INTRODUZIONE ALLA COMUNICAZIONE
CONCETTI BASE DELLA COMUNICAZIONE
La comunicazione è un’attività eminentemente sociale.
Si ha comunicazione solo all’interno di gruppi sociali (fosse anche di 2 persone).
Socialità e comunicazione costituiscono due dimensioni distinte ma interdipendenti che si sono
evolute in maniera congiunta.
La comunicazione è partecipazione.
Prevede la condivisione dei signi cati e l’accordo sulle regole sottese a ogni scambio
comunicativo.
Ha una matrice culturale e possiede una natura convenzionale.
Ha una funzione attiva nell’elaborazione e nella modi ca delle convezioni sociali e culturali.
La comunicazione è un’attività prevalentemente cognitiva.
È in stretta connessione con il pensiero e con i processi mentali superiori.
Pensiero e comunicazione si articolano in maniera reciproca poiché esiste una stretta
connessione tra realtà pensabile e comunicabile.
Per comunicare i soggetti devono essere in grado di rendere esplicito il proprio pensiero.
La comunicazione è strettamente connessa con l’azione.
Ogni atto comunicativo ha degli e etti sulla sequenza degli scambi tra i partecipanti, all’interno di
un processo di in uenza reciproca.
Nessun atto comunicativo è neutro né indi erente, ma contribuisce a dare forma all’interazione in
corso in modo da de nire un modello di relazione con l’interlocutore.
COS’È LA COMUNICAZIONE PER LA PSICOLOGIA
1. Un’attività complessa che costitutiva delle
si sviluppa nelle relazioni interpersonali
identità dei soggetti e delle culture di riferimento.
Avviene in un contesto sociale:
2. è un atto sociale, ha una natura relazionale perché
comunicare è alla base delle interazioni sociali.
È un gioco di relazioni
3. in cui ognuno mette in atto se stesso e il proprio modo di essere con
gli altri.
È un mezzo per mantenere e co-de nire sia la propria identità sia i legami con le
4. persone nei sistemi in cui si vive. È partecipazione, si fonda su di una condivisione e una
negoziazione tra soggetti comunicanti, ha quindi una matrice culturale e una natura
convenzionale poiché è esito di convenzioni stabilite culturalmente, intervenendo
attivamente nell’elaborazione/modi ca delle stesse convenzioni sociali e culturali.
5. ogni atto comunicativo ha e etti sulla sequenza
La comunicazione è connessa all’azione:
degli scambi in un processo di in uenza reciproca.
6. Un processo che attraversa tutti fenomeni delle sfere cognitive, emozionali e
È un’attività cognitiva connessa al pensiero e ai processi mentali
relazionali dell’individuo.
superiori, che comprende la manifestazione di idee ed emozioni a qualcun altro.
DIFFERENZA TRA COMPORTAMENTO E COMUNICAZIONE
La comunicazione è un comportamento. Non tutti i comportamento sono comunicazione.
Se mi gratto il naso perché prude, mi sto solo grattando il naso. Se mi gratto il naso per lanciare
un segnale a qualcuno che gioca al mio stesso tavolo da poker sto comunicando con lui.
Ciò che distingue la comunicazione da un generico comportamento sono l’intenzione e
l’interattività. Voglio comunicare qualcosa a qualcuno.
Se involontariamente lancio un messaggio a qualcuno è più corretto parlare di informazione
L’INTENZIONE IN COMUNICAZIONE
Searle (1983): «Le intenzioni si manifestano laddove l’individuo metta in atto delle condotte che
mirano la raggiungimento di uno scopo». 1
fl fi fi fl ff fi fi ff fi ff
Grice (1975) introduce una distinzione tra due livelli di intenzione comunicativa.
Intenzione informativa: colui che emette il messaggio vuole trasmettere un determinato
contenuto consentendogli di incrementare le proprie conoscenze.
Intenzione comunicativa: colui che emette il messaggio vuole promuovere il coinvolgimento del
destinatario per favorire la condivisione di ciò che il messaggio comunica.
