ZOOLOGIA
- Medicina, gestione e conservazione delle specie (tanto domestiche come quelle all’interno di riserve)
- Controllo e ispezione alimenti di origine animale
- Lavoro in musei e collezioni zoologiche
- Controllo e gestione di specie animali invasive, alloctone e vettrici di animali
- Acquacultura, apicoltura ed elicicoltura
- Forze armate come il Corpo Forestale dello Stato
NOMENCLATURA e TASSONOMIA
La tassonomia nasce da: Aristotele (384-322aC) che iniziò a classificare gli animali in base all’ambiente in
cui vivevano nell’opera “De Anima” per poi classificarli secondo anatomia, fisiologia ed etologia nelle opere
“Ricerche sugli animali”. In base alla presenza o meno di sangue li classificò in enaima (con sangue) ed
anaima (senza sangue come insetti, aracnidi e molluschi); Plinio il Vecchio (23-79dC) che apportò una
componente mitologica e popolare alla classificazione aristotelica; Carlo Linneo (1707-1778), l’ideatore della
moderna classificazione e nomenclatura scientifica.
La binomiale: Genere + specie (Cognome, anno pubblicazione) Canis lupus (Linneo, 1758)
Trinomiale: Genere + specie + sottospecie (“”) Canis lupus familiaris (Linneo, 1758)
- Specie = unità tassonomica di base, insieme degli esseri viventi con caratteristiche simili in grado di
accoppiarsi e generare prole fertile.
- Sottospecie = individui che condividono la stessa area geografica ma distinguibili da altre sottospecie
per morfologia e genetica. Es: il lupo appenninico è sottospecie del lupo ma è diverso dal lupo
eurasiatico. Se dovessero vivere separate per molto tempo, potrebbero diventare due specie diverse,
meccanismo di speciazione, divenendo specie endemiche per quel dato territorio.
- Ibrido = individuo che nasce dall’accoppiamento fra esemplari di specie o sottospecie diverse.
- Intraspecifici: due esemplari di due sottospecie diverse della stessa specie (es: cavallo x asino)
- Interspecifici: due esemplari di due specie diverse (es: cavallo x zebra; tigre x leone)
ORGANISMI
AUTOTROFI tutti quegli organismi che si nutrono delle sostanze inorganica convertendole in riserve
alimentari, hanno capacità fotosintetiche. Piante – alghe – fitplancton. Conosciuti anche come produttori
primari.
ETEROTROFI organismi che si nutrono delle sostanze prodotte dagli organismi autotrofi. Esistono diversi
tipi di eterotrofi:
1. Consumatori primari: erbivori (es: coniglio – vacca – gazzella)
2. Consumatori secondari: carnivori che si cibano di erbivori (volpe – leone – pesci)
3. Consumatori terziari: carnivori che si cibano di carnivori (tartaruga – aquila)
Tutti questi organismi formano una catena alimentare (catena trofica – piramide alimentare). Una specie
onnivora (come l’orso marsicano) può occupare più livelli trofici.
ECOSISTEMI
È l’insieme e l’interazione degli organismi che abitano una determinata area con l’ambiente circostante. La
componente biotica è quella vivente quindi funghi, piante, animali e microorganismi. Quella abiotica è quella
non vivente perciò acqua, aria, suolo e nutrienti. Non bisogna solo pensare in macro (come un deserto o una
foresta), perché un ecosistema può essere anche micro (come una foglia o un sasso) o meso (come un bosco
o un ruscello).
La caratteristica importante è l’interazione fra i componenti autotrofi e gli eterotrofi che svolgono le proprie
funzioni entro due strati: superiore (eufotico), energia luminosa piu intensa, avvengono i processi fotosintetici,
prevale metabolismo autotrofo; inferiore (afotico), l’azione dell’energia luminosa è debole o nulla, si
accumulano sostanze organiche, metabolismo eterotrofo prevale. C’è un continuo flusso energetico fra
materia vivente e non vivente.
- Biotopo l’unità ambientale nella quale vive una singola popolazione vegetale o animale, limitata
nello spazio e nel tempo. La componente non vivente.
- Biocenosi comunità biologica, la componente vivente.
