Epidemiologia
Epidemiologia descrittiva
Come si fa a quantificare un fenomeno in una popolazione? Come si può studiare il fenomeno? Come si raccolgono i dati? La prima cosa da fare è contestualizzare l’indagine, cioè identificare dove, quando e chi. Quando si inizia uno studio o un rilevamento si deve identificare la popolazione in oggetto e soprattutto se essa è ben definita oppure no, poiché questo influisce sulla stima o attendibilità dei dati che si andranno a raccogliere.
Il soggetto su cui si focalizza lo studio influenza molto quest’ultimo, poiché non tutte le popolazioni sono uguali. In base alla possibilità o meno di definire la reale dimensione della popolazione si parla di popolazioni contigue oppure popolazioni definite. Per alcune categorie di animali è facilmente intuibile, come le specie domestiche o da reddito, attraverso l’anagrafe (sistema di censimento bovino, equino o canina anche se con minor efficienza).
Popolazioni contigue
Le popolazioni contigue sono quelle in cui si ha uno scarsissimo controllo e conoscenza dei singoli elementi, e solo tentativi di stima delle dimensioni. L’esempio classico sono le specie selvatiche, ma fanno eccezione quelle presenti in aree protette, in cui ci sono controlli e conoscenza delle specie degli animali selvatici (gli animali d’affezione si collocano a metà strada tra le due).
- C’è un elevato numero di contatti fra gli individui della stessa popolazione e i membri di altre popolazioni.
- Scarso controllo delle movimentazioni.
- Non si ha una registrazione univoca dei singoli elementi.
- Non si hanno monitoraggi di ingressi (nascite) e uscite (morti o vendite).
- Si può solo tentare di effettuare degli studi, che saranno solo studi parziali o stime abbastanza approssimative.
- I sistemi di registrazione non sono in tutti i casi così corretti (per animali da compagnia come il cane esiste l’anagrafe se l’animale è di proprietà e va dal veterinario; per il gatto ancora non esiste un’anagrafe).
Metodi di stima delle popolazioni
Ci possono essere dei tentativi per determinare la stima delle popolazioni, ad esempio attraverso il metodo di cattura, rilascio e ricattura (spesso nelle colonie feline). Questa consiste in una prima cattura di determinati soggetti, che vengono marcati in modo indelebile (es. tagli sulle orecchie) e poi rilasciati. Successivamente si organizza una seconda cattura e in base alla probabilità e al numero dei soggetti già marcati si può avere una stima più o meno attendibile delle dimensioni della popolazione. Se la popolazione è piccola nella prima cattura si riesce a marcare la maggior parte di animali rispetto alla popolazione di riferimento, perciò alla seconda cattura si avrà una maggiore probabilità di riprendere gli stessi; al contrario se la popolazione è molto grande.
Popolazioni definite
Le popolazioni definite sono quelle in cui vi è un elevato numero di contatti solo fra gli individui della stessa popolazione, ed è possibile definire e individuare la reale dimensione della popolazione. Il classico esempio è l’allevamento zootecnico. Dove c’è una delimitazione fisica degli animali o gli stessi non hanno libertà di movimento, allevamenti estensivi o semintensivi, animali marcati o registrati nell’anagrafe interna dell’allevamento, comprese le rimonte (acquisto o nascita interna) e gli animali in uscita (vendite, decessi, macellazioni).
Nella tipologia di allevamento completamente chiuso (es. allevamento suino) avviene tutto all’interno dell’allevamento stesso e non viene acquistato nulla dall’esterno (a parte il seme), quindi vengono continuamente effettuate e registrate le rimonte. Un esempio è l’allevamento avicolo intensivo: chiusura completa del ciclo riproduttivo poiché ci sono l’allevamento di riproduttori che forniscono le uova fecondate, l’incubatoio dove avviene la schiusa delle uova, la produzione di pulcini e gli allevamenti in cui vengono accasati (nella linea uova o linea carne), quindi la conclusione dell’allevamento; la macellazione interna all’organizzazione, la trasformazione del prodotto e infine la vendita (per alcune società molto grosse c’è anche la produzione del mangime, quindi la linea di produzione alimentare).
Raccolta delle informazioni
Una volta stimata la popolazione, bisogna raccogliere i dati. Prima di definire come raccogliere i dati è necessario scegliere quali dati bisogna raccogliere, cioè identificare il caso.
