4 DIRITTO PUBBLICO-DALLO STATUTO ALBERTINO ALLA COSTITUZIONE
Il precedente immediato della costituzione repubblicana è lo Statuto Albertino.
LO STATUTO ALBERTINO
-Si differenzia dalla costituzione repubblicana che è rigida, perché è una costituzione
FLESSIBILE; perché nella nostra c’è sia la Corte costituzionale che vigila sulla rigidità di
essa e sia perché per modificarla si richiede un procedimento aggravato (Il referendum
costituzionale è un solo un passaggio per la sua modifica). La costituzione flessibile
non prevedeva alcuna procedura di revisione costituzionale, lasciava intendere che
poteva essere modificata da una legge ordinaria.
-Carta costituzionale benignamente concessa dal sovrano Carlo Alberto di Savoia ai
suoi sudditi, octroyée, costituzione ottriata per volontà del Re
-Il 4 marzo del 1848 entra in vigore; la proclamazione del Regno d’Italia avviene nel
1861, quindi dopo esso estese la sua efficacia ai nuovi territorio, si parla di
“piemontizzazione” perché anche le leggi piemontese estese a tutta l’Italia. Molti
criticarono questa scelta, come Cattaneo, perché non si potevano estendere delle
leggi a posti e città con caratteristiche diverse.
-Dai lavori preparatori dello Statuto emerge che esso abbia introdotto nel regno di
Sardegna una monarchia costituzionale, quale forma di governo.
-Prevedeva e stabiliva che il potere legislativo, il potere di fare le leggi, doveva essere
esercitato collettivamente dal Re e da un Parlamento, composto da 2 camere: la
camera dei deputati e il senato della repubblica
-Il senato della repubblica era di nomina regia, il Re sceglieva i senatori
-La legge veniva approvata dal Parlamento e il re si limitava a promulgare la legge o si
diceva a SANZIONARE la legge, poteva rifiutare in blocco la legge; il nostro presidente
della repubblica può esercitare una sola volta il potere di veto se viene ripresentata
una seconda volta dalle camere è obbligato a promulgare la legge. Il Re sotto questo
statuto invece poteva anche decidere di sanzionare quella legge, cioè respingere
integralmente la legge.
-Nella monarchia costituzionale l’appartenenza anche del potere esecutivo era al Re,
quello che oggi è nelle mani del governo
-Il Re comandava le forze armate e dirigeva la politica estera, poteva an che
concedere la Grazie e commutare le pene; ruoli oggi del presidente della Repubblica
-Il Re nominava e revocava i ministri, sempre lui che procedeva in quanto a lui
apparteneva il potere esecutivo
Piano piano questa forma di governo comincia a cambiare, il suo problema principale
era che mancasse un organo intermedio, come il governo, che fungesse da Unione tra
Re e parlamento; quindi comincia a diventare una monarchia tendenzialmente
parlamentare, ad affermarsi una sorta di rapporto di fiducia tra il governo e il
parlamento.
Quando Roma viene proclamata capitale d’Italia, le interferenze regie nel rapporto tra
governo e parlamento cessarono; negli ultimi anni del Re Vittorio Emanuele II si può
dire a tutti gli effetti che è definitivamente affermato il regime di tipo parlamentare.
Nel passaggio dal Regno di Sardegna al quello d’Italia, nella forma di stato e nella
forma di governo subirono delle modifiche sostanziali; poiché il Regno d’Italia non è
uno stato nuovo, rispetto al precedente, ma una continuazione del regno di Sardegna.
Per alcuni decenni, sul piano delle forme di stato, rimase quello dello stato di diritto;
nel regno d’Italia continuò a risolversi nella forma dello stato liberale di diritto, si
cominciano ad assicurare ai cittadini le fondamentali libertà, quale quella personale e
l’uguaglianza formale, la libertà d’iniziativa economica, visto che lo stato, nello stato
liberale, segue la logica di lasciar fare alle forze del mercato e comincia a garantire i
primi diritti. Comincia ad esserci la garanzia nei confronti dei cittadini da parte dello
stato, anche il potere e l’amministrazione diventa giustiziabile, ci si può quindi
rivolgere per far valere una mia pretesa davanti al giudice anche nei confronti del
potere pubblico, principio di legalità per cui tutti i poteri si dovevano sottoporre alla
legge. (Questo si afferma di nuovo con questa forma di stato)
Verso la fine del regno di Umberto I fu messo in discussione il regime parlamentare,
visto che la monarchia costituzionale divenne tendenzialmente una monarchia
parlamentare; che entrò in crisi in quel periodo ma con la formazione dei governi
Zanardelli e Giolitti questa crisi cessò.
