Tecnologia dei materiali e Chimica Applicata
1. INTRODUZIONE
Definizioni:
•materia: tuo ciò che ha proprietà intrinseca di avere massa.
•materiale: è una qualità di materia solida adaa all’impiego per una determinata costruzione.
•sostanza: è una qualità di materia solida con composizione chimica ben definita
1.1 SCIENZA E INGEGNERIA DEI MATERIALI
Ci sono sei categorie di proprietà dei materiali che ne definiscono l’applicabilità: meccaniche,
eleriche, termiche, magnetiche, oiche e di deterioramento.
Un aspeo della scienza dei materiali è lo studio delle relazioni che esistono tra le struure e le
proprietà dei materiali. Per struura si intende il modo in cui alcune componenti interne dei
materiali sono organizzate.
In relazione alla progeazione, alla produzione e all’utilizzo dei materiali, ci sono quaro
elementi da considerare – lavorazione, struura, proprietà e prestazioni. Le prestazioni di un
materiale dipendono dalle sue proprietà, che a loro volta dipendono dalla sua struura; inoltre,
la struura è funzione della modalità di lavorazione del materiale.
Tre importanti criteri di selezione dei materiali sono le condizioni di servizio alle quali il materiale
deve operare, il deterioramento a cui può andare incontro il materiale in uso e i costi di
fabbricazione.
1.2 CLASSIFICAZIONE DEI MATERIALI
In base alla struura chimica e atomica, i materiali vengono classificati in tre categorie
generali: metalli (realizzati con elementi metallici), ceramici (composti tra elementi metallici e
non metallici) e polimeri (composti da carbonio, idrogeno e altri elementi non metallici). Oltre a
questi vi sono i materiali compositi che vengono realizzati con almeno due tipi dierenti di
materiali.
METALLI
I metalli sono composti da uno o più elementi metallici (come ferro, alluminio, rame, titanio, oro
e nichel) e spesso anche da elementi non metallici (per esempio carbonio, azoto e ossigeno) in
quantità relativamente piccole.
Si distinguono metalli puri e leghe ma anche materiali metallici ferrosi (acciaio, ghisa) e non
ferrosi (rame, alluminio)
Gli atomi nei metalli e nelle loro leghe si dispongono in modo molto ordinato e, in confronto ai
materiali ceramici e polimerici, sono relativamente densi.
Per quel che riguarda le proprietà meccaniche, questi materiali sono relativamente rigidi e
resistenti, ma anche tenaci (vale a dire in grado di subire un’apprezzabile deformazione senza
arrivare a roura) e resistenti alla fraura, il che giustifica il loro diuso impiego nelle
applicazioni struurali.
I materiali metallici hanno un gran numero di eleroni delocalizzati, ovvero eleroni che non
sono legati a un atomo specifico (di valenza). Diverse proprietà dei metalli vengono direamente
aribuite alla presenza di questi eleroni. Per esempio, i metalli sono oimi conduori di calore
e di elericità e non sono trasparenti alla luce visibile; la loro superficie, se levigata, assume un
aspeo lucente. Alcuni metalli (come Fe, Co e Ni) hanno apprezzabili proprietà magnetiche. I
metalli, inoltre, sono soggei a corrosione.
POLIMERI
Ai polimeri appartengono le familiari materie plastiche e le gomme. Alcuni di essi sono composti
organici, basati chimicamente su carbonio, idrogeno e altri elementi non metallici (come O, N e
Si). Hanno struura molecolare molto voluminosa, configurata in genere in catene con una
struura portante formata da atomi di carbonio. Comuni e familiari polimeri sono il polietilene
(PE), il nylon, il cloruro di polivinile (PVC), il policarbonato (PC), il polistirene (PS) e la gomma
siliconica.
Questi materiali hanno tipicamente bassa densità e proprietà meccaniche diverse da quelle dei
materiali metallici e ceramici – essi, infai, non sono così rigidi né così resistenti.
Molti polimeri, inoltre, sono estremamente duili e flessibili (vale a dire plastici), il che significa
che permeono di oenere facilmente forme complesse tramite la stampa post
riscaldamento a bassa temperatura (polimeri termoplastici).
In generale, essi sono relativamente inerti chimicamente e non reaivi ad un gran numero di
ambienti.
Uno dei maggiori svantaggi dei polimeri è la loro tendenza a rammollire e/o a decomporsi a
temperature non elevate, il che in alcuni casi ne limita l’impiego. Inoltre, essi hanno basse
conduività eleriche e sono amagnetici.
