INDICE
1. Bioingegneria………………………………………………………………
…………………………………1
2. Scienze
tecniche………………………………………………………………………
……………………14
3. Medicina
nucleare………………………………………………………………………
………………..21
4. Radioterapia…………………………………………………………………
………………………………43
5. Radiologia
diagnostica……………………………………………………………………
…………….54 1. BIOINGEGNERIA
Bioimmagine: rappresentazione nella forma di immagine di informazioni
relative ad un distretto corporeo, rappresentando l’anatomia, la morfologia o la
fisiologia di parti interne del corpo.
Tecniche morfologiche → informazioni strutturali.
Tecniche funzionali → informazioni funzionali.
Le bioimmagini possono essere ottenute da fenomeni fisici naturali o indotti.
Le tecniche basate su fenomeni fisici naturali comprendono la termografia
(raggi infrarossi → trasportano energia termica, visualizzano tumori,
infiammazioni e la vascolarizzazione), mappe elettroencefalografiche ed
elettrocardiografiche, mappe di magnetoencefalografia e di
magnetocardiografia. Nelle bioimmagini da fenomeni fisici indotti si induce un
fenomeno fisico all’interno del paziente applicando una forma di energia
prodotta dall’esterno. Il segnale si trasforma in modo tale da fornire
informazioni su un distretto corporeo. Questo è ciò che avviene, ad esempio,
nella radiologia convenzionale, in cui si utilizza un fascio di raggi X che viene
modificato in base ai materiali che incontra e allo spessore tissutale.
Si distinguono immagini planari e tomografiche. Le immagini planari
(radiologia e scintigrafia) sono immagini di proiezione, cioè rappresentano una
struttura tridimensionale come un’immagine bidimensionale. La tomografia
rappresenta la grandezza fisica di interesse attraverso diverse sezioni del
corpo, formando immagini bidimensionali. Accostando le sezioni tomografiche
del distretto studiato viene recuperata la terza dimensione e si ha una
rappresentazione puntuale della grandezza fisica di interesse.
Radiologia → si somministrano raggi X e si va a studiare la loro
attenuazione. Le immagini possono essere planari o tomografiche.
Ecografia → utilizza come sorgente di energia gli ultrasuoni, il fenomeno
fisico studiato è l’eco (riflessione degli ultrasuoni quando incontrano una
superficie di separazione tra due materiali). L’ampiezza del segnale
ecografico è informativa sulle caratteristiche dei due tessuti che hanno
generato l’eco, mentre il tempo di riflessione fornisce informazioni sulla
distanza tra la sonda e la superficie riflettente (profondità).
Risonanza magnetica → la fonte energetica è il campo magnetico
omogeneo. Si indirizzano sul paziente onde radio, che mandano i nuclei
all’interno del campione in risonanza con un assorbimento di energia e
una restituzione di energia che dipendono dalla densità protonica. Perciò
dà informazioni sulle caratteristiche dell’acqua nei tessuti, attraverso due
parametri di rilassamento T1 e T2.
Medicina nucleare → si somministra al paziente un radiotracciante in
grado di tracciare un processo fisiologico (ad esempio glucosio in cui il
carbonio è stato sostituito con carbonio radioattivo).
Si distinguono bioimmagini analogiche (radiologia tradizionale, continuità sia
spaziale che delle tonalità di grigio) e digitali (immagini tomografiche, sono
immagini con rappresentazione matriciale in cui si assegna ai numeri una
1
tonalità di grigio). Nelle immagini tomografiche si considera il voxel, il quale,
oltre alla dimensione del pixel nel piano dell’immagine, ha anche una
dimensione verticale rappresentata dallo spessore della sezione tomografica.
L’obiettivo delle bioimmagini è discriminare un tessuto rispetto ad un altro. La
qualità delle immagini è tanto migliore quanto minore è la perdita di
informazioni. Per definire la qualità in maniera quantitativa si valutano:
Contrasto → rappresenta il rapporto tra il segnale nella struttura di
interesse rispetto al segnale nelle strutture circostanti. Si distinguono il
contrasto fisico e contrasto immagine. Il contrasto fisico dipende dalle
caratteristiche dei tessuti e dal fenomeno fisico studiato (e quindi dalla
tecnica di imaging). Il contrasto immagine dipende da tutti i processi
che contribuiscono alla formazione dell’immagine: acquisizione,
ricostruzione, visualizzazione. Il contrasto fisico può essere creato
somministrando il mezzo di contrasto. Le immagini tomografiche hanno
contrasto maggiore rispetto a quelle planari perché non si ha
sovrapposizione tra le strutture.
