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La concezione precedente che aveva predominato

il punto di vista sull’arte di stampo ottocentesco

era quella di considerare arte solo i grandi

capolavori, quelli di qualità e di sottostimare il

nesso tra opere e territorio. Invece la guerra

rende evidente come questo nesso sia

importante, quindi la guerra, la distruzione dei

centri storici fa rendere consapevoli gli

intellettuali europei l’importanza per il tessuto

connettivo, per tutte le opere, anche verso quelle

immateriali. L’interesse dunque di questa nuova

concezione che sta dietro al concetto di beni

culturali è quello che si sposta dall’oggetto isolato

al territorio, quindi l’importanza generale di tutte

le opere, dal monumento all’urbanistica. Ne

consegue che anche oggetti che apparentemente

sembrano di qualità inferiore possono avere un

altissimo valore culturale perché ad esempio una

comunità si identifica in questi oggetti, oppure

per il loro valore storico, quindi non è solo

l’estetica o la bellezza artistica di un’opera che ne

determina il valore, ma tutti questi concetti

interconnessi.

Dal punto di vista politico l’idea cambia

radicalmente: da un’idea di mera conservazione

del bene fisico isolato, ci si volge a vedere il bene

inteso come parte di una rete di cui fa parte il

paesaggio, e quindi che occorre valorizzare

all’interno del proprio contesto.

Ci furono una serie di iniziative, legate in

particolare alla convenzione dell’Aja, che

portarono l’Italia all’avanguardia in Europa nel

campo dei Beni culturali.

-Serie di iniziative: nel 1963 fu creata una

commissione ministeriale, la commissione

Franceschini, che nel 1967 realizzò uno scritto

celebre, la relazione “per la salvezza dei beni

culturali in Italia”. Ciò affermava che “bene

culturale è ogni bene che costituisca

testimonianza materiale avente valore di civiltà”,

ovvero che qualsiasi oggetto, qualsiasi

espressione della cultura deve essere

salvaguardata.

-Creazione ufficio centrale per il catalogo presso il

ministero della pubblica istruzione (1969): centri

di documentazione di storia dell’arte regionale

(raccogliere informazioni sulle opere d’arte

presenti in quella regione) con lo scopo di fare

l’anagrafe dei beni culturali, quindi catalogazione.

Quindi per salvaguardare le opere in Italia la

prima cosa da fare era un catalogo.

Si legò al territorio e si crearono dei legami tra

l’ufficio centrale per il catalogo, le regioni, ma

soprattutto le soprintendenze, cioè enti creati sul

territorio

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

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