MISURE E GRANDEZZE
Tutte le grandezze che si possono misurare vengono dette grandezze fisiche ed esse vengono divise, nel
sistema internazionale delle unità di misura, in fondamentali e derivate. Esistono due tipi di grandezze che
descrivono le proprietà della materia: le grandezze estensive dipendono dalla dimensione del campione,
mentre quelle intensive non dipendono dalla dimensione del campione.
UNITA’ DI MISURA
L'unità di misura della lunghezza è il metro, quella del tempo il secondo. La massa è la misura della resistenza
che un corpo oppone alla variazione del suo stato di quiete o di moto. Sulla terra il peso di un corpo è
calcolato in Newton ed è pari alla forza con cui la massa viene attratta dalla terra. La densità di un corpo è
invece il rapporto fra la sua massa ed il suo volume, mentre il peso specifico è il rapporto tra il suo peso e il
suo volume. L'energia è la capacità di un corpo di compiere lavoro e trasferire calore, il lavoro è il prodotto
della forza per lo spostamento. È inoltre possibile distinguere due tipi di energia: quella cinetica, associata al
movimento dei corpi, e quella potenziale, posseduta dai corpi in virtù della loro posizione. La temperatura è
una grandezza intensiva e ci fornisce una misura di quanto un corpo è caldo o freddo, mentre il calore è un
trasferimento di energia tra due corpi che si trovano inizialmente temperature diverse. Definiamo calore
specifico la quantità di energia assorbita da 1 kg di materiale durante un aumento di temperatura di 1°K.
Ogni misurazione può essere accompagnata da errori, che possono essere sistematici, cioè causati da
strumenti di cattiva qualità, o accidentali, causati da cambiamenti delle condizioni durante le misurazioni.
Cercando di ridurre al minimo questi due errori possiamo ottenere una misura più accurata.
LA CHIMICA
La chimica si occupa della composizione della materia, delle sue proprietà e trasformazioni e dell’energia ad
esse associata.
Si definisce fase una porzione di materia fisicamente distinguibile e delimitata, che presenta in ogni suo
punto proprietà costanti, mentre definiamo sistema la porzione di spazio che intendiamo studiare, e che
può essere:
- omogeneo se le proprietà fisiche e chimiche sono uguali in ogni sua parte e presenta una sola fase;
- eterogeneo se le proprietà fisiche e chimiche non sono uguali in ogni sua parte e/o presenta più fasi.
La materia può inoltre essere suddivisa in sostanze pure e miscugli: un sistema è detto puro se è formato da
una sola sostanza, mentre un sistema formato da due o più sostanze viene detto miscuglio. I miscugli
possono essere:
▪ omogenei, se le componenti non sono distinguibili (es. sale disciolto in acqua);
▪ eterogenei, costituiti da componenti chimicamente definite e da fasi fisicamente distinguibili (es.
acqua e sabbia).
A differenza di un composto le sostanze in un miscuglio mantengono le loro caratteristiche fisico-chimiche e
non sono in rapporti definiti, e possono essere inoltre separate con metodi fisici.
1
La materia può presentarsi in tre stati fisici: solido, liquido e aeriforme. I passaggi di stato implicano appunto
una trasformazione della materia da uno stato fisico ad un altro per variazione di temperatura e pressione.
Vediamo i vari tipi di passaggio di stato:
▪ La fusione è il passaggio dallo stato solido a quello liquido
▪ L’evaporazione è il passaggio dallo stato liquido a quello di vapore
▪ La sublimazione è il passaggio diretto dallo stato solido a quello di vapore
▪ La condensazione è il passaggio dallo stato di vapore a quello liquido
▪ La solidificazione è il passaggio dallo stato liquido a quello solido
▪ Il brinamento è il passaggio diretto dallo stato di vapore a quello solido
(vedi approfondimento paragrafo “liquidi”)
Ogni elemento differisce da un altro per composizione e struttura: per composizione si intende il modo in
cui è costruita la sostanza, la struttura è il modo in cui la materia è disposta nello spazio.
L’ATOMO
La materia dell'universo è costituita da piccolissime particelle fondamentali dette atomi. Un atomo è
un'entità sferica elettricamente neutra, costituita da un nucleo centrale carico positivamente (formato da
neutroni e protoni), e circondato da uno o più elettroni carichi negativamente che si muovono molto
rapidamente attorno ad esso e che occupano quasi l'intero volume dell'atomo.