Risoluzione spaziale → capacità del sistema di discriminare i dettagli. Il
blurring è l’effetto per cui l’imaging rappresenta una struttura puntiforme
come una macchia, cioè il segnale viene disperso rispetto al punto
sorgente. La risoluzione spaziale può anche essere definita come la
distanza minima tra due punti perché questi possano essere riconosciuti
come distinti. Dipende anche dalla dimensione del pixel, quindi bisogna
disporre di matrici di grandi dimensioni. Le tecniche funzionali, come la
medicina nucleare, presentano risoluzione peggiore rispetto alle tecniche
morfologiche.
Rumore → fluttuazioni statistiche del valore di ciascun pixel. Il rumore
quantico dipende dalla quantità di informazioni, il rumore elettronico
dipende dalla catena di trattamento del segnale, il rumore di
quantizzazione dipende dalla conversione analogico-digitale, il rumore
dei processi di elaborazione dipende dai processi di elaborazione mirati
ad una riduzione del rumore.
Le radiazioni rappresentano una forma di propagazione di energia nel vuoto.
Si distinguono radiazioni corpuscolari (α, β-, β+, neutroni) e radiazioni
elettromagnetiche (γ, raggi X).
Le radiazioni α sono costituite da due protoni e due neutroni e vengono
prodotte, come β- e β+, attraverso fenomeni di trasformazione a livello
nucleare. Le radiazioni β- sono costituite da elettroni e vengono prodotti da
fenomeni di decadimento radioattivo. I positroni β+ sono costituiti da elettroni
positivi (antielettroni emessi in fenomeni di decadimento). Le radiazioni α
hanno una modalità particolare di cessione dell’energia: quanto più la particella
è lenta, tanto maggiore è la cessione di energia, che si concentra in una
regione specifica. Questa caratteristica viene sfruttata in tecniche di
radioterapia o brachiterapia, in cui la sorgente di radiazioni α viene inserita in
corrispondenza di una massa tumorale. Viceversa, le radiazioni β presentano
un’intensità del fascio di radiazioni che diminuisce esponenzialmente
attraversando un materiale. Le radiazioni corpuscolari interagiscono con gli
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atomi della materia tramite urti: ad ogni urto cedono energia e quando
l’energia è completamente persa la particella si ferma.
Le radiazioni elettromagnetiche non sono associate a corpuscoli, si distinguono
due diversi modelli. Il modello ondulatorio considera le radiazioni
elettromagnetiche come un campo elettrico e un campo magnetico che variano
con andamento sinusoidale, perpendicolari l’uno rispetto all’altro. La velocità di
propagazione è la velocità della luce (c = 300.000 km/s). La velocità della luce
è correlata alla frequenza e alla lunghezza d’onda tramite la formula c = νλ.
Secondo il modello quantistico le radiazioni elettromagnetiche non sono
pensate come onde, ma come pacchetti discreti di energia (quanti) con
un’energia = hν (h → costante di Planck).
Le radiazioni X e γ interagiscono con la materia attraverso:
Fenomeni di diffusione classica: le radiazioni vengono deviate
rispetto alla traiettoria originale senza perdita di energia, avvengono ad
energie molto basse che non interessano l’applicazione medica.
Effetto fotoelettrico: fenomeno d’interazione tra una radiazione X o γ
con un elettrone atomico (probabilità maggiore per elettroni più legati,
cioè più vicini al nucleo). Le radiazioni cedono energia all’elettrone
(fotoelettrone) provocando la sua liberazione dal nucleo.
E = E - E
fotoelettrone fotone incidente legame
Effetto Compton: l’interazione ha una maggiore probabilità per elettroni
meno legati. L’energia della radiazione X o γ è utilizzata per liberare
l’elettrone, ma determina anche la produzione di un raggio X o γ diffuso
(deviato rispetto alla traiettoria originale e con energia inferiore).
