LEZIONE 1→ ematopoiesi
L’immunologia è lo studio del sistema immunitario, un insieme di molecole, cellule, tessuti e
organi fondamentali per diversi scopi, il cui principale è la protezione da parte delle infezioni.
Si attiva per confinarle e quando possibile eliminarle.
Altre funzioni sono: la protezione dai tumori, il mantenimento dell'omeostasi dei tessuti e la
loro riparazione qualora siano danneggiati.
Come si attiva la risposta immunitaria? è una risposta coordinata delle varie componenti del
sistema immunitario che contrasta una potenziale minaccia alla salute dell'organismo.
Tutte le cellule del sistema immunitario si generano dalle staminali ematopoietiche
presenti nel midollo spinale osseo.
Ematopoiesi = dal greco αίμα (sangue) e ποιὲω (creare)
E’ il processo di produzione del sangue, tessuto connettivo specializzato la cui funzione
principale è trasportare ossigeno e nutrienti ai tessuti.
Sottoponendo il sangue ad una centrifuga otteniamo 2 frazioni:
- liquida: plasma composto principalmente da acqua in cui sono disciolti microelementi
- componente corpuscolata: 45%, frazione prodotta ogni ogni giorno in cui sono
presenti tipi cellulari distinti: nei mammiferi se ne evidenziano 8/9:
1. linfociti T
2. linfociti B
3. monociti
4. cellule dendritiche
5. neutrofili
6. basofili
7. eosinofili
8. eritrociti
9. piastrine (entità
biologica non
definibile come cellula ma come frammento cellulare, poiché sprovvista di
nucleo e organelli; proviene dalla frammentazione della membrana dei
megacariociti.
Tutti questi tipi cellulari possono essere ulteriormente catalogati attraverso una distinzione
che si basa sulle loro caratteristiche morfologiche macroscopiche e microscopiche.
Alcune cellule del sistema immunitario non hanno pigmenti e sono bianche (globuli bianchi o
leucociti); la loro funzione generale è di proteggere l’organismo da tutte le alterazioni che
potrebbe ricevere: patologiche, chimiche, maligne, tossiche. I leucociti si dividono in:
- PBMC, che hanno un singolo nucleo di forma tondeggiante
- PMN, polimorfonucleati che hanno nucleo singolo multilobato o nuclei multipli
Le cellule rosse (eritrociti) hanno un ruolo trofico perché veicolano i nutrienti alle cellule.
Le piastrine invece hanno il ruolo di creare coagulazioni per stoppare la fuoriuscita di sangue
dalle ferite del derma.
Quindi il sangue è una miscela eterogenea e si rigenera ogni giorno, infatti le sue cellule
hanno una vita abbastanza breve e i loro costituenti vengono riciclati dal corpo.
ipotesi → proliferano… CONFUTATA! sono incapaci di proliferare perchè questa è una
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caratteristica specifica delle cellule non differenziate
ipotesi → provengono dalle cellule staminali (dal latino “stamen”: filo, inteso come il
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principio fondante di ogni cellula). I primi embriologi hanno scoperto che tutta la vita ha
origine da una singola cellula (lo zigote), questa cellula è stata definita come cellula
staminale fondante o totipotente (poiché può creare tutto ciò che l’organismo necessita per
formarsi). Dalla riflessione su questa caratteristica è nata l’idea che anche nell’organismo
adulto esistessero delle cellule staminali, meno potenti, che potessero creare per
differenziazione i tipi cellulari necessari all’organismo durante la sua vita. Queste cellule
sono geneticamente e morfologicamente diverse dalle altre, con funzione di proliferare e
creare tutti i tipi di cellule presenti nel torrente circolatorio del sangue. Caratteristiche:
- capacità proliferativa importante
- localizzazione: devono essere collocate al di fuori del circolo sanguigno (poiché
nessuna cellula lì presente è capace di proliferare)
- self renwals: devono essere in grado di rigenerarsi perché se si differenziassero
tutte, senza rinnovarsi, finirebbero subito
1916: primo anno in cui degli embriologi effettuano una scoperta indiretta per lo studio
dell’immunologia, cioè che nei gemelli eterozigoti di bovino il sistema circolatorio è condiviso
durante tutto lo sviluppo, infatti sono presenti delle strutture che sono punti di collegamento
tra i 2 gemelli; quindi i gemelli durante tutto lo sviluppo embrionale condividono il sangue.
Mantengono però un diverso patrimonio genetico, infatti una mucca in calore potrebbe
essere fecondata da 2 bovini maschio diversi.
