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I FURORI BRUNIANI TRA INFINITO E BELLEZZA

Il mito di Atteone

Bruno brama, secondo Eugenio Garin, di diventare attenzione sbranato dai

suoi cani.

Il cacciatore, secondo il mito greco, istruito alla caccia dal centauro Chirone,

viene trasformato in cervo da Diana, per averla vista nuda. Così che i suoi

stessi cani, non riconoscendolo, lo sbranano.

L'uomo viene ad essere la preda dei suoi pensieri. La divinità non risiede in un

fuori cosmico. Dunque non bisogna cercarla dove non è, credendo nascosta.

Essa è già dentro la storia, dentro la materia.

Tutto si anima di potenza attuale, di qualcosa che per definizione non è

realizzato una per tutte, ma di cui l'atto include la tensione costitutiva all’oltre

sé, che si realizza nella sua infinitudine.

I tanti pensieri che affollano le membra dell'amante debbano essere ridotti al

pensiero dell'Uno, al momento essenziale di rientro dentro di sè, nella

prospettiva di una ricerca attiva.

Dio esiste come animazione universale e spinta al differimento ad oltranza

dell'incontro che in eterno non viene determinato da alcuna meta e da alcun

oggetto sacro.

L'unico modo per comprendere Dio è essere dio, l'unico modo per avvicinare

l'oggetto sacro per divenire sacro è disciogliersi e morire come cacciatore di

verità, e rideterminarsi in quanto atto infinito, atto di caccia, privo delle

definizioni essenziali di cacciatore e preda.

Religione per Bruno è adorare Dio nelle cose e le cose come manifestazione di

Dio.

L'uomo può diventare grande quanto il mondo: sbranata la sua carne, l'eroe

furioso può alzarsi al livello di divinità.

Alcuni passi degli Eroici furori

“ Quello che ci innamora del corpo è una certa spiritualità che vediamo in esso,

che si chiama bellezza; la quale non consiste nelle dimensioni maggiore o

minore, non nei determinati colori o forme, ma incerte armonia e consonanza

delle membra e dei colori(…)la bellezza del corpo dunque ha forza di

accendere, ma non già di legare e far che l'amante non possa fuggire, se la

grazia, che si richiede nello spirito, non soccorre, come l'onestà, la gratitudine,

la cortesia, l’accortezza. Però dissi bello quel fuoco che mi accese, perché

ancor fu mobile il laccio che m’annodava(…)” ( Dal dialogo III de Gli eroici

furori. )

“ Transillo :Ogni amante, che è disunito e separato dalla cosa amata (alla quale

com'è congiunto con l'affetto, vorrebbe essere con l'effetto), si trova in

cordoglio e pena, si cruccia e si tormenta: non già perché ami, atteso che

degnissimamente e nobilissimamente sente impiegato l'amore; ma perché è

privo di quella fruizione la quale otterrebbe se fosse giunto a quel termine al

quale tende(…) Cicada: Il divo dunque e vivo oggetto (…) è la specie

intelligibile più alta che egli si sia potuto formare della divinità, e non è qualche

corporale bellezza che gli adombrasse il pensiero, come appare in superficie

del senso?” (dal dialogo III de Gli eroici furori)

“ Là è l'aggetto finale, ultimo e perfettissimo, non già in questo stato, dove non

possiamo vedere Dio se non come in ombra e specchio; e però non ne può

essere oggetto se non in qualche similitudine(…); ma ([La bellezza] qual può

essere formata nella mente per virtù degli intelletto. Nel qual stato

ritrovandosi, viene a perdere l'amore e l'affezione di ogni altra cosa, tanto

sensibile quanto intelleggibile; perché questa congiunta a quel lume diviene

lume essa ancora, e per conseguenza si fa un Dio: perché contrae la divinità in

sé, essendo ella in Dio per l'intenzione con cui penetra nella divinità(…), ed

essendo Dio in ella(…), viene a(…) comprenderla nel suo concetto.” (ivi)

“ Cicada : Dunque, il corpo non è il luogo dell'anima? Transillo: No; perché

l'anima non è nel corpo localmente, ma come forma intrinseca e formatore

estrinseco; (…)

Il corpo dunque è nell'anima, l'anima nella mente, la mente o è Dio, o in Dio,

(…): Così come per essenza è in Dio che è la sua vita, similmente per

l'operazione intellettuale e la volontà conseguente dopo tale operazione, si

riferisce alla sua luce e beatifico oggetto(…). Non sarà mai perfetta per quanto

l'altissimo oggetto possa capire: basta che in questo ed altro stato gli sia

presente la divina bellezza per quanto s’ estende l'orizzonte della sua vista.”

(ivi) Il furore eroico

Ci sono due generi di furore: quello che tende a fare involvere la natura umana

in quella bestiale e quello che invece l'astrae verso la divinità.

La capacità astrattiva è presente sia in coloro che sperimentano l’estasi, sia in

coloro che si fanno oggetto d

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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