Se andiamo da maggiore a minore troviamo:
- Biosfera: insieme delle zone della terra (ambienti fisici) in cui ci sono le condizioni ambientali che
permettono lo sviluppo della vita. ~20km (10 sopra e 10 sotto la superficie). Si divide in litosfera (terra),
idrosfera (acqua) e atmosfera (aria).
- Bioma: porzione individuata e classificata in base alla vegetazione dominante. Ci sono biomi
terrestri e acquatici (marini e d’acqua dolce).
- Ecosistema
- Biotopo + biocenosi
ENDEMISMO tra le 5000 spp italiane circa il 10% sono endemiche (più invertebrati terrestri e d’acqua
dolce).
1- Chirocefalo del Marchesoni (Chirocephalus marchesonii): specie residuale delle glaciazioni, vive in un
piccolo biotopo (unico habitat al mondo) nei laghi a 1900m nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Sono
rossicci per via dei carotenoidi contenuti nelle alghe di cui si nutrono (simile a Artemia salina di cui si
nutrono i fenicotteri). Minacciato da: instabilità ambiente nativo; presenza di turisti e curiosi.
CROSTACEO
2- Storione adriatico (Acipenser naccarii): endemico del mar adriatico, specie anadroma (vive tutta la vita
in mare e risale in acqua dolce per riprodursi). Areale di riproduzione il Po, il Tagliamento, Brena e fiume
Pescara in passato. Minaccia: inquinamento dei fiumi; deviazioni dei corsi d’acqua. PESCE
3- Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata): endemico della fascia appenninica, dalla
Liguria alla Calabria. Dorso scuro co una zona piu chiara attorno agli occhi e coda, ventre e cloaca rossi.
Popola principalmente sottoboschi umidi nei pressi dei corsi d’acqua. Ottima bioindicatrice ed
estremamente sensibile alle modificazioni ambientali e terrestri. ANFIBIO
4- Luscengola (Chalcides chalcides): endemico della parte peninsulare a sud del Po, fino alla Sicilia e
all’isola d’Elba. Dal verde al grigio, massimo 40cm, simile ad un serpente ma con zampe residuali. Vivipari
con un massimo di 20 piccoli per gestazione (una per estate). Legalmente protetta. RETTILE
5- Camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata): si differenzia dalla specie alpina Rupicapra
rupicapra (geneticamente è in realtà simile alla specie francese) perché ha le corna più lunghe, una fascia
sugli occhi tipo mascherina, una macchia chiara sulla gola e una fascia bruna sul collo. È stato sull’orlo
dell’estinzione, ad oggi conta piu di 2000 esemplari grazie al Decreto regio del 1913. Minaccia: scarsa
variabilità genetica; frammentazione delle popolazioni; fenomeni di sovrappopolazione. MAMMIFERO
6- Cercare un’altra spp endemica
ALLOCTONE spp aliene, introdotti dall’uomo (volontaria o involontariamente) in un’areale di distribuzione
diverso dall’originale (non solo la spp o la sotto spp in sé ma anche parti di esse come i gameti, le uova, le
spore, il seme etc. qualunque cosa in grado di sopravvivere e riprodursi).
ALLOCTONE INVASIVE spp alloctone che minacciano la biodiversità (le spp autoctone), la salute
dell’uomo o il livello socio-economico di un luogo.
CANALI D’INTRODUZIONE: fuga accidentale; introduzione accidentale; introduzione
intenzionale.
1. Rettili: 4 / 57 spp sono endemiche (circa il 7%); > 10% ALLOCTONE.
a. Tartaruga palustre americana (Trachemys scripta): la sua presenza incide negativamente
sulla nostra testuggine europea (Emys orbicularis), giachhè compete sia per i siti di
nidificazione sia per l’alimentazione. Inoltre è vettore di batteri e può provocare danni alla salute
umana. È stata vietata la sua introduzione nell’UE.
2. ANFIBI: 18 / 45 spp sono endemiche (circa il 40%); 7% ALLOCTONE. Classe meno rappresentata.
a. Rana toro (Lithobates catesbeianus): è stata la specie alloctona per eccellenza, introdotta
per scopi alimentari e commerciali ma ad oggi è in regresso.
b. Platanna (Xenopo liscio): anuro africano altamente invasivo, nuclei vitali pochi e localizzati
nella Sicilia occidentale.
