Psicologia generale completo
Che cos'è la psicologia?
La psicologia è lo studio scientifico del comportamento e dei processi mentali. La psicologia suscita l'interesse delle persone perché si pone domande che riguardano praticamente ogni aspetto della nostra vita (es. perché abbiamo vuoti di memoria).
Che cosa studia la psicologia?
La psicologia è nata rendendosi autonoma dalla filosofia e dalla neurofisiologia.
- Filosofia: La progressiva autonomia della psicologia dalla filosofia è stata resa possibile dal passaggio dallo studio della mente sul piano filosofico, allo studio della relazione tra mente e corpo sul piano naturalistico.
- Fisiologia: La progressiva autonomia della psicologia dalla neurofisiologia è stata resa possibile dal passaggio dallo studio del cervello sul piano meramente fisiologico, allo studio dell'unità cervello-mente e delle sue interazioni con l'ambiente.
Es. lo studio della percezione da parte della psicologia:
- Filosofia: per descrivere il processo percettivo (es. il mito della caverna).
- Fisiologia: per indagare come i nostri sistemi sensoriali contribuiscano all'esperienza del percepire.
La nascita della psicologia
Wundt (psicologo e fisiologo) fu il primo a utilizzare il termine "psicologia", ed è considerato il padre fondatore della psicologia. Nel 1879 fonda a Lipsia il Laboratorio di Psicologia (sperimentale). Per Wundt l'oggetto di studio della psicologia è l'esperienza diretta, o immediata; il metodo per rilevarla è l'introspezione:
- Auto-osservazione e descrizione minuziosa di ciò che il soggetto prova e percepisce in seguito alla presentazione di stimoli diversi.
L'introspezione per Wundt richiede:
- Il controllo accurato dello stimolo che produce l'evento mentale oggetto d'osservazione;
- La rielaborazione e la stesura di un resoconto subito dopo l'osservazione dell'evento di ciò che è stato provocato dalla presentazione dello stimolo.
La psicologia moderna, quindi, non è una "branca" della filosofia. La novità, e anche la rottura con le discipline umanistiche, sta nel fatto che la psicologia deve usare il metodo sperimentale per studiare le funzioni elementari della mente (come sensazione e percezione), per conferire oggettività alla psicologia. Possiamo, quindi, affermare che la psicologia si occupa oggi dell'unità mente e cervello e delle sue relazioni con il comportamento dell'essere umano inserito nel suo ambiente fisico e sociale.
Cosa fa lo psicologo?
Gli psicologi cercano di descrivere, predire e spiegare il comportamento umano e i processi mentali degli individui, così come di aiutare a cambiare e migliorare la vita delle persone e l'ambiente in cui esse vivono.
Lo studio della psicologia
La diversità degli argomenti all'interno della psicologia ha portato allo sviluppo di diverse aree di studio caratterizzate da approcci e metodi d'indagine distinti. Possiamo parlare più che di psicologia, di psicologie. Un modo per identificare le aree disciplinari più importanti è prendere in considerazione alcune delle domande basilari rispetto al fenomeno di cui si occupano.
- Psicologia dello sviluppo (o del ciclo di vita): esamina come le persone crescono e cambiano dal momento del concepimento fino alla morte.
- Psicologia sociale: studia come i pensieri, i sentimenti e le azioni delle persone sono influenzate dagli altri.
- Psicobiologia: esamina la base biologica del comportamento.
Le prospettive della psicologia
Qualsiasi argomento in psicologia può essere affrontato da vari punti di vista. Ciascuna prospettiva offre una spiegazione parzialmente diversa del perché gli individui agiscono in un certo modo, ciascun punto di vista può contribuire al nostro concetto globale di individuo. Possiamo distinguere cinque prospettive diverse che rappresentano gli approcci principali al moderno studio della psicologia.
- Prospettiva biologica: orientamento alla comprensione dei processi neurobiologici alla base del comportamento e dei processi mentali.
- Prospettiva comportamentista: orientamento alla comprensione del comportamento osservabile in termini di condizionamento e rinforzo.
- Prospettiva cognitiva: orientamento alla comprensione di processi mentali come percepire, ricordare, ragionare, decidere e risolvere problemi, e allo studio delle loro relazioni con il comportamento.
