TECNICA DEL FREDDO PT.7
Carichi termici di un magazzino frigorifero
Per dimensionare gli impianti necessari a ottenere e mantenere le condizioni
richieste per la conservazione dei prodotti all’interno di celle e magazzini
frigoriferi bisogna conoscere il loro carico termico, ovvero la quantità di calore
da sottrarre per realizzare il microclima desiderato. Le cause che
contribuiscono al carico termico di un magazzino frigorifero sono:
1. Rientrate di calore per trasmissione (perdite attraverso pareti, tetto,
pavimento)
2. Rientrate per ventilazione
3. Carichi di raffreddamento del prodotto
4. Calore latente
5. Carichi interni (ventilatori, illuminazione, macchinari, persone)
Rientrate di calore per trasmissione Q1
Il primo termine da considerare riguarda il calore che fluisce in cella attraverso
pareti, pavimento e soffitto. Tale quantità si calcola con la seguente formula:
Q1=UA∆T
È importante notare per spessori elevati di isolante il contributo alla resistenza
delle due adduttanze, in e out, diventa minimo e può essere trascurato. Per la
Tout si assume un valore tra 25°C e 40°C mentre per la T del terreno si ha un
valore compreso tra 10°C e 15°C. Se una o più pareti sono esposte al sole è
importante aggiungere il contributo dovuto alla radiazione solare si aggiunge
al un valore tabellato in base all’orientazione (N,S,E,O) e al colore della
T
superficie.
Rientrate per infiltrazione d’aria Q2
Questo elemento è molto importante nel calcolo del carico termico totale;
tuttavia, è difficile calcolarlo nel caso di infiltrazioni d'aria dall'esterno, cioè nel
caso di ventilazione naturale e non forzata. La portata d’aria esterna da
introdurre in cella dipende dal tipo di prodotto da conservare e va da 1 a 5 il
volume totale della cella nelle 24 ore. La quantità Q2 si calcola nel seguente
m
modo: Q2 = m dove è la portata in massa d’aria esterna e ∆h è la
h
differenza entalpica tra aria esterna e aria alle condizioni della cella.
È difficile calcolare esattamente quanta aria entra durante l'apertura delle
porte, per cui si usano formule empiriche che permettono di calcolare n cioè il
numero di volte in cui l'intero volume d'aria nella cella è ricambiato nelle 24
ore. Un altro metodo empirico per il calcolo di Q2 è quello di assumerlo pari al
10% del carico termico totale, anche se in genere si sottostima. “n” è
influenzato anche da porte azionate automaticamente o manualmente,
presenza di zona di carico, rapporto tra volume di cella e la superficie totale
delle porte.
Proprio le porte, rappresentano un punto delicato per i carichi termici, perché
l’aria all’interno della cella ha una densità maggiore di quella all’esterno della
cella (si trova a T minore). Di conseguenza nella luce della porta si stabilisce
una differenza di pressione tra esterno ed interno, con sovrappressione in
basso dalla parte della cella e sovrappressione in alto dalla parte esterna.
Quindi dall'alto entra aria calda e dal basso esce aria fredda. Esiste un punto, a
quota Z, in cui le pressioni si equivalgono e quindi non c'è flusso d'aria.
Carico dovuto al raffreddamento del prodotto Q3
Le fonti primarie del carico frigorifero dovuta al raffreddamento dei prodotti
introdotti e mantenuti nello spazio refrigerato sono:
1. Il calore da rimuovere per ridurre la temperatura del prodotto dal livello
di introduzione fino a quello di immagazzinaggio Q’3
2. Il calore generato dal metabolismo dei prodotti freschi, soprattutto frutta
e vegetali Q’’3
Quindi questo carico dipende dalla T iniziale del prodotto, dalla T di
immagazzinaggio del prodotto e dal calore generato dal metabolismo dei
prodotti freschi. A seconda che il prodotto sia fresco o congelato il carico
dovuto al raffreddamento del prodotto Q’3 prende in considerazione termini
diversi.
Nel caso di prodotti FRESCHI: Il prodotto viene raffreddato a una T superiore a
quella di congelamento ma comunque inferiore a quella iniziale. Il calore da
sottrarre dipende da: T introduzione in cella, T finale del prodotto
Nel caso di prodotti CONGELATI: il processo si articola in 3 step:
1. Inizialmente il prodotto viene raffreddato fino alla Tf di congelamento
(siamo in monofase). Il calore da sottrarre sarà: (è Q2 non Q1)
2. Nel secondo step, invece, si sottrae calore per congelare il prodotto
(siamo in cambiamento di fase). La formula sarà: dove è il
hf
calore latente di fusione del prodotto
3. Il terzo step, invece, riguarda la fase finale di congelamento (siamo in
monofase): dove T3 è la T finale al di sotto del punto di
congelamento (-18°C)
Q
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