Ma in questo periodo di cambiamenti la figura del presidente del consiglio comincia ad
avere sempre più importanza e lo stesso governo comincia ad assumere sempre più
rilevanza, perché il governo comincia sempre più a fungere da punto di equilibrio tra
sovrano e parlamento, POTERE REGOLAMENTARE. In questo periodo, fine ‘800 inizi
‘900, il governo comincia ad utilizzare uno strumento che avrebbe utilizzato a lungo e
che avrebbe abusato nei decenni a venire, talvolta ancora nell’attualità: IL DECRETO
LEGGE. Inizia a farne un uso massiccio dei decreti legge e dei decreti legislativi.
La riforma più significativa, in questo periodo, si ha sicuramente con il suffragio
universale; poiché nell’’800 il diritto di voto era regolato in base al censo, infatti sulla
base della legge elettorale del 1848 aveva diritto di voto piò o meno il 2%, non le
donne ovviamente, ma nemmeno tutti gli uomini solo in base al censo. Nel 1877 il
diritto di voto viene esteso a tutti i maggiorenni, sempre uomini, che avessero
adempiuto all’obbligo scolastico, ovvero le prime 3 classi elementari. Così dal 2% si
arriva al circa 7% della popolazione avente diritto al voto.
Finalmente con le leggi elettorali del 1912 e poi con quelle del 1919 si arriva
all’introduzione del suffragio universale, maschile ancora; nel 1912 era riservato agli
ultra 30enni, nel 1919 si dice a tutti i maggiorenni uomini al compimento del 18esimo
anno di età. Questo allargamento di diritto di voto, non più limitato alle classi più
abbienti e istruite della popolazione, ma esteso a tutti gli uomini ultra 18enni
determinò anche un CAMBIAMENTO DELLO SCENARIO POLITICO. Questo perché
cominciarono ad affermarsi i PRIMI GRANDI PARTITI POLITICI DI MASSA sulla scena
politica, i liberali che fino al 1919 avevano sempre trionfato, subiscono un tracollo alle
elezioni del 1919 a vantaggio del partito socialista e popolare, che avrebbero avuto poi
con Luigi Sturzo uno dei suoi massimi esponenti. Bisognerà attendere fino al 1945 per
vedere esteso il diritto di voto anche alle donne, infatti la prima grande votazione a cui
hanno partecipato anche le donne è stata quella relativa alla forma di governo,
quando si è scelto e data preferenza alla repubblica rispetto alla monarchia.
Quindi con l’avvento dei primi grandi partiti politici di massa gli schieramenti politici
tradizionali ne escono sconvolti a tal punto che cominciano ad avere una vera e
propria crisi politica, caratterizzata dal susseguirsi di ben 5 governi in pochi anni,
periodo di fortissima instabilità politica; è questo il contesto in cui trova terreno fertile
il fascismo e il regime fascista.
In verità dobbiamo anche dire che il primo conflitto mondiale aveva visto un
parlamento già profondamente indebolito, quando c’è una guerra esercita tutti i poteri
di regola il governo, ancora oggi, con l’articolo 78 della costituzione.
Articolo 78 della costituzione
Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.
Questo perché non si può attendere i tempi della legge in circostanze eccezionali
come possono essere quelle dello stato di guerra; allor il governo deve agilità e facilità
di manovra attraverso l’uso dello strumento dei decreti.
Già nella prima guerra mondiale, si è verificato che il parlamento è stato
gradualmente esautorato, infatti il governo aveva ricevuto dal parlamento un
larghissimo conferimento di poteri e aveva utilizzato ovviamente lo strumento dei
decreti legge. Avviene che il sistema alla fine del conflitto ne era uscito
profondamente logorato, le tensioni sociali molto forti, molta povertà, distruzione, la
guerra aveva lasciato morti e feriti ma anche un sistema al collasso.
In questo contesto di crisi si affaccia Mussolini e poi il regima fascista.
È anche difficile parlare di una vera e propria fattura nel regime fascista e questo è
dovuto al fatto che nel momento in cui viene dato l’incarico a Mussolini di formare un
nuovo governo non avviene questa frattura vera e propria perché il regime non
presenta caratteristiche sempre omogenee e comuni ma anche sotto il profilo
costituzionale; ragionando sotto questi elementi, che sono la forma di stato e di
governo, vediamo che il periodo fascista va suddiviso quantomeno in 5 fasi diverse.
Fasi che corrispondono a loro volta ad altrettante mutazioni della forma di stato e di
governo.
1) Dal 1922 al 1925
Il 1922 è un anno importante perché e l’anno della Marcia su Roma delle squadre
fasciste, con cui si afferma; culminata con l’incarico conferito da Vittorio Emanuele III a
Benito Mussolini, che era leader di un partito minoritario, di formare il nuovo governo.
