2025 Q
UADERNO APPUNTI
S V
OFIA IGNALI Controllo e Collaudo delle strutture e
del Territorio M
1
C : C C S
ORSO ONTROLLO E OLLAUDO DELLE TRUTTURE E DEL
T M - M 1
ERRITORIO ODULO
By Stefano Gandolfi
Metodi di controllo topografico per il monitoraggio
Monitoraggio
Tecniche di rilievo:
o Stazioni totali
o Livelli (livellazione geometrica dal mezzo)
o GNSS
o Laser a scansione
o Fotogrammetria
o Remote sensing
Con i sistemi più moderni, soprattutto per quel che riguarda sistemi GNSS
e laser scanner si riescono ad ottenere informazioni molto dettagliate
con dati molto densi che possono riuscire ad aiutarci anche a determinare
condizioni secondarie come le varianti termiche, attraverso l’uso di
serie temporali, cioè, determinate quantità di dati raccolti nel tempo
In generale si ottengono coordinate in quindi con un particolare grado
+ ,
di indeterminazione che da consistenza alla misurazione/stima stessa. Queste
indeterminazioni però non sono come quelle strumentali perché partendo da
misurazioni di angolo, distanze e altezze con i corrispondenti errori, il
risultato finale sono coordinate date dalla “somma” delle singole
indeterminazioni.
La topografia e i sistemi di monitoraggio si applicano a diversi ambiti,
utilizzando diverse scale, diverse entità di movimento e/o possibili
deformazione e questo apre un ventaglio di possibilità tale da inglobare in un
unico argomento tutte le tecniche di rilievo ad oggi disponibili.
La scelta più corretta sulla strumentazione e il modo di impiegarla è quella
che viene presa di volta in volta sulla base del maggior numero di informazioni
possibili e da colui che riesce con spirito critico a combinarla con le
metodologie di rilievo
Anche nelle strategie di elaborazione e trattamento dei dati non vi è un’unica
strada ed anche in questo caso come per il resto anche nelle considerazioni
precedenti è importante disporre del più ampio spettro di possibilità per poter
scegliere quella più corretta. 2
Gli ambiti di interesse considerati sono:
Ingegneristico (edifici, strutture e territorio)
Geofisico (moto delle placche, deformazioni crostali, ecc.)
Geologico (frane, smottamenti, ecc.)
Architettonico (monumenti, conservazione dei beni culturali)
Le cause generali dei movimenti o delle deformazioni, per quanto riguarda i
fenomeni che si possono osservare sono:
Naturali = deriva dei continenti, alcuni fenomeni di subsidenza, fenomeni
sismici o vulcanici e frane
Antropiche = alcuni tipi di subsidenza (dovuti a bacini sotterranei come
quelli del gas), alcune frane, movimenti di strutture e movimenti in fase
di collaudo
I movimenti possono essere:
Altimetrici
Planimetrici
Tridimensionali
Monitorare significa osservare un fenomeno nel tempo, questo avviene attraverso
rilievi ripetuti (in modo discreto o continuo) con strumenti e metodi adeguati
all’entità del fenomeno che si vuole osservare (conoscenza delle entità in
gioco e del tipo di fenomeno) attraverso un trattamento del prodotto finale.
Il numero di ripetizioni e la loro durata e frequenza varia in base
all’importanza dell’oggetto di studio, delle spese sostenibili e dell’entità
della deformazione ipotizzata ed osservata.
La deformazione indica il cambiamento della forma e delle dimensioni di un
oggetto, lo spostamento; invece, indica il movimento globale di un oggetto.
Spesso questi due termini sono erroneamente indistinguibili perché nella realtà
sono termini completamente diversi.
L’oggetto di studio deve essere sintetizzato mediante un numero discreto di
punti (anche molti, nel caso della fotogrammetria e laser scanning) e il
movimento o la deformazione dell’oggetto è data dalla variazione nella
posizione dei punti misurati. I punti possono essere naturali o costruiti ad
hoc (problemi di materializzazione e conservazione dei vertici o dei capisaldi.