- Prospettiva psicoanalitica: orientamento alla comprensione del comportamento in termini di motivazioni inconsce che originano da impulsi sessuali e aggressivi.
- Prospettiva fenomenologica: orientamento alla comprensione del comportamento e dei processi mentali in termini di realtà soggettive, costruite attivamente dalle persone.
La psicologia generale
La psicologia generale è un'area d'indagine della psicologia. Si occupa dello studio empirico del comportamento individuale "normale" degli organismi umani e animali. Si contrappone alla psicologia ingenua, basata sul senso comune = forma di sapere che ci permette di capire e interpretare i comportamenti nostri e altrui facendo riferimento all'esperienza pratica.
- Fornisce spiegazioni plausibili. Si tratta però di conoscenze deboli e poco attendibili, prive di un fondamento rigoroso.
È diversa dalla psicologia ingenua in quanto le teorie della psicologia ingenua non sono in grado di accertare le conoscenze che forniscono. Il suo metodo elettivo di ricerca è il metodo sperimentale ipotetico-deduttivo. Per capire il comportamento umano dobbiamo considerarne la sua complessità e i diversi livelli d'indagine o di realtà. L'uomo può essere considerato a tutti gli effetti un sistema complesso e dinamico. I sistemi dinamici complessi possono esibire comportamenti caotici; rispondono a fluttuazioni minime nelle condizioni di partenza; sono non lineari, appaiono stocastici a un osservatore. È improprio ritenere che un'accurata scienza psicologica debba saper fare previsioni accurate e a lungo termine su complessi comportamenti umani individuali. Oggi possiamo sapere prevedere come reagirà nel breve termine, in media, un gruppo di persone poste dinanzi a un compito relativamente semplice in un ambiente relativamente semplice. Queste previsioni sono la base del metodo sperimentale in psicologia. La psicologia generale può essere considerata come una scienza statistica.
Domande di ricerca
Nascono dall'esperienza personale di un problema, dall'intuito (psicologia ingenua o del senso comune), dalla curiosità, creatività, grazie alle informazioni raccolte su un fenomeno (l'osservazione), da una teoria: insieme organizzato di concetti che spiegano un fenomeno o un insieme di fenomeni. Lo scopo è di spiegare e interpretare il comportamento nostro e altrui e di dare un senso agli eventi.
Il metodo scientifico ipotetico-deduttivo
Metodo intuitivo: si basa sull'esperienza personale e su di essa formula delle teorie e fa delle ipotesi (psicologia ingenua).
Il metodo scientifico: è un insieme di procedure che permette la raccolta dei dati (prove empiriche) attraverso misurazioni precise, e si basa su leggi di carattere generale (teorie) la cui formulazione avviene attraverso osservazioni controllate e risultati ripetibili. Il metodo scientifico permette di limitare le fonti di errore e di trarre conclusioni attendibili. Si contrappone al metodo intuitivo del senso comune. È costituito da sei fasi:
- Effettuare delle osservazioni
- Definire un problema
- Proporre un'ipotesi
- Raccogliere le prove per verificare o falsificare un'ipotesi
- Pubblicare i risultati
- Costruire una teoria
Ipotesi: è una affermazione provvisoria e verificabile sulla relazione tra le cause e le conseguenze di un fenomeno. Fa una previsione. Per essere verificata, ogni ipotesi deve essere formulata in maniera tale da poter essere falsificata. Le ipotesi di ricerca, quale ne sia l'origine (la teoria o un problema), devono tutte comportare previsioni univoche su fatti osservabili, e quindi devono essere empiricamente confutabili.
Esperimenti
Lo psicologo sperimentalista sviluppa esperimenti analizzando specifici comportamenti in situazioni controllate per verificare la correttezza di una teoria. A questo scopo gli eventi e i comportamenti devono essere caratterizzati da proprietà ben definite, misurabili, e che possono assumere diversi valori: quindi, da variabili.
Raccolta dei dati
I dati grezzi sono raccolti attraverso procedure prestabilite (protocolli sperimentali) e possono essere prodotti come prove a sostegno delle ipotesi. In psicologia generale ci sono due tipi di dati:
- Dati comportamentali
- Dati self-report
Analisi dei dati
Due tipologie di statistiche per l'analisi dei dati raccolti:
- Statistiche descrittive: procedure matematiche per descrivere e sintetizzare dati numerici.