3. Pesci: 22 / 48 sono endemiche; 38 ALLOCTONE (13 ampiamente distribuite e naturalizzate). ±50%
a. Pesce siluro (Silurus glanis):
introdotto nei corsi d’acqua dell’Italia
settentrionale, minaccia le specie
autoctone perché è un carnivoro
opportunista, ha portato ad una forte
contrazione di numerose specie.
Molte spp autoctone sono a rischio
estinzione per via delle alloctone, anche a causa dell’inquinamento genetico in aumento.
4. Crostacei
a. Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii): introdotto per acquacoltura, la fuga
di alcuni esemplari ha permesso la sua rapida distribuzione, al momento è diffuso in gran parte
delle regioni centro-settentrionali ma è arrivato fino in Sicilia e Sardegna. Compete con il
gambero di fiume autoctono (Austropotamobius pallipes). È una gran capacità di diffusione,
elevata resistenza a malattie e parassiti, comportamento alimentare generalista e opportunista,
elevata fecondità e resistenza a condizioni ambientali sfavorevoli.
5. Uccelli: ce ne sono circa 484 in Italia, e 16 sono ALLOCTONE.
6. Mammiferi: circa 15 spp ALLOCTONE. Impatto negativo sugli ecosistemi continentali e/o insulari per via
dell’alterazione degli habitat provocata per alimentazione o scavo (nutria, ondatra, coniglio selvatico); per
predazione (visone americano, ratti, cane procione) o per competizione (scoiattolo grigio).
a. Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis): sta determinando la scomparsa dello scoiattolo
rosso autoctono.
b. Ratti (Rattus rattus): predazione massiccia in ecosistemi palustri e minaccia dell’estinzione di
specie ornitiche insulari.
c. Coniglio selvatico: impatto sulla vegetazione di alcuni areali.
d. Visone americano (Neogale vison): principale minaccia per il visone europeo (Mustela
mustela) e competizione per lontra (Lutra lutra) e predatorio per organismi acquatici nel suo
areale.
e. Nutria (Myocastor coypus): scava profonde gallerie e può predare nidi di fauna avicola.
IMPORTANTE! Spp vegetali INVASIVE come il panace di Mantegazzi (Heracleum mantegazzianum) e
l’ambrosia (Ambrosia artemisiifolia) causano allergie e problemi cutanei all’uomo. La zanzara tigre (Aedes
albopictus) è veicolo di > 22 arbovirus (introdotta con il commercio di pneumatici usati).
BIOINDICATORI spp animale o suoi prodotti che forniscono indicazioni sullo stato dell’ambiente in cui si
trovano. Vere e proprie sentinelle ambientali. Molte spp possono accumulare nei loro tessuti o nei loro prodotti
sostanze tossiche (bioaccumulo) che possono accumularsi lungo la catena trofica (biomagnificazione).
Sostanze chimiche studiate nei bioindicatori: metalli pesanti; pesticidi; idrocarburi policiclici aromatici (IPA);
radionuclidi (cesio 137).
1- Granchio di fiume (Patamon fluvialis): bioindicatore della qualità nella costa dei trabocchi (Chieti).
2- Lontra eurasiatica (Lutra lutra): bioindicatore livelli di contaminazione ambientale e impatti antropici
nelle acque interne.
3- Cavalluccio marino (Hippocampus spp): bioindicatori dello stato della biodiversità marina costiera.
4- Api: bioindicatore dell’inquinamento ambientale; rilevano e rivelano contaminanti tramite l’estesa
mortalità (come per la presenza di pesticidi) o attraverso residui presenti nel suo corpo o nei prodotti
dell’alveare, come il miele (rivelando presenza di metalli pesanti e radionuclidi).
5- Lupo (Canis lupus)
6- Salamandra dagli occhiali (endemica)
7- Rospo comune (Bufo bufo)
INTERAZIONI BIOTICHE
INTRASPECIFICHE
RIPRODUZIONE
o Sessuale (gamica – anfigonia)
Gonocorismo
Ermafroditismo *vedere fine
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