E = E + [E + E ]
fotone incidente fotone diffuso legame elettrone Compton
Produzione di coppie: energia maggiore rispetto a quelle di interesse
in medicina.
Legge dell’attenuazione → se un fascio di raggi X attraversa un certo
spessore, il numero di quanti trasmessi Nt è pari al numero di quanti incidenti
N moltiplicato per e , dove x è lo spessore dell’oggetto e µ è il coefficiente di
-µx
0
attenuazione, rappresentativo dell’attenuazione dei raggi X in un determinato
tessuto (dipende sia dall’energia delle radiazioni che dalle caratteristiche del
materiale, come densità e numero atomico).
Spessore emivalente (SEM) → spessore di materiale per cui si ha una
riduzione dell’intensità del fascio alla metà di N .
0
Radiazioni ionizzanti → possiedono abbastanza energia (≥ 12 eV) da
trasformare gli atomi in particelle elettricamente cariche. Si ha quindi la
formazione di una coppia di ioni di carica opposta. Possono essere
direttamente ionizzanti (radiazioni corpuscolari elettricamente cariche,
come radiazioni α o β, che determinano una serie di urti con la materia e
possono produrre una ionizzazione) o indirettamente ionizzanti (radiazioni X
e γ, liberano un elettrone tramite effetto fotoelettrico che poi, interagendo con
gli atomi, può produrre una traiettoria di ionizzazione).
Un tubo a raggi X è costituito da un’ampolla all’interno della quale è fatto il
vuoto e sono presenti un filamento e un catodo e un anodo tra cui è presente
una differenza di potenziale e una finestra attraverso cui fuoriescono i raggi X
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prodotti. All’interno del tubo a raggi X si forma un flusso di elettroni (corrente
elettrica) diretto dal catodo all’anodo. Gli elettroni arriveranno all’anodo con
un’energia E = qV (in cui q è la carica degli elettroni e V è la differenza di
potenziale). Un elettronvolt corrisponde all’energia acquistata da un elettrone
quando viene sottoposto ad una differenza di potenziale di un volt. L’anodo è
un disco (solitamente di tungsteno) in cui avviene la conversione dell’energia
degli elettroni in raggi X e calore (che viene dissipato). Il tungsteno viene scelto
perché presenta elevato punto di fusione, elevata conducibilità termica ed
elevato numero atomico, per produrre una grande quantità di raggi X. Gli
elettroni colpiscono una parte dell’anodo che è la macchia focale, più è
piccola, migliore sarà la risoluzione. L’anodo è rotante per consentire una
migliore dispersione energetica.
Raggi X caratteristici → quando un elettrone colpisce un atomo di tungsteno
viene liberato un elettrone. Di conseguenza, un elettrone delle orbite più
esterne si trasferisce nell’orbita interna rimasta vacante cedendo una quantità
di energia pari alla differenza di energia tra le due orbite. Questo porta alla
formazione di un quanto di raggi X. Si parla di raggi X caratteristici perché i
livelli energetici delle orbite hanno valori di energia ben definiti, caratteristici
dell’atomo.
Radiazione di frenamento (Bremsstrahlung) → l’elettrone incidente
interagisce con un nucleo, cede energia e viene deflesso rispetto alla traiettoria
originale muovendosi con energia minore e producendo un raggio X detto di
frenamento. L’energia non è caratteristica, ma può variare da 0 all’energia
dell’elettrone incidente.
I parametri di funzionamento del tubo a raggi X sono: la tensione del tubo
(differenza di potenziale tra catodo e anodo), corrente, durata dell’esposizione,
prodotto della corrente per il tempo di esposizione espresso in mAs (quantità di
raggi X che arrivano al paziente).
Griglia anti-scatter → viene utilizzata a causa della deviazione dei raggi X per
effetto Compton, che può causare una perdita di contrasto. È una lastra in
piombo con dei fori che hanno la direzione di propagazione dei raggi X. In
questo modo solo i raggi X che hanno attraversato il corpo del paziente senza
interagire raggiungono il rivelatore. I raggi deviati vengono assorbiti dai setti
della griglia anti-scatter.