I fenomeni deformativi invece possono essere permanenti o reversibili, come nel
caso dei collaudi.
L .
E VIBRAZIONI E LE OSCILLAZIONI NON SONO DI COMPETENZA DEL TOPOGRAFO
3
Una metodologia di monitoraggio si sceglie anche in base alla sua importanza,
all’entità dei movimenti e alle dimensioni dell’area, oltre che da cosa stiamo
misurando. Possono variare gli strumenti, modalità operative (ridondanza,
schema, …), eventuali tipi di materializzazione dei vertici e frequenza. Tutte
queste scelte portano all’esecuzione del rilievo e, infine, al trattamento
delle osservazioni.
E .
SEMPIO
Individuazione dell’area da studiare
Individuazione sulla base del problema, della metodologia e della
strumentazione più adatta
Individuazione dei punti notevoli rappresentativi all’interno dell’area e
la loro materializzazione, se possibile
Individuazione dei punti notevoli esterni all’area e materializzazione. I
punti esterni devono essere numerosi per non fare errori, se fosse solo
uno potrebbero esserci errori dovuti al movimento del punto perché, se lo
si considera fermo il suo spostamento, sicuramente presente anche se
minimo, si ripartisce nei punti interni.
In caso come questo, ad esempio si avrebbe uno spostamento diagonale,
che, se si pensa ad una frana, risulta addirittura impossibile e porta ad
errore evidente.
Aggiungendo più punti di riferimento esterni si evita anche l’errore sul
perimetro dell’area di interesse. 4
Costituzione di un sistema di riferimento
Si eseguono le misure e si ripetono nel tempo
Trattamento delle osservazioni
Analisi delle deformazioni
Stima del movimento/deformazione con relativa incertezza
Esistono casi speciale in cui è difficile effettuare questi monitoraggi e per
fare ciò sono stati creati strumenti “speciali” come quello sviluppato a
Bologna per il monitoraggio GPS in Antartide dove sono presenti forti venti che
rendono impossibile una misurazione corretta “a mano”.
Nel caso invece di monitoraggio di terreni in forte movimento come posso essere
le frane, dove i pali anche se infissi nel terreno, possono inclinarsi, sono
stati sviluppati dei pali alti 1,70 m circa con tubi riempiti di CLS compresi
di un’asta sulla cima, orizzontale, che permette di verificare anche
l’inclinazione del palo stesso attraverso un fio a piombo ad esse legato.
5
Propagazione delle incertezze
Formulario sintetico –
APPUNTI SUL TRATTAMENTO DELLE OSSERVAZIONI PDF
Trattamento delle osservazioni
Nelle misurazione non sempre tutto torna uguale nella pratica, per questo si
afferma che è presente un errore. Come nell’esempio della tabella sotto in cui
sono state fatte 200 misure:
Le misure presentano un’aleatorietà descritta da Gauss e raffigurata attraverso
un istogramma.
Statistica campionaria: quando è applicata ad un preciso campione di
elementi, ben definito
Statistica generalizzata: quando il campione tende ad infinito e quindi
diventa standard distribuzione normale di Gauss, curva che interpola al
meglio i dati. Ad ogni misura ci sarà un’indeterminazione con la
differenza tra queste si può arrivare all’errore. Un esempio può essere
la misura di una distanza con distanziometro si misura sia la distanza
che l’angolo ed entrambi hanno una propria indeterminazione che va sempre
indicata insieme alle stime. 6
Ogni singola misura può essere caratterizzata con un incertezza specifica, come
nel caso: (12.1 (13.2 (25.3
= ± 0.1) = ± 0.2) → = + = ± 0.3)
Ma in realtà, i valori non sono equiprobabili, non è vero che la frequenza in
cui la misura capiti pari ad uno dei valori all’interno di quell’intervallo non
è sempre la stessa, il miglior modo per descrivere gli errori e le
indeterminazioni delle misure è l’utilizzo della distribuzione normale
standardizzata.
