Metacognizione 29/10/2022
Teoria della complessità di Morin
Disposizione banchi!
Numero assenze: 25%, su 30 ore – 7,5 ore –
Modalità d'esame
Non pretenderò un esame nozionistico, sarà sull'approccio narrativo, differenza tra...
Esame sull'autobiografia cognitiva, pensare agli elementi da portare all'interno del nostro elaborato, monitoraggio, valutazione e sintesi globale, razionale, contenutistico, emotivo, affettivo, esame finale sarà esito del percorso da fare insieme. Due appelli, il primo in data organizzata, il secondo a chi per motivi certificati validi.
26 Novembre
Si recupera l'assenza con un elaborato di 30/50 righe riflessione su un argomento oppure frequenza seminari di problematiche importanti.
Mese Novembre: Seminario del 15
Dalle 14:00 alle 17:00 (doppia modalità on-line e presenza, ma per chi deve recuperare deve essere in presenza) sul deficit cognitivo sulla sindrome di Down, organizzato sull'approccio narrativo, narratori UniRoma e racconto di persone con sindrome di Down. Due giovani donne, fra cui Margherita, giovane con sindrome di Down che si è laureata ad Urbino e ora sta completando la magistrale, è una studentessa lavoratrice, fa l'educatrice all'asilo nido, quindi lavora e studia. Naila, blogger, lavora al museo Bronzi di Riace di Pergola, molto impegnata e con tante passioni. Vita condizionata dalla scuola secondaria di secondo grado perché dal primo anno sono stati condannati al lavoro differenziato, e quindi non hanno potuto avere accesso al percorso universitario che avrebbero potuto seguire. Nonostante tutto ci sono scuole che escludono, che ostacolano il progetto di vita. Il 15 ci saranno anche 600 studenti di Roma a distanza.
Seminario 29: Realtà marchigiana
Esperienza Fondazione Pergolesi Spontini, progetto di laboratorio inclusivo con ragazzi con disabilità cognitiva e spettro autistico. L'idea iniziale era quella di portare l'opera che solitamente viene considerata una modalità aulica a certe persone, invece di portarla a luoghi e persone lontane, da questa prima idea è nato questo laboratorio che dura un'annualità che poi si conclude mettendo in scena un'opera, quest'anno hanno rappresentato la Tosca. È un esempio di buona pratica e un riferimento con il nostro lavoro, questa fondazione ha un discorso di rete, scuole, comune, etc. Progetto banco di scuola, fanno confluire con la scuola lavoro, lavorano con gli studenti che si occupano di molti aspetti seguendo i ragazzi con disabilità, nata una realtà dove il territorio esprime delle connessioni di rete.
Libro Pensami adulto di Cuomo sui ragazzi disabili che si tende a pensarli sempre come bambini.
Vigotskij: Non c'è apprendimento senza relazione
La relazione è estremamente importante, siamo animali sociali, il nostro costrutto di identità viviamo insieme agli altri e negli altri vediamo se stessi. Il bambino vede l'idea che hanno di lui le figure genitoriali, quando la socializzazione è complessa ognuno di noi è ciò che legge nell'altro.
La relazione è fortemente condizionata dalla fase esistenziale che viviamo, i ragazzi che vivono affrontano l'adolescenza complicata, è un periodo in cui si lasciano le sicurezze, si abbandona la dipendenza e si ritrova a dover definire il proprio sé in un mondo adulto, quando adulti non si è ancora. Mi sento grande ma ancora non lo sono, voglio autonomie che non riesco a gestire ma che voglio sperimentare.
A livello comportamentale: elementi che incidono
Apprendimento è relazione, non abbiamo davanti contenitori da riempire di contenuti, abbiamo di fronte persone che hanno problematiche da gestire, e non si può non tenerne conto, ci sono dinamiche da considerare anche riguardo il progetto di vita.