Esempio – per definire infezione respiratoria: infezione alle vie aeree superiori superficiali, per distinguerla da quella profonda bisogna effettuare un esame clinico, per capire quanto la definizione di caso influisca sull’attività successiva della raccolta del dato. Stabilito uno stato clinico, come la presenza contemporanea di tre sintomi come tosse, scolo e soprattutto febbre (se c’è una malattia infettiva, normalmente c’è febbre). Anche se c’è la possibilità che mi perda molti casi positivi in questo modo. Al 90% dei casi è causata dall’infezione, perché è una reazione dell’organismo che tenta di contrastare la moltiplicazione di un patogeno al proprio interno. Poi ci possono essere altre cause, come avvelenamenti, sintomi nervosi, anestesia.
Ogni sistema di rilevamento non è perfetto, per cui non permette di identificare al 100% i sani o i malati. C’è sempre una possibilità di prendere malati erroneamente dei soggetti sani o viceversa, come in qualsiasi sistemi di rilevamento di un fenomeno. La parte fondamentale è chiarire la definizione di caso, altrimenti si rischia di superare il margine di errore accettabile e tendere alla non attendibilità del dato che si sta raccogliendo.
Quindi per poter conteggiare i casi nel migliore dei modi, bisogna conoscere le caratteristiche eziologiche, patogenetiche, cliniche delle malattie infettive, sapere come un microorganismo si comporta all’interno di un ospite, quali sono le vie di infezione, le vie di uscita, di eliminazione dall’organismo.
Tipi di raccolta delle informazioni
Esistono due principali modi di raccogliere le informazioni, che non sono fra loro alternativi ma che debbono essere usati entrambi ed integrati tra loro, avendo ciascuno vantaggi e svantaggi (es. la raccolta attiva è molto attendibile perché i dati sono generati ex novo).
Raccolta passiva
- Vengono prese informazioni già raccolte precedentemente, rivolgendosi a chi il dato lo ha già generato anche se per altre motivazioni o esigenze (i dati raccolti nel corso di attività routinarie). Essa avviene su base continua ed è la principale fonte di informazioni per sistemi informativi sanitari.
Esempio – durante uno studio sulle infezioni respiratorie dei suini negli allevamenti si possono ricercare e prelevare i dati dai sistemi che registrano lo stato di salute negli allevamenti stessi; dal sistema di sorveglianza interno del veterinario aziendale; se la malattia studiata rientra in una particolare normativa si possono chiedere ai servizi veterinari, che devono per forza effettuare il controllo.
Per quanto riguarda le specie selvatiche la raccolta passiva dipende dalle singole specie. Per quanto riguarda il cinghiale c’è una sorta di raccolta passiva che consiste nella registrazione di tutte le carcasse rinvenute e portate all’istituto zooprofilattico, dove vengono effettuate indagini di routine (sistema di monitoraggio specifico su dati passivi). Durante le stagioni di caccia (attività venatoria) è obbligatorio per i cacciatori portare in laboratorio una porzione di muscolo (in genere il diaframma), da cui è possibile recuperare dati passivi per determinate malattie (es. indagini sistemiche per la trichinosi, parassita trasmissibile all’uomo attraverso la via alimentare e diffuso nelle specie selvatiche).
Per specie dove tali sistemi sono meno organizzati, subentra il mondo della bibliografia dei lavori scientifici. Esempio – in uno studio sulla positività sierologica per cimurro sull’orso marsicano (specie protetta) innanzitutto si guardano lavori pubblicati a riguardo. Se si vuole attingere ad informazioni più attuali esistono piani di controllo dell’orso marsicano, che prevedono catture, radiocollari, monitoraggi, durante le quali i servizi veterinari attuano una serie di prelievi standard, tra cui il campione di sangue. In questo caso può essere utile rivolgersi a loro (raccolta di dati preesistente per altre finalità, da cui è possibile estrapolare solo i dati di interesse) oppure richiedere la partecipazione alla cattura dell’animale per prelevare un campione di sangue per il proprio studio.
La raccolta passiva ha grandi vantaggi perché si risparmia molto in termini di tempo, risorse e soprattutto economici. Infatti prima di procedere con uno studio bisogna capire dove è possibile recuperare i dati (anche se in parte) o una base di partenza, poiché in alcuni non avrebbe senso effettuare una nuova raccolta di dati, a meno che non si vanno a ricercare specifiche caratteristiche per cui servono studi particolari. Infatti in genere si definisce il caso del proprio studio e successivamente si ricerca la definizione di caso che più si avvicina alla propria nella raccolta passiva di dati precedenti, usando come base di partenza altre raccolte attive e generando ex novo quello che manca, in modo da perfezionare il sistema.