CERAMICI
I ceramici sono composti formati da elementi metallici e non metallici; sono per la maggior
parte costituiti da ossidi, nitruri e carburi. Ad esempio, alcuni tra i più comuni materiali ceramici
sono l’ossido di alluminio (o allumina, Al O ), il biossido di silicio (o silice, SiO ) e, inoltre, quelli che
2 3 2
vengono comunemente definiti – quali quelli composti da minerali
ceramici tradizionali
argillosi (come la porcellana), il cemento e il vetro. Ad essi si aggiungono i ceramici naturali
come rocce e minerali e i materiali di tipo ossidico e non ossidico ad elevata
ceramici avanzati
densità che possono trovare applicazioni di tipo struurale o di tipo funzionale (telefonia).
Per quel che riguarda il comportamento meccanico, i materiali ceramici sono relativamente
rigidi e resistenti (confrontabili con i metalli).
I ceramici sono tipicamente molto duri, ma anche estremamente fragili (a causa della
mancanza di duilità), e sono molto sensibili alla fraura fragile. Recentemente sono stati
sviluppati nuovi materiali ceramici ad elevata resistenza alla fraura: il loro impiego prevede
la realizzazione di pentole, posate e persino parti di motori per automobili. I materiali ceramici
sono tipicamente isolanti termici ed elerici (ovvero hanno bassa conduività elerica) e sono
più resistenti dei metalli e dei polimeri alle alte temperature e agli ambienti aggressivi. Per quel
che riguarda le proprietà oiche, i ceramici possono essere trasparenti, traslucidi o opachi a
seconda della lavorazione e alcuni ossidi ceramici (ad esempio Fe O ) mostrano
3 4
comportamento magnetico.
COMPOSITI
Un composito è costituito da due (o più) materiali appartenenti alle classi citate sopra, vale a
dire metalli, ceramici e polimeri. La progeazione di un materiale composito ha per obieivo
quello di oenere una combinazione di proprietà che non sono possedute da nessun
particolare materiale, e di sommare anche le proprietà migliori di ciascuno dei materiali
componenti. Dalla dierente combinazione di metalli, ceramici e polimeri si oiene una grande
varietà di materiali compositi. In natura esistono diversi materiali che possono essere
considerati compositi – per esempio il legno e le ossa. Comunque, la maggior parte dei
materiali compositi che considereremo sono compositi sintetici (creati dall’uomo).
Uno dei più comuni e familiari materiali compositi è la vetroresina, in cui minuscole fibre di
vetro (rinforzo) sono disperse in un materiale polimerico (matrice) (di solito una resina
epossidica o poliestere). Le fibre di vetro sono relativamente resistenti e rigide (ma anche
fragili) mentre il polimero è più flessibile. Così, la vetroresina risultante è relativamente rigida,
resistente e flessibile ed ha, inoltre, una bassa densità.
1.3 CONSIDERAZIONI ECONOMICHE ED ECOLOGICHE
Nonostante gli enormi progressi di questi ultimi anni nel campo della scienza e dell’ingegneria
dei materiali, rimangono ancora numerose sfide tecnologiche, tra cui, da un lato, lo sviluppo di
materiali sempre più sofisticati e specialistici e, dall’altro, la valutazione dell’impao ambientale
della produzione dei materiali.
Uno smartphone contiene al suo interno oro, argento, rame, platino e terre rare come l’irio e
il lantanio. Queste ultime sono contenute in piccole percentuali (1%) e non si è ancora trovato un
metodo conveniente per il recupero (estrazione ad alto impao ambientale).
Quantità di metallo (oro, rame e argento) ricavato da 1 tonnellata di minerale (miniere in Cile,
Australia, Perù) è neamente inferiore alla quantità di metallo che si può estrarre da 1
tonnellata di smartphone.
Il costo dei materiali deve essere proporzionato al livello tecnologico della loro applicazione, esso
dipende da vari faori tra cui:
- domanda e oerta
- costo dell’energia
- purezza e qualità
- relazione costo/prestazione
- alligazione
- disponibilità
- dipendenza da paesi fornitori
2. STRUTTURA ATOMICA E LEGAMI INTERATOMICI
2.1 CONCETTI FONDAMENTALI
In termini dimensionali, gli elementi struurali includono la scala (interazioni tra
subatomica
eleroni e nucleo all’interno di un singolo atomo), quella (interazione tra
atomica e molecolare
atomi e/o molecole nello spazio), quella (organizzazione degli atomi e delle
microscopica
-6
molecole nello spazio, 10 m tramite microscopico oico o eleronico) e quella macroscopica
(proprietà medie degli stati microscopici).