INFORMARE VS. COMUNICARE
REGOLE DELLA COMUNICAZIONE
L’interazione comunicativa non si alimenta in modo casuale ma segue alcune regole che
consentono la gestione e ciente degli scambi comunicativi tra i partecipanti.
PRINCIPIO DI COOPERAZIONE:
Grice (1975), una sorta di accordo implicito tra i partecipanti
de nibile come la necessità da parte di ciascuno di dare il proprio contributo al momento
opportuno, coerentemente con le richieste della situazione in cui si svolge la comunicazione.
PRINCIPIO DI COOPERAZIONE: 4 REGOLE
Quantità: fornire soltanto le informazioni necessarie.
Qualità: assume che i partecipanti facciano affermazioni vere che possono essere sostenute da
prove adeguate.
Relazione (o pertinenza): assume che i partecipanti forniscano informazioni pertinenti con
l’intenzione comunicativa.
Modo: assume che gli interlocutori si esprimano in modo chiaro evitando le ambiguità.
COMUNICAZIONE COME AZIONE – JOHN AUSTIN (1962)
Il processo di comunicazione può essere visto come una sequenza di azioni nel quale dire
qualcosa equivale a fare qualcosa.
ATTI LINGUISTICI, secondo Austin:
- Locutori
- Illocutori
- Perlocutori
ATTI LOCUTORI
È l'atto di Include la scelta delle parole,
pronunciare un enunciato con un signi cato preciso.
la grammatica e la loro organizzazione. È la parte "neutra" del discorso, senza considerare
l’intenzione o l’e etto sulle persone. 2
fi ff ffi fi
"Chiudi la nestra."
Esempio: Produco un enunciato grammaticale con parole di senso compiuto.
➡ Atto locutorio:
ATTI ILLOCUTORI
È l’intenzione con cui diciamo qualcosa, cioè l’atto compiuto nel momento stesso in cui
parliamo. Ogni frase ha una funzione: può essere una richiesta, un ordine, una promessa,
un'informazione, ecc.
"Chiudi la nestra."
Esempio: Sto dando un ordine o facendo una richiesta.
➡ Atto illocutorio:
ATTI PERLOCUTORI
È l’effetto ovvero cosa provoca in chi ascolta
che il nostro enunciato ha sull’interlocutore,
(persuasione, confusione, azione, emozione…).
"Chiudi la nestra."
Esempio: La persona chiude e ettivamente la nestra oppure ignora la richiesta.
➡ Atto perlocutorio:
Ricapitolando con un altro esempio:
"Ti prometto che domani ti aiuterò."
Frase: → Ho pronunciato una frase con senso compiuto.
✔ Atto locutorio → Sto facendo una promessa.
✔ Atto illocutorio → La persona potrebbe sentirsi rassicurata o aspettarsi davvero il mio
✔ Atto perlocutorio
aiuto.
Perché è importante questa distinzione?
Austin e Searle dimostrano che il linguaggio ma può
non serve solo a descrivere la realtà,
anche (es. fare promesse, dare ordini, nominare qualcuno…). In pratica,
cambiarla e in uenzarla
parlare è anche fare qualcosa con le parole!
LE 3 COMPETENZE COMUNICATIVE – CHARLES W. MORRIS
Charles Morris, losofo e semiotico statunitense, identi ca 3 competenze comunicative nel suo
approccio alla semiotica e alla teoria della comunicazione. Morris ha suddiviso lo studio dei segni e
della comunicazione in tre dimensioni principali, che corrispondono a tre competenze
fondamentali:
✔ SINTATTICA
✔ SEMANTICA
✔PRAGMATICA
SINATTICA La capacità di comprendere e utilizzare correttamente le regole formali che
De nizione:
governano la struttura dei segni e dei messaggi. Si concentra sulla relazione tra i segni stessi,
indipendentemente dal loro signi cato o uso.
Grammatica e sintassi di una lingua (es.: come si costruisce una frase corretta).