Il progetto di vita nasce nel concetto di disabilità ma anche riguarda tutti noi. Rispetto alla nostra vita dobbiamo capire le nostre caratteristiche, le nostre peculiarità, quali sono gli ambiti di fragilità, i nostri difetti, per poter potenziare certe lacune. La scuola ha una forte influenza, si parla di orientamento, scambiano l'informazione come orientamento dando indicazioni dei corsi universitari, l'orientamento nasce nella scuola dell'infanzia, cercando di far capire ai ragazzi quali sono le sue peculiarità, quali sono i suoi interessi, gli stili di apprendimento e come elabora il suo patrimonio cognitivo e quindi poi fare una scelta importante per il futuro come l'università. Infatti i primi anni di ogni scelta sono i più difficili in quanto i ragazzi arrivano ai primi due anni della secondaria di secondo grado perché ci sono amici oppure perché spinti dai genitori, ma nulla riguarda le peculiarità personali del ragazzo. Ideale per l'università. In entrambi i casi c'è una maggior incidenza di dispersione perché le persone capiscono che quella non è la strada giusta. Orientamento ha una forte matrice pedagogica.
Apprendimento è relazione perché non c'è soltanto il contento, non c'è solo il contesto ma anche relazione, le neuroscienze ci dicono che prima arriva la nozione e poi l'aspetto emozionale.
La scuola gentiliana
Ha determinato la struttura delle scuole di oggi, che si basano su una distinzione netta, liceo e professionali, scuole di serie A e di serie B. La scuola è per tutti e ci sono discriminazioni, è un terreno molto irto. Andiamo oltre disegnando un ruolo professionale come registi, come attori, come estimatori come processo attivo del ragazzo, anche questa è una realtà che è fortemente attiva dalla dinamica della relazione frontale, io parlo e tu ascolti ma l'input non arriva a tutti allo stesso modo, perché ognuno collegherà le parole che ascolta al proprio background personale, non arrivano a tutti alla stessa maniera.
L'inclusione o è pensata per tutti oppure non è inclusione. Se si pensa ad una progettazione inserita nel contesto classe modificando qualcosa di già fatto, ma non è inclusiva. L'inclusione è un progetto che riguarda tutti.
Nel nostro paese il discorso è iniziato negli anni '70 con l'abolizione delle scuole speciali, fino ad allora avevamo le scuole speciali per categorie di persone sempre che ci arrivavano. Moltissime persone con disabilità entravano nei manicomi da neonati e ne uscivano da morti.
Negli anni '70 hanno abrogato scuole speciali ed iniziato il processo di inserimento o inserimento selvaggio, perché in Italia ci piovono le leggi dall'alto, aprendo le scuole alla disabilità senza avere gli insegnanti specializzati, perché si pensava una sorta di socializzazione e non impegno cognitivo. Poi abbiamo avuto una stagione lunghissima dell'integrazione durata 40 anni, ed ora siamo agli albori dell'inclusione, che non è un processo inclusivo, integrazione che è stata ufficializzata perché si è capito che i ragazzi dovevano essere formati all'interno della scuola e si sono formati gli insegnanti.
L'integrazione era comunque una modalità di accettazione subordinata, si parlava degli obbiettivi minimi quindi la sufficienza per proseguire il percorso, è un'accettazione condizionata perché sto costringendo una persona di peculiarità di differenza marcata ad adattarsi alla norma. Quando parliamo di assenza di deficit si parla di neurotipicità ambiente precostituito per neuro-tipicità. Una forma di accostamento, hai qualcosa che non va ma ti voglio portare a quella sufficienza che ti permette di stare in mezzo agli altri, è una forma di accettazione, non accetto le tue caratteristiche fondanti e ti costringo di stare in mezzo agli altri. Le famiglie sono le prime a fare questo costringendo quello che fanno gli altri. Ragazzi che sono costretti anche a fare molto più degli altri perché si pensa che nella quantità possano recuperare, invece no. In realtà lo stimolo va dato e richiesto nella giusta misura.
Stabilire cosa, come e quanto dobbiamo chiedere, molto difficile, ci sono ricette? No.
La meraviglia, è la difficoltà estrema del nostro lavoro, è proprio quella di metterci in condizione di tentare e passare per errori, anche ammettendo che quella strada non va bene e va rivista perché non è giusta c'è una continua messa in discussione di noi stessi. Noi lavoriamo con il nostro corpo, testa, gesti, dobbiamo essere consapevoli di questo e dobbiamo metterci in discussione, affezionarci ad un'idea può essere sbagliata perché potrebbe non rispecchiare la realtà che abbiamo di fronte.