Ogni atomo, unità struurale base della materia, è costituito da particelle elementari ovvero un
-14
molto piccolo (10 m) contenente neutroni, circondato da in continuo
nucleo protoni e eleroni
-10
movimento. Mediamente un atomo ha una dimensione di 10 m (un angstrom). Sia i protoni che
gli eleroni sono elericamente carichi, di segno negativo nel caso degli eleroni e positivo per
i protoni; i neutroni, invece, sono elericamente neutri. In uno stato di equilibrio un atomo
contiene lo stesso numero di protoni e di eleroni.
Le masse di queste particelle subatomiche sono estremamente piccole; i protoni e i neutroni
-24
hanno approssimativamente la stessa massa (10 g) che è tuavia significativamente più
-28
grande della massa degli eleroni (10 g). La nuvola eleronica costituisce la maggior parte
del volume dell’atomo ma rappresenta solo una piccolissima parte della sua massa.
Ogni elemento è caraerizzato da uno specifico (Z), ovvero il numero di
numero atomico
protoni presenti nel nucleo. La (A) di un determinato atomo può essere
massa atomica
espressa come la somma delle masse dei protoni e dei neutroni presenti nel nucleo. Tuavia,
sebbene il numero dei protoni sia sempre lo stesso per tui gli atomi di un dato elemento, il
numero dei neutroni (N), può variare. Pertanto, gli atomi di alcuni elementi presentano due o più
masse atomiche: questi atomi sono chiamati isotopi. Il di un elemento
peso atomico
corrisponde alla media pesata delle masse atomiche degli isotopi degli atomi presenti in natura.
Per esprimere il peso atomico può essere impiegata l’unità di massa atomica (uma).
Spesso per l’impiego tecnologico, pesare un singolo atomo è superfluo, perciò si considera una
23
In una mole di sostanza ci sono 6.022 × 10 (numero di Avogadro) atomi o molecole.
mole. 23
Quindi il peso atomico è il peso in grammi di una mole di materiale, ovvero di 6.022 × 10 atomi.
2.2 MODELLI ATOMICI
Atomo di Bohr, 1913:
Uno dei primi passi della meccanica quantistica è stato la definizione del
modello atomico di Bohr semplificato, nel quale si suppone che gli eleroni
ruotino intorno al nucleo atomico in e che la posizione di ciascun
orbitali discreti
elerone sia definita abbastanza bene dal suo orbitale. Ogni orbita corrisponde
2
ad un diverso livello di energia definita dalla formula E= -13.6eV/n
Successivamente, è apparso chiaro che il modello di Bohr presenta alcune significative
limitazioni, essendo inadeguato a spiegare diversi fenomeni riguardanti il comportamento degli
eleroni. Inoltre, venne messa in discussione, l’eeiva validità dei livelli energetici.
Modello meccanico-ondulatorio (fisica quantistica):
La soluzione è stata trovata con un nuovo modello atomico, il modello
meccanico-ondulatorio, il quale stabilisce che gli eleroni possiedono le
caraeristiche tipiche sia delle particelle che delle onde. Secondo questo
modello, un elerone non è più considerato come una particella che si
muove su un determinato orbitale, la cui posizione è univocamente
determinabile, ma piuosto la posizione dell’elerone è rappresentata
dall’insieme delle posizioni intorno al nucleo dove vi è un’alta probabilità di
trovare l’elerone stesso, ovvero da una funzione d’onda basata sulla
probabilità.
2.3 I NUMERI QUANTICI
Secondo la teoria della meccanica ondulatoria, ogni elerone è caraerizzato da quaro
parametri, chiamati numeri quantici, i quali definiscono gli eleronici, ovvero i valori
stati
energetici “permessi” agli eleroni. La dimensione, la forma e l’orientazione spaziale della
densità di probabilità di un elerone sono descrie da tre di questi numeri quantici. Inoltre, i
livelli energetici individuati dalla teoria di Bohr vengono suddivisi in soolivelli eleronici e i
numeri quantici indicano il numero degli stati eleronici all’interno di ogni soolivello. I livelli o
gusci sono identificati da un numero quantico principale n, il quale può assumere soltanto valori
interi a partire dall’unità.