- Statistiche inferenziali: procedure che si riferiscono alle teorie probabilistiche per formulare previsioni.
Interpretazione dei dati
Una volta analizzati i dati vanno interpretati per verificare o meno l'ipotesi partenza.
- Se l'ipotesi non è verificata si riparte dall'inizio con una nuova ipotesi.
- Se l'ipotesi è verificata si formula una nuova teoria o si consolida, o modifica, una teoria già esistente.
Se i risultati possono avere una ricaduta per la comunità scientifica si passa all'invio di un articolo a una rivista per la pubblicazione. La nuova teoria può porre nuovi interrogativi e si possono fare nuove previsioni.
Teorie
Le teorie hanno una doppia funzione:
- Spiegano una determinata classe di fenomeni.
- Aiutano a identificare problemi da risolvere.
Le teorie scientifiche sono insiemi internamente coerenti (cioè, non contraddittori) di ipotesi esplicative confutabili, ma non ancora confutate, espresse in un qualche linguaggio (es. attraverso leggi). Sono basate su costrutti teorici (es. la mente): concetti inosservabili.
- Le leggi spiegano regolarità osservabili, mettono in relazione due o più eventi, stabiliscono i dettagli della relazione e fanno previsioni obiettivamente confutabili. Le leggi psicologiche sono tutte probabilistiche, o non deterministiche.
Le teorie sono modelli concettuali che si propongono di spiegare dati sperimentali. Permettono di organizzare osservazioni sperimentali diverse all'interno di un contesto strutturato e coerente. Possono esistere però diverse teorie sullo stesso problema (es. sul perché dimentichiamo). Nella scienza, quando due teorie sono contrapposte, la migliore è quella con maggior potere esplicativo. Quando due teorie fanno previsioni diverse su un particolare fenomeno, un esperimento può essere in grado di stabilire quale delle due previsioni sia corretta: prova empirica. Se due teorie, pur prevedendo diversi costrutti e leggi, fanno le stesse previsioni su una classe di fenomeni, sono scientificamente indistinguibili: criterio del rasoio di Ockham (o Occam).
Variabili
L'utilizzo del metodo scientifico richiede di individuare delle proprietà degli eventi o dei comportamenti che si vogliono studiare che siano misurabili e che possono variare: variabili. Variabili inosservabili: essendo associate a concetti teorici non è possibile misurarle direttamente. È possibile analizzare scientificamente i risultati di un esperimento che coinvolga anche queste variabili se e solo se queste possono essere definite operativamente. Una definizione operazionale di una variabile inosservabile consiste nella specificazione di una delle possibili variabili osservabili secondarie considerata un indizio della variabile di interesse. Non confondere la variabile secondaria con quella teorica. Le definizioni operazionali di variabili inosservabili non sono mai univoche o perfette. Gli esperimenti ci permettono di trarre conclusioni riguardo ai rapporti tra le particolari variabili secondarie utilizzate ma non ci permettono di estrapolare conclusioni sulle relazioni tra concetti teorici. Solo la molteplicità e la convergenza delle evidenze potranno consentire di sviluppare un certo grado di fiducia verso una relazione teorica.
Le variabili quantitative o continue variano lungo un continuum (es. peso in kg). Le variabili qualitative o discrete o categoriche, possono assumere un solo valore entro una gamma finita (es. alto o basso). Misurare: assegnare un numero o un’etichetta alle caratteristiche (proprietà) degli oggetti, in base a determinate regole. La misurazione deve essere il risultato del confronto di un dato osservato con una posizione identificabile su una scala. Stevens (1951) propose una classificazione di quattro tipi di scale di misurazione:
- Variabili nominali, discreta: assumono valori diversi ma non esiste relazione asimmetrica; informano sull'uguaglianza o diversità di due eventi (es. sesso).
- Variabili ordinali, discreta: oltre a differenziare tra due eventi, informa sull'ordine della differenza; valori diversi ma con relazione asimmetrica d'ordine (es. valutazione studente: insufficiente, buono…)
- Variabili a intervalli, continua: esiste un'unità di misura ma l'origine della scala è variabile, ammette valori negativi; quantifica la differenza che intercorre tra un livello e l'altro (es. temperatura).