Questa era già una rottura delle regole costituzionali, ma in ogni caso almeno in questi
primi 3 anni l’organizzazione costituzionale non riscontra un’alterazione decisiva
(Almeno all’inizio). Così la forma di governo in questi primi anni può ancora
considerarsi PSEUDOPARLAMENTARE, dato che comunque aveva ricevuto l’incarico dal
re e in secondo luogo c’era sempre il rapporto di fiducia tra governo e parlamento
2) 1925
Si apre nel 1925, con il discorso tenuto da Mussolini alla camera, molto famoso, con
cui egli manifesta la definita rottura tra il fascismo e le opposizioni. Non è ancora
regime, ma lo sta diventando, e il partito fascista decide di non dovere più dialogare
con le opposizioni; MATTEOTTI pagò con la vita sua protesta contro l’accentramento
dei poteri. Molti deputati antifascisti abbandonano il parlamento, metaforicamente il
cosiddetto Aventino; a questo punto privo di opposizioni, il parlamento è tutto nelle
mani di Mussolini che afferma la costruzione di uno stato TOTALITARIO. Quindi
parliamo di forme di stato, che non è più uno stato liberale e di diritto ma diventa una
forma di stato totalitaria, perché diventa totalitario il rapporto tra governanti e
governati ed esso si fonda sulla presenza di un solo partito: il partito fascista.
3) 1925-26
La fase delle LEGGI FASCISTISSIME, con le quali la forma di governo comincia a
dimostrarsi caratterizzata da una netta supremazia del potere esecutivo; a questo
punto non risponde più verso le camere, non esiste più il rapporto di fiducia tra
governo e parlamento. Le camere vengono estromesse dalla scena politica, quindi la
forma di governa incomincia ad essere incentrata sull’esecutivo e diventa una forma di
governo per così dire PURA, dove non c’è più una tripartizione dei poteri ma tutto
ruota sull’esecutivo.
La forma di stato rimane a tutti gli effetti totalitaria; il dissenso viene pesantemente
sanzionato anche con la perdita della cittadinanza.
4) 1928
Coincide con il 1928, accanto al Re e accanto al governo viene inserito un terzo organo
costituzionale: GRAN CONSIGLIO DEL FASCISMO. L’organo che coordina e integra tutte
le attività del regime, che forma una lista unica di candidati, e che ha il compito di
esprimere parere su tutte le leggi di maggiore importanza, organo che funge da
ulteriore elemento di accentramento del potere.
5) 1930
Nel 1930 si arriva ad una fase caratterizzata da una forma di stato che diventa
CORPORATIVA, perché viene istituito il CONSIGLIO NAZIONALE DELLE CORPORAZIONI,
viene creata la CAMERA DEI FASCI e DELLE CORPORAZIONI. La camera dei deputati
non è più elettiva, essa è composta dal duce e dai componenti dei consigli nazionali
del partito nazionale fascista e dalle corporazioni; anche il senato è composto soltanto
da membri fedeli al regime. Questo è un periodo in cui la pubblica amministrazione
aumenta di dimensioni, cresce e si moltiplica, in modo esponenziale; la macchina
burocratica si complica, aumenta e si appesantisce.
Vengono creati numerosi enti pubblici nazionali e lo Stato diventa sempre più presente
nell’economia, interviene nell’economia; è un periodo di costruzioni di grandi opere,
come il tribunale di Milano, opere pubbliche, viene costruita cinecittà, creato l’istituto
Luce (Rai 3 con i filmati dell’epoca). Al contempo tutte le libertà vengono
pesantemente compresse; nel 1938 intervengono purtroppo anche le leggi razziali con
le quali i cittadini di razza ebraica vengono privati di ogni tipologia di diritto civile e
politico.
LA SECONDA GUERRA MONDIALE: il nostro paese ha avuto riscontri e risultati
disastrosi anche su questo fronte, di seguito a questo risultato il 25 luglio del 1943
Vittorio Emanuele III decise di destituire Mussolini dalla carica di capo del governo. Il
Re, nonostante ci fosse un regime, conservava pur sempre il potere di revoca del
primo ministro, questo a prova di quanto fosse complessa la forma di governo
presente nel regime fascista. Da questo momento cominciano una serie di fasi
transitorie, infatti un ordinamento costituzionale transitorio, avvicinandoci sempre di
più alla costituzioni.
Una PRIMA FASE, che è quella del GOVERNO BADOGLIO, egli riceve l’incarico di
formare un nuovo governo e sin da subito si trova costretto a svolgere una massiccia
attività legislativa, allo scopo di eliminare o paralizzare tutti gli organi peculiari che
erano quelli del regima fascista. La prima cosa che fa è cercare di bloccare le attività
di tutti gli organi fascisti; siccome non poteva ricorrere al parlamento, essendo fatto da
un senato di fedelissime del regime e da