La scelta dello strumento per effettuare la misura può risolversi a vari
livelli di precisione, ad esempio un angolo può essere misurato con un
tacheometro, o con un teodolite di media o alta precisione; in ogni caso,
quando si esegue la misura di una grandezza ci si aspetta di osservare una
quantità risultante dalla combinazione del valore vero e di un errore
dovuto alla operazione di misura: l = L+e
In una misurazione noi però abbiamo come parametro centrale Il residuo
l.
dovrebbe essere piccolo, ma potrebbe essere anche molto grande a causa di
errori sistematici, grossolani o casuali. Nel momento della misura non si
conosce il valore vero, per questo siamo nel campo delle incertezze casuali:
l ∈ N L, σ
ν ∈ N 0, σ
Gli errori possono essere classificati in tre categorie:
ERRORI GROSSOLANI: sono quegli errori che stravolgono completamente il
risultato, e poco hanno a che vedere con il valore effettivo delle
grandezze misurate. Sono dovuti a veri e propri sbagli dell’operatore o a
disfunzioni dello strumento, come errori di trascrizione del valore
misurato sul registro, guasti agli strumenti o loro uso scorretto;
bisogna cercare di individuare questo tipo di errore il più in fretta
possibile, prima che i calcoli effettuati sulla base del valore sbagliato
inducano a conclusioni errate; se si riconosce la presenza di un errore
grossolano, la misura va ripetuta, poiché in generale non ci sono
elementi per risalire al valore corretto.
7
ERRORI SISTEMATICI : sono caratterizzati dal fatto di spostare sempre in
una certa direzione il valore della misura, cioè si trova sempre un
risultato sistematicamente deviato rispetto al valore vero; a causa di un
qualche fenomeno che si sovrappone a quello sottomisura si ottiene sempre
un valore più grande o più piccolo di quello che dovrebbe risultare.
Per esempio, la misura di una lunghezza con un metro starato, diviso in
cento parti ma lungo in realtà 99 cm, darà misure sempre più grandi del
reale. Se non si correggono le distanze misurate con un distanziometro ad
onde per l’effetto atmosferico, si commette un errore proporzionale in
valore assoluto alla lunghezza del tratto.
In questi casi esiste una legge ben precisa, anche se sconosciuta al
momento della misura, che introduce un errore che perturba la misura. Se
si riesce a risalire a tale legge, si è in grado di eliminare tale
errore, o almeno si è in grado di correggere in gran parte la misura,
senza doverla ripetere. Prima di effettuare una campagna di misura sarà
sempre necessario verificare che gli strumenti non introducano errori
sistematici; occorre, cioè, procedere alla verifica delle condizioni di
taratura dello strumento.
ERRORI CASUALI : sono dovuti ad una serie di cause incontrollabili, non
percepite dall’operatore (limiti strumentali, effetti dell’ambiente ),
che influiscono sulla misura introducendo un errore non eliminabile e non
valutabile che ha l’effetto di spostare il valore della misura in una
direzione o in un’altra: non hanno quindi un andamento preferenziale.
Tali errori sono sempre presenti in tutte le misure, e la loro entità è
legata strettamente alle caratteristiche di precisione dello strumento
impiegato ed alle modalità del suo impiego.
Durante un rilievo non si può fare la stessa misurazione 200 volte per poter
avere un’adeguata statistica campionaria, per questo si effettua la misurazione
e, guardando la precisione dello strumento, si calcola l’indeterminazione della
misura. Ogni casa costruttrice tenta attraverso migliaia di misure, di
standardizzare l’errore e dare i parametri precisi per valutare l’errore.
8
Poiché i due parametri descrivono completamente la distribuzione, la v.c.
normale verrà indicata nel seguito con l’espressione:
)
~( ,
valore atteso, parametro di centralità, più facile da calcolare
=
varianza, parametro di dispersione
=
Geometricamente parlando, si può dire che la funzione gaussiana presenta un
flesso a .