IL MODELLO DELL’ATOMO La struttura dell’atomo venne inizialmente concepita da
Thompson con il suo modello detto “a panettone”, dove il
volume dell'atomo era occupato dalla parte positiva e all'interno
di quest’ultima vi erano tante micro-sezioni negative, proprio
come un panettone.
Successivamente Rutherford in un esperimento bombardò una lamina d’oro con del plutonio radioattivo e
notò che una minima parte delle radiazioni venivano riflesse o deviate, come se si scontrassero con qualcosa
di molto piccolo, denso e carico positivamente. Egli ipotizzò quindi un nuovo modello atomico per il quale
l'atomo era composto prevalentemente da spazio occupato dagli elettroni, al cui centro è però presente un
nucleo, che contiene la carica positiva e quasi tutta la massa dell’atomo, pur occupando una piccolissima
parte del suo volume. 2
Anche il suo modello presentava però delle criticità:
▪ Secondo le leggi della fisica classica l’elettrone che ruotava attorno al nucleo doveva perdere energia
e quindi collassare su di esso, negando l’esistenza della materia;
▪ Il modello non spiegava lo spettro di emissione degli elementi.
Lo scienziato Bohr pose fine a questi due problemi sviluppando il suo modello atomico. Secondo quest’ultimo
gli elettroni non ruotano fino a collassare nel nucleo, in quanto viaggiano su delle orbite stazionarie, fisse e
a bassa energia (quantizzate, ovvero con un preciso valore energetico). Egli risolse anche il problema dello
spettro di emissione degli elementi spiegando che quando un elettrone passa da un’orbita ad alta energia
ad un’altra a energia minore rilascia una radiazione, ovvero energia in forma di luce.
Il suo modello aveva però anch’esso delle lacune, poiché non spiegava la complessità degli spettri di altri
elementi (era applicabile perfettamente solo all’H), e non spiegava totalmente i processi che avvengono
all’interno dell’atomo; esso verrà successivamente sostituito da un modello puramente quantico.
LE CONFIGURAZIONI ELETTRONICHE
Il fisico tedesco A. Einstein notò, nei suoi esperimenti, che irradiando la superficie di un metallo con dei
fotoni, che non sono altro che dei pacchetti di energia sotto forma di luce, se l'energia che viene rilasciata
sul metallo è abbastanza alta si può riuscire a strappare un elettrone dal metallo. Possiamo dunque intuire
una duplice natura della luce: una ondulatoria (fascio di fotoni) e una corpuscolare (onda elettromagnetica).
Partendo da questa teoria L. De Broglie ipotizzò che anche le particelle materiali potessero avere un
comportamento dualistico, cioè presentarsi come corpuscoli o come onde a seconda delle condizioni
sperimentali. Si può quindi pensare all’elettrone come un'onda, ma il concetto di posizione perde qui senso
in quanto un’onda si propaga nello spazio e non ha un percorso ben definito come nel caso di un orbitale.
Secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg è infatti impossibile conoscere simultaneamente la
velocità e la posizione di una particella subatomica, in quanto tanto sarà maggiore la precisione con cui ne
determiniamo la posizione tanto minore sarà quella con cui ne conosciamo velocità (e viceversa).
Poiché l’elettrone si comporta come un’onda è possibile descriverne il moto con un’equazione. Quest’ultima
è detta equazione di Schrödinger e una volta risolta permette di ottenere delle funzioni d’onda, che
delimitano l’aerea all‘interno dell’orbita dove è più probabile trovare un elettrone.
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Il moto di un elettrone in realtà avviene in 3 dimensioni, per cui le soluzioni accettabili dell'equazione d'onda
derivano dalla combinazione di tre costanti dette NUMERI QUANTICI. Essi vengono indicati con le lettere n,
l, m, legate fra di loro tramite delle relazioni ben definite:
▪ n è il numero quantico principale e può assumere tutti i valori interi da 0 a 7
▪ l è il numero quantico secondario varia da 0 < l < n-1
▪ m è il numero quantico magnetico e assume tutti i valori interi tra -l e +l
Infine abbiamo il numero quantico di spin che vale +½ o -½.
Ogni funzione d'onda è caratterizzata da una terna di numeri quantici, detta orbitale e corrisponde ad un
determinato stato stazionario possibile per l’elettrone. Ogni orbitale può descrivere il comportamento di
due elettroni, tuttavia non ci possono essere due elettroni con tutti e quattro i numeri quantici uguali e
proprio per questo, per il principio di esclusione di Pauli, abbiamo il numero quantico di spin.