NUMERO QUANTICO PRINCIPALE (n)
Descrive la distanza tra il nucleo e la zona di probabilità di ritrovamento dell’elerone, dunque
i gusci principali
n=1,2,3,…7
NUMERO QUANTICO AZIMUTALE (l)
Descrive la forma dei soolivelli eleronici (soogusci, soogruppi o orbitali)
I valori che può assumere l sono interi ristrei dal valore di n: partendo da 0 possono essere
pari al massimo a n−1. Ogni sooguscio viene rappresentato da una leera minuscola (s, p, d o
f) legata al valore di l da 0 a 3 in questo modo 0s – 1p – 2d – 3f. In base ad l avrò, ad esempio,
per n=3 l=0,1,2 in corrispondenza dei quali avrò l=0 -> sooguscio 3s / l=1 -> sooguscio 3p ->
l=2 -> sooguscio 3d.
Inoltre, la forma degli orbitali eleronici dipende da l, gli orbitali s hanno una forma sferica,
gli orbitali del sooguscio p hanno la forma di una clessidra, etc.
NUMERO QUANTICO MAGNETICO (ml)
Descrive l’orientamento. Per ogni soogruppo, tale numero assume valori interi compresi tra −l
e +l, incluso lo 0. Quando l = 0, ml può essere soltanto pari a 0: questo corrisponde al sooguscio
s, che può avere un solo orbitale. Quando l = 1, ml può essere −1, 0 e +1, che corrispondono ai tre
possibili orbitali p (ml=2l+1). In modo simile si può mostrare che il sooguscio d contiene cinque
orbitali e che il sooguscio f ne contiene see. Dunque il. Numero di valori che può assumere
ml corrisponde al numero di orbitali.
valori di n valori di l valori di ml sooguscio n° di orbitali n° di eleroni
1 0 0 1s 1 2
2 0 0 2s 1 2
1 -1,0,1 2p 3 6
3 0 0 3s 1 2
1 -1,0,1 3p 3 6
2 -2,-1,0,1,2 3d 5 10
4 0 0 4s 1 2
1 -1,0,1 4p 3 6
2 -2,-1,0,1,2 4d 5 10
3 -3,-2,-1,0,1,2,3 4f 7 14
NUMERO QUANTICO DI SPIN (ms)
Descrive il comportamento magnetico degli eleroni. Può assumere solo due valori (+1/2 e -1/2)
CONFIGURAZIONI ELETTRONICHE
Le modalità secondo le quali questi livelli eleronici vengono occupati sono stabilite dal principio
Pauli, un altro conceo della meccanica quantistica. Questo principio aerma
di esclusione di
che in ogni livello energetico (orbitali) non possono coesistere più di due eleroni, i quali, peraltro,
devono avere spin opposti.
2 2 6 2 6 10 2
1S 2S 2p 3S 3p 3d 4s
Semplici regole per la configurazione eleronica
1) si prende in considerazione il numero atomico Z dell’elemento che si vuole raigurare;
2) secondo il principio della minima energia gli eleroni tendono ad occupare gli stati quantici
a minore energia e corrispondente massima stabilità;
3) secondo il principio di esclusione di Pauli in ciascun orbitale non
possono essere presenti più di due eleroni che si dispongono con
spin opposto;
4) se due o più eleroni hanno uguale valore di energia
(appartengono cioè ad uno stesso soolivello s, p, d o f), ciascuno
tende ad occupare di preferenza un singolo orbitale, disponendosi
nel massimo numero possibile di questi (regola di Hund)
5) RICORDA che 3d ha energia maggiore rispeo a 4s etc…
1s
2s 2p
3s 3p
4s 3d 4p
5s 4d 5p
6s 4f 5d 6p
7s 5f 6d 7p
Considero Neon (Ne) con Z=10 completa l’oeo al livello n=2
Come il Neon, per alcuni elementi chimici l’oeo è completo, questi ultimi prendono il nome di
gas o poiché hanno una configurazione eleronica perfeamente stabile
nobili inerti,
2.4 TAVOLA PERIODICA DEGLI ELEMENTI
Tui gli elementi sono stati classificati secondo la loro configurazione eleronica nella tavola
periodica. In essa, gli elementi sono collocati, al crescere del numero atomico, nelle see righe
orizzontali, dee periodi. La sistemazione degli elementi nella tavola periodica è faa in modo
che tui gli elementi appartenenti a una data colonna, o gruppo, sono caraerizzati dall’avere
simile struura degli eleroni di valenza, una simile configurazione, nonché simili proprietà
chimiche e fisiche. Queste proprietà variano gradualmente, muovendosi orizzontalmente lungo
ogni periodo e verticalmente scendendo lungo ogni colonna.
Gli elementi posizionati nel Gruppo 0, ovvero il gruppo all’estrema destra della tavola, sono i gas
nobili, i quali hanno l’ultimo livello completo e configurazioni eleroniche stabili. Gli altri elementi,
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