RIMUGINIO E PENSIERO RIPETITIVO NEGATIVO
Il processo di rimuginio è molto simile a quello di ruminazione. Si tratta di un insieme di pensieri ripetitivi
negativi, focalizzati su sé stessi, percepiti come difficili da controllare e tendenzialmente astratti.
L’unica differenza riguarda l’orientamento temporale adottato durante il RNT (Ripetitive Negative Thinking),
per cui il rimuginio si focalizza sul futuro, mentre la ruminazione sul passato.
Entrambi i processi si verificano più frequentemente in coloro che hanno vissuto eventi di vita precoci
durante l’infanzia e l’adolescenza, quali eventi di perdita, abuso e trascuratezza.
In particolare, il rimuginio si attiva nel soggetto in base alle proprie credenze metacognitive, positive e
negative, cioè le motivazioni con cui spiega a sé stesso la propria tendenza a rimuginare, ovvero come
gestione dell’ansia, soluzione di problemi, distrazione, scudo emozionale oppure perché non riesce a farne a
meno.
Uno studio recente mostra effetti molto simili, sull’umore (autostima, irritabilità) e sulla quantità di
elaborazione verbale (deficit cognitivi di problem solving, bias concentrazione e bias elaborazione
informazioni), rispetto alle immagini sperimentate.
Inoltre non mostrano differenze significative per quanto riguarda le conseguenze riferite a: l’associazione
con maggiori livelli di comorbilità (disturbo di panico, depressione e disturbo d’ansia generalizzata, e a tal
proposito il rimuginio è spesso collegato all’ansia anticipatoria, in quanto preoccupazioni riguardanti il
futuro), i disturbi alimentari (anoressia, bulimia), il comportamento salutare (fumo, alcool e uso di
sostanze), e a livello fisiologico (maggiore variabilità della frequenza cardiaca e alta pressione del sangue).
Gli indicatori che differenziano i rimuginatori “patologici” da quelli “normali” sono: quantitativi, cioè
rimuginare più tempo su più problemi, e qualitativi, cioè rimuginare su problemi meno gravi/pericolosi con
meno capacità di collegare il rimuginio all’evento esterno scatenante.
Gli interventi per la riduzione del RNT sono: valutazione e trattamento (tra i più efficaci: cognitive and
behavioral therapies); mentre la psicoeducazione è ritenuta controproducente perché rimuginio e
ruminazione come strategie di controllo ostacolano il processo di regolazione emotiva.
DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo è caratterizzato da comportamenti ripetitivi in risposta ad un’ossessione
(pensiero, impulso o immagine), cioè un idea irrealistica, persistente e spiacevole, priva di senso,
indipendente dalla volontà del soggetto e associata ad alti livelli di ansia.
Tra le ossessioni più comuni: la contaminazione, cioè l’idea di essere sporco, la perdita di controllo, il
perfezionismo, la responsabilità, i pensieri sessuali indesiderati, le ossessioni religiose.
L’ansia è un’emozione che spinge a reagire, a fare qualcosa. E le compulsioni sono quei comportamenti,
messi in atto in modo ritualistico, volti proprio a neutralizzare il pensiero ossessivo e l’ansia; ma il
peggioramento delle compulsioni, a cui il soggetto fa sempre più affidamento, aumenta a sua volta ansia e
ossessioni.
L’utilizzo di strategie di controllo infatti, come l’evitamento e la soppressione delle emozioni, ostacola il
processo di regolazione emotiva, e di conseguenza si ha una disregolazione emotiva, modalità disadattiva di
risposta alle proprie emozioni.
Tra i disturbi correlati: il Disturbo da TIC, ovvero ripetuti comportamenti fisici (picchiettare, sbattere gli
occhi) come necessità di sentirsi “a posto”; la Sindrome di Tourette, ovvero ripetuti comportamenti verbali
(schiarirsi la voce).
EVENTI DI VITA PRECOCI
Gli eventi di vita precoci sono esperienze di vita traumatiche vissute durante l’infanzia e l’adolescenza (nei
primi 17 anni di vita), quali eventi di perdita, abuso (sessuale, fisico ed emotivo) e trascuratezza (neglect).
La presenza di almeno uno di questi aumenta la probabilità di essere esposti a ulteriori avversità nel corso
della vita; tra gli effetti di tale vittimizzazione sulla salute mentale: depressione e rabbia/aggressività.
L’abuso sessuale è quel comportamento sessuale da parte di una persona più grande, che coinvolge un
bambino/adolescente, che non è in grado di autorizzare, e rispetto a cui non è mentalmente,
evolutivamente ed emotivamente preparato. L’abuso fisico è quell’atto violento/aggressione fisica, che
compromette la salute e lo sviluppo fisico del bambino/adolescente.
Per quanto riguarda la trascuratezza, da parte dei genitori nel prendersi cura del proprio figlio, non vi è una
definizione scientificamente condivisa, perché non si conosce i criteri per etichettare i comportamenti come
neglect o per definire un accudimento come adeguato. Ma esistono comunque degli indicatori, quali: il
caregiver fa uso di alcool o droga, è indifferente verso il bambino, lo incolpa e lo considera cattivo e senza
valore; il bambino/adolescente dichiara che nessuno si prende cura di lui, è malnutrito, ha un abbigliamento
sporco e inadeguato temperatura e in termini di misure.
Polansky afferma che il termine sottende una condizione in cui il caregiver, deliberatamente o casualmente,
permette al bambino di vivere un esperienza di sofferenza o fallisce nel provvedere agli elementi essenziali
per il suo sviluppo fisico, intellettuale ed emozionale (medical, enviromental, educational e emotional
neglect).
È necessario indagare tali eventi attraverso l’osservazione e il colloquio, e il questionario sull’esperienza
infantile di cura e abuso, strumento clinico che riguarda le cure della madre.
Le gravi condizioni di trascuratezza possono far insorgere il Disturbo Reattivo dell’Attaccamento o il
Disturbo da Impegno Sociale Disinibito; entrambi i disturbi condividono il requisito diagnostico di
trascuratezza sociale, e insorgono a causa dell’impossibilità di sviluppare una relazione di attaccamento con
il caregiver.
Il Disturbo Reattivo dell’Attaccamento è caratterizzato da comportamento inibito e internalizzante, di
evitamento: il bambino cerca raramente sostegno e conforto, e ne risponde in misura minima quando
offerto; il Disturbo da Impegno Sociale Disinibito è caratterizzato da comportamento disinibito e
esternalizzante: il bambino si comporta in modo inappropriato ed eccessivamente familiare con adulti
sconosciuti.
Entrambi sono associati al Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.
Gli obiettivi di intervento sono: migliorare la relazione caregiver-bambino e la capacità di riconoscere e
rispondere ai bisogni dei bambini, favorire un ambiente sicuro, gestire l’ansia e la frustrazione.
La valutazione avviene attraverso l’osservazione diretta della relazione caregiver-bambino e le interviste
strutturate.
Medical neglect: rifiuto, incapacità o ritardo nel provvedere alle cure mediche
Enviromental neglect: ambiente sociale povero/non sicuro
Educational neglect: scarsa attenzione ai bisogni educativi, assenze ingiustificate e rifiuto ingiustificato nel
seguire percorsi educativi raccomandati
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