( )
1 )
() = ⋅ → ( ≤ ≤ ) = () ∈ ( ,
√2
Per esempio, la v.c. che descrive una distanza misurata darà indicata con:
~(1234.56; 0.004)
Per indicare che la media vale 1234.56 m e la deviazione standard è di 2 cm.
Una funzione densità di probabilità è un’equazione complessa e difficile da
utilizzare, per questo bisogna cercare dei parametri di centralità che
esprimano al meglio alcune caratteristiche della funzione. Le distribuzioni
possono però essere rappresentate da un numero limitato di parametri che ne
consentono comunque una descrizione completa, in quanto rappresentano grandezze
significative dell’ andamento della probabilità.
Nel caso di una misura in particolare, possono realizzarsi valori notevolmente
diversi nelle varie prove, ma quello che interessa è individuare un valore
unico rappresentativo della misura, e un altro valore che indichi quanto i
singoli risultati si disperdono attorno a quel valore rappresentativo.
I parametri più interessanti sono in questo caso i parametri di centralità e
parametri di dispersione della distribuzione.
Moda
Media
Mediana
Per definire tali parametri conviene premettere la definizione di valore atteso
di una v.c. 9
Sia una v.c. continua con f.d.p. Si definisce media teorica o valore
().
atteso della variabile la somma dei valori della variabile per la loro
probabilità ovvero la quantità: () = ()
Per una v.c. campionaria la definizione è:
() = ∑
E rappresenta la media, il valore atteso è il più facilmente calcolabile tra i
parametri di centralità.
La varianza invece è un parametro di dispersione che ci mostra quanto le misure
si discostano dal valore atteso. −
( )
= − () = −1
La varianza si può definire come la dispersione del valore, è definita grazie
alla disuguaglianza di Chebichev senza dipendere dalla funzione densità di
probabilità.
Se si ha = +
Nell’intorno di un certo valore abbiamo una densità di probabilità gaussiana e
il valore atteso passa sulla retta in cui si trovano e anche con
, ,
).
= (
La tendenza della retta funzione è il parametro con cui si va a propagare la
probabilità dall’altra parte: =
[ ] ]
=
⏟ − () = + − ( − ) = [( + − () − )
] ]
( )
= [( + − − ) = [ − = . . .
∈ , → = + +
∈ , 10
Avendo così una combinazione lineare di v.c. distribuite normalmente che dà
origine a una variabile casuale distribuita normalmente.
= + +
] ]
(( ) )
= − () = [ + + − [( + + )] = [ + + − − ( − )
= − + − = + + 2 + + + =
Si è così dimostrata la formula della covarianza.
Se, invece, si parla di una funzione non lineare in una sola variabile
= ()
con )
∈ ( ,
Quindi si può dire che la funzione viene linearizzata in un intorno di :
) ( )
= ( + ⋅ − → = ⋅
Se ci sono due variabili il procedimento è lo stesso, la funzione si linearizza
prima rispetto a una e poi rispetto all’altra variabile.
= +
Questo funziona quando si parla di variabili stocasticamente indipendenti, cioè
quando la covarianza è nulla.
)
= 1, … , ∈ , = ( , … , ⇒ =
E così si trova la varianza. Nel caso in cui le variabili non siano
stocasticamente indipendenti si deve studiare anche la covarianza e, ad
esempio, in statistica campionaria si può avere: ∑
∑ −
̅ = = =
→
… … … ∑
∑ −
= = =
11
PIÙ LE MISURE SONO DISPERSE PIÙ SARÀ GRANDE LA VARIANZA E DI CONSEGUENZA IL SUO QUADRATO
Per capire quanto siano legate la x e la y si può fare:
− −
=
In statistica generalizzata funziona nello stesso modo in termini di varianza e
covarianza. Ad esempio. ∈ ( , ) = cos
→ = sin
∈ ,
= + = cos + + sin
= + = cos + + sin
Conoscendo poi le incertezze delle variabili si riesce a trovare la covarianza:
(− )( )
= + = cos sin +
A cosa serve tutto ciò? Ci aiuta a costruire l’ellisse di errore di ogni
misurazione.