1945-1961: Ray Owen scopre che i bovini i gemelli eterozigoti hanno un sangue definito
“chimera”, ovvero un ibrido. Se ne rende conto analizzando il gruppo sanguigno e
accorgendosi che ne è presente più di uno in un singolo individuo.
Durante lo sviluppo embrionale i bovini gemelli hanno condiviso un altro tipo di cellule, oltre
quelle del torrente circolatorio e queste hanno permesso di produrre gli eritrociti del gruppo
sanguigno dell’altro gemello per tutta la durata della sua vita.
Dopo il bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki metà della popolazione muore
sul colpo mentre l’altra metà, sottoposta alle radiazioni ionizzanti, sopravvive ma soffre di
una condizione detta “sindrome acuta da radiazioni” e anche da anemia aplastica, che
provoca una drastica riduzione del numero delle cellule del sangue. Questa malattia si
compone nello specifico di 3 diverse carenze: di leucociti (leucopenia), di eritrociti
(eritropenia) e di piastrine (trombocitopenia). Gli effetti di questi abbassamenti sono:
infezioni ricorrenti che causano piaghe, gli individui si ammalano molto più facilmente
➔ perchè non sono in grado di difendersi dalle minacce/ virus/ batteri
necrosi: i tessuti iniziano a morire
➔ incapacità di coagulazione quindi dissanguamento ed emofilia
➔
L’interesse della comunità scientifica si sposta di molto verso lo studio delle radiazioni per
capirne gli effetti sul corpo umano e poi curarli. Vengono effettuati studi per l’anemia
aplastica sui topi e si scopre che basta coprire con piombo il loro fegato e la milza affinché il
topo non sviluppi la sindrome. Da questa informazione si capisce dove sono localizzate le
cellule che sono in grado di riformare il sangue quando viene danneggiato, le staminali.
1951: Lorenz irraggia con una dose letale di radiazioni un animale e poi gli inietta in vena le
cellule prelevate dal midollo osseo di un topo donatore; l’animale, pur non essendo stato
protetto da nessuno scudo di piombo, non sviluppa la sindrome acuta da radiazioni.
Till e McCulloch si rendono conto che quando negli animali vengono iniettate queste cellule
del midollo osseo, queste colonizzano la milza e le colonie (copie multiple di una stessa
entità biologica =cloni) sono ben visibili ad occhio nudo. Le protuberanze sono piene di
cellule del sangue, quindi sono sedi di ematopoiesi. Iniziano a effettuare delle iniezioni diluite
in modo seriale; da questo studio nasce l’ematopoiesi quantitativa (scienza). Più si
diminuisce il numero di cellule iniettate, più diminuisce quello delle colonie che si formano
sulla milza. Iniettando una singola cellula c’è probabilità non nulla che almeno una colonia si
formi. Però sono necessarie 20.000 cellule per creare 2 colonie, 40.000 cellule per 4: vuol
dire che non tutte le cellule del midollo sono cellule staminali. Dal calcolo della probabilità si
deduce che 1 cellula su 10.000 del midollo osseo è una cellula staminale.
LEZIONE 2→cellule staminali e progenitori ematopoietici
Le colonie che scoprono Till e McCulloch sono monoclonali, cioè composte solo da cellule
identiche l’una all’altra. Essi lo dimostrano attraverso le radiazioni: sottoponendole ad una
dose tale da non ucciderle, ma abbastanza potente da indurre una mutazione (rotture al
doppio filamento con conseguenti riarrangiamenti cromosomici) che distrugge l’ematopoiesi
e le marchi inevitabilmente, poiché la mutazione che subisce ogni cellula è unica.
Analizzando poi il cariotipo di tutte le cellule contenute all'interno di ogni colonia si rendono
conto che tutte le cellule di una colonia hanno lo stesso cariotpo, che è diverso da quello
delle altre colonie. Quindi si presuppone che ogni colonia si è generata da una singola
cellula che ha proliferato.
1970 → Iscove scopre che le cellule delle colonie evolvono nel tempo. I ricercatori si
chiedono: è possibile caratterizzare questa eterogeneità? Si può identificare una cellula?
Ci vorrà molto tempo per trovare tutti i marcatori che permetteranno di identificare ciascun
tipo particolare di cellule staminali. Con la scoperta degli anticorpi monoclonali si trova quindi
un modo per marcare le proteine che sono espresse nella membrana delle cellule. Infatti,
ciascuna cellula del nostro organismo, in base alla sua funzione, possiede una serie di
proteine sulla propria membrana, necessarie per la sopravvivenza della cellula e per la sua
funzione. Ad esempio, i neuroni sulla propria membrana plasmatica hanno tantissimi canali
che permettono il passaggio di sodio e potassio, per la generazione del potenziale d'azione;
la cellula dell'epitelio invece, possiede delle proteine che la aiutano a mantenere una forte
adesione con le altre cellule per creare un tessuto barriera.