Esempi:
Regole di combinazione dei segni in un sistema di comunicazione (es.: codici, segnali stradali).
Senza una competenza sintattica, i messaggi sarebbero incomprensibili o ambigui.
Importanza:
SEMANTICA La capacità di comprendere e attribuire signi cato ai segni e ai messaggi. Si
De nizione:
concentra sulla relazione tra i segni e ciò che essi rappresentano (i loro referenti).
Conoscere il signi cato delle parole e dei simboli (es.: sapere che la parola "cane" si
Esempi:
riferisce a un animale speci co). 3
fi
fi fi fi
fi
fi fl fi
fi fi ff fi fi fi
Interpretare correttamente segnali, icone o gesti (es.: comprendere che un semaforo rosso
signi ca "fermarsi").
La competenza semantica è essenziale per garantire che il messaggio venga
Importanza:
compreso nel modo corretto.
PRAGMATICA
La capacità di utilizzare i segni e i messaggi in modo e cace in un contesto
De nizione:
speci co, tenendo conto degli obiettivi, delle intenzioni e delle relazioni tra gli interlocutori. Si
concentra sulla relazione tra i segni e i loro utilizzatori.
Adattare il linguaggio in base al contesto (es.: usare un tono formale in una riunione di
Esempi:
lavoro e informale con gli amici).
Comprendere le implicazioni pratiche di un messaggio (es.: capire che la frase "Hai fame?"
potrebbe essere un invito a mangiare insieme).
La competenza pragmatica permette di comunicare in modo appropriato ed
Importanza:
e cace, considerando il contesto e le dinamiche sociali.
ELEMENTI FONDANTI LA COMUNICAZIONE
EMITTENTE: fonte della comunicazione
RICEVENTE: destinatario della comunicazione
MESSAGGIO: il contenuto
CANALE: dove passa il messaggio
CODIFICA: l’emittente trasforma un pensiero in una forma dotata di signi cato
DECODIFICA: il ricevente trasforma la forma dotata di signi cato in un pensiero
RISPOSTA / FEEDBACK: comunicazione di ritorno fornita dal ricevente
RUMORE: distorsione non programmata
CODICE: per comunicare l’emittente seleziona un codice. Tutti i messaggi verbali e non verbali,
gra ci o fotogra ci sono codici.
APPROCCIO MATEMATICO
L’informazione Non è quello che è stato detto
è una grandezza nita, osservabile, misurabile.
dalla fonte, ma è quello che è probabile passi da emittente a ricevente, ciò include in sé il
valore di probabilità.
“L’imputato non è colpevole” ha lo stesso signi cato di “L’imputato è innocente”.
Tuttavia è probabile che nel primo caso passi l’idea che l’imputato abbia qualcosa che non va più
di quanto non sia probabile nel secondo caso.
MODELLO DI SHANNON E WEAVER
Lo studio della comunicazione nasce con l’introduzione del concetto di informazione intesa
come differenza tra due o più elementi dati.
L’approccio matematico focalizza l’attenzione sul passaggio di un (messaggio) da una
segnale
(emittente) attraverso un (es. voce) lungo un (es. aria o smartphone)
fonte A trasmettitore canale
a un (ricevente) grazie a un (es. orecchie o smartphone).
destinatario B recettore
L’emittente può trasmettere il messaggio in molti modi, ma in tutti i casi deve (codi ca)
cifrarlo
secondo un (es. la lingua italiana).
codice
Il ricevente deve (decodi ca).
decifrarlo
L’informazione non è quanto viene detto, ma quanto è probabile che passi dall’emittente al
ricevente.
Il è la quantità di informazione che dal ricevente torna all’emittente consentendo una
feedback
modi ca dei messaggi successivi. 4
ffi fi fi fi fi fi fi fi fi fi fi ffi fi fi
Questo modello introduce il concetto di Insieme degli elementi ambientali che
rumore.
interferiscono con la trasmissione del segnale.