Ellisse di errore ]
)
∈ ( , = [( − ) = () = ()
∈ , )
∈ ( ,
12
Se si hanno funzioni di variabili comuni (basta anche solo 1, in questo caso
sono 2): = cos
= sin
Abbiamo che rappresenta una v.c. a 2 dimensioni con distribuzione binormale,
̅
se composta da v.c. a distribuzioni normale
)
̅ = ̅ ∈ , con = ( , … , ∀ = 1, … , =
∈ , =
Se e condividono le stesse variabili:
)
= ( , … , ⇒ = =
La matrice di covarianza risulterà essere una matrice definita positiva a rango
1
pieno , tale che:
ℰ =
In una misura quindi si può rappresentare l’errore come una “scatoletta” che
comprenda sia l’errore di lunghezza che l’errore di angolo.
Una matrice definita positiva a rango pieno è una matrice invertibile con rango
1
massimo, in cui tutti gli autovalori sono positivi.
13
In una distribuzione binormale invece si taglia un intervallo, non più indicato
da una retta, ma la gaussiana viene tagliata da un piano da cui si forma un
∥
ellisse:
Un’ellisse di questo tipo:
Si descrive con che può venir rappresentato in forma matriciale:
+ = 1 1 0
[ ] =1
1
0
Se si avesse solo la simmetria l’ellisse sarebbe più diagonale:
14
Se, invece, si partisse dall’ellisse base si potrebbe trovare la dimensione del
semiasse maggio e del semiasse minore.
=
L’ellisse di errore è sempre centrata sullo zero a causa dell’aleatorietà, però
è traslato da parametri dati.
[ ] =1
Allora esiste uno spazio vettoriale in cui il tutto diventa:
( )
,
0
[ ]
=1
0
Se si prende e si trovano gli autovalori e gli autovettori, si
riescono poi a trovare i semiassi, maggiore e minore, per disegnare
correttamente l’ellisse di errore: det(ℰ − )
15
E .
SEMPIO
Con dati dalla casa produttrice della strumentazione, si può calcolare
,
l’ellisse di errore ancora prima di effettuare il rilievo, si potrebbe anche
trovare diversi casi di errori, come A,B,C e capire ad esempio quali di questi
è il peggiore.
In questo caso A risulta il peggiore poiché la minore precisione corrisponde al
verso dei movimenti da misurare.
Gli ellissi però devono sempre essere il più circolari possibile per garantire
una miglior precisione nelle misure.
= 1 + 1 = 0,1
,, ò , ,
(10,1
± 0,1)
, … , → (10,3
± 01)
…
Facendo un semplice somma delle incertezze, l’errore risulta:
= = + + ⋯ + = 0,9
16
Utilizzando invece la varianza:
= + ⋯+ = 9 ⇒ 6 = 3 = 0,3
Che risulta del risultato precedente, questo perché non si ha la stessa
probabilità per ogni errore, durante le misurazioni si ha una sorta di
compensazione perché l'errore non può sempre ricadere nel massimo errore
possibile sennò diventerebbe un errore sistematico.
Nella matrice di covarianza può avere oscillazioni troppo grandi per poter
mettere in relazione le grandezze, per questo si utilizza il coefficiente di
correlazione lineare di Pearson:
−1 ≤ = ≤1
Se è vicino a le due grandezze sono correlate inversamente, mentre se tende
−1
a c’è una correlazione diversa, se è vicino allo le variabili non sono
1 0
correlate o il loro legame è molto debole.
Propagazione della varianza in forma matriciale, riesce a unire tutte le
variabili del problema in un’unica matrice:
Scarica il documento per vederlo tutto.
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Appunti di Controllo e Collaudo delle strutture e del Territorio
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Controllo e Collaudo delle strutture e del territorio: Appunti del corso con esempi svolti a lezione
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Controllo trascrizionale
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Programmazione controllo