- Variabili a rapporti, continua: esiste un'unità di misura e l'origine della scala è fissa, esiste uno zero assoluto (es. peso).
Affinché la misurazione di una variabile sia utile, deve soddisfare criteri di:
- Validità: una misura è valida se è diagnostica verso il costrutto che si intende misurare (es. intelligenza misurata: QI vs colore pelle).
- Affidabilità: una misura è affidabile se genera risultati coerenti in condizioni simili (peso bilancia uguale anche 5 min dopo).
- Sensibilità: una misura sensibile genera risultati diversi quando misura cose diverse (due persone diverse, due pesi diversi).
Ricerca
Si distinguono principalmente tre strategie di ricerca:
- Ricerche descrittive
- Ricerche correlazionali
- Ricerche sperimentali
Ricerche descrittive
Descrivere il comportamento di un singolo individuo o di un gruppo senza analizzare sistematicamente le relazioni tra particolari variabili, cioè senza operare alcun cambiamento nella situazione (es. comportamento sociale nelle comunità). Questa strategia di ricerca non permette di identificare quali fattori sono la causa o la ragione delle variazioni di un determinato comportamento. Punti di forza: la raccolta di vasti campioni di informazione su comportamenti complessi, legati alla vita quotidiana; possono tradursi in ricerche correlazionali.
Ricerche correlazionali
Lo sperimentatore misura quantitativamente due o più variabili per scoprire se sono tra loro in relazione (associate); possono individuare relazioni regolari/associazioni tra variabili ma non rapporti causa-effetto. Per determinare, a posteriori, se due variabili sono associate, cioè se e in che misura l'una varia al variare dell'altra, si misura la forza dell'associazione. La forza di un'associazione è espressa da un parametro, chiamato coefficiente di correlazione, solitamente indicato con r, che varia da –1 a 1.
- Esempio: Se prediciamo che più gli studenti studiano per un esame, più alti sono i loro voti, e che meno studiano, più basso è il loro punteggio, ci aspettiamo di trovare una correlazione positiva. Se il numero di ore di studio aumenta, il numero di ore dedicate al tempo libero diminuisce, in questo caso la correlazione tra le variabili è negativa. È possibile che esiste poca o nessuna relazione tra due variabili (ore di studio e altezza persona).
Coefficiente di correlazione
- 0 = nessuna relazione tra le due variabili.
- -1 = associazione negativa perfetta: la crescita di una variabile si riflette in decrescita perfettamente proporzionale dell'altra.
- 1 = associazione positiva perfetta: la crescita di una variabile si riflette in crescita perfettamente proporzionale dell'altra.
- Valori positivi o negativi diversi da -1 o 1 indicano associazioni parziali, tanto più deboli quanto più si avvicinano a 0.
Non si può inferire una relazione causa-effetto tra le due variabili analizzate. Misurando la sola correlazione non ci è dato sapere se è la variabile 1 ad influenzare la 2 o viceversa. È possibile quindi che esista una terza variabile non considerata che provoca l'associazione indiretta tra le due osservate, in questo caso si parla di correlazione spuria.
Es. Sebbene una forte correlazione suggerisca che lo studio può aiutarci a prevedere come farà l'esame uno studente, non significa che lo studio causa il risultato. Potrebbe essere che le persone sono interessate alle materie e studiano di più rispetto a quelle che sono meno interessate.
Ricerche sperimentali
Per saggiare l'ipotesi di una relazione causa-effetto tra due variabili è necessario condurre degli studi sperimentali (si varia la variabile che si ipotizzi causi un certo effetto). Si individua una variabile indipendente (VI - manipolata dallo sperimentatore) e una variabile dipendente (VD - misurata). La VI comporta una modificazione volontaria e controllata da parte dello sperimentatore dei valori assunti dalla variabile indipendente. Si può pensare alla VI come indipendente dalle azioni di chi partecipa all'esperimento perché è controllata (fatta variare) dallo sperimentatore. La VD è la variabile che è misurata e che ci si aspetta cambi come risultato dei cambiamenti operati dallo sperimentatore sulla variabile indipendente.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti corso di Psicologia generale
-
Psicologia Generale - appunti corso (6 cfu)
-
Corso completo
-
Appunti corso Psicologia Generale II, prof. Reverberi