Molte di queste proteine, per il loro ruolo fondamentale come marcatori che permettono di
identificare un tipo cellulare rispetto all'altro, sono
classificate all'interno di un sistema internazionale di
classificazione che prende il nome di CD (Cluster of
Differentiation).
Ad esempio, il linfocita T ha in membrana 3 particolari
marcatori: CD3, CD4 e CD45. Per identificare un tipo
cellulare non basta un singolo marcatore, ma è la
combinazione di questi che identifica in maniera univoca un tipo cellula.
CD45 è considerato un marcatore di tutte le cellule immunitarie (se noi dimostriamo che la
cellula di nostro interesse esprime CD45 capiamo che quella sia una cellula immunitaria).
Quindi una volta che i ricercatori hanno capito che ciascuna cellula esprime una serie di
proteine sulla membrana, queste possono essere utilizzate per marcare le cellule ed
identificarle, ma non sapevano quali marcatori avessero le cellule staminali ematopoietiche.
Quindi come è possibile scoprire i marcatori che permettano di identificare queste cellule?
In generale, quando si fa un'indagine biologica si utilizzano sempre 2 approcci in parallelo: le
analisi in vitro e in vivo. In un sistema in vitro possiamo semplificare al massimo la nostra
domanda biologica e avere il più alto controllo possibile su tutti i fattori coinvolti
(temperatura, umidità, terreno di coltura…).
Per l’analisi in vitro i ricercatori utilizzarono come metodo quello dei saggi di formazione
delle colonie. Questi partono sempre dall’estrazione di cellule staminali dal midollo, che
vengono analizzate attraverso uno strumento chiamato Cell Sorter e mediante la tecnica del
FACS (Fluorescence Activated Cell Sorting), cioè separazione delle cellule in base alla
fluorescenza. Si associa a ogni anticorpo un diverso marcatore fluorescente e si indirizzano
gli anticorpi contro i marcatori di cui si vuole analizzare l'espressione.
C117 è un recettore per lo Stem Cell Factor, mentre Sca1 è uno scavenger receptor, cioè un
recettore che le cellule utilizzano per catturare tutto ciò che c’è nell'ambiente circostante e
internalizzarlo, per analizzare quello che succede intorno ad esse.
Facendo reagire le cellule staminali con alcuni anticorpi vediamo se questi marcatori sono
espressi o meno. In questo caso identifichiamo 4 popolazioni.
- una popolazione di cellule del midollo che esprimono entrambi i marcatori,
definite come cellule “c117-positive” e “Sca1-positive”
- un'altra popolazione che è positiva solo a Sca1, ma negativa a c117
- un'altra popolazione che è positiva solo a c117, ma negativa a Sca1
- un’ultima popolazione che è negativa per entrambi i marcati
Dimostrando che questa combinazione di marcatori riesce ad identificare un eterogeneità
all'interno del nostro midollo osseo possiamo quindi dire che questo contiene almeno 4
popolazioni distinte.
Il passaggio successivo è prendere ciascuna di queste popolazioni e diluirla in un terreno
contenente metilcellulosa. Il fattore fondamentale dei saggi è che ogni cellula sia
monodispersa, cioè presente da sola in soluzione. Si diluiscono in metilcellulosa, una forma
di cellulosa modificata con la presenza di un gruppo metile, che serve a renderla ancora più
idroscopica, cioè capace di attrarre più facilmente l'acqua, affinché una volta raffreddata
diventi solida, come un gel. Il terreno quindi solidificandosi intrappola ciascuna cellula
singolarmente e questo viene lasciato in cultura per circa 8-12 giorni. Le cellule, capaci di
proliferare, formano delle colonie. Lo step di analisi finale è quello di analizzare che tipo di
colonie si formano. I ricercatori hanno scoperto che si possono identificare 4 tipi di colonie:
- CFU-E (Colony Forming Unit Erythroid), cioè delle colonie formate solo da cellule
eritroidi (eritrociti), si possono distinguere molto chiaramente perché hanno all'interno
delle macchie rosse che indicano la presenza di emoglobina
- CFU-M, colonie formate esclusivamente da monociti; le distinguiamo perché sono
completamente bianche
- CFU-G, colonie formate esclusivamente da granulociti, che contengono grandi
masse scure, causate dalla degranulazione dei granuli citoplasmatici
- colonia mista, ne esistono 2 tipi:
o CFU-GM, che contiene sia monociti che granulociti
o CFU-GEMM(Colony Forming Unit-Granulocyte, Erythrocyte, Monocyte,
Megakaryocyte), che contiene tutti i tipi cellulari del sangue. L’ultima
colonia è stata originata da una vera e propria cellula staminale, poiché in
grado di generare tutti i tipi cellulari del sangue.