Il contrasto dell’immagine è dato dalla differenza tra i raggi X assorbiti per
effetto fotoelettrico ed i raggi X non assorbiti del tutto che raggiungono il
rivelatore. Dipende dallo spessore, dal numero atomico e dalla densità e
dall’energia dei raggi X. Il livello di esposizione dipende, invece, dal numero di
fotoni che raggiungono il rivelatore. Si distinguono quindi tessuti più radiopachi
e tessuti più radiotrasparenti.
Il rumore dipende dalla quantità di informazioni, cioè dal numero di radiazioni
rivelate. Il rumore viene ridotto aumentando l’intensità dei raggi X (ma così si
aumenta la dose per il paziente) o aumentando la durata di esposizione.
L’attenuazione dei raggi X è il fenomeno fisico alla base della formazione delle
immagini radiologiche. L’energia è modulata spazialmente dall’attenuazione
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nel corpo del paziente. L’immagine primaria (fascio di raggi X) viene convertita
in un’immagine visibile da parte di un sistema di rivelazione:
Pellicola radiografica → si tratta di una lastra fotografica: quanta più
luce e quanti più raggi X la colpiscono, tanto più la lastra viene
impressionata. Tra il rivelatore e il paziente era presente una griglia anti-
scatter. L’esame si sviluppava in due momenti: esposizione alla lastra
(acquisizione dell’informazione) e sviluppo (sviluppo, lavaggio
intermedio, fissaggio, lavaggio finale ed essiccamento). Era un sistema
poco efficiente, i raggi X che colpivano la lastra avevano bassa
probabilità di impressionarla → sono stati introdotti degli schermi di
rinforzo, degli strati luminescenti. I raggi X colpiscono lo strato
luminescente o fluorescente, l’energia elevata di un fotone viene
convertita in tanti fotoni luminosi di più piccola energia aumentando
l’efficienza del sistema di rivelazione. Questo perché i fotoni prodotti
hanno energia minore (e maggiore probabilità di impressionare la lastra)
e sono presenti in numero maggiore.
Piastra di fosfori a memoria → sostituisce la pellicola all’interno della
casetta nella radiografia computerizzata (CR). I fosfori assorbono
l’energia dei raggi X e la immagazzinano. La fase di lettura avveniva
facendo una scansione della piastra con una sorgente di luce laser che,
liberando l’energia intrappolata e assorbita dopo l’esposizione ai raggi X
dai fosfori, permetteva la lettura attraverso un sistema fotomoltiplicatore.
La luce viene quindi convertita in un impulso elettrico che viene
digitalizzato.
Detettore digitale → i rivelatori sono detti flat panel, che vengono
inseriti all’interno del tavolo radiografico. Non si distinguono più i due
momenti di esposizione e lettura, l’immagine si forma direttamente.
Esistono sistemi a conversione diretta (i raggi X colpiscono un materiale
fotoconduttore venendo direttamente convertiti in elettroni) e indiretta
(i raggi X colpiscono uno scintillatore, l’energia dei raggi X viene
convertita in luce e la luce colpisce una matrice di transistor formando
l’immagine digitale).
La radiografia è una tecnica statica, da sempre c’è stato interesse per immagini
radiografiche in tempo reale, per poter eseguire diagnosi di tipo dinamico.
Quindi, si sono sviluppate tecniche fluoroscopiche che sono basate sulla
presenza di uno schermo fluorescente e un fascio di raggi X trasmesso. I raggi
X colpiscono lo schermo fluorescente producendo fotoni luminosi, permettendo
la visualizzazione sullo schermo dell’immagine luminosa. Un’innovazione si
ebbe con l’introduzione degli intensificatori d’immagine → rendono il
sistema più efficiente migliorando la qualità dell’immagine. È un grosso tubo in
cui viene fatto il vuoto. I raggi X colpiscono uno schermo fluorescente
producendo un’immagine luminosa. Dopo lo schermo vi è un fotocatodo che
converte l’immagine luminosa in un’immagine elettronica, cioè un flusso di
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