Alcuni esempi:
▪ Nel caso di l=0 si ottengono orbitali di tipo s, per i quali la probabilità di trovare un elettrone attorno
al nucleo dipende dal raggio dell’orbitale. Questi orbitali hanno simmetria sferica, e ad un aumento
del numero quantico n aumenta lo spazio a disposizione dell’elettrone.
▪ Nel caso di l=1 si ottengono tre orbitali lobati di tipo p, e ciascuno di essi risulta simmetrico rispetto
ad uno dei tre assi cartesiani. I tre orbitali di tipo P sono tutti isoenergetici, ovvero degeneri (aventi
la stessa energia). La probabilità di trovare l’elettrone attorno al nucleo è nulla, e al crescere di n la
loro forma non varia.
▪ Nel caso di l=2, si ottengono 5 orbitali di tipo d (degeneri), per i quali la densità elettronica dipende
sia dalla distanza dal nucleo che dall’orientazione nello spazio.
▪ Nel caso di l=3 si ottengono orbitali di tipo f (degeneri).
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Soltanto per l’atomo di idrogeno e per gli ioni monoelettronici gli orbitali con lo stesso numero quantico n
hanno la stessa energia, in quanto l’energia degli orbitali dipende solo da n.
Per atomi plurielettronici nella risoluzione dell’equazione d’onda si deve tener conto non solo dell’attrazione
dell’elettrone verso il nucleo ma che della repulsione tra gli stessi elettroni; questo provoca una variazione
della sequenza dei livelli energetici, dovuta ad una differente schermatura nei confronti del nucleo. Più vicino
è un orbitale al nucleo, più sarà difficile strappare un elettrone dall’orbitale.
La rappresentazione completa dei sottolivelli occupati da tutti gli elettroni, di un atomo o uno ione, è detta
CONFIGURAZIONE ELETTRONICA e definisce come gli elettroni sono distribuiti tra i vari orbitali atomici.
La configurazione atomica segue tre specifiche regole:
1. Il principio dell’aufbau, secondo cui la costruzione della configurazione elettronica avviene
occupando prima gli orbitali a energia più bassa e poi quelli a energia più elevata, in modo tale da
portare l’atomo allo stato di energia minore.
2. Il principio di esclusione di Pauli, per cui se due elettroni hanno tutti e tre i numeri quantici l, m, n
uguali, avranno necessariamente diverso numero quantico di spin. Questo significa che ogni orbitale
può contenere al massimo due elettroni accoppiati con spin antiparallelo.
3. La regola di Hund: in orbitali degeneri (con lo stesso livello di energia) gli elettroni si disporranno
prima per riempire gli orbitali vuoti e poi a riempire gli orbitali semipieni, in modo tale da avere una
configurazione ad energia minima.
ATOMI E MISURE
Ogni tipo di atomo corrisponde in termini chimici ad un elemento contraddistinto da un nome ben specifico,
e se una sostanza è costituita da atomi tutti dello stesso tipo allora essa è detta elementare.
Il numero di protoni contenuti nel nucleo (identico al numero di elettroni) è detto numero atomico e indicato
con Z; esso distingue gli atomi di un elemento da quelli di un altro e ne determina le proprietà chimiche. La
somma del numero di protoni e neutroni si dice numero di massa e si indica con A. Atomi di uno stesso
elemento con lo stesso Z ma diverso A si dicono ISOTOPI, e sono caratterizzati da un diverso numero di
neutroni nel nucleo.
La massa delle particelle subatomiche viene misurata in modo relativo, ovvero per confronto rispetto ad un
campione prescelto: l'unità di massa atomica (U) è definita come la 12ª parte dell’atomo di carbonio-12,
uguale a 1,66×10^-24 g. La massa atomica di un elemento è data dalla media pesata delle masse atomiche
dei singoli isotopi che lo costituiscono.
La mole è la quantità di sostanza di un sistema che contiene un numero di atomi o di molecole uguali al
numero di atomi contenuti in 12 gr di carbonio-12. Questo numero è 6,022x10^23 ed è detto Numero di
Avogadro. 5
FORMULE E REAZIONI CHIMICHE
Le sostanze chimiche spesso non sono in forma elementare e vengono pertanto dette sostanze composte.
Esse si presentano generalmente in forma di MOLECOLE, un sistema di uno o più atomi in grado di essere
isolato, ovvero in grado di avere interazioni deboli con l’ambiente circostante. In generale:
1. È un insieme formato da un numero ben preciso di atomi.