Come nasce la relazione?
Nasce nella conoscenza dell'altro. Noi stabiliamo delle relazioni solo se conosciamo le persone, il primo impatto è estremamente importante, quando conosciamo qualcuno possiamo decidere che ci piace e ci interessa e vogliamo percorrere un po' di strada insieme, oppure possiamo decidere che quella persona a pelle non ci piace. Ascoltare la pancia col beneficio del dubbio. A scuola non possiamo scegliere, ci ritroviamo con colleghi con cui confrontarci, con colleghi, genitori con cui confrontarci, la relazione diventa estremamente importante basandoci sulla conoscenza. Pretendiamo che i ragazzi si affidino e fidino di noi ma noi non diamo niente. Il processo educativo e formativo è asimmetrico, c'è une responsabilità maggiore da parte del genitori e minore da parte del discente. Stabilire un rapporto di simmetria con il figlio non va bene e docente idem, è sbagliato perché è un concetto asimmetrico. I ragazzi non possono raccontare a noi ciò che raccontano ai propri amici, ci sono confini non amichevoli, deve essere chiaro i confini, deve essere consapevole del fatto che non si possono confondere i ruoli.
Presentarsi diventa fondamentale, chiarimento a questa operazione quasi nessuno presta attenzione, presentarsi in una classe è fondamentale. Molto importante presentarsi, fra adulti la modalità formale ha una validità superiore, i ragazzi vogliono sapere chi siamo come persone, gli adulti invece chiedendo il nostro pregresso culturale.
Modello di presentazione
Nel linguaggio professionale ci sono delle differenze terminologiche, la valenza del riconoscimento professionale passa anche attraverso l'uso del linguaggio specifico. Il modello è una struttura, uno schema di azione che mi dà delle indicazioni operative sulle quali rifletto e sul quale mi costruisco il mio schema di azione che può essere influenzato da quel modello. La presentazione come tutte le lezioni sono dei modelli, in cui la prof mette la sua visione della pedagogia e realtà della scuola al centro della sua azione didattica, ogni persona lo fa diversamente. Il nostro ruolo è quello di valutare il modello, non dando giudizi di valore, ma capendo quando nello schema di azione, modalità comunicativa se noi ci ritroviamo, quali sono le azioni che possiamo fare nostri, modellandoli sul nostro convincimento professionale. In quelle azioni in cui non ci riconosciamo. In questo senso non c'è lezione negativa, perché anche la lezione peggiore ci dice quali sono le azioni che non vogliamo adottare. Nell'ambito di un'azione metacognitiva è importante.
Ci sono docenti di 3 tipi:
- Docenti che non incidono che dimentichiamo
- Docenti che hanno inciso anche in maniera negativa
- Insegnanti che diventano dei riferimenti importanti, che nella nostra formazione hanno avuto un effetto salvifico, persone che ci hanno aiutato a capire delle parti di me.
Presentazione formale e informale
Aspetto informale: nome cognome, provenienza, 15 anni nelle Marche, 11 anni lavorato ad Urbino, vive a Macerata, marito a Cagliari, nata a Oristano. Si è sposata molto giovane perché il papà non accettava che potesse vivere da sola al di fuori del matrimonio, poi divorziato, ottemperato desideri dei genitori, ha avuto una figlia, tutto bello ma aveva capito di non vivere una vita che non voleva. 27 anni secondo figlio, Iacopo cambiato la sua vita, nato con la sindrome di Down. La comparsa della disabilità nella vita di un genitore segna un primo ed un dopo, cambia il modo di rapportarsi alla realtà. Di vedere le cose, la leggerezza. La nascita di Jacopo importante, si avvia un elaborazione del lutto perché muore il bambino ideale che ci si aspettava e si impone il bambino reale. Jacopo incide anche sui percorsi professionali.