Raccolta attiva
- I dati vengono raccolti attivamente. Essa avviene spesso su base campionaria ed è adatta per indagini ad hoc. A volte vengono effettuate in maniera preliminare per verificare se un determinato evento morboso possa essere considerato prioritario come studio oppure per verificare che i dati a disposizione nella raccolta dati passiva possono essere affidabili per quella determinata ricerca.
Nella raccolta attiva sono io stesso a definire il progetto di raccolta dei dati, definendo i dati da raccogliere, come raccoglierli e l’affidabilità della raccolta; ovviamente si tratta di indagini maggiormente dispendiose. A volte le indagini ad hoc vengono effettuate in maniera preliminare o nel momento in cui si vuole studiare un fenomeno morboso oppure per verificare se il database è effettivamente attendibile.
Dopo bisogna capire se conviene lavorare su tutta la popolazione o effettuare un campionamento. Nella maggioranza dei casi le indagini attive vengono effettuate sulla base di un campione, quindi su un censimento, a meno che la popolazione di studio sia talmente piccola da poter permettere di effettuarle in modo completo. Se si lavora su animali selvatici si opta automaticamente per un campione poiché, non conoscendole, non è possibile lavorare su ogni singola unità della popolazione.
Censimento
Il censimento si effettua quando si rileva un dato su tutta una determinata popolazione; in questo modo si ha l’esatta fotografia di ciò che sta avvenendo in quella popolazione in quel determinato momento.
Campionamento
Il campionamento si effettua se, lavorando sul campione (quasi sempre); in questo modo non si ha un’esatta fotografia ma si ha sempre una stima. Se si raccoglie più volte allo stesso modo e nello stesso studio lo stesso tipo di dato su campioni differenti si avranno sempre dati diversi, avvicinandosi il più possibile al dato reale ma con il quale non potrà mai coincidere. Alcune indagini prevedono necessariamente l’uso del campionamento, ad esempio in studi che prevedono la distruzione successiva del dato stesso (per rilevare salmonella nelle uova o trichinella nel cinghiale).
Misure di presenza di una malattia
Per quantificare la presenza della malattia è necessario fare dei calcoli, rappresentati dalla prevalenza, incidenza, mortalità, morbilità (i più importanti sono i primi due).
- Morbilità: numero degli animali colpiti.
- Mortalità: numero degli animali morti.
- Distribuzione temporale: l’insieme dei momenti in cui compaiono i casi di malattia.
- Distribuzione spaziale: l’insieme dei luoghi dove compaiono i casi di malattia.
Prevalenza
La prevalenza è il numero di casi della malattia o delle caratteristiche ad essa correlate in una popolazione conosciuta in un determinato momento, senza distinzione tra vecchi e nuovi casi. Di solito essa si esprime in percentuale poiché è la fetta della popolazione affetta dal fenomeno morboso.
Prevalenza stimata (apparente) si parla di prevalenza stimata (apparente) poiché i veri conteggi di prevalenza si devono effettuare in campionamenti molto vasti. Per cui il calcolo della prevalenza di una malattia è sempre una stima, a meno che non ci siano delle attività veterinarie mirate che prevedono un controllo sistematico. Essa può essere distinta in:
- Istantanea (PI) → quantità di malattia in una popolazione rispetto al totale in un determinato momento e area. Si tratta di un’espressione del numero di casi, definito a priori, rispetto all’effettivo della popolazione; per cui è un’informazione estemporanea, cioè riferita a quel momento e basta.
- Di periodo, periodica, protratta (PP) → numero di casi che si sono manifestati durante un periodo di tempo specificato (annuale, mensile, etc). A volte porta a una sovrastima della malattia perché è riferita a casi censiti fino a quel momento se non si hanno altre informazioni che fanno intuire qual è stata l’evoluzione dei casi.
Esempio – se si volesse conteggiare una prevalenza istantanea di casi positivi per tubercolosi in un determinato giorno si potrebbero anche avere 0 casi, e di conseguenza si potrebbe pensare erroneamente che il problema non esista. Se si rapporta questo dato alla prevalenza protratta in tutto l’anno... (continua).