2. Le molecole di una determinata sostanza sono tutte uguali tra loro.
3. La massa di una molecola (o massa molecolare PM) è data dalla somma delle masse atomiche degli
atomi che la compongono.
Tutte le sostanze chimiche vengono espresse tramite le FORMULE CHIMICHE, delle scritture simboliche che
contengono tutte le informazioni qualitative e quantitative degli atomi che compongono le sostanze. Gran
parte delle scritture più comuni sono dette formule minime, ovvero formule che esprimono con numeri interi
il più piccoli possibile il rapporto tra gli atomi dei diversi elementi della sostanza (es. NaCl).
Il caso più semplice è quello delle sostanze elementari, formate da atomi tutti uguali e descritte dal simbolo
dell’elemento (con event. il numero di atomi).
Dalla combinazione di due o più elementi diversi hanno origine le sostanze composte e le formule sono
quindi dette molecolari e descrivono la composizione atomica della sostanza, con i simboli degli elementi
che si combinano a formarla e le loro quantità in numero.
Vi sono altre sostanze non costituite da molecole, dette sostanze ioniche, virtualmente infinite. In questi
casi la formula indica il rapporto tra il numero degli atomi dei vari elementi che la compongono.
A ogni sostanza corrisponde una formula chimica ma ad una stessa composizione atomica possono
corrispondere sostanze chimicamente differenti; in questo caso si parla di isomeri, ovvero sostanze con
medesima formula chimica ma diversa struttura molecolare.
Il processo nel quale una sostanza si trasforma in una o più sostanze è definita REAZIONE CHIMICA.
Il processo viene descritto tramite un'equazione, detta appunto equazione chimica, che utilizza dei simboli
per mostrare ciò che accade nel corso della reazione:
In una reazione chimica la massa non può essere né creata né distrutta: la somma delle masse dei prodotti
è infatti uguale alla somma delle masse dei reagenti (se la reazione avviene all’interno di un sistema chiuso).
Nelle reazioni i coefficienti stechiometrici sono i numeri che moltiplicano le formule chimiche e indicano
quindi il numero di moli di una sostanza che reagisce o viene prodotta. Se uno dei reagenti è disponibile in
quantità insufficienti rispetto al rapporto molare indicato nell’equazione stechiometrica si dice che è in
difetto o viene definito reagente limitante. Esso sarà quindi il reagente che determina la quantità di prodotto
massima che si può formare. 6
LA TAVOLA PERIODICA
Tutti gli elementi che noi conosciamo hanno delle particolari proprietà chimiche e fisiche, e la periodicità
delle proprietà degli elementi è estremamente utile perché ci permette di fare previsioni sulla loro reattività
chimica e sulla loro struttura.
Tutti gli elementi sono sistemati all'interno della tavola periodica e la loro posizione al suo interno non è
casuale ma dipende dal loro numero atomico (Z), e rispetta la periodicità delle loro proprietà.
La tavola periodica è divisa in:
• 7 Periodi, che sono le righe orizzontali: indicano il livello energetico a cui si trovano gli elettroni
esterni (anche detti di valenza);
• 18 Gruppi, che sono le righe verticali: gli elementi dello stesso gruppo hanno proprietà fisiche e
chimiche simili perché hanno simili configurazioni elettroniche esterne.
Tre sono le proprietà periodiche degli atomi, e risultano direttamente influenzate dalla configurazione
elettronica:
1. Il RAGGIO ATOMICO è la metà della distanza minima di avvicinamento tra due atomi dello stesso
elemento. Negli elementi dei gruppi principali il raggio atomico aumenta lungo un gruppo dall’alto
verso il basso e aumenta lungo un periodo da destra verso sinistra. Gli elementi di transizione fanno
però alcune eccezioni poiché non presentano variazioni notevoli dei raggi atomici con il numero
atomico, poiché l'aumento della carica nucleare risulta bilanciato dall’azione schermante esercitata
dagli elettroni più interni su quelli più esterni.
2. L’ENERGIA DI IONIZZAZIONE è l'energia necessaria per la rimozione completa di uno degli elettroni
più esterni da un atomo isolato in fase gassosa, trasformandolo così in uno ione positivo. Essa è
sempre positiva e varia periodicamente in modo inverso al raggio atomico; aumenta inoltre lungo un
gruppo dal basso verso l’alto e aumenta lungo periodo da
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