Una volta concluso il saggio si può dedurre quali marcatori siano associati alle cellule di
nostro interesse (le CFU-GEMM). Ad esempio, isolando una popolazione che messa in
cultura origina solo colonie di tipo CFU-G, vuol dire che questa cellula rappresenta un
precursore di granulociti. Quindi i ricercatori si rendono conto che il midollo osseo non è
formato solo da cellule staminali, ma sono presenti anche cellule multipotenti, oligopotenti,
capaci di originare pochi tipi cellulari e unipotenti, cioè in grado di originare solamente un
tipo di cellula. Dimostrano che la cellula staminale ematopoietica non origina direttamente
dalla sua stessa proliferazione tutti i tipi cellulari presenti nel sangue, ma prima origina una
serie di progenitori, precursori
intermedi che a loro volta poi
originano le cellule differenziate.
Potenza= capacità differenziativa
I ricercatori osservano anche che
c'è un eterogeneità residua nelle
CFU-GEMM, cioè viene dimostrato
che cellule con marcatori differenti
riescono ugualmente a originare
delle colonie che contengono tutti i
tipi cellulari e si rendono conto che
esistono delle cellule diverse che esprimono marcatori diversi, ma che riescono comunque a
originare tutti i tipi cellulari del sangue. Come è possibile che cellule con marcatori diversi
abbiano la stessa funzione?
Per rispondere a questa domanda non è sufficiente utilizzare l'analisi in vitro dei saggi ma è
necessario utilizzare anche un altro approccio.
In vivo: il secondo tipo fondamentale di saggi che hanno sviluppato i ricercatori sono i saggi
di ricostituzione. Si estraggono sempre le cellule del midollo e si suddividono nelle varie
sottopopolazioni di interesse, nello stesso modo dei saggi in vitro. In questo caso però le
cellule vengono trapiantate in un topo ricevente, sottoposto precedentemente a una dose
letale di radiazioni. Innanzitutto, si osserva se il topo riesce a sopravvivere subito e a
distanza di settimane o mesi si fanno diversi prelievi di sangue per vedere se all'interno sono
presenti o meno tutti i tipi cellulari. A indicazione del fatto che le popolazioni che abbiamo
iniettato sono in grado di produrre tutte le cellule del sangue.
Una piccola declinazione di questo tipo di saggio sono i trapianti seriali, cioè i saggi di
ricostruzione, ma ripetuti per più generazioni di un animale. Questi saggi permettono di
dimostrare la terza e ultima fondamentale proprietà delle cellule staminali, cioè la capacità di
self renewal, di autorinnovarsi.
I ricercatori scoprono che non solo le cellule ematopoietiche possono essere divise in base
alla loro potenza, ma anche in base alla capacità di self renewal e lo dimostrano soprattutto
con i trapianti seriali, perché dimostrano che esistono delle cellule multipotenti, in grado di
rigenerare il sangue solo per periodi di tempo limitati e altre che sono in grado di rigenerare
il sangue per periodi di tempi virtualmente illimitati.
Quindi arrivano a creare il modello gerarchico attualmente accettato dell'emopoiesi, cioè
identificano i marcatori e le caratteristiche di quella che è l'unica cellula staminale
dell'organismo, a cui danno il nome di Long Term Hematopoietic Stem Cell.
Capacità di self renewals che poi viene gradualmente persa nelle cellule staminali short
term, a cui seguono i cosiddetti MPP (Multipotent Primate Progenitor), cioè progenitori
multipotenti, che origina poi dei precursori che, oltre a diminuire ulteriormente la capacità di
self renewal, perdono la caratteristica di multipotenza e diventano così oligopotenti. Si hanno
2 diversi precursori oligopotenti:
- CLP (Common Linfoide Progenitor), progenitore linfoide comune
- CMP (Common Mieloide progenitor), cioè progenitore comune di tutte le cellule
mieloidi, cioè tutti i leucociti, che non solo linfociti.
Quello che si sta attualmente studiando è un particolare pathway molecolare mediato da un
fattore di trascrizio
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