Registro formale: Passata di ruolo giovanissima nella scuola, 20 anni ruolo alla primaria, poi laureata in pedagogia, libera professione come pedagogista, master, pedagogista clinico, nello studio, ho continuato a lavorare per parecchi anni, esperienza ridotta all'interno delle classi, ma internamento poco, coordinatrice dell'istituto comprensivo e si occupava della progettazione didattica delle scuole. Si è sempre occupata di inclusione e disabilità. Dopo fogli disabile specializzata in disabilità. Dottorato in pedagogia della cognizione, interessa tutto dell'apprendimento anche schemi ed azioni di apprendimento nei confronti della vita.
Polo deficit cognitivo, Q.I: inferiore a 70, dall'altro lato la Plus Dotazione, Gift education. Tutti i ragazzi, dal deficit cognitivo, normo-cognitivo e plus cognitivo, ha bisogno di essere accompagnato da noi. Doppie eccezionalità, ragazzi Q.I, elevato ma con difficoltà comportamentali con linee di spettro autistico, perché basso funzionamento ed alto funzionamento, che ha un Q.I elevato. In mezzo anche Border Line tra neuro-tipicità e deficit. Un insegnante di sostegno è contitolare. Plus dotato ora prevede un PDP, responsabilità di informare i colleghi.
Informale: ciò che i ragazzi interessa di più, vita privata, amici, passioni ciò che co avvicina ai ragazzi in modo incredibile. Quando ci presentiamo a dei ragazzi con difficoltà particolari, dobbiamo curare il mio linguaggio. Se ci sono deficit visivo mi descriverei fisicamente. Con loro che sono più sensibili il primo impatto è più importante. Una volta instaurata la relazione l'apprendimento si recupera. Conoscenza interpersonale, la comunicazione non è solo un'emissione tra emittente e ricevente.
Capacità comunicative, insegnante istrionico, capire quali sono i registri, dosaggio lavoro, tono, paure, battute per alleggerire, perché se stiamo a scuola 5 ore il messaggio per quanto corretto non passa. La comunicazione è fondamentale, riflettiamo la prosodia, la gestualità, molti ragazzi con disabilità si concentrano sul gesto. Noi italiani siamo fortunati, noi come comunichiamo, come siamo a scuola. I ragazzi vedono dei dettagli, vedono al di là di come ci poniamo, ci sono delle modalità di comunicazione. Il mio interesse è quello di lavorare sugli impliciti. Quando parliamo di pensiero, consapevole, cosciente e razionale e poi c'è un pensiero retrostante. Ognuno di noi ha degli aspetti di consapevolezza di apertura e luce e aspetti di introversione, dobbiamo essere consapevoli di questa cosa. Le persone se siamo autentiche, se siamo autentici, le persone lo capiscono, anche la persona con il deficit cognitivo più grande. La conoscenza si basa anche su elementi di contenuto importanti.
Pedagogia delle disabilità e ci si riferisce a 4 tipologie
- Disabilità sensoriali: le nostre finestre sul mondo, cioè che interviene sui sensi, di per sé non comporta un deficit cognitivo, ma ci sono possono essere delle comorbilità, o influenze ambientali. Comorbilità, situazioni si compresenza due forme di disturbo o di deficit, cioè sordità o deficit cognitivo, oppure cecità e tetraparesi. Due disturbi, due deficit. Deficit primario o deficit secondario, sono sordo e non vengo seguito, il deficit cognitivo è secondario a quello che lo ha scaturito
- Disabilità psico-fisica: Deficit cognitivo, cioè tutte le questioni che sono legate all'apprendimento e all'intelligenza, non usare mai con la prof. Ritardo mentale non usare perché il DSM-V manuale internazionale di disabilità la locuzione corretta è deficit cognitivo, disabilità cognitiva e disabilità intellettiva. Nella locuzione ritardo mentale si fa l'errore di mettere l'apprendimento come una gara, ma non c'è una gara, c'è una linea di presunta normalità, c'è un range, ognuno di noi ha i suoi tempi, non si parla di ritardo perché ci sono delle sindromi genetiche in cui l'esposizione di alcune competenze hanno altri tempi. È sbagliato mentale, il termine mentale a tutti i processi della mente, quelli cognitivi sono solo una sezione. Il disturbo psichico, sociopatico è un disturbo psichiatrico ma anche mentale, chi è sociopatico non è detto che abbia un deficit cognitivo.
