.

Il mercato monetario riguarda i titoli di debito a breve termine (e si

caratterizza per non avere una sede fisica),

mercato dei capitali titoli a lungo termine.

Il mercato primario è il mercato in cui i titoli vengono venduti per la prima

volta, che vengono poi scambiati nei mercati secondari.

Nel mercato delle aste il broker riunisce acquirente e venditore (NYSE), in

quello dei rivenditori i trader offrono di acquistare e vendere titoli (JSE).

Le istituzioni finanziari infine riuniscono risparmiatori e finanziatori per allocare

i fondi in modo efficiente (sono degli intermediari finanziari).

Flusso di fondi: RICLASSIFICAZIONE DI BILANCIO ED INDICI

L'analisi di bilancio consente di effettuare una prima valutazione

dell'andamento e delle performance di un'impresa, utilizzando come input il

bilancio di esercizio, ossia l'insieme di documenti che ogni azienda deve

predisporre con cadenza annuale per illustrare la situazione economica,

patrimoniale e finanziaria nel periodo analizzato.

Le riclassificazioni di bilancio scompongono le voci e riaggregandole per aree

con caratteristiche omogenee che permettono una lettura più chiara dei

risultati e delle performance aziendali. Una volta realizzata la riclassificazione

dello stato patrimoniale del conto economico, è possibile procedere con l'analisi

attraverso gli indici di bilancio che forniscono informazioni suppletive sullo

stato di economicità e solidità dell'impresa.

I bilanci riclassificati costituiscono la base per la predisposizione del rendiconto

finanziarioun documento che permette di analizzare, attraverso l'analisi dei

flussi di cassa, la generazione o la diminuzione di liquidità durante il periodo

amministrativo.

Collegata a questa attività vi è anche la pianificazione finanziaria che si occupa

di prevedere il valore di un costo e ricavi, le variazioni di attività e passività e

quindi l'ammontare dei flussi di cassa per gli anni successivi.

Sia per la riclassificazione del conto economico che per quella dello stato

patrimoniale i modelli sono 2.

Ai fini dell’analisi finanziaria, è abbastanza indifferente adottare una

riclassificazione del conto economico piuttosto che l’altra; per quanto riguarda

lo stato patrimoniale invece il modello viene scelto in base agli scopi

conoscitivi. LA RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE

Mostra i beni che l'impresa possiede e il modo in cui essi sono stati finanziati e

la relazione è descritta dall'equazione: attività = passività + capitale netto.

A=E+P

E=A-P

P=A-E

La sua riclassificazione può essere effettuata secondo 2 metodi:

liquidità ed esigibilità

 pertinenza gestionale

1) criterio della liquidità ed esigibilità. Questo criterio riclassifica le voci di

stato patrimoniale sulla base del tempo richiesto affinché le poste di

attivo e passivo si trasformino in moneta, ovvero in cassa (la prospettiva

della riclassificazione è quella temporale).

Attività e passività sono quindi presentate in ordine di liquidità decrescente.

Questo criterio viene impiegato quando si vuole condurre un'analisi per indici.

2) criterio della PERTINENZA GESTIONALE (per area gestionale)

Questo criterio suddivide le poste patrimoniali considerando le voci che sono

relative alla gestione corrente/caratteristica di un aggregato, e le voci afferenti

ad aree estranee alla gestione corrente/caratteristica in altri aggregati.

Corrente è sinonimo di caratteristico, riguardea la gestione tipica dell'impresa

relativa alle fasi di acquisto/trasformazione/vendita. Non fa quindi riferimento al

concetto di breve termine.

Altre attività Immobilizzazioni non operative

Non operative

In un’ottica contabile lo stato patrimoniale a liquidità ed esigibilità riscontra

maggiore successo.

In un’ottica finanziaria lo SP a pertinenza gestionale è + importante

CCC= CAPITALE CIRCOLANTE COMMERCIALE (NET WORKING CAPITAL)

Attività correnti-passività correnti

- se positivo rappresenta l’investimento.

Attività correnti> passività correnti circostanza sfavorevole perché indica una

diminuzione della liquidità aziendale

- se negativo rappresenta il finanziamento determinato dalla gestione

caratteristica.

Attività correnti> passività correnti (circostanza desiderabile)

CINO= CAPITALE INVESTITO NETTO OPERATIVO rappresenta

l’investimento complessivo in attivo operativo al netto del passivo corrente.

CINO= CCN + attività operative non correnti

CIN= CAPITALE INVESTITO NETTO: investimento complessivo in capitale

circolante commerciale e immobilizzazioni.

CIN= CINO + attività non operative + liquidità

Lo stato patrimoniale a pertinenza gestionale permette di identificare un'altra

voce importante, la PNF (Posizione Finanziaria Netta).

La PNF costituisce un'indicazione dell'indebitamento finanziario netto, ossia del

valore delle passività non correnti/finanziarie, al netto delle disponibilità

finanziarie (cassa).

PNF= passività finanziarie-cassa

può essere:

- positiva, quando il totale delle passività finanziarie è maggiore della

cassa, per cui l'impresa ha più debiti che liquidità

- negativa RICLASSIFICAZIONE DEL C.E.

Il conto economico misura il risultato economico di un'impresa in un periodo

prefissato, (generalmente un anno).

Reddito= ricavi – costi.

I costi non monetari fanno riferimento a quelle spese che comportano una

diminuzione dei ricavi; quindi, diminuiscono il reddito di conto economico, ma

non incidono sul flusso di cassa dal momento che non determinano un vero

esborso

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/09 Finanza aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bulfon513 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Finanza aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Floreani Josanco.
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