La ripetizione nell’operazione di codi ca del messaggio per favorire la deco ca, e il
ridondanza,
ltro, processo di selezioni di alcuni aspetti e proprietà del segnale nel processo di decodi ca,
completano il modello.
Componenti del modelli di Shannon e Weaver (1949)
Fonte: l’entità che crea il messaggio.
Trasmettitore (encoder): dispositivo che consente la trasformazione del messaggio in segnali
sici (apparato vocale, smartphone…).
Canale: mezzo che trasferisce il messaggio.
Rumore: l’insieme degli elementi che interferiscono sulla trasmissione del segnale.
Recettore: dispositivo che consente la conversione del segnale in forma comprensibile per il
destinatario.
Destinatario: l’entità a cui è rivolto il messaggio.
Ridondanza: ripetizione nella codi ca del messaggio per favorire la decodi ca.
Filtro: processo di selezione di alcuni aspetti del segnale.
Feedback: quantità di informazione che dal ricevente torna all’emittente permettendogli di
modi care i messaggi successivi.
ROMAN JAKOBSON – MODELLO COMUNICAZIONE FINE ANNI 50
FUNZIONE DELLA COMUNICAZIONE DI R. JAKOBSON
Alla sequenza degli elementi espressi nella slide precedente, Jakobson sovrappone una serie di
funzioni: ogni elemento ha una funziona precisa nel processo comunicativo.
REFERENZIALE (contesto):
- trasmettere informazione
EMOTIVA (mittente):
- suscitare stati d’animo ed emozioni
CONATIVA (destinatario):
- rivolgere l’interlocutore verso un’azione
FÀTICA (canale comunicativo):
- veri care che la comunicazione sia attiva
METALINGUISTICA (codice):
- chiarire come si comunica per allinearsi con l’interlocutore
ESTETICA (messaggio):
- creare bella comunicazione
TRIANGOLO SEMIOTICO
Nella dinamica comunicativa vengono trasmesse informazioni che si presume siano dotate di
signi cato.
Il è una nozione centrale della comunicazione e del suo studio.
SIGNIFICATO 5
fi
fi fi fi fi fi fi fi fi fi
Gli elementi costitutivi del signi cato sono tre e la loro relazione viene
rappresentata attraverso il triangolo semiotico.
Triangolo semiotico di Ogden e Richards
Il signi cato di un simbolo e dato dalla cooperazione di tre agenti: il simbolo,
come può essere ad esempio la parola tavolo; il ovvero l’elemento reale che è
referente,
rappresentato dal simbolo, per esempio l’oggetto della comunicazione tavolo; e in ne la
ovvero il concetto o rappresentazione mentale di ciò che viene comunicato.
referenza, cioè con il referente, ma solo
Il simbolo non ha un rapporto diretto con l’oggetto concreto,
con il concetto, ossia con la referenza.
APPROCCIO SISTEMICO: BATESON E WATZLAWICK
Bateson: gli individui non si limitano a comunicare, ma attraverso la comunicazione giocano la loro
identità. uguaglianza nei rapporti. Gli atti comunicativi si rispecchiano e
➡ Relazione simmetrica:
competono. di erenze nei rapporti. Una posizione dominante e una
➡Relazione complementare:
sottomessa.
PRINCIPI CHIAVE DELL’APPROCCIO SISTEMICO
Il caso nella comunicazione non esiste.
Lo scambio comunicativo è basato su regole ben precise, come quelle grammaticali.
Per essere e cace un buon comunicatore deve coniugare, in un atto onesto, genuino e
consapevole, il proprio stile naturale con l’aspetto tecnico.
sistemico sottolinea che la comunicazione è
➡L'approccio dinamica, interdipendente e
Non basta analizzare le singole parole, ma bisogna considerare l’intero sistema in
relazionale.
cui avviene la comunicazione per comprenderne il vero signi cato e l’impatto.
ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE DI PAUL WATZLAWICK
1. NON SI PUÒ NON COMUNICARE
2. OGNI COMUNICAZIONE HA UN ASPETTO DI CONTENUTO E UNO DI RELAZIONE DI MODO
CHE IL SECONDO CLASSIFICA IL PRIMO ED È QUINDI METACOMUNICAZIONE
3. LA PUNTEGGIATURA DELLA SEQUENZA DELLA COMUNICAZIONE CAMBIA
L’INTERPRETAZIONE DEGLI EVENTI
4. LA COMUNICAZIONE PUÒ ESSERE NUMERICA O ANALOGICA
5. LA COMUNICAZIONE PUÒ ESSERE COMPLEMENTARE O SIMMETRICA
1. NON SI PUÒ NON COMUNICARE
Un comportamento non ha un suo opposto, non esiste qualcosa che sia un non comportamento.
Siccome la comunicazione è un comportamento è impossibile non comunicare.
Parole o silenzio hanno entrambi valore di messaggio.
Se due persone sono in una stanza e una di loro evita di guardare l'altra, questo
➡Esempio:
comportamento comunica disinteresse, imbarazzo o altro. Anche se non si dice nulla, il silenzio
stesso è un messaggio.
2. OGNI COMUNICAZIONE HA UN ASPETTO DI CONTENUTO E UNO DI RELAZIONE DI
MODO CHE IL SECONDO CLASSIFICA IL PRIMO ED È QUINDI METACOMUNICAZIONE
L’aspetto di contenuto sono le informazioni trasmesse. L’aspetto relazionale è la modalità con la
quale vengono trasmesse.
La comunicazione non è neutrale dal punto di vista a ettivo. C’è un messaggio nel messaggio
che fornisce la istruzioni per interpretare quanto ricevuto. 6
fi ffi ff
fi ff fi fi
Tanto più una relazione è sana tanto più l’aspetto di relazione recede sullo sfondo. Le cattive
relazioni sono caratterizzate dalla lotta costante per de nire la natura della relazione.
Se un capo dice a un dipendente "Puoi nire questo rapporto entro domani?", il
➡ Esempio:
contenuto è la richiesta di completare il lavoro, ma il tono e il contesto possono comunicare
autorità, ducia o pressione, de nendo la relazione tra i due.
3. LA NATURA DI UNA RELAZIONE DIPENDE DALLA SEQUENZA DI PUNTEGGIATURA
DELLA SEQUENZA DI COMUNICAZIONE TRA I COMUNICANTI
La comunicazione è un usso continuo di scambio di informazioni che vengono interpretate. Il
modo in un cui ognuno crede che la sua interpretazione sia unica prende il nome di «sequenza di
punteggiatura di eventi».
Una persona potrebbe lamentarsi del suo capo perché lo incalza chiedendogli in continuazione:
«A che punto sei con le cose da fare?». Considerarlo la causa del suo rallentare il lavoro.
Il capo potrebbe lamentarsi di quella persona perché è lenta nel lavoro e questo lo costringe a
incalzarla chiedendogli in continuazione: A che punto sei con le cose da fare?»
In una coppia, uno dei partner si lamenta: e
➡Esempio: »Mi lamento perché non mi ascolti mai!"
l’altro risponde: "Non ti ascolto perché ti lamenti sempre!”.
Ognuno vede il proprio comportamento come conseguenza di quello dell’altro, alimentando un
ciclo senza ne.
4. LA COMUNICAZIONE PUÒ ESSERE NUMERICA (DIGITALE) O ANALOGICA
La comunicazione numerica è basata su collegamenti arbitrari tra un codice e il suo signi cato. La
parola «GATTO» non assomiglia a un gatto. La comunicazione analogica ha invece bisogno di
assomigliare a quello che esprime. Posso indicare la direzione a qualcuno che non parla la mia
lingua tendendo il braccio a destra, sinistra o dritto davanti a me.
La comunicazione digitale è più precisa nel veicolare informazioni sul contenuto.