Il DSM-V manuale
Classificazione internazionale che riguarda solo le disabilità, i manuali diagnostici sono strumenti per capire la natura di disabilità, qui si trovano le cause, l'evoluzione, il trattamento farmacologico, educativo, per ogni diagnosi. Differenza tra DSM-V e ICF. ICF non è un manuale diagnostico, ma un modello antropologico di classificazione e interpretazione della salute e della malattia, quindi mentre il manuale diagnostico interessa una quota di popolazione, ICF riguarda tutti, perché la salute è di tutti. Già dal 1948 conferenza internazionale di Ottawa si pone il dilemma cosa sia la salute, prima la salute si pensava fosse l'assenza della malattia ma non è così. I ragazzi con disabilità non sono necessariamente malati, anzi spesso è anche più in buona salute.
Non va considerata la disabilità come recupero ma hanno bisogno di essere accompagnati per potenziare le loro possibilità. Posso avere un deficit ma a seconda del contesto che mi accoglie può avere una manifestazione differente. Due bambini che nascono con stesso deficit uditivo, uno in una famiglia che accetta il disturbo e mette in campo tutte le professionalità e strategie per far esprimere sé stesso; l'altro non accetta e non mette in atto nulla e il bambino avrà un deficit cognitivo. ICF punta sulle soluzioni di contesto perché il contesto è importante, la relazione non è duale, insegnate e studente, ma tra insegnante, studente e contesto. Per contesto non si intende solo i banchi, ma anche il contesto sociale micro e macro.
Spettro autistico
La diagnosi ci dà la possibilità di capire come lavorare con quella persona in quel contesto, la diagnosi è liberatoria, a scuola ci dà le indicazioni principali, non dobbiamo essere diagnosi dipendenti, ci deve essere anche osservazioni. Ci dà delle indicazioni ma dobbiamo vedere sul campo se quella diagnosi ci dà delle rispondenze sul campo. Non prendere per buono assolutamente quello che la diagnosi ci dice. Non cadere nell'errore della profezia che si avvera quindi il ragazzo è così e quindi ci comportiamo di conseguenza.
Periodi di insorgenza
- Prenatale: Una sindrome genetica ha una matrice neonatale, perché nasce nella divisione del cromosoma, anche l'autismo è dovuto da una neuro-tipicità, il bambino nasce così. Un conto è avere una specificità sindromica ed un conto è avere la diagnosi. Esempio con la sindrome di Down si può fare la diagnosi alla nascita, nello spettro autistico si può fare intorno 2 anni perché non ci sono caratteristiche somatiche, ci sono tante possibilità di insorgenza in questa fase, quindi a traumi della madre, dalle infezioni come Toxo, che può causare cecità, sordità, assunzione di tabacco, assunzione di sostanze che hanno un effetto sul feto, assunzione di feto-alcool
- Neonatale: Fase ristretta di 48 ore dalla nascita, insorgenza neonatale, lesioni sul cervelletto, piccole lesioni che vanno a compromettere l'equilibrio, la camminata, i tic, a livello dell'occhio, si manifestano in varie modalità
- Postnatale: Deficit post natale, infezioni post natali come la meningite, (esempio Bebe Vio)
Il deficit è una condizione strutturale, incidenti, assunzioni di sostanze, o patologie, eziologie causano delle forme di deficit, la fase post-natale è più lunga e può generare il deficit. Deficit, condizione strutturale che limita esercizio funzioni tipiche in un determinato contesto. Questa condizione strutturale può essere permanente o transitoria:
- Permanente: È quella che noi abbiamo ed è impossibile che possa modificarsi, la condizione genetica è permanente, non può modificarsi. Chi ha lo spettro autistico è permanente.
- Transitoria: Le condizioni transitorie possono caratterizzare un arco più o meno lungo di tempo una parte della mia vita, mi ammalo di leucemia e questo mi impedisce di fare ciò che facevo prima, mi impedisce di compiere quelle azioni che prima potevo fare per un tot di anni.
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Psicologia dell'educazione: Didattica metacognitiva
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Didattica
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Domande metodologiche di didattica speciale
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Didattica generale