La comunicazione analogica veicola tutti gli aspetti di relazione
Se qualcuno dice "Sto bene" con un tono triste e uno sguardo spento, il messaggio
➡ Esempio:
digitale ("sto bene") è in contrasto con quello analogico (tono ed espressione), comunicando che
in realtà non sta bene.
5. TUTTI GLI SCAMBI DI COMUNICAZIONE SONO SIMMETRICI O COMPLEMENTARI A
SECONDA CHE SI BASINO SU UGUGLIANZA O DIFFERENZA
L’e cacia del consolidamento di una relazione dipende dal riconoscimento reciproco dei ruoli
comunicativi interdipendenti.
Identi care i ruoli giocati all’interno di una relazione:
È fondamentale per impostare i modelli comunicativi in modo e cace.
- Aiuta a migliorare la comunicazione lavorando sugli aspetti relazionali.
-
➡ Esempio:
Simmetrica: Due amici che discutono alla pari, scambiandosi opinioni senza che uno prevalga
sull'altro.
Complementare: Un medico che dà istruzioni a un paziente, dove uno ha un ruolo di autorità e
l'altro di ascoltatore.
APPROCCIO ROGERSIANO
Comunicazione emotiva: entrare in sintonia con il cliente grazie a un approccio empatico.
Per costruire la relazione con il cliente ci appoggiamo a 3 tipi di comunicazione:
riferisce la realtà così come si presenta
✔ Descrittiva: manifestazione libera e diretta della propria esperienze di cui ci si assume la
✔ Rappresentativa:
responsabilità controllo e veri ca del proprio comportamento nell’interazione
✔Regolativa: 7
ffi fi fi fi fl fi fi fi fi ffi fi
COMUNICAZIONE DESCRITTIVA
La comunicazione descrittiva ha lo scopo di fornire informazioni, descrivere fatti, situazioni o stati
del mondo in modo oggettivo e neutrale. È focalizzata sul "cosa" della comunicazione.
Esempi: "Oggi piove.", "Il meeting è alle 15:00.", "La temperatura esterna è di 20 gradi.»
Contesto d'uso: Questo tipo di comunicazione è comune in contesti informativi, come notizie,
report scienti ci, istruzioni tecniche o descrizioni di eventi.
Funzione: Trasmettere dati o conoscenze in modo chiaro e preciso.
COMUNICAZIONE RAPPRESENTATIVA
La comunicazione rappresentativa è più complessa della descrittiva, in quanto non si limita a
descrivere fatti, ma cerca di rappresentare idee, concetti, emozioni o visioni del mondo. Può
essere soggettiva e interpretativa.
Esempi: "Secondo me, questo lm è un capolavoro." ,"La vita è un viaggio, non una
destinazione.","Mi sento felice quando sono con te. "
Contesto d'uso: Questo tipo di comunicazione è tipico dell'arte, della letteratura, della loso a e
delle relazioni personali, dove si esprimono opinioni, sentimenti o prospettive.
Funzione: Esprimere punti di vista, emozioni o interpretazioni della realtà.
COMUNICAZIONE REGOLATIVA
La comunicazione regolativa ha lo scopo di in uenzare il comportamento degli altri, dando
istruzioni, regole, comandi o suggerimenti. È focalizzata sul "cosa fare" o "come agire".
Esempi: "Per favore, chiudi la porta." ,"Ricordati di studiare per l'esame." ,"Non attraversare la
strada col rosso."
Contesto d'uso: Questo tipo di comunicazione è comune in contesti educativi, lavorativi,
genitoriali o in qualsiasi situazione in cui è necessario guidare o regolare le azioni degli altri.
Funzione: Orientare, controllare o modi care il comportamento.
I PILASTRI DELLA COMUNICAZIONE DI ROGERS
Carl Rogers enfatizza tre atteggiamenti o condizioni fondamentali che rendono la comunicazione
autentica, empatica ed e cace.
Questi tre elementi sono considerati essenziali per creare un clima di ducia e facilitare la crescita
personale nelle relazioni, specialmente in contesti terapeutici, educativ
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